Oggi è nato il più grande tuttologo di tutti i tempi

Come avranno notato anche i più disattenti, è da un po’ che trascuro questo blog. Tra le cose che mi hanno tenuto lontano c’è anche una consulenza che ho fatto per una figura – o per meglio dire un figuro – spesso presente nei miei commenti: Massimo Zamarion in arte zamax. Poiché doveva cambiare nome alla sua rubrica su Giornalettismo (qui, colonna di destra), mi sono offerto spontaneamente e gratuitamente di aiutarlo nell’ardua impresa. Dopo uno studio attentissimo, ponderatissimo e fantasiosissimo, gli ho proposto alcuni nomi che per me si attagliavano bene al suo personaggio, alle sue smargiassate e alla sua autoironia. Alla fine, lui e la redazione hanno scelto “Il tuttologo”. Figura – o meglio figuro – di cattiva fama, che ben si addice allo Zamarion. Insomma, ci vuole un certo fisico per portare un nome del genere, e lui, bontà sua, ce l’ha (qui).

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Un bacino da Giuliano Ferrara

Oggi Giuliano Ferrara, sul Foglio, mi ha dato un bacino (qui).

Update 10/12/14. La mia lettera: “Egregio Direttore, sentire pronunciare al segretario del maggiore partito di sinistra, di fronte ai suoi avversari interni e soprattutto di fronte agli italiani, le parole “Il lavoro non è un diritto, è un dovere” mi ha fatto una certa impressione. Secondo me può essere l’inizio di una “riforma culturale” che vale più di qualsiasi riforma del lavoro.
Saluti,
Vincenzo Garzillo”

Il Corriere e la cattiva battaglia

Anche contro Renzi, il Corriere della Sera (De Bortoli) ha sposato la tradizionale battaglia della sinistra contro l’uomo di governo che vuole prendere decisioni. Argomenti: l’ego, la massoneria, il burattino di Berlusconi. Mancano i denti da coniglio e “scemo chi non dice che Renzi è scemo”, poi ci sono tutti.

Notare anche l’espressione, che in Italia non può che evocare il fascio, buttata lì sicuramente a caso: “un uomo solo al comando”. ( Qui).

Se la pace diventa una specie di idolo

Quando a messa ci si scambia la pace, io amo dire al mio prossimo: “La pace del Signore.” Perché so che non coincide con l’idea di pace che hanno, per esempio, i pacifisti, e forse anche il cattolico a cui sto stringendo la mano. Come dimostrano certi interventi al Meeting di Rimini.

ZAMAX

Il vescovo ausiliare del Patriarcato di Babilonia della chiesa cattolica dei Caldei, Shlemon Wardouni, presente al “Meeting di Rimini”, in merito all’avanzata dell’Isis ha detto che «Quello che sta accadendo rappresenta una tragedia inimmaginabile. (…) Io sono qui per gridare all’Occidente di svegliarsi da un sonno profondo durato troppo tempo. Bisogna ricominciare a costruire la pace.» E che quindi bisogna «intervenire, sia per via diplomatica sia, se necessario, per via armata.» Anche i Patriarchi delle Chiese Orientali, intanto, chiedono all’Occidente «un intervento deciso». L’uso della forza, dichiarano, è legittimo: «abbiamo il diritto di difenderci e chiediamo di essere difesi.» Ma il serafico padre Antonio Spadaro, direttore di Civiltà Cattolica, pure presente al Meeting, da quell’orecchio non ci sente proprio: Papa Francesco, dice, invita a «fermare, disarmare. I bombardamenti e gli interventi ai quali abbiamo assistito in anni recenti non hanno risolto nulla.» E allora chiediamo al direttore di Civiltà…

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Succede in India

Una qualsiasi donna italiana sarebbe morta perché non avrebbe avuto il falcetto, ma l’iPhone. Una animalista sarebbe morta per coerenza. Invece il leopardo è morto e l’indiana è viva. Evviva l’indiana! (qui).

“L’ufficiale e la spia” di Robert Harris

Romanzo storico divorato durante la vacanza in Croazia, grazie alla scelta di muoverci sempre e solo in traghetto e lasciar perdere l’auto. Argomento: il caso giudiziario di Alfred Dreyfus, ufficiale ebreo dell’esercito francese condannato per spionaggio nel 1894 e imprigionato 4 anni sull’isola del Diavolo in condizioni disumane, malgrado la sua assoluta innocenza. Il punto di vista e’ quello di un altro ufficiale, Georges Picquart, che indagando su un altro caso di spionaggio capisce che in realtà la spia e’ una sola, e non è Dreyfus. Da qui i suoi tentativi di riaprire il caso, malgrado l’ostilità dei vertici militari e politici, che gliela fanno pagare cara. A ostacolarlo c’è l’ottusità, l’orgoglio, l’eccesso di ambizione, il servilismo, l’antisemitismo, ma anche il patriottismo, dentro e fuori l’esercito (essere una spia dei tedeschi che avevano appena umiliato la Francia a Sedan nel 1870 era peccato mortale!!). Altro fattore importante sono i media dell’epoca, cioè la stampa, decisiva nel muovere l’opinione del popolo: prima nel fomentare lo sdegno e la gogna, poi nella riabilitazione, compresa la famosa campagna di Zola contro le autorita’, con il suo J’accuse. Insomma, gran brutta storia, gran bel libro.