La violenza contro i politici non nasce per caso / 2

Quando elevi il lamento sterile contro la politica a inno nazionale;

quando fai dell’autoassoluzione un grande rito collettivo;

quando tratti sempre il cittadino come un minore che, nel bene e nel male, deve tutto allo stato paternalista;

quando fomenti l’illusione che la politica possa risolvere tutti i problemi;

quando dai a intendere che basterebbe che i parlamentari fossero più giovani e si riducessero lo stipendio;

poi, di fronte alla violenza contro i politici, dichiari, come fa la presidente della Camera Laura Boldrini: “Ora la politica deve dare risposte”?

Allora sei recidivo.

La violenza contro i politici non nasce per caso / 1

Quando imposti il discorso pubblico come un processo contro la politica;

quando questo tuo processo contro la politica è in seduta permanente;

quando questo tuo processo ha come unici imputati i politici;

quando fai comparire tutte le altre forze sociali sempre e solo in veste di accusatori della politica;

quando tratti il cittadino come un minore che, nel bene e nel male, deve tutto allo stato paternalista, e cioè alla politica;

quando tu, media, fingi di essere una forza “neutra”, e intanto lucri su questo tuo processo alla politica;

quando usi qualunque cosa, in primis lo sterile lamento sociale, per accusare la politica;

poi ti stupisci che a qualcuno venga in mente di eseguire personalmente la condanna a morte?

Allora sei un fesso.

Occupy il circo equestre

A vederli lì, tutti in fila, i nostri giornalisti d’inchiesta e i nostri intellettuali di sinistra fanno quasi tenerezza. Sembrano dei circensi, con il fisico un po’ deforme, la faccia sbigottita e l’aria spaesata, perché gli è appena stato comunicato che il loro numero non serve più. Ma come, sembrano dire le loro pupille dilatate, ci siamo allenati per anni, abbiamo deformato le nostre menti e il nostro fisico per allinearci alle esigenze del grande baraccone, fino a raggiungere la perfezione assoluta, la coralità più armoniosa, gli automatismi infallibili, e ora ci cacciate senza pietà… sigh sniff sob…

E così, ieri sera, mi è bastato guardare la tv per un quarto d’ora, tra Rai2 e La7, per trovarmi davanti agli occhi lo spettacolo di un mondo in agonia: i lanciatori di coltelli del Fatto Quotidiano, che inchiodavano Enrico Letta alle sue recenti dichiarazioni contro Berlusconi; il pagliaccio Gad, che prima domandava retoricamente se il compito essenziale del Pd non debba essere quello di sconfiggere Berlusconi, anzi il berlusconismo, invece di allearsi con lui, e poi arrivava a mettere in dubbio perfino le primarie – quelle primarie che fino a due mesi fa erano il sale della democrazia! – visto che non sono riuscite a purificare il mondo dal Caimano (a dimostrazione di quale sia il vero baricentro della loro idea di democrazia); il funambolo Gianluigi Paragone, che  invitava le forze della nascente maggioranza a non nascondersi dietro le parole, e a definire il loro accordo con la parola giusta, cioè quella decretata dal comitato rivoluzionario permanente, “inciucio!!”; una cavallerizza di Occupy Pd (giuro, Occupy Pd!), o Reset Pd (!!), che si chiedeva sgomenta: ma l’Italia giusta si è allargata così tanto da comprendere perfino l’Italia sbagliata?; e infine il mangiafuoco Barca, che sentenziava inflessibile: “Io non starò al governo con il Pdl. Il mio partito starà al governo con il Pdl, io no!”

Fantastici. Ma non temete, credo che non scompariranno nel nulla, nell’Italia “normalizzata” che sta cominciando. Avranno modo di adattarsi ai tempi nuovi, “occuperanno” la memoria storica ancora per un po’, come hanno fatto finora. Giusto il tempo di “resettare” gli archivi, e far dimenticare quanto hanno detto e fatto nell’era che oggi è agli sgoccioli. E non per se stessi, eh, non per beceri interessi di bottega, come un qualsiasi impresario capitalista, finanziere, bancacentralista, ma sempre per il bene dell’Italia, e di quel patrimonio dell’umanità che è il circo in tutte le sue manifestazioni.

Gli ubriachi del 25 aprile

Stupido io, a votare la destra di Berlusconi. Per di più gratis!! Ma dove avevo la testa? Eppure lo sapevo benissimo che Silvio compra tutto e tutti. Mannaggia a me, chissà gli altri milioni di elettori, quanto hanno preso cadauno! Avrei dovuto trattare, simulare con astuzia qualche incertezza, farmi almeno risarcire in anticipo per tutti i fischi che mi sarei beccato anche questo 25 aprile, come ogni anno. Ah, ma la prossima volta chiedo il rimborso! Intanto, mi associo all’opinione di Massimo Zamarion, compagno di lotta e di governo, fratello di latte e di Letta, nel senso di Gianni e di Enrico. Viva il governissimo, viva le larghe intese, viva l’inciuciooo! (qui)

Giuliano Ferrara vs Ezio Mauro

Oggi sul Foglio c’è una bella letterina di Giuliano Ferrara a Ezio Mauro, direttore di Repubblica (qui). Il succo è questo: sarebbe ora che vi rendeste conto che il vostro antiberlusconismo intransigente ha aizzato gli istinti più irrazionali della gente contro la politica nel suo insieme, e che coglieste l’occasione offertavi da Napolitano per smetterla. La risposta di Ezio Mauro l’ho appena ascoltata sul sito di Repubblica (qui), e mi è sembrato di cogliere una sfumatura di insolita cautela, ma il succo, brutalmente, mi pare questo: giacobini eravamo, e giacobini rimaniamo. Infatti, nel rivendicare il proprio ruolo di portavoce dell’”opinione pubblica di sinistra”, e nel tratteggiare la sua “identità”, non gli è passato nemmeno per la testa di usare la parola “socialdemocratici”, ma sempre e soltanto “conflitto d’interessi”, “leggi ad personam” e “populismo”. Ora, capisco l’affezionarsi ai propri vizi, ma com’è possibile che ancora non si rendano conto che questo loro antiberlusconismo intransigente è ciò che da vent’anni spacca in due l’Italia e, oggi, la sinistra stessa e il Pd?

Il “fascismo buffo”, il Pd e la generazione allo sbando

Silvio Berlusconi, vero vincitore delle politiche 2013, ha definito quello di Beppe Grillo un “fascismo buffo”. Geniale. La buffoneria è indubbiamente il tratto distintivo di chi ha riempito le piazze quotidianamente, prima, durante e dopo le elezioni. Altra differenza: il duce del ventennio, quando riempiva le piazze a comando, lo faceva per acquisire o mantenere il potere, che era potere di decidere, di fare, di agire, mentre il gioco di Grillo è manifestamente l’opposto: intimidire chi deve decidere; disfare tutto; rompere le scatole. Un credo sterile e infantile, ma che fa presa, dentro e fuori il suo movimento, dentro e fuori il Pd. Sì, il Pd. Perché la vera origine dell’umiliazione di Marini è il solito ricatto, formulabile così: o sei “pulito”, “nuovo” e “antiberlusconiano”, o ti scateniamo contro la piazza, su tutti i media.

Un ricatto vecchio come il cucco, nella politica italiana. Grillo è solo l’ultimo arrivato. Prima di lui fu Di Pietro. E prima di Di Pietro, fu il Pci di lotta e di governo. Ovviamente non contro Berlusconi, ma contro Craxi e la Dc. Sì, ragazzi miei, in Italia solo Giuliano Ferrara e Massimo Zamarion (tipo (qui)) hanno il coraggio di dirlo, ma la verità è che questo furore cieco contro la politica, tutta la politica, è l’approdo storico della “questione morale” di Enrico Berlinguer, via mani pulite. Moralismo e populismo insieme, allo stato puro. Disponibile in 2 versioni. Versione becera: ricattare urlando a squarciagola, come fa Grillo e il fu Di Pietro; versione politically correct: ricattare in bello stile, con tanto di citazioni colte, dalla tribuna dei giornaloni con in testa Repubblica, poi Corriere e codazzo di media compiacenti. Apparentemente, la seconda versione si appella alla “buona politica” e si dichiara solo contro Berlusconi, ma, gratta gratta, non è così. Entrambe le versioni finiscono per rinunciare alla politica e si danno anima e corpo al moralismo e all’ideologia del nuovo, della costituzione, della legalità.

Legalità che, oggi, fa rima con Rodotà, o, come scandisce la famosa piazza: “Ro-do-tà Ro-do-tà Ro-do-tà!!” Un arzillo giovincello con 4 legislature alle spalle. Grottesco, per chi ha sempre idolatrato la gioventù e l’essere fuori dalla politica. Eppure, c’è una fetta d’Italia, colta e raffinata, trenta-quarantenni, imprenditori e insegnanti, laureati, informati e informatizzati, che non vede la palese autocontraddizione. Perché? Perché ai loro occhi nulla conta di più del suo essere antiberlusconiano, e per di più approvato da Grillo (vedi zamax (qui)).

In realtà, la vera, unica “buona politica”, per le sinistre di tutta Europa, è l’opzione socialdemocratica. Opzione che fu deliberatamente scartata dal Pd fin dall’origine, e che ancora oggi viene esplicitamente ripudiata dalla presidentessa uscente Rosy Bindi e anche da Matteo Renzi, il “liberal” blairiano che già si vede come futuro segretario. Il quasi ex segretario Bersani, sul tema, ha sempre glissato, lasciando il “lavoro sporco” a Stefano Fassina. Pensateci: solo in Italia accade che il maggiore partito di sinistra consideri l’opzione socialdemocratica come un ferro vecchio del Novecento, o come un tema che “divide” il partito. Pazzesco. E poi ci vengono a dire che l’anomalia è Berlusconi. E nel frattempo cadono tutti, vecchi e giovani, uno dopo l’altro, vittime di se stessi, e cioè di ciò che reputano essere i loro punti di forza: antiberlusconismo, questione morale e “nuovismo”. Contenti loro…

Un’ultima nota su quella fetta della generazione dei trenta-quarantenni, a cui accennavo sopra. Stanno quasi tutti a sinistra, consapevolmente o meno, compresi quelli che si sono fatti abbindolare dalla bubbola del “grande centro” di Monti. Sono politicamente allo sbando, perché sono cresciuti schifando non solo Berlusconi, ma anche la mediazione stessa, incarnata dai partiti. Alcuni vagheggiano la “democrazia diretta” di Grillo, altri la “rottamazione” di Renzi, altri ancora hanno votato Bersani ma sperando che si comportasse come Grillo. Politicamente, è la stessa cosa: anti-politica, anti-democrazia. E’ ciò che, nella realtà degli anni 2000, non si può certo chiamare fascismo ma, come dice Silvio, “fascismo buffo”.