Qualcosa si muove sotto la tunica color zafferano

La mia visione sta prendendo piede in altre menti.
Il mio imponente apparato diplomatico si sta mettendo in moto. Forse riesco ad avere un appuntamento con la presidentessa dell’Associazione Industriali Tessili della Lombardia. Non so bene a cosa ciò mi possa portare, perché di sicuro la spregiudicatezza non è nelle corde di associazioni così grandi. Di certo non mancheranno affiliati con interessi legati alla Cina, impianti industriali, mercato… ma non si sa mai. Tentar non nuoce. Magari salta fuori l’affiliato pazzerello in stile Diesel che sgancia i denari senza batter ciglio… di sicuro.
Sul lato invece Associazioni buddiste o pro-monaci da coinvolgere non ho contatti. Sto cercando di farmeli via internet, ma è dura. Anche lì, speriamo.

Annunci

Pechino 2008: i monaci birmani sul podio

Ho una visione.
Vedo lo stadio delle Olimpiadi Pechino 2008.
Vedo gli spalti gremiti, vedo milioni di spettatori in tutto il mondo davanti alla tv.
Vedo le autorità cinesi sorridere al pubblico, soddisfatte.
Vedo le autorità birmane sorridere alle autorità cinesi, soddisfatte.
Ma ecco, all’improvviso accade qualcosa di inaspettato.
Gli atleti americani, francesi, italiani, si sono tolti le tute:
ora indossano le tuniche dei monaci buddisti birmani, le splendide tuniche color zafferano.
Il colpo d’occhio è magnifico.
Le autorità non sono più tanto soddisfatte; la gente, invece, esulta.
Ama il color zafferano, ama la libertà.

Lo so, è impossibile, non per niente è una visione… ma forse…
Forse se si trovasse un’azienda tessile, o un gruppo di aziende… aziende visionarie, spregiudicate…
Forse si potrebbe offrire una tunica color zafferano agli atleti e alle federazioni sportive interessate.
Forse aiuterebbe a fare un po’ di casino, almeno.
Forse qualcuno di voi conosce qualcuno nel tessile… ?

Meditazioni mattutine sul bravo scooterista

Devi esserti svegliato tardi per avere tutta quella fretta.
Devi essere agile per arrivare in tempo all’università con quello scarafaggino di scooterino 50 che ti ritrovi.
Devi essere bravo per tenere sempre la manopola del gas aperta al massimo.
Devi avere un gran controllo per non scivolare sul pavé bagnato e per sfrecciare a filo della rotaia assassina.
Devi essere abituato a cadere, viste le ammaccature e i graffi sulla carena.
Devi conoscere bene la strada, per bruciare gli stop così alla leggera.
Devi avere equilibrio per farmi il dito mentre mi tagli la strada.
Devi per forza sorpassarmi a destra mentre mi fermo al semaforo, perché a sinistra mi stanno già sorpassando altri scooter più grossi del tuo.
Devi proprio spaccarmi lo specchietto perché intralcia la tua traiettoria.
Devi avere un bel coraggio per andare a metterti proprio davanti agli scooter più grossi.
Devi fare pugilato da anni per reagire tanto in fretta alle gomitate che ti stanno piantando nel costato.
Devi aver fatto anche lotta greco-romana per aggrovigliarti così bene con loro sull’asfalto, davanti al mio cofano.
Devi spostarti, ora, perché è verde.
Devi spostarti, guarda che non te lo dico più.
Devi essere sordo, perché non ti sposti.
Devi chiamare tu l’ambulanza se non vuoi rimanere lì agonizzante con le gambe smaciullate.
Devi avere pazienza, oggi ho fretta anch’io. E ho un Suv.

Sei troppo solidale? Il fisco di Prodi ti aiuta a limitarti

Fino a oggi, uno poteva destinare il 5 per mille del suo reddito alle organizzazioni no-profit che voleva lui. Ora non più. Il governo Prodi ha deciso che l’Italia deve essere un Paese a solidarietà limitata. Limitata da chi? Ma dal fisco, naturalmente. Un emendamento alla Finanziaria proposto dal governo stesso fissa un tetto al 5 per mille, un tetto massimo di 100 milioni di euro. Peccato che quest’anno gli italiani solidali hanno scelto di darne 320, di milioni. E quindi? Quindi l’anno prossimo i soldi che sforano il tetto (quest’anno sarebbero 220 milioni) andranno al fisco invece che alle organizzazioni scelte dai cittadini. Cioè: tu scegli un ente benefico, il fisco di Prodi senza dirti nulla si piglia i tuoi soldi e ci fa quello che vuole. Basta con tutta questa solidarietà, o dove andremo a finire?

Ma la giustizia, quella terrena, dov'è finita?

Qualcuno sa dirmi cosa succede nell’istituzione dello Stato incaricata di amministrare con laica efficienza uno dei concetti più sacri al mondo, la giustizia? Breve giro panoramico. La riforma dell’ordinamento e delle procedure è stata affossata. Dopo l’ultimo indulto, silenzio e inerzia. Perché? Poi. Il ministro in carica Mastella e il magistrato De Magistris passano il tempo a litigare sui media. Una bella lotta, non c’è che dire. Da una parte c’è l’uomo che sta facendo di tutto per diventare il simbolo della protervia del politico; dall’altra parte c’è uno degli emuli di Woodcock, a sua volta emulo di Di Pietro, prototipo del magistrato showman a caccia di visibilità, che consegna gli avvisi di garanzia prima alle televisioni che agli indagati (non ricordo il nome del magistrato ma per esempio ricordo bene l’increscioso episodio dell’avviso a Berlusconi proprio durante il vertice internazionale di Napoli). Ma scendiamo a Palermo. Processo a Cuffaro. La procura – cioè la pubblica accusa – si è spaccata in due (lo è da tempo, per la verità). Mentre un pubblico ministero presentava l’accusa, un suo collega si è alzato e lo ha pubblicamente sconfessato. Ora, immaginate di essere voi sul banco degli imputati. Un avvocato vi accusa di un reato, ma dopo cinque minuti arriva la sua ex moglie – anche lei avvocato – e vi accusa di un’altra cosa. Voi non chiedereste quantomeno una perizia psichiatrica? Ma scanaliamo su Porta a Porta. Qui scopriamo che alcune famiglie vittime di omicidi sono costrette a "convivere" con i loro carnefici, tenuti in "residenza coatta" di fronte a casa loro. Sì sì, proprio di fronte. Ora, va bene che solo il giudizio dell’Altissimo sarà infallibile, ma fino al Giudizio Universale bisogna proprio stare così di merda?

Ieri notte a Casa Ferrero

ore 23.00: Ferrero ad Annozero dice una cosa giusta. Sì, una cosa giusta! La nostra fonte è così stupita che rimane di sasso per un quarto d’ora. E adesso non se la ricorda più.
ore 23.20: Ferrero, preso dal panico per quello che ha detto, rimedia facendo subito una cazzata: decide che sabato andrà alla manifestazione contro il governo, cioè contro se stesso.
ore 23.50: Ferrero, ormai rasserenato, arriva davanti all’uscio di casa sua, dove lo aspetta D’Alema.
ore 23.53: D’Alema riferisce con sussiego sulla sua visita all’Ambasciata del Turlupistan: “La delegazione si recava all’indirizzo fornito dal Ministero Per Gli Indirizzi Delle Ambasciate ma il portinaio riferiva non trovarsi in loco alcuna ambasciata. Dopo il necessario accertamento al Ministero Degli Accertamenti, la delegazione procedeva recandosi a un nuovo indirizzo fornito dal Ministero Per I Nuovi Indirizzi, ma anche qui nessun risultato. Ohibò, mi son detto, e ora che si fa? Ho telefonato tempestivamente al Ministero Dell’E Ora Che Si Fa, ma un centralino mi ha risposto che i funzionari non erano in sede. Al che, esimio collega, sono venuto a riferire a lei”.
ore 24.00: dopo lunga e matura riflessione, Ferrero prende una decisione irrevocabile. Bussa sommessamente alla porta e attende in rispettoso silenzio.
ore 00.01: dall’interno del suo appartamento proviene un grugnito cavernoso.
ore 00.02: Con un filo di voce, Ferrero avanza la sua richiesta: “Mi perdoni, signor turlupo, ma non siamo ancora riusciti a metterci in contatto con la sua ambasciata. Sarebbe così gentile da dirci dove si trova? Le rammento che è nel suo interesse sporgere immediata controdenuncia nei confronti della mia domestica ecuadoregna che la accusa ingiustamente di averle usato violenza, se mi perdona l’espressione volgare. Se poi mi passa da sotto la porta un paio di mutande e di calzini puliti, perché è da una settimana che non mi cambio, sa…”
ore 00.04: dall’interno della casa proviene una risata irrefrenabile, mefistofelica.
ore 00.05: D’Alema approva la delicatezza d’animo di Ferrero e lo invita a tenere un seminario di Delicatezza Internazionale all’interno del suo corso in Moralità e Sensibilità Internazionale.
ore 00.07: D’Alema annuncia che se ne va a casa e ritira formalmente l’intera delegazione.
ore 03.58: Sopraggiunge la domestica ecuadoregna, che mostra il pancione – è già al terzo mese di gravidanza! – e strepita: “Voglio abortire! Non voglio mettere al mondo il figlio di un clandestino!”
ore 03.59: Ferrero ribatte: “No! Clandestina sarà lei, e lo so bene io che non l’ho mai regolarizzata e l’ho sempre pagata in nero. Lui sarà un clandestino solo nel momento in cui dichiarerà liberamente e volontariamente di esserlo, non un minuto prima!”
ore 04.00: la domestica tira un calcio nelle palle a Ferrero, che la ringrazia in turlupo.
Ma dove sarà l’ambasciata del Turlupistan? E che tipo di Paese è? E Ferrero andrà davvero sabato a manifestare contro se stesso? Nuove sconvolgenti verità nei prossimi giorni.
(continua)

Ai consiglieri di Al Gore l’Oscar per la sceneggiatura (di Rocky)

apollo creedAd Al Gore il Nobel per la Pace.
Ai politici, agli industriali, a chi ha dovuto aspettare l’ennesimo Profeta di Sventura per risvegliarsi dal coma e cominciare finalmente a pensare all’ambiente, il mio scappellotto sulla testa e uno sconsolato avvertimento: mò ve lo tenete, mò ce lo teniamo.
Ad Al Gore il Nobel per la Pace.
Ai giovani e ai meno giovani che non hanno trovato di meglio che eleggere a loro paladino un tale Profeta di Sventura, il mio abbraccio fraterno. Vorrei tanto che il vostro entusiasmo mi contagiasse almeno un pochino.
Ad Al Gore il Nobel per la Pace.
Agli amanti della bellezza come Stefano Zecchi, Frank Lloyd Wright e vincenzillo, che vedono nell’educazione al bello il principio base dell’educazione ambientale, il mio abbraccio commosso. Teniamo duro, amici: hanno dato il Nobel a cani e porci, prima o poi lo daranno anche a qualcuno che sostiene le nostre tesi.
Ad Al Gore il Nobel per la Pace.
Ai parrucconi di Stoccolma, un collegamento ADSL in omaggio per informarsi sugli scienziati che evidenziano la mancanza di basi scientifiche delle tesi di Gore, o su iniziative come quelle dell’Alta Corte di Londra che ha dato retta a quegli scienziati e si è opposta alla proiezione del film di Gore agli studenti britannici.
Ad Al Gore il Nobel per la Pace.
Ai suoi consiglieri per l’immagine, l’Oscar per la sceneggiatura di Rocky 3. Vi ricordate Apollo Creed, sconfitto in Rocky 2, riciclato come allenatore in Rocky 3? Un perdente trasformato in un maestro. Proprio come Al Gore! Ma il genio hollywoodiano non finisce qui. Sono anche riusciti a far dimenticare a miliardi di uomini, compresi i parrucconi di Stoccolma, che fino al 2002 Al Gore voleva far fuori Saddam con le sue stesse mani. Con quelle manone sante! Dai Bush, ce la puoi fare anche tu. Tu che sei notoriamente l’incarnazione del male sulla terra, comincia ad abbracciare la nobile causa della martora screziata della Kamchatka.