Quella sovrana indifferenza per gli intellettuali

Credo di avere capito che cos’è il popolo, per l’intellettuale di sinistra: il popolo è quell’entità che ha la funzione di ratificare le idee politiche degli intellettuali di sinistra. La versione più completa di questa concezione è che il potere dovrebbe già essere in mano a tali illuminati, che si degnerebbero di convocare il popolo di tanto in tanto, via twitter o facebook, per cliccare o likare su una di queste due opzioni:

Opzione 1: APPROVO LE DECISIONI DEGLI ILLUMINATI

Opzione 2: SONO UNO STRONZO E MERITO LA MORTE

Piccolo problema: gli illuminati non sono al potere. Come mai? Risposta dell’intellettuale di sinistra: ci dev’essere sotto per forza qualche macchinazione. Il grande macchinatore è, naturalmente, il Caimano, che ha messo su una piccola e media impresa chiamata Mediaset non per fare i soldi, ma per togliere al popolo il ben dell’intelletto e trasformarlo in un branco di pecoroni. E, così, usurpare il potere. Voilà, il cerchio è completo. Dite che esagero? Allora rileggetevi cosa scriveva il tipico intellettuale di sinistra, o meglio intellettualessa, nel 2010, ai tempi in cui la sinistra scommise tutto su Fini, e quel fesso ci cascò. A quei tempi, l’illuminato, o illuminatessa, invocava a gran voce una svolta dall’alto, escludendo deliberatamente il popolo, proprio per sbarazzarsi del risultato del voto popolare (qui). E ora rileggetevi invece cosa scrive oggi, meno di tre anni dopo: la sovranità deve assolutamente tornare al popolo, perché il pericolo più grande sono le svolte dall’alto (lo segnalavo già (qui)). Io, invece, a occhio e croce, direi che il popolo è molto più bue che illuminato. Ma per fortuna ha un fiuto infallibile per quegli intellettuali che vogliono guidarlo, educarlo, redimerlo. E, esercitando la sua sovranità, li tratta con la sovrana indifferenza che meritano.

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Il potere intelligente

Generale: “Soldato, prendi a tutta velocità quell’autostrada!”

Soldato: “Ma, signore, è un vicolo cieco.”

Generale: “Ti dico che è un’autostrada! Vuoi disobbedire al tuo generale???”

Soldato: “Ai suoi ordini, signore!”

VROOOOMM!…

CRACK! SBRANG! CRASH!

Generale: “Brutto idiota! Ma non hai visto che era un vicolo cieco??”

Soldato: “Signore, non è un vicolo cieco! Sono io che non so passare attraverso i muri!”

Il matrimonio postmoderno

Ieri, tardo pomeriggio, capito su uno di quei programmi fatti di chiacchiere. Il conduttore dice a Katherine Spaak:

Katherine, tu tieni molto al matrimonio, sei stata sposata 3 volte…

Lo dice come se dicesse una cosa risaputa, una mera informazione, si capisce benissimo che la sua non è una battuta, e infatti nessuno ride e la discussione va avanti come se nulla fosse. A me, invece, sembra una battuta, e anche molto bella. Anzi, mi sembra di ricordare che qualcuno l’abbia già fatta, questa battuta, non so se Woody Allen o Liz Taylor, o Woody Allen rferendosi a Liz Taylor, o chissà chi, ma la battuta era praticamente identica: è una che ci tiene talmente tanto al matrimonio, che si è sposata quindici volte. Ok, era solo un programma di chiacchiere, ma provate a portare tutto indietro nel tempo, diciamo a venti o trent’anni fa. Sarebbe stato così “normale”, così “ovvio” pensare che una che si sposa 3 volte sia una che tiene tanto al matrimonio? Anche se a quei tempi ero piccolo, io dico di no. E non lo è nemmeno oggi. Ma forse sono io che sono un uomo d’altri tempi.

Josefa Idem e le larghe intese

A me, quando uno finisce nell’odioso tritacarne dei media, comincia a farmi simpatia. Anche se è di sinistra, e anche se è un alfiere del pensiero unico progressista, totalmente e volontariamente succube dell’ideologia gay (qui). Quando poi questo politico, o politica, o politichessa, o politichesso, fate voi, se ne esce con “In Germania non si dimettono per certe cose“, mi fa capire che le larghe intese cominciano davvero a funzionare.

Pd, il condominio “migliore”

Se il Pd fosse un condominio, non sarebbe certo uno di quelli vecchio stile, dove al massimo, alle riunioni, capita di sorbirsi le lamentele di tutti, litigare sull’antenna, scannarsi sul colore dell’androne. No, il Pd sarebbe un condominio di tipo nuovo, per sua natura “migliore”, dove, oltre a tutto ciò, prima di votare si deve azzerare le vecchie regole e fissarne di nuove, e a ogni votazione si riparte da capo. Basta vedere le scorse primarie, poi l’insistenza sulla fantomatica legge elettorale e, adesso, le prossime primarie. Caro Pd, le regole vanno fissate una volta per tutte, se no diventano una fissazione.