Monti, il professore che fa troppi errori blu

Sono tra quelli che hanno fatto in tempo a vederla, a scuola, la matita metà rossa e metà blu, con cui gli insegnanti potevano dare una gerarchia agli errori di noi studenti. A essere sinceri, credo di averne fatti molto pochi, di errori blu, i più gravi, perché a quei tempi ero ancora un bravo ragazzo, con la testa sulle spalle, senso della dignità, dell’onore e tutto il resto. Ma quello accadeva prima che riscoprissi una religione oscurantista e demodé come quella cattolica, e prima che mi facessi traviare da una visione totalmente distorta della storia d’Italia, visione che mi ha portato a svendere il mio voto e la mia anima al “pregiudicato” Silvio: fattori che, combinati insieme, mi relegano ormai nei bassifondi della società italiana, nel più becero, nel più reazionario e nel più disonorevole “berlusconismo”. E infatti è proprio dal basso di questa mia posizione che, per colmo di abiezione, oso addirittura segnare in blu i due strafalcioni politici del professor Mario Monti: rifiutare sdegnato la leadership della destra (dicembre 2012) e uscire anche dal centro di Casini (ieri). Se perfino Casini si è accorto che la destra non esiste senza “berlusconismo” (qualunque cosa sia), allora è chiaro quanto sia inconsistente, nella realtà, quella finta destra, costruita a tavolino dai professori della Bocconi, del Corriere e di Bruxelles. Una semplice verità di cui ogni presente e futuro politico di destra sano di mente farà bene a tenere conto. Condivido questo giudizio politico di Massimo Zamarion (qui).

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“Solo un uovo di Pasqua”

Donna intervistata dal tg: “Quest’anno c’è la crisi, quindi solo un uovo di Pasqua.” E io mi chiedo: ma vuoi vedere che dove non è arrivato Mario Monti – che fu trasformato dalla propaganda di regime dei giornaloni in apostolo della sobrietà -; dove non arriverebbe mai nemmeno Papa Francesco – perché bello è bello, avere un Papa che dorme nell’ostello, ma signora mia, il bambino chiede l’uovo, non vede che piange, che sarà mai un uovo in più, ne abbiamo già presi nove!! -; insomma, vuoi vedere che quella sobrietà che ai nostri padri aveva dato un po’ l’indigenza millenaria, un po’ il cristianesimo vecchio stampo, un po’ la guerra, un po’ i sani schiaffoni di papà, a noi ce la farà riscoprire questa infausta e provvidenziale crisi?

Quando manca la fiducia

La fiducia è la vera base della nostra società. E’ immateriale, sì, ma quando c’è, è la base più solida possibile. Il suo, e nostro, problema, è che oggi viene troppo spesso sotterrata dal sospetto e dalla paura. Sospetto e paura che sono il naturale frutto di una mentalità che guarda sempre e solo alla materia. Questa mentalità si offre a noi come liberatrice, ma è una balla. Guardare sempre e solo alla materia (così come guardare sempre e solo allo spirito) non fa affatto bene né all’individuo né alla società. Anzi, ci confonde e ci sottrae quote di libertà, per cederle a poteri insaziabili. Un ottimo Zamax (qui).

Strategia: vedi Monti, pensi a Silvio

Ieri Berlusconi non aveva ancora finito di dire “Monti non si tocca“, che Monti già lo ringraziava indirettamente, rilanciando le parole ripetute tante volte da Silvio: “Il posto fisso non esiste più.” Non contento, il vegliardo buttava lì una bomba che se l’avesse detta Silvio ai bei tempi, un minuto dopo la Camusso e Repubblica avrebbero chiamato le belve democratiche alla rivoluzione: “L’articolo 18 può essere pernicioso per lo sviluppo dell’Italia e dei giovani.” Dissacratorio, direi mooolto berlusconiano, anche il tono ironico di quel “il posto fisso è monotono“, che naturalmente ha già fatto imbufalire i bufali democratici. Bene così. Ora a Silvio tocca continuare su questa strada. Un appoggino oggi, un rilancione domani, e tra qualche mese potrebbe scattare il trappolone escogitato per il bene del centrodestra e dell’Italia intera: la gente vedrà Monti, ma penserà a Silvio. Poi, ovviamente, si dovrà anche vedere cosa accade nel grande buio della sinistra, che oggi ha cominciato bene, criticando Monti; e bisognerà capire se la Lega vuole crescere definitivamente rimanendo nell’abbraccio di papà Silvio, o suicidarsi correndo da sola. Ma nel frattempo, avanti così.

Tempi duri per Bersani e Repubblica

Ve lo ricordate il Bersani sigaromunito che saliva sui tetti contro la Gelmini? E ve la ricordate la Repubblica che sparava titoli come bombe carta contro la Gelmini? Io sì, e molto chiaramente. Ebbene, chissà che colpo gli sarà preso, l’altra sera, al subcomandante segretario del Pd e alla redazione del quotidiano di riferimento del radicalismo di massa, quando hanno ascoltato la lode che Monti ha riservato a Brunetta e alla Gelmini. Al Tg1 delle 20! Povero Bersani, prima lodato come ministro dell’economia sotto Prodi, e un attimo dopo accomunato a colei che, a suo dire, avrebbe “distrutto” l’università italiana! E pensate all’imbarazzo di Repubblica: come si fa a spiegare ai propri lettori che il professore “salva-Italia”, il tecnico che si sta incensando da mesi, ha lodato due arcinemici che, su quelle stesse colonne, sono sempre stati fatti apparire come agenti del male, coloro che volevano “distruggere” l’Italia, “rubare il futuro” ai giovani etc.? Era già successo che Monti lodasse l’operato del governo Berlusconi, e succederà ancora. Nel frattempo io me la rido sotto i baffi: alla fine, è tutto fieno in cascina per il centro-destra.

Quei surreali festeggiamenti

Vale la pena fare qualche considerazione sui surreali festeggiamenti di sabato davanti al Quirinale. Non solo dal punto di vista politico, ma anche simbolico, per capire com'è messa, mentalmente, la sinistra.

1. Per prima cosa, quel rito del capro espiatorio va messo in parallelo con il precedente applauso liberatorio, in aula, per Monti. Non fatevi ingannare dai dettagli, ma andate alla sostanza: in un caso è un andare "contro" sempre e comunque, mentre nell'altro caso è un essere "a favore" a prescindere. Cos'hanno in comune? Cervello, zero. Politica, zero. In realtà, "capro espiatorio" e "salvatore della patria" sono due facce della stessa medaglia. Una medaglia di latta. Un modo di pensare che non si fonda sulla faticosa costruzione di un'opzione politica, ma sulla sterilità politica. Sterile è, infatti, il facile tentativo di distruzione dell'avversario trasformato in nemico, e sterile è anche il simmetrico richiamo alle "istituzioni", alla "costituzione", alla "responsabilità", che sono il fondale della politica, ma non costituiscono un'opzione politica, come si sforzano inutilmente di farci credere da anni. Da qui viene anche il ridicolo entusiasmo preventivo per quello che viene definito "governo del presidente" (titolo di Ezio Mauro, ieri!!). Insomma, quei poveretti in piazza, in parlamento e sui giornaloni forse credono davvero di essersi liberati di una minaccia reale alla democrazia, che si meritava l'ordalia infinita di antipolitica, di pm compiacenti, di intercettazioni a senso unico, di commenti stranieri sbandierati con orgoglio, in perfetta tradizione antiitaliana, di ore e ore di autoconsolazione quotidiana. Ma non è così. In realtà, quella minaccia non è mai esistita, è sempre stata solo il frutto della loro stessa mentalità. E' un cerchio tra incubo e rito tribale, è fatto apposta per eternare se stesso, e può essere spezzato soltanto da una loro inziativa: scegliere la loro identità politica, e cioè diventare socialdemocratici. L'unica cosa costruttiva, ma l'unica che si rifiutano di fare. Che sabato sia stata solo l'ennesima illusione del gran finale col botto, lo si vede anche dai particolari, come il ripetersi del vecchio rito del lancio delle monetine, tipico dei “sinceri democratici” di vecchia tradizione anti-Craxi e anti-Dc. Ieri Rafael, oggi Quirinale, domani chissà.
 
2. Gli allegri sbandieratori fingono di non sapere che sconfitti erano e sconfitti sono rimasti. Non solo nelle urne, ma anche e soprattutto dopo. Infatti, u
n sistema bipolare, per stare in piedi anche dopo Monti, ha bisogno di due gambe. E se il centrodestra in questa tornata si è dimostrato essere poco più di una mezza gamba, incapace di reggere da solo e fino in fondo la responsabilità di governo, dall’altra parte non c’è proprio nulla di nulla, nemmeno un moncherino, un osso, un unghia. Niente. In tre anni, non sono riusciti a mettere insieme un'alternativa che fosse più credibile di quel governo che hanno fatto di tutto per fare apparire come il meno credibile della storia dell'umanità. Né i famosi mercati, né l'Europa, né Obama, né Sarkozy – insomma, nessuno degli impiccioni che amano tanto farsi i cazzi nostri – nessuno al mondo ha giudicato che ci fosse in giro una parte politica più credibile di Berlusconi. Come, invece, è accaduto in Spagna e in Grecia. Come accadrebbe anche in America, Francia etc. In questo ambito, i meglio commentatori non sono da meno: non se ne vede manco uno che metta al muro il Pd per questo motivo. Ieri c'era l'emergenza B, oggi c'è l'urgenza di incensare Monti. Forse aspettano che Monti gli conferisca la loro identità politica con un bel decreto legge? Bah.
 
3. Tutto quel ridicolo sventolare di bandiere tricolori dovrebbe servire, secondo loro, anche a un’altra cosa. A dire: l’Italia è cosa nostra.
Ma davvero gli sventolatori della mia bandiera vorrebbero farmi credere che la mia parte politica non è italiana? Che il mio voto non era valido perché è andato per 5 volte all'occupante straniero? Forse all'austriaco? Al franzoso? Al barbaro? Ma mi facci il piacere, direbbe Totò. Vedi anche il giornale servo del Pd, l'Unità, che parla – ma chi se lo aspettava! – di “Liberazione”. Liberazione dall'occupante straniero, appunto. Del resto, lo aveva detto meno di un mese fa, Bersani: “Liberate il Molise, che noi libereremo l'Italia!” Come politico non vale una cicca, ma come profeta ha un grande futuro, sto Bersani.
 
Morale: questa è la mentalità e, statene certi, tra solite reticenze e soliti attacchi frontali, non finirà tanto presto.
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L'ennesima spallata dei parrucconi

Su invito dell'amico di blog Tommaso, precedentemente noto come Tavorminha, ho deciso di fare uno strappo alla mia regola di non avventurarmi mai in esperienze allucinogene prima di pranzo. E così, oggi ho letto l'editoriale di Antonio Polito. L'ho trovato in perfetto stile Corriere: un colpo al cerchio e uno alla botte. Detto alla francese: con B siamo nella merda, con la sinistra nella diarrea. E quindi? E quindi bravo Antonio, il tuo direttore può essere fiero di te. Nel primo paragrafo, non resiste alla tentazione di affibbiare a B il solito, fuorviante appellativo di "anomalia italiana". Pensate, signori: è l'unico leader ancora in sella, mentre gli altri hanno fatto tutti un passo indietro. Tutti nobili cavalieri disinteressati, dal primo all'ultimo, che non pensano ad altro che al bene del paese, mai un secondo a se stessi. Avercene, di tali schiene dritte! Insomma, la solita, ipocrita visione della politica che hanno i parrucconi. Io, invece, preferisco di gran lunga quelli che dichiarano apertamente la propria ambizione e i propri interessi. Viva la faccia.

E dopo il cerchio, la botte. Polito si è accorto di una cosa: i mercati, i mitici mercati, questi oscuri reggitori del mondo, stanno subodorando che l'alternativa politica a B non esiste. Bontà loro, stanno capendo ciò che noi ciechi e abietti berluscones andiamo dicendo da anni e anni, e che oggi è più chiaro che mai. Come può essere credibile una compagine che per metà dice che le misure sul lavoro che hanno riscosso pochi giorni fa la fiducia dell'Europa sono "macelleria sociale", e che per l'altra metà dice, per bocca del suo leader: "Via B, poi si vedrà"??? Perfino il ridolini Sarkozy capirebbe che il Que sera, sera, what ever will be, will be, non è atteggiamento credibile. (A proposito, avete notato quante misurazioni ha la credibilità? Se l'Europa fa la faccia brutta, allora è l'Europa; se invece l'Europa dà la fiducia, allora sono i mercati; se le borse salgono, allora è lo spread. Lo Spread, lo Spread, lo Spread! Bah.)

Polito rileva anche un'altra cosa: "la crisi ha cambiato la sinistra", nel senso che ha fatto crescere la componente anti-capitalista, terrorizzata dai mercati. Questa componente, in Italia, è fortissima. Non numericamente, ma perché è cinicamente spalleggiata dai parrucconi che difendono lo status quo. Insieme, compongono l'immarcescibile, mostruosa alleanza fra la finanza senza coraggio e i rivoluzionari da salotto, tra dirigisti di ferro e anarchici della domenica, tra le corporazioni privilegiate e i tribuni anti-casta, tra i cinici parolai di palazzo e i piazzaioli indignati, tra il sindacato degli industriali e i sindacalisti dell'Ottocento. Insomma, il pensiero unico che parla con una voce unica, giorno dopo giorno, da anni e anni, e che oggi sta tentando l'ennesima spallata contro B, il vero, unico elemento estraneo da sempre. L'unico, infatti, a prendere le distanze dal coro funebre, dicendo che all'Italia non serve l'"Austerity", la triste austerity, ma si può ricominciare a crescere con misure liberali: dismissione patrimonio pubblico per uso privato, liberalizzazioni, privatizzazioni, maggiore flessibilità del mercato del lavoro.

Purtroppo, però, in queste ore agli avversari si sono aggiunti nuovi allocchi dentro la maggioranza e il Pdl, sulla scia dei vari Fini: vedi Tremonti e i piediellini "scontenti". Dico "purtroppo", perché nel breve è un danno, ma nel lungo periodo è un bene, perché così si fa chiarezza e ci si compatta. Alla fine, io non so se B riuscirà ancora a resistere o no. Me lo auguro, ma non lo so. Mantenga i nervi saldi e prenda la decisione giusta. Spero però che, almeno, il risultato non sia ciò che sognano i parrucconi, e cioè il governo tecnico, il trionfo delle oligarchie, l'opposto della democrazia. Ma in ogni caso, qualsiasi cosa accada, la verità sul punto per me essenziale, il significato politico del berlusconismo, è una e non cambia, ed è quella appena ricordata, non quella che sentiamo dal coro conformista, compreso il Corriere (qui).