Buon compleanno, fratello Paperino

Negli anni 70 imparai a leggere sui topolini che mio padre proiettava sul muro con un aggeggio chiamato videorama. Il mio preferito era l’intelligente, vincente e saccente Topolino, ma anche i paperi mi erano simpatici: il riccastro Paperone, gli scaltri nipotini e lo sfortunato e collerico Paperino. Con gli anni, è a lui che mi sono accorto di somigliare in modo preoccupante. Auguri, fratello.

Segnalo il numero speciale di Topolino dedicato a lui (qui) e un paio di articoli del Foglio (qui) e (qui).

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Captain Iran?

captain-america1Captain_Iran_by_deadbolt35

Tra i frutti bizzarri della globalizzazione, c'è che in alcuni paesi il film "Captain America", tratto dalle avventure dell'omonimo fumetto, esce senza la parola "America", che disturberebbe spettatori e governi locali. E quindi, come si chiamerà? "Captain Iran"? (qui).

Tex Killer?

tex

Non è un refuso. E' il nome che l'autore Gianluigi Bonelli aveva dato inizialmente al suo personaggio più noto. Fa un certo effetto sapere che un personaggio che tu hai sempre conosciuto e amato con un certo nome, all'inizio ne aveva un altro. Infatti, nella vita le persone non cambiano nome, e quindi non dovrebbero farlo nemmeno i personaggi che ormai fanno parte della tua vita. Un po' come quando scopri che Renzo dei Promessi Sposi all'inizio non si chiamava così. Nella versione precedente il Manzoni lo aveva chiamato Fermo. Fermo? Ma dico. Ricordate il famoso passo "Lorenzo o, come dicevan tutti, Renzo"? Con Fermo sarebbe stata tutta un'altra storia. Tipo: "Infermo o, come dicevan tutti, Fermo". Va beh, tornando a Tex, a ribellarsi fu la moglie dell'autore, perché quel "Killer" non le piaceva. Provvidenziale, direi. L'ho saputo l'altra sera da mia moglie, che mi ragguagliava sui dettagli di una mostra organizzata a Milano sul mitico personaggio bonelliano. Per chi fosse interessato, martedì sera ci sarà la proiezione di un documentario allo Spazio Oberdan.

Dalla striscia di Gaza alle strisce su Gaza. Quando il fumetto diventa antisemita

fumettoTra una settimana aprirò il blog di un fumetto, insieme a un’amica disegnatrice. Nel frattempo, altri fumetti mi fanno cadere le braccia. Giulio Meotti sul Foglio di sabato: “L’Iran, impegnato in una martellante campagna contro Israele, ha da tempo elevato le vignette a strumento politico del suo negazionismo delirante”. In pratica, i fumetti usati come strumento di propaganda politica, per far passare il solito, falso messaggio che l’olocausto non è mai esistito e che Israele è colpevole di genocidio e di colonialismo. A febbraio in Iran si è svolto un concorso a tema su Gaza. Manco a dirlo, tra le delegazioni di “anime belle” e di antisemiti, una delle più folte – paesi musulmani a parte – era quella italiana. Quando c’è da prestarsi al gioco di un regime oppressivo e antisemita come l’attuale Iran, certi nostri fumettisti nazi-pacifisti sono sempre in prima linea. Sapete, si chiama satira. Però le vignette sull’islam non le fanno, i codardi. Invece le falsità contro gli ebrei vanno tanto di moda, nel loro ambiente. Ma sentiamo l’ayatollah Khomeini, faro della libertà: “Il regime che occupa Gerusalemme va cancellato dalle pagine della storia”. Letto, assimilato, disegnato.