Mi mancherà

casa-vianello Lo sapevo che mi avrebbe fatto un po' male, e infatti oggi è stato un piccolo colpo. Vedendolo invecchiare mi ero detto, ovviamente, che prima o poi… E tac, ecco che è successo. Se n'è andato. Raimondo Vianello, o meglio la sua presenza in tv, ha rappresentato qualcosa, per me. Da piccolo non ero uno che rideva molto, ma il Tarzan che faceva con la Mondaini mi faceva divertire. Poi, per anni, l'ho snobbato. Io e tutti gli altri membri effettivi del Club degli Intelligentoni della mia città. Suppongo che ce ne sia uno in ogni grande città, di questi club. Su Facebook, poi, fanno furore. Ma a quei tempi FB non c'era ancora. Ad ogni modo, per noi intelligentoni era lecito divertirsi solo con cose che mettessero in qualche modo in risalto la nostra superiorità intellettuale. La nota fondamentale doveva essere come minimo il sarcasmo: deridere, denunciare, sferzare. Aborrire le cose facili, coltivare l'ossessione della banalità. Infine, stracciata la tessera del club, ecco che tornai a scoprire una verità elementare: può esistere l'intelligenza intrisa di buon senso e di pacata ironia. Di garbo. Nel favoloso mondo dei creativi milanesi era un delitto guardare Casa Vianello. A me, invece, da quando è finito, già mancava. Ora mi mancherà ancora di più.

Tex Killer?

tex

Non è un refuso. E' il nome che l'autore Gianluigi Bonelli aveva dato inizialmente al suo personaggio più noto. Fa un certo effetto sapere che un personaggio che tu hai sempre conosciuto e amato con un certo nome, all'inizio ne aveva un altro. Infatti, nella vita le persone non cambiano nome, e quindi non dovrebbero farlo nemmeno i personaggi che ormai fanno parte della tua vita. Un po' come quando scopri che Renzo dei Promessi Sposi all'inizio non si chiamava così. Nella versione precedente il Manzoni lo aveva chiamato Fermo. Fermo? Ma dico. Ricordate il famoso passo "Lorenzo o, come dicevan tutti, Renzo"? Con Fermo sarebbe stata tutta un'altra storia. Tipo: "Infermo o, come dicevan tutti, Fermo". Va beh, tornando a Tex, a ribellarsi fu la moglie dell'autore, perché quel "Killer" non le piaceva. Provvidenziale, direi. L'ho saputo l'altra sera da mia moglie, che mi ragguagliava sui dettagli di una mostra organizzata a Milano sul mitico personaggio bonelliano. Per chi fosse interessato, martedì sera ci sarà la proiezione di un documentario allo Spazio Oberdan.

Meno male che c'è Christian Rocca

rocca4Eccolo in una foto dall’alto che, come tutte le foto dall’alto di un
soggetto seduto, lo fa quasi sembrare in sedia a rotelle.

Asciutto, tagliente, informato, intelligente. Che vuoi di più da un giornalista? La sua ironia mi fa pensare che sia sempre possibile guardare il mondo con il giusto distacco e senza acrimonia, difetto che mi attribuisco e di cui mi dolgo. Fantastico come sul suo blog Camillo abbia giocato per mesi sull’attesa salvifica di Obama, culminata in questo post meraviglioso dopo il suo insediamento (clicca qui) che mette alla berlina il suo ambientalismo alla Al Gore.
Pochi mesi fa a Milano, a una riduzione teatrale di Moby Dick svoltasi dentro un’angusta cabina di legno, forse ero seduto vicino a lui, ma non l’ho visto!! Me l’ha detto mia moglie alla fine, quando ormai era troppo tardi, ma a dir la verità non ne era sicurissima. Forse è perfino juventino, ma su questo potrei sbagliarmi.
Comunque, fa parte del mio personale dream team di giornalisti, insieme a Daniele Raineri (di cui ho parlato qui), Fausto Biloslavo (qui), e Toni Capuozzo, di cui parlerò più avanti. Grazie ragazzi.

Quanto mi piace Johnny Cash

johnnycashWhen I was just a baby my mama told me: "Son,
always be a good boy, don’t ever play with guns".
But I shot a man in Reno just to watch him die
now every time I hear that whistle I hang my head and cry…*

Johnny Cash. La sua vita di continue cadute e risalite. Cantante baciato dal successo e dall’amore, uomo combattuto tra la fede e un tenace demone interiore chiamato droga. Il suo spettacolo per i detenuti della prigione di Folsom, nel 1968. Gente caduta cui sarebbe stato un delitto negare la speranza di risalire. Un paio d’anni fa ho visto l’emozionante film biografico "Walk the line" (titolo fuorviante in italiano "Quando l’amore brucia l’anima" (!!)), poi un lungo documentario su di lui su un canale canadese, altrettanto emozionante. In questi giorni mi esalto ascoltando una versione recente di un suo pezzo, "Folsom Prison Blues", di quei tamarri di Everlast.

http://www.youtube.com/watch?v=JW4eAHsaq-0&feature=related

*Quando ero piccolo mi mamma mi disse "Figliolo,
fai sempre il bravo, non giocare mai con le pistole".
Ma io ho ucciso un tizio a Reno solo per guardarlo morire
e ora quando sento il fischio [del treno che passa fuori dalla prigione]
mi metto le mani nei capelli e piango…

Il primo presidente bianconero

alex3Più bello di Obama, più cazzuto di Bush. Piedini d’oro, palle d’acciaio. Un sogno, anzi due: uno al 17′ e uno al 67′. Ma lui, il capitano della Juve che ieri sera ha sconfitto il Real Madrid, è solo il simbolo di una squadra intera. Rinata, agguerrita, vitale. Capace, anche grazie al saggio allenatore Ranieri, di sfruttare al meglio doti tecniche e rabbia agonistica per affermare la propria superiorità sul campo. No, campo è riduttivo: il magico rettangolo verde. Quando Del Piero ha segnato ho urlato di gioia. Quando ha segnato di nuovo ho gridato il doppio. Quando è uscito dal campo mi sono alzato in piedi nel mio appartamento, da solo, e ho applaudito insieme a tutto il Bernabeu, che più che uno stadio di calcio è un monumento dello sport. Far sognare una volta di più il mio vecchio cuore indurito non è stato facile. Grazie ragazzi, grazie Alex: ora ti voglio come presidente della repubblica!

Un'altra giovinezza

coppolaIeri sera ho visto l’ultimo film di Francis Ford Coppola. Presentato l’anno scorso alla Festa del Cinema di Roma, autoprodotto con i soldi ricavati in dieci anni di attività vinicola dalla famiglia Coppola, basato su una storia di Mircea Eliade, Youth without youth (Giovinezza senza giovinezza). Il sempre ottimo Tim Roth dà corpo al personaggio di Dominique Matei, studioso rumeno di lingue antiche, ossessionato dall’origine del linguaggio, dalle religioni, dal mistero del tempo, ma diviso tra i suoi studi e l’amore per una donna. Un incidente lo ringiovanisce e gli dona facoltà sovrumane, il che però lo costringe a girovagare per l’Europa inseguito dai nazisti che lo vogliono studiare-assoldare. Incontrerà un’altra donna, impersonata dalla bellissima Alessandra Lara… va beh basta, che la storia è bella e non va rovinata. Altra nota positiva, quasi ogni inquadratura meriterebbe un poster. Dunque un americano, Coppola, ci fa riscoprire un europeo, Eliade, con la sua passione per i misteri più profondi della vita. Il tempo, l’immortalità, la conoscenza, l’amore… non c’è niente da fare, l’anima dell’occidente, decrepita, sofferente, secolarizzata, continua a tornare sempre lì, al Faust di Goethe, o ancora più indietro, alla Genesi, l’Albero della Vita e l’Albero della Conoscenza… Filmone.

Dire addio a "bella ciao"

guerriglia_urbanaCosa c’entra la canzone dei partigiani con la guerriglia urbana?
Provate a farvelo spiegare da questi gentiluomini, se ci riuscite.

Propongo un editto bulgaro contro "bella ciao". Ora che il Cavaliere Nero è tornato al potere può finalmente liberarci dalle continue offese alla memoria del nostro paese, in verità già molto smemorato di suo. Riuscite a immaginare lo strazio degli ultimi partigiani ancora in vita nel sentirla cantare a sproposito da Santoro in tv qualche anno fa, e poi ancora giorni fa e sempre a sproposito dagli antagonisti a Napoli, che saltellavano sotto la pioggia trasformandola in un coro da stadio? E quanta bile avranno ricacciato giù nel vederla continuamente citata a sproposito sugli striscioni degli occupanti, dei sequestranti, degli anti-democratici studenti della Sapienza? Ora basta, non si può continuare a stuprare impunemente una canzone partigiana, perché i partigiani sono morti per la libertà di tutti e per edificare un nuovo Stato, non per finire strumentalizzati da una sola parte politica. Non si deve mai dimenticare che la sinistra si è appropriata surretiziamente del mito della Resistenza solo con l’andar del tempo, man mano che morivano i testimoni diretti, sfruttando ora le reticenze, ora la sbadataggine, ora le eredità ingombranti, ora la mancanza di memoria del nostro paese e delle altre parti politiche. Oggi la cosa è andata ancora oltre, è uscita dai luoghi tradizionali della politica, del sapere, della memoria, ed è sconfinata in quella zona di violenza urbana organizzata che si mimetizza sotto sigle come sinistra antagonista, disobbedienti, no global, centri sociali. C’è qualcosa di paradossale, un’ironia crudele, nel triste spettacolo di quei ragazzi che cantano quella canzone proprio mentre ostacolano lo Stato (o l’università) nato dal sacrificio di chi quella canzone la inventò. Cantino qualcos’altro. Magari una bella schifezza rap molto alternativa, che li faccia gasare senza offendere nessuno. 

Quanto mi manca il commissario Spada

spada2Ci può mancare qualcuno che non abbiamo mai conosciuto? Tra il 1970 e il 1982, mentre le sue storie a fumetti uscivano sul settimanale cattolico per ragazzi il Giornalino, io ero ancora troppo piccolo per leggerlo: ero fuori target, come si dice. Oggi però scopro che Mondadori ripubblica nel volume "Il commissario Spada. Gli anni di piombo" alcune sue avventure, lo prendo, mi ci appassiono e lo recensisco (a proposito, non dite alla mia capa che ne sto parlando qui prima che esca la recensione…). Mi colpiscono immediatamente due cose: primo, in tre storie il tema è il terrorismo; secondo, Spada era l’unico commissario di polizia del fumetto italiano negli anni Settanta, e non ebbe praticamente successori degni di nota. A me, uomo del 2008, sorge la domanda: perché? Non avrà per caso a che fare tra le altre cose anche con una realtà incresciosa, e cioè che il nostro paese non ha mai chiuso i conti con il terrorismo degli anni di piombo da nessun punto di vista, né giudiziario, né storico, né politico, e nemmeno morale? Tant’è che ancora negli ultimi anni ci sono stati due omicidi, Marco Biagi e D’Antona, firmati con la sigla Nuove Brigate Rosse…

Nuove, ma nate già vecchie, anzi morte. Teniamo sempre presente che il terrorismo italiano era ed è come tutti gli altri tipi di terrorismo e cioè una schifezza immonda, ma rispetto ad altri ha una peculiarità: la sua origine è puramente ideologica. Non avevano e non hanno nessuna causa identitaria da difendere, come può essere per esempio per i baschi dell’ETA o per gli irlandesi dell’IRA. Non avevano e non hanno nessun popolo dietro di loro. Erano e sono soli. Si appellavano alla resistenza antifascista, ma i loro metodi erano fascisti e la loro versione della resistenza era solo un cumulo di balle, e oggi Pansa lo sta dimostrando (non è un caso se tanta gentaglia ha fatto di tutto per metterlo a tacere durante le sue presentazioni finché non le ha sospese). È pazzesco che perfino in Irlanda del Nord si sia arrivati a qualcosa di molto simile a una pace, e invece qui c’è chi continua a usare la violenza per una causa che dovunque abbia vinto ha portato a terrificanti dittature, e dunque ad altro terrore, disumanità, povertà.

Dicevamo, l’origine ideologica. Come si perpetua un’ideologia? Chiudendo gli occhi sulla realtà. Creando ad arte una falsa coscienza della realtà. Come? Con le parole. Dove? Nelle aule di scuola, per esempio, con mezze frasi, reticenze, sottintesi… Con la cooptazione via tessera di un partito, anzi del Partito, il PCI. Il depositario della verità sulla resistenza e sul terrorismo. Serve naturalmente la distrazione della parte politica opposta, quella DC di potere che si disinteressava alla cultura, tanto aveva già il potere, no? Ma torniamo a sinistra. Negli anni del commissario Spada, umile servitore dello Stato, molti intellettuali di sinistra gridavano: “Né con lo Stato né con le Br”. Quanti disegnatori sono nati e cresciuti sentendo quelle parole? Decine, centinaia, migliaia, perché quella raccapricciante neutralità è divenuta piano piano una posizione dominante nella coscienza collettiva, a furia di reticenze, smemoratezza, distrazione. Per comodità e per vigliaccheria si è evitato di approfondire certe cose.

Oggi qualcosa forse sta cambiando, c’è stata perfino un’orazione civile a Milano con lettura di brani del libro di Mario Calabresi. Ma molto deve ancora cambiare. Anche perché oltre alle Nuove Brigate Rosse c’è un altro fenomeno che naturalmente non interessa a certi intellettuali dei miei co***oni: il terrorismo islamico su scala planetaria. Ed ecco allora lo slogan attualizzato: “Né con Bush né con Al Qaeda”. Eh sì ragazzi, perché ci piaccia o no, è Bush che ha reagito per difendere la nostra libertà. Mica l’ONU. Mica D’Alema. Inoltre sarebbe ora di finirla anche con le reticenze su Hamas, su Hezbollah, sull’Iran, su Al Qaeda, sugli esiti della guerra in Iraq, in realtà ben più positivi della vulgata del tiggì delle 20. Che tristezza. Spada mio, dove sei??? Di fronte all’ignoranza, alla malafede, alla confusione, al caos, all’anarchia, io sento il bisogno di uno come te. Di un simbolo che dica dove sta il bene, dove sta il male, e che mostri il lato buono del potere.

Necrologio

Lupin3Mi si è cancellato il post sulla morte del doppiatore di Lupin III, Roberto Del Giudice, avvenuta il 25 novembre. Lo ripropongo in versione ridotta, limitandomi a ringraziare gli amici blogger che avevano condiviso con me la mia tristezza. Ora sono doppiamente triste: mi è morto pure il necrologio…