Repubblica surreale

Mi è capitato sotto gli occhi il titolone di Repubblica di qualche giorno fa: “RUBY, LA RIVINCITA DI BERLUSCONI”. Trasecolo. La più grande macchina del fango della storia del giornalismo, che su quel processo ha sobillato legioni di guardoni, bigotti, corpi delle donne etc, ora se ne esce con un titolo che avrebbe potuto scrivere un Sallusti un po’ scarico? Surreale.

(Pubblicato ieri su facebook)

Marco Biagi fu ucciso da un’ideologia assassina. Non da Scajola

Capisco che c’è la campagna elettorale. Capisco che Scajola è brutto e cattivo. Capisco che la parola “omicidio” associata al nome “Scajola” faccia vendere più copie e più click alle gazzette democratiche, Corriere, Repubblica, Fatto etc., ma non scherziamo, dai. Guardiamo un attimo alla storia.

E’ dal dopoguerra che in Italia i magistrati deformano le leggi del lavoro a favore dei lavoratori e contro le imprese. E se ne vantano pubblicamente. E’ da quando c’è l’articolo 18, che chiunque lo voglia eliminare o riformare rischia la vita. E la società civile, zitta. C’è stato un filo che per decenni, dal dopoguerra in avanti, ha tenuto insieme l’azione di quei magistrati, di quei sindacalisti, di quei politici, e questo filo si chiamava “rivoluzione incompiuta”. A livello ideologico, gli operai erano sacri perché considerati veicoli della rivoluzione comunista. Io magistrato, io sindacalista, io politico difendo gli operai con ogni mezzo, perché ero partigiano, ma gli Alleati mi hanno impedito di fare la rivoluzione. Da questo stesso humus, negli anni 70 è nato il terrorismo rosso. E questo stesso humus 30 anni dopo era ancora vivo, e ammazzava Biagi (in qualche misura c’è ancora oggi, in certe cause tipo Ilva, Marchionne, e nel fronte dei vari “antagonismi”). E’ in questa cornice che va inserito l’omicidio di Marco Biagi.

E la scorta? Ok, allora parliamo anche della scorta. Quanti saranno stati, contemporaneamente a Biagi, quelli che venivano minacciati? Decine, centinaia, migliaia? Eh, già, perché ci sono anche le minacce mafiose o di chissà quanti altri tipi. Ma anche restando solo alle minacce dei terroristi, saranno state decine le persone da proteggere. Dovevano dare la scorta a tutti, per non essere considerati, a posteriori, degli assassini? Diciamoci la verità: se non era Marco Biagi, era qualcun altro. Hanno ucciso quello che non aveva la scorta, e se non era lui, era un altro. Sarà crudo, ma è così. Focalizzare sull’allora ministro dell’Interno Scajola è la solita scappatoia dei magistrati e degli intellettuali per mettersi la coscienza in pace. Il loro solito comportamento tribale, schifoso: sacrificare il capro espiatorio, invece di fare i conti con la storia. E oltretutto, c’è un effetto immediato: un favore elettorale ai manettari tipo Grillo. Ma anche lì, la storia è lunga.

Ah, se vince Grillo! (Profezia che lascia il tempo che trova)

Pare che alle europee supererà anche il Pd. Può darsi. Tutto è possibile, perché tanto l’Europa chi la conosce, dov’è, chi è? Più che un voto, quindi, potrebbe essere un libero sfogo. Rivelatore. Ma rivelatore di che? I meglio commentatori si scateneranno e tireranno fuori all’unisono i soliti argomenti preconfezionati: “un paese sfiancato dalla crisi, stanco di promesse non mantenute, Renzi è troppo lento a fare le riforme, l’Italia si allinea all’Europa peggiore, dove vincono i populismi…” e vai di paragoni, profezie, apocalissi e bla bla bla. Tutte balle. L’unica cosa che non diranno è quella vera: per la sinistra, potrebbe essere l’ultima grande vittoria. Dico per la sinistra “quella vera”, quella a cui Renzi ha appena dato in pasto un deputato, quella “berlingueriana”, e cioè settaria, moralista e populista (qui). Quella che ha partorito Grillo. Eh sì, perché la sinistra non lo ammetterà mai, ma Grillo è sangue del suo sangue. Sete di sangue della sua sete di sangue. Infatti, se a Grillo togli le parolacce e gli abbassi il volume, eccoti un bell’editoriale di Repubblica; se all’editorialista di Repubblica togli 35 anni, eccoti Enrico Berlinguer; se a Berlinguer togli i residui del comunismo, eccoti Robespierre. Sarebbe l’ultima vittoria, dico, perché prima o poi anche loro cresceranno, Renzi smetterà i braghini corti, quella sinistra scenderà sotto il livello di guardia e nascerà una sinistra nuova, che può puntare a vincere anche in Italia. Magari già alle prossime politiche? Chissà.

Nessun complotto contro Silvio. L’aberrazione fu alla luce del sole

A me ciò che fecero o non fecero gli americani e i “tecnocrati” europei a fine 2011 interessa relativamente. Mi interessa molto, invece, ricordare ciò che fecero i nemici italiani di Berlusconi, non solo durante l’isteria dello spread, ma anche prima. E mi interessa il perché lo fecero: per pulsioni tribali travestite da superiorità morale. Per il loro comportamento è inesatto parlare di “complotto”. Infatti, non ci fu né il nascondimento, né una regia unica. Come dice giustamente Zamarion, fu “tutto talmente spudorato da apparire normale: (…) articoli di giornale, interviste, proposte, appelli.” Già prima dello spread, per loro l’Italia doveva essere assolutamente commissariata, e così, quando a fine 2010 l’inetto Fini fallì miseramente la spallata…

I primi mesi del 2011 videro perciò (…) tutta una schiera di fior di costituzionalisti e di pensosi editorialisti di seriosissime gazzette impegnate a perorare la causa di adeguate soluzioni costituzionali al problema Berlusconi, e non mancarono appelli a entità sovranazionali. Fu questa Italia a negoziare e a preparare con l’Europa la dipartita dell’Impresentabile. Ma furono solo la tempesta finanziaria e la crisi dello spread (che non fu il frutto di un complotto contro Berlusconi ma che allo stesso tempo con Berlusconi non c’entrava nulla) a rendere questo disegno possibile. E Berlusconi fu solo la vittima da offrire al Dio dell’isteria collettiva.

Ecco l’aberrazione. Zamarion lo racconta per bene, includendo anche gli errori della stampa amica del Cavaliere. A futura memoria (qui), (qui) e (qui).

ULTRAStupido

Ma sono più stupidi i commenti dei giornalisti o quelli degli ultras? È una bella gara. Per i primi, basta leggere una gazzetta a caso, non fa differenza se è quella dello sport o quella dei giacobini (Repubblica) o quella della Sera: Lo stato tratta con la camorra! Lo stato in ginocchio! L’umiliazione delle istituzioni! Ma va là. C’ha ragione il Foglio (qui). Invece, per sentire un capo ultras, o andate in curva, e vi beccate le loro belluine, violente, smisurate idiozie, oppure ascoltate questi 2 minuti di pacate, misurate, garbate idiozie (qui).

Bondi, Bondi, ma dove vai?

Quando il furbo Fabio Fazio gli rovesciò addosso tonnellate di lava, lapilli e altro fango pompeiano, soffrii per lui (qui). Quando scrisse poesie per Silvio, mi divertii. Ora che abbandona Forza Italia, gli chiedo con affetto, tra l’amicale e il paterno: “Sandro, Sandrone, ma dove vai?” E glielo chiedo non perché pensi che senza di lui crolli tutto, ma perché ho l’impressione che sia ancora troppo sprovveduto, troppo cucciolo, per avventurarsi da solo tra i lupi della politica. Almeno, così sembra, da quello che dice. Cioè, davvero credeva che il suo addio non sarebbe stato strumentalizzato da Ncd e da tutta la gioiosa macchina del fango, eternamente attiva nei media, quando si tratta di sparare merda su Berlusconi? Secondo me, sì, ci credeva davvero (qui). Ed è per questo che sono preoccupato per lui. Dopo tutti questi anni di politica, non ha ancora capito come funziona il gioco. Tu parli del centrodestra, delle magagne del centrodestra, dei tubi che perdono nel centrodestra, ma se lo fai proprio mentre esci da Forza Italia, contro chi credi che sarà usato il tuo discorso? Sveglia! Ma forse Bondi pensa di avere finalmente trovato, al centro, gli amici veri, quelli autentici, quelli che non lo lasceranno mai in mutande. Quelli che accolsero Fini, l’eroe Fini, il fondatore del Vero Centrodestra Fini… o forse era il Nuovo Centrodestra? Non ricordo bene. Ma soprattutto, Fini chi?