Consigli a Benigni & Co

Ora che la sinistra ha scoperto, con un ritardo di soli 20 anni, la necessità impellente di riformare il parlamento – e infatti nei media risuona notte e dì il suo grido unanime e accorato: “superare il bicameralismo perfetto!!” “superare il bicameralismo perfetto”!! – mi aspetto che anche gli intellettuali di regime si adeguino. Compresa la vera ossatura della nostra intellighenzia: i comici. Quelli che fino a ieri hanno campato difendendo la costituzione e dando del fascista a chi la voleva cambiare, saranno costretti a sposare le posizioni che Berlusconi aveva già 20 anni fa. E siccome non sono fessi, non tarderanno a capire che il loro spettacolo di giro intitolato “la costituzione più bella del mondo” non va più bene, così com’è. Urgono modifiche. E qui arrivano i miei consigli.

Prima possibilità: eliminarlo per sempre dal loro repertorio. Vantaggio: per come funziona la memoria in questo paese, nel giro di un paio di settimane sarà come se non fosse mai esistito. Un po’ come il ricordo dei tempi andati, quando Dario Fo e altri illustri campioni dell’antifascismo furono fascisti. Chi se lo ricorda più? E se, malauguratamente, in futuro qualcuno dovesse chiedersi “ma chi è che diceva che era la costituzione più bella del mondo?”, allora sarebbe facile additare Berlusconi. Basterebbe un Crozza che dicesse “Ma ve lo ricordate, quando Berlusconi difendeva a spada tratta la costituzione? Che pensiero conservatore, reazionario, fascista!!” E giù risate.

Altra possibilità: cambiare titolo. Tipo “la costituzione più brutta del mondo”, o “la più barocca”, o “la più paralizzante”, o “la più utile per la CGIL e gli altri concertatori”. No, troppo becero. Ci vuole qualcosa di molto più ipocrita, tipo: “la costituzione più bella da riformare”. Il messaggio, dunque, sarà molto paraculo: “la nostra costituzione è talmente bella, ma talmente bella, che è un piacere anche riformarla.”

Non so come la prenderà l’Associazione Nazionale Partigiani, l’Associazione Nazionale Magistrati, la CGIL e tutto quello stuolo di organizzazioni che in questi 20 anni ha sempre minacciato la pace sociale, non appena Berlusconi pronunciava la parola “costituzione”. Non credo, però, che ci sarà il minimo problema, per Benigni & Co: al pari dei loro politici di riferimento, hanno sempre mostrato di possedere la faccia più bronzea del mondo.

Contrordine compagni: adesso “riformare il parlamento” va bene

Mi colpisce la frivolezza con cui i politici passano di moda in moda. Oggi va forte la “fine del bicameralismo perfetto”. Cioè, più poteri all’esecutivo e diminuzione dei parlamentari.  Tramite tg e altre gazzette, tutti lo ripetono convinti, entusiasti, compatti. Specie quelli al governo, Pd in testa, fanno a gara a chi è più convinto, entusiasta, compatto. Eppure, per loro, da almeno 20 anni a questa parte, riformare il Sacro Parlamento, e cioè toccare la Sacra Costituzione, equivaleva a un peccato mortale, a spaccare l’Italia, a ripiombare nel fascismo e via stronzando. In tutto questo tempo, soltanto un manipolo di arditi, capitanati da Silvio Berlusconi, non ha mai smesso di dire che, invece, era necessario, ed erano anche riusciti a far approvare una riforma in quel senso, nel 2006. Riforma che gli tornò nel didietro proprio grazie a quelli che ora fanno a gara a chi la vuole fare. Ci tengo che rimanga agli atti, a futura memoria, insieme alle mie risate. A questo proposito, Giuliano Ferrara fa un bel ripassino della storia politica di Silvio, in ottica apologetica, ammonendo quelli che pensano sia finito (qui).

La lingua finta delle “pari opportunità”

Quando usi una lingua finta, sei condannato a mentire sempre, che tu lo voglia o no. Questo ho pensato, quando ho visto ciò che hanno fatto quelli del nostro zelante ministero delle “pari opportunità” (nome che più finto non si può): le imperdibili istruzioni per i cittadini davvero rispettosi della cosiddetta “comunità lgbt” (altro concetto che più falso non si può). Naturalmente, in nome della libertà di espressione, ma come la intende il progressismo più spinto. Bell’editoriale del Foglio (qui).

Napolitano: “L’Anm non blocchi la riforma della giustizia”

Oppure: “La Cgil non blocchi la riforma del lavoro”. Le vere notizie sarebbero state queste, ma purtroppo sono solo un mio sogno. Infatti, con i magistrati e con la loro associazione di categoria, Napolitano non arriverebbe mai e poi mai a essere così esplicito. E nemmeno con la Cgil. E nemmeno con il Pd. L’essere espliciti, diretti, implacabili, e soprattutto audaci, è concesso solo con altri. E infatti la notizia vera, di questi giorni, è l’appello del presidente agli infami “golpisti” di Forza Italia, a non mettersi di traverso sulle riforme (qui).

Belgio. E’ legale l’eutanasia sui bambini

Essendo nato in un mondo che riteneva legale e lecito l’aborto, per molto tempo non mi ha fatto troppo effetto. Ora, però, me ne fa. E sentire che in Belgio si può uccidere anche un bambino di 3 anni, me ne fa ancora di più (qui). Ciò che mi fa impressione è che la legge sembra “assecondare” la scelta tragica. Perché di scelta tragica evidentemente si tratta, in casi estremi e disperati. Ma il fatto che ci sia una legge, cambia un po’ le cose. Rende più accettabile quella scelta. Come con l’aborto, si arriva a pensare: “La legge lo permette, perché non lo fai?”

Tutti i populismi “non ufficiali”

Ottima disamina di tutti i populismi non riconosciuti dall’establishment culturale italiano. Populismi veri e propri, che in realtà ammorbano o hanno ammorbato l’Italia, ma che grazie ai loro protettori vengono fatti passare per nuove frontiere della democrazia. A partire dalla “questione morale” per arrivare, invece, ai Forconi, la cui vera specificità è di non avere protettori. Zamax (qui).

Ops, da dove spuntano i Forconi?

Sono altrettanto confusi degli Indignati e degli Occupy – remember? Protestano per tutto e per il contrario di tutto. Guidano trattori e Jaguar. La loro logica è: siccome io non ho un lavoro, nemmeno tu devi lavorare. Complimenti. L’opposizione li coccola e li vorrebbe cavalcare, come fa sempre l’opposizione, con la piazza. Fin qui, tutto abbastanza nella norma. Invece, la vera differenza, rispetto alle piazze di questi anni, è la reazione inconsulta della sinistra, da Letta a Vendola. I Forconi non le piacciono proprio. Per questo, hanno subito gridato alle infiltrazioni di destra. Solito alibi. Ma se si vuole capire davvero chi siano e da dove arrivino i Forconi, bisogna rispondere a queste domande: 1) chi li ha educati a schifare la politica? 2) Chi li ha educati a schifare la mediazione tra gli interessi, mediazione che la politica incarna? 3) Chi li ha educati alla protesta per la protesta, a pensare che basti spaccare tutto? 4) O a pensare che sia lo stato a dover risolvere tutto? Insomma: 5) chi gli ha messo in bocca i concetti di “casta” e di “assistenzialismo”? Siamo proprio sicuri che sia stata solo l’estrema destra?

Vedi anche zamax (qui).

La vera speranza per il Pd (Lettera agli amici di sinistra)

Mi rivolgo a chi, a sinistra, ha ancora la testa sulle spalle. Perché so che anche a sinistra, ce ne sono. Voi che dopo la vittoriosa sconfitta di febbraio 2013 non vi siete disperati. Voi che dopo la sconfitta di Renzi alle primarie 2012 non vi siete disperati. Voi che dopo la vittoria di Renzi alle primarie 2013 non vi state abbandonando al folle entusiasmo. Perché un po’ di entusiasmo va bene, per carità, ma occhio alle facili illusioni. E occhio soprattutto al giacobino che c’è in voi, all’aspettativa della “palingenesi”, della “purificazione”. Concetto brutto, violento, grillino, travagliesco. Fuorviante. Sì, lo so che il vostro giornale, Repubblica, è su quella linea, ma Renzi no. Renzi non si attaccherà alla “questione morale”. Renzi non è giacobino, e questo farà un gran bene sia a voi di sinistra che a noi di destra. A tutti noi italiani.

Ma torniamo a noi. Cercate di non perdere di vista le cose politiche più importanti. Per esempio, che il vero problema del Pd non è che i suoi ex dirigenti sono “vecchi”, o che negli anni 80 erano iscritti al Pci. No. Il vero problema è che dopo il 1989 quei dirigenti non hanno abbracciato la socialdemocrazia. E ancora oggi in Italia non abbiamo un normalissimo Partito Socialdemocratico. Abbiamo, invece, un carrozzone senza né capo né coda che si chiama Pd, manco fosse stato fondato negli USA e non in Italia. Cattolici, comunisti, cattocomunisti, giacobini, socialdemocratici: tutti dentro!

Certo, sono d’accordo con voi, Renzi sembra aver dato una scossa. È giovane, ha verve, le ha già cantate perfino ai sindacati, cosa notevole. Ha detto addio al bicameralismo perfetto, facendo quasi commuovere anche me. Negli anni 80 non era certo iscritto al Pci, al massimo alle Giovani Marmotte. Ok, ma basterà? Cioè, basterà a sciogliere tutti gli equivoci, che tanto male fanno al Pd e che privano l’Italia di una sinistra decente, politicamente presentabile? Basterà a far sì che si recuperino i 20 anni che avete perso a gettare monetine addosso a Craxi e a Berlusconi?

Piccola digressione storica. Dopo il crollo del Muro, nella sinistra avrebbe dovuto succedere questo: i comunisti defluire all’estrema sinistra; i cattolici defluire nella destra, dalle mie parti; i giacobini rimanersene confinati negli editoriali di Repubblica; e un manipolo di politici audaci dettare la linea, dicendo pubblicamente: “Ragazzi, scusate il ritardo, ma ora finalmente diventiamo socialdemocratici”. Invece no. Col tempo, i giacobini di Repubblica presero il potere, e tutti gli altri dietro, ubbidienti come soldatini dell’Armata Rossa. Felici di non essere obbligati a costruirsi una linea politica, tanto c’era il male assoluto da combattere. Fine della digressione storica.

Renzi si presentò come “Rottamatore”. Concetto che a voi è subito apparso grandioso, ma che in realtà ha un orizzonte limitato. Infatti, oggi che ha vinto, non ha già più senso. Oggi, non a caso, è passato al “cambiamento”. Altro concetto che può far sognare, vedi Obama, ma anch’esso è vago, troppo vago. Che cambi? Per andare dove? Vedremo.

Ma intanto, sentite come suona meglio “socialdemocrazia”. Sa di progressismo, come piace a voi. C’è la democrazia, dentro, e c’è quella missione sociale, solidaristica, egualitaria quanto basta, che vi piace così tanto. Ecco, pensate che rivoluzione (rivoluzione, altra parola che vi piace tanto), se cambiaste il nome in Psd. Il giorno dopo, i cattolici, i comunisti e i giacobini se la darebbero a gambe. Ecco, questa è la vera, grande speranza, per la sinistra, per la destra e per l’Italia. Da lì verrebbe tutto il resto.

Io Renzi lo misurerò in quest’ottica. Finora è stato un bravo amministratore locale, un buon affabulatore, è un cattolico, vuole essere il nostro piccolo Blair in braghe corte. Sarà solo l’ennesimo equivoco della sinistra? O riuscirà a fare qualcosa di buono?

Intanto, voi pensate bene in cosa sperare, politicamente parlando. Meglio una speranza difficile, che una facile illusione. O no?