Pres. Prodi, i “migliori” ti chiedono scusa

Ci fu un tempo in cui i sedicenti “migliori” tra gli italiani chiedevano scusa a chiunque, tedeschi, Obama etc., per i comportamenti dei “peggiori”, soprattutto dell’allora capo del governo Silvio Berlusconi, naturalmente. Un gesto che voleva manifestare distinzione, diversità, superiorità. Io, invece, l’ho sempre ritenuto una boiata odiosa e ridicola, con sottofondo settario e offensivo. Non a caso, oggi un pezzo della sinistra lo rivolge contro un altro pezzo della sinistra. Nello specifico, i renziani di Milano ce l’hanno con quei franchi tiratori del Pd che in parlamento umiliarono Prodi, candidato al quirinale.

Boiata dei renziani (qui)

Piccolo esempio di boiata del passato (qui)

Annunci

La sinistra, il presidente e la Costituzione

Avete presente quell’atteggiamento fiero e intransigente, che hanno moltissimi a sinistra, quando si parla del ruolo del presidente della repubblica? Non solo i politici, eh, anche gli elettori. Sembrano i custodi di un tempio e del suo idolo immutabile: la Costituzione. In realtà, dietro quella ieraticità c’è una gigantesca dose di ipocrisia e di strumentalità: la costituzione è solo un’arma come un’altra, all’interno della loro guerra totale contro il nemico Silvio Berlusconi. La storia lo dimostra, e infatti, in futuro, cose del genere si leggeranno sui libri di testo. Oggi, invece, solo nella rubrica di Massimo Zamarion (qui):

 “Per molti decenni all’Italia progressista piacque la figura del presidente firmaiolo, soprammobile della repubblica. (…) Poi arrivarono i governi Berlusconi, e i presidenti della repubblica si sentirono in dovere di fargli da tutori, e cominciarono a mettere il becco su tutto. E la repubblica – nel pieno rispetto della Costituzione, s’intende – cominciò a diventare presidenziale per far fronte al pericoloso cripto-presidenzialismo berlusconiano, negatore della Costituzione.”

Gli ubriachi del 25 aprile

Stupido io, a votare la destra di Berlusconi. Per di più gratis!! Ma dove avevo la testa? Eppure lo sapevo benissimo che Silvio compra tutto e tutti. Mannaggia a me, chissà gli altri milioni di elettori, quanto hanno preso cadauno! Avrei dovuto trattare, simulare con astuzia qualche incertezza, farmi almeno risarcire in anticipo per tutti i fischi che mi sarei beccato anche questo 25 aprile, come ogni anno. Ah, ma la prossima volta chiedo il rimborso! Intanto, mi associo all’opinione di Massimo Zamarion, compagno di lotta e di governo, fratello di latte e di Letta, nel senso di Gianni e di Enrico. Viva il governissimo, viva le larghe intese, viva l’inciuciooo! (qui)

“Per fare la Thatcher bisogna vincere le elezioni”

Mercoledì scorso, a Matrix, Oscar Giannino ha spiegato ai gentili convenuti tre o quattro cosette. Primo: benché in Italia si stia discutendo da giorni e giorni di presunte “liberalizzazioni”, in realtà in tutto ciò che ha fatto il governo Monti c’è solo una, e dico una vera liberalizzazione, quella che riguarda il gas. Invece, aumentare il numero di tassisti, farmacisti e notai, lasciando però che a gestirlo sia comunque lo stato (o altre autorità) non significa affatto liberalizzare. Così come lasciare intatte le corporazioni, e lasciare intatto il loro il monopolio su certe funzioni etc. Ma va beh, uno può dire che è un primo passo, meglio di niente. Secondo concetto: il vero nodo da risolvere è politico, perché è la politica che deve finalmente dire con coraggio ciò che si sa da tempo, e cioè che la pioggia di soldi pubblici è finita. Non ce n’è più. Il mammellone dello stato è a secco. Zero, nada, nisba. Terzo concetto: che le “vere liberalizzazioni”, come le benedette “riforme strutturali” e tutti i cambiamenti epocali, non le può comunque fare un governo tecnico. Le deve fare una maggioranza eletta dai cittadini. Che è esattamente ciò che in questo piccolo blog vado sostenendo da tempo, sulla scorta di pochi altri blogger ed editorialisti liberali, ma in assoluta controtendenza rispetto a tutti i giornaloni, tutti i programmoni e tutti i sapientoni che non sanno fare altro che ostentare il loro disprezzo per quella che chiamano “Casta” e blaterare all’unisono tutte le parole d’ordine del momento, “Crescita”, “Rigore”, “Lotta all’evasione” etc. E pensare che mi è toccato perfino sentir citare Giannino per sostenere che mi sbagliavo, povero stolto berlusconiano che non sono altro. Ecco la sua mirabile sintesi, in risposta a chi ancora vuole illudersi circa i mirabilissimi salvatori della patria: “Per fare la Thatcher bisogna vincere le elezioni.”

Quei surreali festeggiamenti

Vale la pena fare qualche considerazione sui surreali festeggiamenti di sabato davanti al Quirinale. Non solo dal punto di vista politico, ma anche simbolico, per capire com'è messa, mentalmente, la sinistra.

1. Per prima cosa, quel rito del capro espiatorio va messo in parallelo con il precedente applauso liberatorio, in aula, per Monti. Non fatevi ingannare dai dettagli, ma andate alla sostanza: in un caso è un andare "contro" sempre e comunque, mentre nell'altro caso è un essere "a favore" a prescindere. Cos'hanno in comune? Cervello, zero. Politica, zero. In realtà, "capro espiatorio" e "salvatore della patria" sono due facce della stessa medaglia. Una medaglia di latta. Un modo di pensare che non si fonda sulla faticosa costruzione di un'opzione politica, ma sulla sterilità politica. Sterile è, infatti, il facile tentativo di distruzione dell'avversario trasformato in nemico, e sterile è anche il simmetrico richiamo alle "istituzioni", alla "costituzione", alla "responsabilità", che sono il fondale della politica, ma non costituiscono un'opzione politica, come si sforzano inutilmente di farci credere da anni. Da qui viene anche il ridicolo entusiasmo preventivo per quello che viene definito "governo del presidente" (titolo di Ezio Mauro, ieri!!). Insomma, quei poveretti in piazza, in parlamento e sui giornaloni forse credono davvero di essersi liberati di una minaccia reale alla democrazia, che si meritava l'ordalia infinita di antipolitica, di pm compiacenti, di intercettazioni a senso unico, di commenti stranieri sbandierati con orgoglio, in perfetta tradizione antiitaliana, di ore e ore di autoconsolazione quotidiana. Ma non è così. In realtà, quella minaccia non è mai esistita, è sempre stata solo il frutto della loro stessa mentalità. E' un cerchio tra incubo e rito tribale, è fatto apposta per eternare se stesso, e può essere spezzato soltanto da una loro inziativa: scegliere la loro identità politica, e cioè diventare socialdemocratici. L'unica cosa costruttiva, ma l'unica che si rifiutano di fare. Che sabato sia stata solo l'ennesima illusione del gran finale col botto, lo si vede anche dai particolari, come il ripetersi del vecchio rito del lancio delle monetine, tipico dei “sinceri democratici” di vecchia tradizione anti-Craxi e anti-Dc. Ieri Rafael, oggi Quirinale, domani chissà.
 
2. Gli allegri sbandieratori fingono di non sapere che sconfitti erano e sconfitti sono rimasti. Non solo nelle urne, ma anche e soprattutto dopo. Infatti, u
n sistema bipolare, per stare in piedi anche dopo Monti, ha bisogno di due gambe. E se il centrodestra in questa tornata si è dimostrato essere poco più di una mezza gamba, incapace di reggere da solo e fino in fondo la responsabilità di governo, dall’altra parte non c’è proprio nulla di nulla, nemmeno un moncherino, un osso, un unghia. Niente. In tre anni, non sono riusciti a mettere insieme un'alternativa che fosse più credibile di quel governo che hanno fatto di tutto per fare apparire come il meno credibile della storia dell'umanità. Né i famosi mercati, né l'Europa, né Obama, né Sarkozy – insomma, nessuno degli impiccioni che amano tanto farsi i cazzi nostri – nessuno al mondo ha giudicato che ci fosse in giro una parte politica più credibile di Berlusconi. Come, invece, è accaduto in Spagna e in Grecia. Come accadrebbe anche in America, Francia etc. In questo ambito, i meglio commentatori non sono da meno: non se ne vede manco uno che metta al muro il Pd per questo motivo. Ieri c'era l'emergenza B, oggi c'è l'urgenza di incensare Monti. Forse aspettano che Monti gli conferisca la loro identità politica con un bel decreto legge? Bah.
 
3. Tutto quel ridicolo sventolare di bandiere tricolori dovrebbe servire, secondo loro, anche a un’altra cosa. A dire: l’Italia è cosa nostra.
Ma davvero gli sventolatori della mia bandiera vorrebbero farmi credere che la mia parte politica non è italiana? Che il mio voto non era valido perché è andato per 5 volte all'occupante straniero? Forse all'austriaco? Al franzoso? Al barbaro? Ma mi facci il piacere, direbbe Totò. Vedi anche il giornale servo del Pd, l'Unità, che parla – ma chi se lo aspettava! – di “Liberazione”. Liberazione dall'occupante straniero, appunto. Del resto, lo aveva detto meno di un mese fa, Bersani: “Liberate il Molise, che noi libereremo l'Italia!” Come politico non vale una cicca, ma come profeta ha un grande futuro, sto Bersani.
 
Morale: questa è la mentalità e, statene certi, tra solite reticenze e soliti attacchi frontali, non finirà tanto presto.
———–

Salviamo l'antipolitica dall'estinzione! / 1

L'antipolitica è un fenomeno che può vantare mille specie diverse, come una pianta fantastica e sorprendente. L'Italia è la terra dove il suo glorioso seme attecchisce meglio e dove dà il meglio di sé, fin dalle sue origini, che si fanno risalire alla plebe romana e al suo mormorio indignato: “E’ tutto un magna magna”. L’italico suolo può vantare tutte le specie di antipolitica, anche quelle sconosciute in altri climi. Ma all’orizzonte si profila un grave pericolo. Infatti a partire dal 2013, data in cui Silvio Berlusconi ha dichiarato che lascerà, l’antipolitica sarà a rischio estinzione. Per scongiurare il conseguente impoverimento della flora, è doveroso agire in tempo per salvaguardare tutte le specie, una per una, trapiantandole in vivai appositi e ricreando le condizioni migliori per il loro inesauribile proliferare. Il mio umile contributo a questa nobile causa democratica è il primo di manuale al mondo di istruzioni per la coltura delle sue specie, ciascuna con il proprio scopo, la propria mission. Oggi le prime 4, domani le altre 4.

"Spaccatutto Ferox"
Mission: La politica non serve più, la società fa schifo: purificare tutto con la violenza.
Piantagioni più estese: Black bloc, No Tav di Val di Susa, centri sociali, disobbedienti, antagonisti.
Fiorisce e prolifera nell’oscurità. Ama la luce delle auto in fiamme, odia l’odore dei fumogeni. Nutrire con un mix di ignoranza e ribellismo. Se si è intellettuali o preti di strada, e se si scrive su testate nazionali o si è ospiti nei salotti buoni della tv, innaffiare abbondantemente con citazioni colte e riferimenti agli eroici rivoluzionari del passato, compreso Gesù naturalmente, senza tenere conto del loro contesto storico o religioso.

“Cyber-Messia”
Mission: La politica non serve più, la società è arretrata: aggiornare tutto tramite la rete.
Terrazzamenti: Beppe Grillo.
Non sopporta l'esposizione alle categorie classiche, destra e sinistra, socialismo e liberalismo, progressismo e conservatorismo. Pianta carnivora particolarmente adatta al naturale rinnovamento della società, essendo molto ghiotta delle carni flaccide e putrescenti dei vecchi. Orientata sempre e soltanto verso i giovani i-gnoranti ma i-struitissimi su i-nternet, supergiovani e giovanilisti di ogni età.

"Bella Politica"
Mission: Risacralizzare la politica dopo che è stata profanata da Berlusconi.
Giardinieri più accreditati: Bersani, Bindi, Fini.
Trattasi della specie in assoluto "migliore". Infatti, è la più perfetta metamorfosi della politica nel suo contrario: la nonpolitica. Concimi preferiti: antifascismo settario, moralismo senza morale, politicamente corretto, programmi indecifrabili, ribaltoni responsabili, alleanze improponibili. Per risacralizzare la politica, tagliare nettamente le radici che la legano alle parti più vive della società, e piantarla all’ombra del sepolcro della Costituzione. Attendere che cali l’oblio sulle radici comuniste, e poi rabboccare con terra del nobile suolo della Patria, in usufrutto esclusivo perché lasciato in eredità dal Partigiano Rosso (il mito è falso, il testamento è altrettanto falso, ma regolarmente depositato presso i dottori della legge dell'Anm). Cattolicesimo sì, ma solo quello adulto. Eutanasia sì, ma solo con dolcezza. Deridere l'erbaccia italiota e sbandierare con orgoglio tutti gli insulti provenienti dall'estero, che confermano la "migliorità" dei "migliori". Questa specie incoraggia le più spietate forme di parassiti come “Spaccatutto Ferox” (vedi sopra) e “Manetta Salvatrix” (vedi sotto), e poi si stupisce perché essa ne risulta indebolita anziché rafforzata. Sussurrarle di continuo paroloni altisonanti con la massima gravità, evitando tuttavia ogni riferimento compromettente alla propria parte politica, quella socialista, atteggiandosi a entità super-partes: tutti presidenti della Repubblica e del Csm. Varietà novembrina: "In nome del popolo italiano".

“Non Ti Scordar Di Lenin”
Variante più nostalgica della “Bella Politica” (vedi sopra), mantiene con orgoglio il suo radicamento nel terreno infruttuoso e dannoso del “comunismo buono”, e ciurla nel manico con “Spaccatutto Ferox” (vedi sopra). Floricultura Vendola & Diliberto. Ufficio vendite: il Manifesto. Pianta particolarmente sensibile e poetica, abbisogna di un uso smodato di fertilizzante politicamente corretto per aiutarla ad arrampicarsi sugli specchi, tipo edera. Difende con estrema naturalezza sia gli operai sia il ritorno a un mondo preindustriale, dove gli operai manco eistevano. Difende a oltranza anche la sindacalizzazione della scuola, roccaforte ideale per diffondere i semi dell'ignoranza. Non accetta concimi OGM. No occidente, no capitale, no petrolio. Sì dittature purché antioccidentali, sì deboli, sì ultimi, sì palestina, sì terzomondo. Caso unico al mondo di fecondazione femmina con femmina, per cui evitare di offenderla con atteggiamenti e sessualità maschili (scusate la parola). Il veleno prodotto da fusto e fogliame paralizza la società. Posto fisso: per tutti.
(1.Continua)
————–