Origliando il programma del Pd

origliareDopo l’uscita di scena di Veltroni.
Dopo la fine del sogno di avere un partito di sinistra a vocazione maggioritaria.
Dopo le 258 pagine del programma del Mortadella.
Finalmente arrivano, per le elezioni amministrative e per le europee, i primi segnali di un coraggioso cambio di rotta.
Privilegiata la sintesi, il programma del Pd avrà solo 5 punti.
Li ho raccolti origliando spudoratamente qua e là, spulciando attentamente le rare dichiarazioni sibilline estorte a fatica dai giornalisti ai raffinati protagonisti, sforzandomi di cogliere i più piccoli indizi di strategie non ancora di dominio pubblico.
Ve li riporto così come li ho capiti io.

1. Berlusconi è un pedofilo.

2. Gli amici di Berlusconi sono ladri.

3. L’Italia è in pericolo.

4. La Lega è razzista.

5. Gli ex An sono fascisti.

Come dite? Non sembra una linea politica, né tantomeno un programma? Non avete tutti i torti, ma questo ho trovato. Se tra voi c’è qualcuno che ha capito qualcosa di più, lo ascolto.

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L'accusa preventiva di razzismo

gad lernerIn piazza e in tv l’insulto non è più “Capitalista!”, ma “Razzista!”. Per la gioia di terroristi e scafisti.

Qui da noi, in occidente, l’accusa di razzismo è un’arma molto potente. La sua potenza sta tutta nelle immagini evocate, veri e propri mostri che si agitano nella nostra coscienza: le sanguinose battaglie civili americane, l’olocausto, Hitler. Fuori dall’occidente, invece, non è così per tutti. Per i fondamentalisti islamici, che negano l’Olocausto e sono razzisti contro gli ebrei, l’accusa di razzismo è solo uno strumento retorico, che hanno imparato da noi e che usano efficacemente contro di noi.

Ma partiamo dalla nostra piccola, cara Italia. Un’arma così potente andrebbe maneggiata con cura, e invece c’è chi ne fa uno strumento di propaganda politica. L’emblema di questo atteggiamento è Gad Lerner. Lo prendo come emblema, ma anche come caso paradossale. Infatti, pur essendo ebreo e occidentale, e quindi vittima sia del razzismo sia dell’anti-occidentalismo, continua imperterrito a dare una mano ai suoi carnefici.

L’accusa di razzismo è uno dei cardini retorici delle sue uscite pubbliche e del suo programma tv per intellettuali di sinistra. Per Gad e i suoi affezionati, se hai qualcosa da eccepire sui comportamenti di certi immigrati, o sull’immigrazione senza limiti, sei un razzista. Essi sanno bene che l’accusa di razzismo ha delle conseguenze. Vediamo quali. Sul piano personale, ti inibisce. Ti fa sentire sporco e cattivo. Oppure ti fa incazzare. Oppure ti fa sprecare tutto il tempo del tuo intervento in tv solo per discolparti da un’accusa infondata.

Poi c’è il piano culturale, strettamente legato. Finché ci si sente sporchi e cattivi, è difficile uscire dall’isolamento, mettersi insieme ed elaborare un pensiero diverso da quello dominante in campo culturale. A questo problema, per fortuna, sta ponendo rimedio la politica. Nel tempo, infatti, le vittorie di Lega, An, Fi, hanno segnalato con forza che c’è una parte del paese che non ne può più della religione di Gad Lerner.

A tutta questa gente deve essere data un’alternativa. Chi è giustamente incazzato deve trovare un riconoscimento sociale e politico. Altrimenti lo sbocco naturale sarà la violenza. Strano che a non capirlo siano proprio quelli che in passato si sono battuti così strenuamente per i più deboli, per i senza tutele, per il proletariato. Strano che non vedano in Francia, in Inghilterra e in Olanda il fallimento del multiculturalismo fondato sul relativismo. Non sarà, forse, che la loro cecità sia dovuta ai loro vecchi schemi ideologici? Più che un dubbio, una certezza.

Serve, invece, un pensiero che sradichi il presupposto falso, ideologico, che ammorba da decenni il nostro dibattito pubblico e le nostre scuole: noi siamo i colpevoli, gli immigrati sono le vittime. Quindi loro hanno tutti i diritti di venire qua e reclamare la loro parte. Loro hanno perfino il diritto di diventare terroristi e di ammazzare occidentali e israeliani. Viceversa, noi a loro non possiamo chiedere nulla. Sono nostri creditori da qui all’eternità. E così, per esempio, fermare l’orrendo commercio di uomini tra la Libia e l’Italia sarebbe ingiusto. Fare sloggiare chi occupa abusivamente appartamenti che spettano a italiani sarebbe ingiusto. Impedire che vengano assegnati posti all’asilo a figli di clandestini sarebbe ingiusto.

Al fondo di questa idea ci sono i rimasugli della vecchia strategia dell’U.R.S.S., che aveva capito bene come sfruttare la sinistra occidentale come proprio cavallo di Troia. Il messaggio dell’U.R.S.S. era semplice e chiaro: il capitalismo è la radice di tutti i mali. Il capitalismo genera tutte le guerre e tutte le ingiustizie del pianeta. A quei tempi, la soluzione proposta era la rivoluzione comunista, che avrebbe portato alla “Pax sovietica”. Oggi sono cambiati i musicisti, ma la musica è sempre la stessa. L’U.R.S.S. non c’è più. I rivoluzionari, quelli veri (Cuba etc.), sono in triste declino (ma non innocuo, purtroppo). I rivoluzionari finti, i salottieri, i fighetti, sono diventati tutti terzomondisti, ambientalisti, pacifisti, equi & solidali etc.

E chi c’è, oggi, al posto dell’U.R.S.S., in funzione anticapitalista? Il fondamentalismo islamico. I fondamentalisti islamici negano l’Olocausto. Del razzismo, di per sé, non gliene importerebbe nulla. Anzi, essendo razzisti loro per primi contro gli ebrei, sarebbe meglio che stessero zitti. E invece, infiltrandosi tra gli immigrati loro compaesani, fomentano l’odio contro di noi. Parlano, gridano, accusano. E indovinate chi fa da cassa di risonanza? L’Onu. Ma su questo tornerò in altro post. E oltre all’Onu, naturalmente, Gad e i suoi soci. Che non ci urlano più “Capitalista!”, ma “Razzista!”.
Per la gioia di terroristi e scafisti.

Il significato della Chiesa

chiesa_luceUn’implacabile legge divina vuole che l’Italia pulluli di anticlericali inferociti. In qualunque punto della penisola, Vaticano compreso, ci sarà sempre qualcuno pronto a saltare su e a tirarti fuori tutte le magagne della chiesa. La vecchina arzilla va con le crociate, il comico attacca con l’inquisizione, il fruttivendolo accompagna con i preti pedofili irlandesi, in un crescendo incontenibile. Si può negare le crociate e l’inquisizione? No*. Si può negare che negli istituti cattolici irlandesi siano avvenute violenze ai danni di poveri bambini innocenti? No. Ma pur in mezzo a tutto questo non si deve perdere di vista il vero significato della chiesa. Un significato legato al suo vero fondamento: il regno di Dio. Che non è il Vaticano, tanto per essere chiari. A ricordarci quale sia il vero significato della chiesa è Ratzinger sul Riformista dell’8 maggio, con un testo inserito in Elogio della coscienza, che raccoglie suoi interventi pronunciati tra il 1991 e il 2000. Purtroppo non riesco a trovare il pezzo su internet.

Ratzinger afferma che è un errore quando gli stessi uomini di chiesa considerano Dio qualcosa che viene dopo l’uomo e dopo i suoi problemi concreti. Non si può pensare che

prima di tutto debbano essere risolti gli urgenti problemi economici, sociali e politici, e poi, in tranquillità e pace, possiamo parlare anche di Dio. In questo modo è pervertita la verità delle cose, noi annunciamo una sapienza nostra e un regno umano, mentre occultiamo la luce vera, dalla quale tutto dipende, sotto il velo delle nostre idee e iniziative.

Troppi uomini di chiesa, pur animati da nobili intenzioni, la pensano così, o lasciano intendere di pensarla così, allo scopo di creare una sponda alla società civile e alla solidarietà "laica". Sono, per esempio, quelli che dopo Ratisbona non hanno difeso il Papa (anche perché non hanno nemmeno capito che cosa stava dicendo). Ma mettere tra parentesi Dio, ossia agire e parlare "come se Dio non ci fosse", per la chiesa è un suicidio sia teologico che pratico. Così si finisce per confondere le acque e intorbidare la luce.

La confessione del Dio vivente, che ci dona la via e la vita, non risplende abbastanza in essa (nella Chiesa, ndr) e da essa. A questo fatto si può applicare ciò che il Signore dice dell’occhio, lucerna del corpo, dal quale dipende se tutto il corpo sarà luminoso o tenebroso (cfr. Mt 6,22s). La Chiesa è chiamata ad essere l’occhio nel corpo dell’umanità, per il quale si vede ed entra nel mondo la luce divina.

Quanta verità in questa immagine. Quanta bellezza.

* update venerdì 25: non le si può negare, ma occorre ridimensionare di molto i contorni, il peso, le dimensioni, e in definitiva correggerne il significato storico. Vedi Reginadistracci nel commento #10.

Bush e le donne del Kuwait

kwVi ricordate il Kuwait, il paese che fu liberato da George Bush senior con la prima guerra del Golfo, dopo l’invasione da parte di Saddam Hussein? Per certi detrattori, quella guerra fu fatta unicamente per gli schifosi interessi petroliferi dei Bush. Gli stessi schifosi interessi che avrebbero causato la guerra cominciata nel 2003 da Bush junior e non ancora terminata, purtroppo. La guerra che ha portato alla caduta del dittatore e alla nascita della ancora fragilissima democrazia irachena.

Ecco, non sarà tutto oro quel che luccica, ma l’oro nero del Kuwait comincia a luccicare. Infatti oggi in quel paese, sempre retto da una dinastia islamica ma non più confinante con una dittatura sanguinaria, sono state elette per la prima volta 4 donne. Il Corriere nota: "Dal voto di ieri è emersa anche un’importante perdita di consenso dei fondamentalisti musulmani, che sono passati da 24 seggi ai 16 attuali". Gli integralisti sono dei signori che sostengono un pensiero da loro attribuito* a Maometto: "un paese non può prosperare se guidato da donne". Infatti, "votarle è peccato". Riassumendo, crollo degli integralisti e prima vittoria delle donne. Secondo voi il merito di tutto ciò va più ad Ahmadinejad, a Saddam o a quegli schifosi dei Bush?

*update 25 maggio: grazie a Ivan per la segnalazione.

Accadde a novembre

giorgiaGiorgia Meloni, ministro, ministra o ministressa della Gioventù di cui mi sono già occupato in questo blog, mesi fa si recò in visita ai giovani delle scuole di Napoli. Durante un dibattito piuttosto acceso, i ragazzi si scatenarono con domande e prese di posizione. L’affermazione più stupefacente fu di una ragazza:

«Se uno guadagna poco e compra roba contraffatta fa bene, ognuno ha diritto a una vita dignitosa – spiega – e poi lo Stato Pontificio è il primo rappresentante della Camorra…»

Primo: "una vita dignitosa". Ma sarà vero che una vita dignitosa è possibile solo indossando abiti firmati?
Secondo: "il primo rappresentante". Il Papa affiliato alla camorra? Il Papa capo della camorra? E poi, che c’entra la Meloni con lo Stato Pontificio?
Bah.
Se questi sono i suoi giovani, povera Napoli.

Cosa mi ha lasciato don Gianni Baget Bozzo

bagetMi ha molto colpito la morte di don Gianni Baget Bozzo. Molto più di quanto mi potessi aspettare. Quasi quanto se lo avessi conosciuto di persona. Sarà perché sentivo una grande vicinanza intellettuale. Certo, in tv a volte farfugliava. E anche sulla carta non sempre era cristallino. Ma il suo sguardo lucido mi ha aiutato a vedere molte cose. La più importante l’ha ribadita commentando il discorso di Berlusconi il 25 aprile.

È la sua visione della politica italiana dal dopoguerra fino a oggi. La politica italiana del dopoguerra è caratterizzata – tra le altre cose – da un irresistibile anelito rivoluzionario. Tutto cominciò quando un partito ora scomparso, il Pci, si appropriò della resistenza e della costituzione. Di più: trasformò a suo uso e consumo la resistenza, dandole il significato di una rivoluzione rimasta incompiuta. I partigiani sarebbero stati tutti dei piccoli Lenin! È bene fare attenzione a questa fantomatica “rivoluzione incompiuta”, perché è la stessa idea che a un certo punto è stata adottata e applicata con rigore dai rivoluzionari anni 70, i terroristi rossi. Ma non è finita. All’inizio degli anni 90 l’urgenza rivoluzionaria riermerge. Questa volta per via giudiziaria: via la Dc, via Craxi.

E oggi? Oggi, tanto per cambiare, spopola l’idea che in Italia vada fatta una rivoluzione. Non più per instaurare il comunismo, bensì per instaurare la democrazia. Come se vivessimo sotto una dittatura! Questa idea folle accomuna la gente più diversa: più di uno del Pd, tribuni come Grillo, e tanti, tanti, tanti tra quelli che hanno un’occupazione intellettuale: scrittori, filosofi, registi, attori, comici, presentatori, disegnatori, pubblicitari. Da segnalare gli intellettuali che si sono raccolti intorno a Di Pietro (Vattimo, Magris etc.). Riassumendo: prima i partigiani, poi i terroristi, poi i magistrati, poi veline come Flavia Vento e Beatrice Borromeo: l’idea della rivoluzione ha arruolato un po’ di tutto, tra volenti e nolenti. Ma qual è la conseguenza politica? Che oggi in Italia non esiste più la sinistra. Politici come Craxi, che hanno provato a traghettare la sinistra italiana verso la modernità, cioè verso un’identità socialdemocratica, non ce l’hanno fatta. E non ce la faranno mai, finché le menti migliori sprecheranno energie nel vano sforzo di instaurare una fantomatica “democrazia compiuta”, che manco loro sanno cosa sia.

Per fortuna, nel frattempo, in Italia è successo anche dell’altro. La gente ha democraticamente legittimato Berlusconi. E con lui la destra. Una destra che ha finalmente fatto i conti col suo passato. Così, è stata legittimata una visione diversa dell’Italia e del 25 aprile. Un 25 aprile e un’Italia fondati sulla libertà. La libertà intesa come valore, come fatto prima di tutto spirituale. È questa libertà che fonda la Costituzione, e non viceversa. Solo così la resistenza può tornare ad avere il suo vero significato: un moto di liberazione, e non una rivoluzione. E l’Italia potrà finalmente diventare la patria di tutti gli italiani e non più il balocco di un manipolo di intellettuali rivoluzionari.
Grazie anche a don Gianni Baget Bozzo.

La verità? Ma chissenefrega!

santoroEleggo mia eroina della settimana la ragazza che ieri sera ad Annozero ha sbattuto la verità in faccia a Santoro. Il quale, caso strano, si è tappato le orecchie e ha fatto i versacci, come il bambino capriccioso che si rifiuta di ascoltare le cose sgradevoli. Ma andiamo con ordine. Dapprima, l’avvenente fanciulla seduta tra il pubblico ha difeso con fermezza il diritto delle belle donne di fare politica. Sacrosanto. Invece di criticare a vanvera le persone e di discriminarle solo per la loro avvenenza, gli ipocriti guardino a come lavorano. Ma il capolavoro è venuto dopo un servizio del sempre ottimo Sandro Ruotolo, sguinzagliato da Santoro nel napoletano a caccia del sordido a tutti i costi, anche dove il sordido non c’è. A caccia del pedofilo anche dove il pedofilo non c’è. Al termine del penoso servizio, quando ormai era chiaro a tutti che contro Berlusconi non c’era nulla di rilevante, né sul piano politico né giudiziario né personale, la soave fanciulla prorompeva in un commento liberatorio: “Ma chissenefrega!” Santoro e i suoi chiedono spiegazioni, e lei le fornisce più o meno in questi termini: “Ma chissenefrega se Noemi ha mandato il suo book fotografico a Mediaset quando aveva 16 anni! Qui il problema politico è che non c’è un’opposizione credibile. E finché gli argomenti dell’opposizione saranno solo queste accuse infondate, non sarà mai credibile”. Brava! Anzi, bella e brava.