Quando la burocrazia schiaccia la vita

La vita ha una sua immediata verità. Una verità che solo il sentimento può cogliere. A volte questo sentimento rimane tale, ed è giusto così. Altre volte invece c’è qualcuno che si incaponisce e vuole trasformare questo sentimento in qualcosa di più solido e di più duraturo. Un po’ come quando ti innamori e decidi di sposarti. Trasformi l’innamoramento in qualcosa che va al di là di esso, con una decisione che mette insieme la testa e il cuore. Ora, per me le regole, le istituzioni, il necessario lato burocratico della vita, dovrebbero essere al servizio della vita e delle sue infinite espressioni, per conferire quell’oggettività che un sentimento non può avere. Ma ci dovrebbe essere qualcuno che vigila affinché questo accada, altrimenti la burocrazia si sgancia dalla vita, impazzisce, si avvita su se stessa e si arriva all’assurdo, come nel caso raccontato oggi al Foglio da una lettrice. In estrema sintesi, lei e il marito volevano adottare un terzo figlio, e dopo estenuanti colloqui, 17 mesi di attesa e un riscontro molto positivo, il responso fu negativo. "Il nostro benessere era eccessivo per permetterci il lusso di rischiare l’avventura. Proprio così. Lo Stato italiano in forza nel maggio 2007 decideva che non avevamo il diritto di cambiare il nostro menage con l’introduzione di un ingrediente ignoto, con la possibilità che la sorpresa, l’adattamento al nuovo, il lavoro per accogliere una vita diversa ci rendesse meno socialmente gradevoli". Ferrara risponde: "I controlli sono necessari, un grado di rigorosa formalizzazione è auspicabile, ma in queste pratiche e responsi assurdi circola quella particolare idea di supremazia dello stato sulla famiglia, della funzione ispettiva e notarile su quella materna e paterna". Come dargli torto?

Juno, ode alla freschezza

junoUn film davvero bello. Fresco, semplice, vero. Da mettere in programma alla scuola Holden e in ogni scuola italiana di cinema. Juno ha una famiglia che è una famiglia, per quanto assurda e sgangherata (vedi anche Little Miss Sunshine), non un aggregato di macchiette. Ha una specie di fidanzato imbranato che è una specie di fidanzato imbranato, non una condanna inappellabile della società consumistica vista dagli occhi di un futuro potenziale precario. E’ una sedicenne incinta che è una sedicenne incinta, non un formulario di ricette veterofemministe anti-borghesi anticlericali e uterocentriche. E’ egoista, è generosa, è ostinata, è curiosa, è esposta all’errore, è immatura, è materna. Soprattutto è fresca, fresca come tutto ciò che accade nel film. Ah, è anche fertile, e infatti il semino di quell’unica volta in cui per noia fa sesso con l’imbranato attecchisce. E’ sesso? E’ amore? Juno non sta troppo a pensarci. La vita irrompe sotto forma di imprevisto. Ah, dimenticavo che i genitori sono genitori, e non l’accoppiamento malinconico tra un fallito e un’isterica. E dunque che fanno? Porca miseria vorrei tanto parlare della storia ma non voglio rovinare nulla a chi non l’ha visto, quindi taccio. Taccio su tutto tranne che su una battuta folgorante. Quando l’amica le chiede perché non ha abortito (questo si può dire), lei risponde semplicemente: "Là dentro c’era odore di dentista". Magari lo sceneggiatore manco ci pensava di striscio, ma alle mie orecchie ammorbate da decenni di femminismo antiborghese, anticlericale e uterocentrico, questa battuta suona come una boccata d’aria fresca, inaspettata e felice. Spazza via decenni di farneticazioni. O meglio, spazza via i loro residui attuali. Perché negli anni Settanta poteva avere un senso ribellarsi contro certi eccessi della società borghese, ma oggi fa abbastanza pena vedere uomini e donne ancora attaccati a parole e a concetti morti e sepolti. Certo ci sono anche i difetti, il più grosso dei quali è una volgarità nei dialoghi a tratti un po’ forzata. Infine. Juno è anche un po’ fiaba perché ci ricorda la cosa più semplice del mondo. Anche in mezzo al caos e alla disperazione delle nostre città, anche in tempi di trionfo pubblico del sesso libero e dell’aborto come diritto, la cosa più semplice del mondo per una donna è: il tuo bambino è il futuro, amalo come te stessa. Non di più, non di meno.

L'Arcobaleno svapora via, il sole non ride più, e io sono al settimo cielo!

Uno dei dati politici più gustosi per me è la cancellazione della Sinistra Arcobaleno dall’arco parlamentare. Non sto nemmeno a dire tutte le ragioni, mi limito alla più mastodontica. Finalmente un messaggio forte e chiaro si è levato all’unisono dalle Alpi a Lampedusa, dal Monte Rosa al Carso: avete rotto i coglioni con sta lotta di classe, con sto proletariato (che ormai, ammesso che esista ancora, vota Lega e Berlusconi), con sta perenne emergenza democratica, con sto pacifismo pretestuoso e violento, con sto ambientalismo ideologizzato! Spero che questo grido inequivocabile sia recepito e metabolizzato da chi di dovere. Non ci conto troppo, a dire il vero, ma un po’ ci spero. Le nuove generazioni meritano di appassionarsi a qualcosa di meglio che a Che Guevara.

Forse accadrà qualcosa di positivo: finalmente non sentiremo più ripetere la solita solfa che il Berlusca vince perché prima addormenta i cervelli con le sue televisioni. Il Berlusca questa volta ha vinto anche grazie ai voti della Lega, di cui buona parte erano di ex elettori di loroaltri Arcobaleni. Che batosta ragazzi. Che volgarità, che orrore, anzi, che "ovvove"! Meditate, radical chic, meditate. E quando sarete riusciti a spazzare via tutto l’armamentario di corbellerie che vi portate dietro da anni, finalmente potrete cominciare a ragionare, forse. E dico "forse" perché i miracoli non li può fare nessuno, tanto meno gli atei incalliti, e in ogni caso, almeno per un po’, le facce e le menti saranno sempre quelle, tra cui i Diliberto, i Rizzo, i Franco Giordano e tanti altri.

Forse però questa doccia fredda farà capire almeno gli errori più grossolani, primo tra tutti l’allontanamento dalla realtà del Paese, sia per idee, sia per linguaggio. Sì, proprio quell’allontanamento che viene attribuito genericamente a tutta la "casta politica", in realtà va distribuito in parti disuguali. Berlusconi, la Lega, Fini, avranno tutti i difetti di questo mondo, ma hanno due pregi indiscutibili: sono più vicini alle dinamiche reali e ai problemi veri del paese, e parlano la stessa lingua della gente. All’estrema sinistra invece lo snobismo imponeva una credenza singolare: il farsi capire dalla gente costituiva non un pregio, bensì il sintomo della mediocrità e del bieco populismo. La realtà è un’altra, cari miei Arcobaleni e soli piangenti. Berlusconi e la Lega si sono affermati nel 94 riuscendo immediatamente a catalizzare voti e forze di una parte sana del paese, che non ha mai smesso di seguirli e di amarli. Esattamente il contrario di voi,  che  come tutto il PCI di cui siete figli legittimi, dopo quell’ennesima sconfitta non avete cambiato di una virgola e siete così riusciti ad alienarvi le simpatie di tutti, operai compresi. Ora però non si può più fare finta di niente: gli italiani non vogliono più sentire parlare di comunismo.

Ultima nota specifica su Caruso & co. Assodato che la gente non sta con loro, bisogna vedere se loro staranno con la gente o se rifiuteranno il verdetto popolare e si appelleranno all’unico tribunale che riconoscono, il tribunale rivoluzionario. Quello che legittima la violenza ideologica in varie gradazioni, dall’aggressione verbale all’aggressione fisica, dalla devastazione vandalica all’omicidio. Parole grosse? Lo spero, ma ricordiamoci sempre di Marco Biagi e di D’Antona.

Impressioni dall'India / 2

L’India non e’ un paese facile per noi europei. Se lo si affronta nel modo che ci viene piu’ naturale, e cioe’ cercando di imporre la nostra volonta’, puo’ arrivare a spaesarci o addirittura a soffocarci. Fin da quando scendi dall’aereo devi abituarti a convivere col suo clima (stanotte qui nel sud 71% di umidita’!!), con profumi inebrianti, odori soffocanti, movimento caotico (se avessi guidato io l’auto avrei fatto almeno un centinaio di incidenti gravissimi, giocandomi cosi’ fin dal primo giorno tutte e sette le reincarnazioni disponibili per finire il viaggio). Eppure perfino percorrendo strade luride e affollatissime in cui e’ impossibile non perdere l’orientamento, di tanto in tanto puo’ mostrarsi un’indicazione, un segnale che aiuta a capire qualcosa di piu’ su questo paese e sulla sua bellezza spiazzante. A me e’ capitato attraversando un villaggio povero nell’interno del Tamil Nadu. L’auto su cui viaggiavo aveva appena attraversato un ponte, stavo ancora sobbalzando per il dislivello dell’asfalto in pessime condizioni quando i miei occhi si sono fissati su un punto, l’unico punto fermo nel marasma di un mercatino. L’asfalto era coperto da una sottile poltiglia marrone, la gente camminava sul bordo della strada, incurante del passaggio di moto, auto e camion strombazzanti. ln mezzo a quel turbine di gambe, di ruote, di bancarelle fatte di legno e ferraglia, un piccolo lembo di terra era coperto da una stuoia rettangolare. Una donna anziana stava seduta nel centro, circondata dagli ortaggi da vendere, puliti e allineati con la massima cura. Nessuno pareva notare la sua figura esile e minuta, eppure nessuno urtava la sua mercanzia. Lei stava li’ con naturalezza e con dignita’, apparentemente incurante di cio’ che le accadeva intorno. Come se la sua stuoia fosse il pezzo di mondo che il destino le aveva concesso, e lei non avesse nient’altro da chiedere.

Impressioni dall'India

Avevo detto che non avrei postato per tre settimane, ma tant’e’, mi contraddico e posto una paginetta del quadernetto che porto sempre con me.

Periyar, piena giungla, 14 aprile.

Concertino notturno di insetti, uccelli, anfibi di cui non conosco il nome e di cui non voglio conoscere l’aspetto. La falce di luna qui e’ orizzontale, un benevolo sorrisone galleggiante. Umidita’ a mille, ma per fortuna nella giungla meridionale e’ relativamente fresco, piu’ della costa ovest e delle sue citta’ caotiche. Mille impressioni, mille pensieri. La vitalita’ della gente, il loro assentire dondolando festosamente la testa a destra e a sinistra, la dignita’ nella miseria, lo stile di guida omicida-suicida, tutto clacson e sterzate all’ultimo istante, uno sfiorarsi continuo di corpi, di automobili, di moto, di grossi camion, senza mai arrivare allo scontro. Dinamismo, armonia. Ogni tempio ha la sua storia, ogni dio ha i suoi miti, ogni giorno ha la sua preghiera. In tv impazzano film folli, soap strappalacrime, pubblicita’ di aggeggi elettronici avanzatissimi. Il mio nuovo mito e’ Superstar Rajinikahnt, attore e cantante idolo del Tamil Nadu, un incrocio tra Lando Buzzanca e Sergio Vastano (l’eterno studente universitario di Drive In). La tecnica qui non sta soppiantando la tradizione. Si intrecciano invece a ogni angolo. Gli uomini sono tutti in camicia con pantalone o con gonnella fatta di panno annodata sul davanti. Le donne tutte in sari, ne avro’ visti a milioni ormai, ma nessuno uguale a un altro. Tante differenze, tanti colori, eppure nella mia mente tutte le figure si fondono in una, come se qui ci fosse un solo uomo, una sola donna, un solo bambino, un solo Shiva, una sola Parvati, un solo Ganesh, un solo flusso di persone in preghiera, un solo pavimento di pietra impregnata di terriccio, di gesso, di cenere, di aromi, di cera, di petali in poltiglia… come se l’intera India sotto il sorriso galleggiante della luna stesse recitando lo stesso mantra… Intanto io e mia moglie giochiamo a biliardo osservati da molti camerieri e da pochi altri ospiti. La stagione e’ finita, da qui in avanti fara’ troppo caldo. Noi invece siamo solo a meta’ del viaggio.

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san giustoTrieste, cattedrale di San Giusto

Per 3 settimane non aggiornerò questo blog, perché sabato mi sposo e poi vado in viaggio di nozze in India. Un po’ di vita vera dopo tanti discorsi campati in aria… 🙂
Un abbraccio a tutti. E come diceva l’imitatore di Renato Zero ai suoi sorcini: "Non dimenticatemi!"