Se il nuovo nasce giàdecrepito

Un anno e mezzo fa, il cardinale Bagnasco disse di sognare "una nuova generazione di politici cattolici" (qui). Personalmente, ai cattolici che desiderano buttarsi in politica consiglio vivamente di scegliersi altri maestri, diversi dal presidente della Cei. Il quale, ieri, ha dato indicazioni indirette ma illuminanti su come la sogna, questa "nuova generazione", tirando in ballo la famosa "questione morale" (qui). Ora, come i più avveduti sanno, la "questione morale" è la madre dell'anti-politica, cioè il contrario della buona politica. E' il ramo peggiore della politica, quello di chi non sa più a che santo votarsi (pardon, Eminenza), e nascondendosi dietro l'etica e i valori si illude di poter evitare la scelta di fondo tra essere conservatori o progressisti, tra essere liberali o socialisti, tra essere di destra o di sinistra. Quindi, in realtà, quella che sogna Bagnasco è "una nuova generazione di antipolitici cattolici". Ma c'è di più. Forse il presidente della Cei non si è mai accorto che una generazione del genere esiste già e sta già facendo i suoi danni: è il cattocomunismo alla Rosy Bindi (progressisti sui temi in cui la Chiesa è conservatrice, e conservatori sulle questioni in cui la società avrebbe bisogno di cambiamento). Ricordiamo, infine, che la Bindi non è altro che la reincarnazione più florida e paciosa del tetro e macilento Enrico Berlinguer (qui). Quindi, ciò che sogna Sua Eminenza è, in realtà, "una vecchia generazione di antipolitici cattocomunisti".

Ma che li facciamo a fare, i processi?

Uno pensa che la sentenza di condanna (o di assoluzione) debba arrivare solo alla fine di un processo. Non dico sui media, che sono maestri nel trasformare su due piedi un semplice indagato in un sicuro colpevole (e un venticello in un uragano, vedi Irene). Ma almeno negli atti dei tribunali, che sono roba più seria. E invece, ecco che Filippo Penati (Pd) è colpevole già prima che inizi il processo. A dirlo, ripeto, non è il solito Travaglio o il solito Santoro, e nemmeno il pm, cioè l'accusa, ma il giudice che deve valutare gli indizi per decidere se il processo si debba fare o no. Leggiamo, testuale:

Gli atti contenuti nel fascicolo delle indagini preliminari dimostrano l’esistenza di numerosi e gravissimi fatti di corruzione posti in essere da   Filippo Penati”  

Quindi, non è che gli indizi sono sufficienti a istruire un processo. O gli indizi sono abbastanza forti da. No: gli indizi sono già prove, e le prove sono già sentenza. E' già dimostrato tutto il dimostrabile. La verità processuale è già emersa prima del processo. Ma allora, che cosa li facciamo a fare, sti processi?

PS: Commento dei forcaioli (qui). Editoriale del Foglio di sabato, che online purtroppo è visibile solo per abbonati (qui).

Santa verità

vincinoVignetta di Vincino molto divertente, con la sua amara verità. Da tenere bene a mente per le innumerevoli volte che fior di statalisti, assistenzialisti, burocrati impenitenti, adoratori delle tasse etc, vengono spacciati per campioni di liberalismo sui nostri bei giornaloni e nei nostri bei programmoni tv.

Uno che non ce la fa più

C'è un mio amico che me la mena sempre sul minutaggio dei tg dedicato al Papa. Vecchia battaglia di origine radicale, ormai entrata di diritto nell'anticlericalismo da aperitivo. Io invece comincio a infastidirmi per il minutaggio dedicato a Vasco Rossi. Lo avrà commissionato la casa discografica come forma di pubblicità? Tutti i santi giorni il suo faccione gonfio e l'occhio da pesce palla strafatto. Prima perché va in tourné, poi perché va in clinica, poi fa il check up, tutto bene meno male, poi è depresso, poi combatte la depressione leggendo Dostoevskij (e per i calli, invece, che lettura consiglia?) poi se la prende con Ligabue, poi biascica qualcosa di incomprensibile salendo in macchina, manco fosse il predellino… insomma, Vasco, hai rotto!!

Meno male che la CGIL c'è

Qualche settimana fa, quando perfino la CGIL, l'unica associazione umana più conservatrice del Vaticano, chiese con forza "discontinuità", mi mancò la terra sotto i piedi. Giuro. In queste vacanze non ci ho dormito la notte. Potete immaginare il mio sollievo, dunque, quando al rientro ho sentito la Susanna Camusso minacciare il solito, rassicurante sciopero generale.

Alle politiche, vota l'intellettuale TQ

Mesi fa, nella totale indifferenza dei lettori, è nato un nuovo dirompente gruppo di scrittori. Si chiama TQ, cioè Trenta-Quarantenni, un po’ come il cinema italiano, che dieci anni fa era tutto incentrato sui trentenni in crisi, e oggi è tutto incentrato sui quarantenni in crisi. Come tutti i gruppi di intellettuali, costoro si chiedono come mai il pubblico non se li fili quanto meriterebbero, e si danno come missione quella di innalzarlo al loro livello.
Ora, io non sono di principio contro gli intellettuali, né contro gli intellettuali “impegnati”, né contro gli scrittori che hanno un messaggio. Io stesso, come intellettuale della domenica, nel 1995 ho aderito al Mitomodernismo, movimento artistico che mette al centro della modernità la bellezza, il sacro, il mito e il simbolo.
Questi TQ, invece, come criterio di selezione culturale si sono scelti qualcosa che in Italia non si era mai visto: la politica.
“TQ si è raccolta, dunque, non attorno a istanze estetiche, bensì politiche e sociali.”
Insomma, lo scrittore che vuole cambiare il mondo.
“un gruppo di intellettuali e lavoratori della conoscenza che ha l’ambizione di intervenire nel cuore della società italiana”
Sì sì, questi fanno proprio sul serio.
TQ intende formare un nuovo pubblico, educare nel tempo una comunità di lettori forti”
Educare? Comincio ad avere il prurito. Come dicevano quelli? “Educare il popolo”…
“Sono caduti insieme alle ideologie anche gli ideali, insieme all’autorità del passato anche la forza del futuro, insieme alle certezze morali anche quelle materiali.”
Tra un po’ temo che cadranno anche a me due cosine mosce, laggiù nei bassifondi. Anche perché sul sito vedo che è tutto un fiorire di comitati, gruppi di lavoro, coordinatori: una bella ventata di freschezza, insomma (qui). Ma per non lasciare dubbi su quale sia la politica buona e quale sia quella cattiva, ecco che i firmatari evocano il nemico:
“neoliberismo”
Mmm, comincio ad avere qualche sospetto su dove vogliano andare a parare, questi rivoluzionari trenta-quarantenni. E infatti, puntuale come la mitragliata finale dell’Ultimo Samurai, arriva la frase fatale:
“In questo tempo di emergenza”
Ahia.
“l’adesione a TQ si fonda dunque su un impegno etico”
No, i pruriti etici nooo!
“in vista di un’azione politica”
Ma allora fate direttamente un partito! Perché perdere tempo ed energie preziose con l’estetica e con l’etica? Fate un partito: è molto più diretto, più comodo e più onesto. No? Oppure iscrivetevi a PD, SEL, IDV e Cinque stelle, tanto l'area è quella, e lì come altrove c'è sempre bisogno di forze fresche.
Ma ecco, per le prossime elezioni, la lista degli scrittori. Votate votate votate! (Qui)