Cristicchi, l’esodo istriano-dalmata e l’ANPI

Simone Cristicchi sta girando l’Italia con uno spettacolo sull’esodo istriano-dalmata degli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale (qui). La cosa curiosa è che lo abbia scritto insieme all’autore di un libro sullo stesso argomento, da me recensito per il Foglio, Jan Bernas: “Ci chiamavano fascisti, eravamo italiani” (qui). Curioso anche il fatto che il suo spettacolo abbia suscitato oggi, a quasi 70 anni dai fatti, indignazioni multiple, da parte degli antifascisti, ma quelli “veri”, s’intende, perché gli altri sono tutti fascisti mascherati. Persone anche giovani, non solo simpatici vecchietti avvinazzati, incistati nel rancore della “rivoluzione mancata”. Per esempio, è bastata la voce che Cristicchi fosse membro onorario dell’ANPI, l’Associazione Nazionale Partigiani, per scatenare il finimondo. Sentite questo incipit di lettera all’ANPI:

“in qualità di iscritti all’ANPI e quali antifascisti, figli e nipoti di antifascisti, democratici rispettosi della memoria storica della Resistenza, manifestiamo la nostra preoccupazione ed il nostro stupore nell’apprendere che il Sig. Simone Cristicchi (secondo quanto lui stesso sostiene) è membro onorario dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia.” (qui).

Avete notato la purezza della razza? “Figli e nipoti di antifascisti”, perché l’antifascismo, come il fascismo, e come l’antiberlusconismo e il berlusconismo, si trasmette attraverso il sangue! Poi, però, la contro-notizia: pare che Cristicchi non sia davvero membro (qui). Meglio per lui, dico io. Ma perché quelli se la prendono tanto? Si saranno offesi perché nel suo spettacolo, come nella verità storica, i rossi ci fanno una figura almeno altrettanto brutta dei fascisti? O perché la sinistra italiana accolse a sputi quei profughi, accusandoli di fascismo? Ed era ovvio: andarsene dal paradiso in terra del socialismo reale equivaleva a essere fascisti, no? No? Mi sa di no, ma non ditelo a quelli dell’ANPI.

La sinistra, oggi come 70 anni fa

In queste ore l’informazione è tenuta in scacco dalle baracconate dei grillini (impeachment, insulti alle donne del Pd etc.) e dalla reazione indignata della sinistra. Nessuno dei commentatori, però, va davvero a fondo. Nessuno dice l’indicibile, e cioè la vera magagna di fondo: la sinistra è così progredita che ancora oggi, gennaio 2014, divide il mondo in “partigiani e fascisti”, e non è capace di vedere nei grillini “la caricatura di se stessa, il frutto maturo della stagione moralistica lanciata da Berlinguer per rinverdire, camuffandone i tratti, i fasti della diversità comunista.” Compresi gli insulti alle donne del Pd, riedizione di quelli rivolti alle donne del Pdl. Meno male che zamax c’è (qui).

Consigli a Benigni & Co

Ora che la sinistra ha scoperto, con un ritardo di soli 20 anni, la necessità impellente di riformare il parlamento – e infatti nei media risuona notte e dì il suo grido unanime e accorato: “superare il bicameralismo perfetto!!” “superare il bicameralismo perfetto”!! – mi aspetto che anche gli intellettuali di regime si adeguino. Compresa la vera ossatura della nostra intellighenzia: i comici. Quelli che fino a ieri hanno campato difendendo la costituzione e dando del fascista a chi la voleva cambiare, saranno costretti a sposare le posizioni che Berlusconi aveva già 20 anni fa. E siccome non sono fessi, non tarderanno a capire che il loro spettacolo di giro intitolato “la costituzione più bella del mondo” non va più bene, così com’è. Urgono modifiche. E qui arrivano i miei consigli.

Prima possibilità: eliminarlo per sempre dal loro repertorio. Vantaggio: per come funziona la memoria in questo paese, nel giro di un paio di settimane sarà come se non fosse mai esistito. Un po’ come il ricordo dei tempi andati, quando Dario Fo e altri illustri campioni dell’antifascismo furono fascisti. Chi se lo ricorda più? E se, malauguratamente, in futuro qualcuno dovesse chiedersi “ma chi è che diceva che era la costituzione più bella del mondo?”, allora sarebbe facile additare Berlusconi. Basterebbe un Crozza che dicesse “Ma ve lo ricordate, quando Berlusconi difendeva a spada tratta la costituzione? Che pensiero conservatore, reazionario, fascista!!” E giù risate.

Altra possibilità: cambiare titolo. Tipo “la costituzione più brutta del mondo”, o “la più barocca”, o “la più paralizzante”, o “la più utile per la CGIL e gli altri concertatori”. No, troppo becero. Ci vuole qualcosa di molto più ipocrita, tipo: “la costituzione più bella da riformare”. Il messaggio, dunque, sarà molto paraculo: “la nostra costituzione è talmente bella, ma talmente bella, che è un piacere anche riformarla.”

Non so come la prenderà l’Associazione Nazionale Partigiani, l’Associazione Nazionale Magistrati, la CGIL e tutto quello stuolo di organizzazioni che in questi 20 anni ha sempre minacciato la pace sociale, non appena Berlusconi pronunciava la parola “costituzione”. Non credo, però, che ci sarà il minimo problema, per Benigni & Co: al pari dei loro politici di riferimento, hanno sempre mostrato di possedere la faccia più bronzea del mondo.

Silvio l’eretico e i 3 dogmi

Grande scandalo ha suscitato il paragone tra i figli di Berlusconi e gli ebrei ai tempi del nazismo. Il vero motivo non lo si capisce di certo facendo il gioco delle differenze e delle somiglianze, come fanno gli scandalizzati. Bisogna invece sottolineare la naturalezza di Berlusconi nel proporlo. Per lui, che ha un rapporto sano con la storia di quegli anni, “ebreo” è sinonimo di “perseguitato”. Quei fatti sono storia, non tabù, perché la storia non prevede tabù. Nello stesso tempo, dopo anni di esperienza e con l’istinto formidabile che si ritrova, Berlusconi sa bene come ragionano le schiere degli scandalizzati permanenti, e ha voluto andare a toccare non uno ma tre dei loro dogmi:

1) Il vero paragone, moralmente e storicamente fondatissimo, è quello tra Berlusconi e i nazi-fascisti.

2) Gli ebrei ammazzati dai nazi-fascisti non sono un fenomeno storico, ma metafisico.

3) Senza previa autorizzazione bollata, nessuno può nominare quegli ebrei.

Tre dogmi in un colpo solo: dagli all’eretico!

8 settembre 1943. Vincenti e mazziati?

Sto leggendo le bozze di un libro molto interessante sull’8 settembre e sulle sue conseguenze storiche, ma soprattutto sul fatto che noi italiani non abbiamo mai fatto i conti con la storia. A me, quando ero studente del liceo e poi universitario, non fu facile capire che la seconda guerra mondiale l’avevamo persa. Sì, persa. E non è stato facile perché la “vulgata”, che viene insegnata nelle aule e tramandata sui libri, dice che abbiamo vinto. Abbiamo vinto contro i tedeschi e contro i fascisti, che erano il male. Perché noi, come popolo, stavamo tutti dalla parte del bene. Milioni e milioni di partigiani. Ma siamo proprio sicuri sicuri? Quando il libro esce, vi dirò qualcosa di più.

Proposta: lasciamo in pace Erich Priebke

Nel 2013, a quasi settant’anni di distanza dai fatti, direi che è venuto il momento di lasciare in pace un signore di 100 anni*, la sua famiglia e i suoi amici. E di smetterla con le pagliacciate. Ostentare oggi il proprio anti-nazismo o anti-fascismo è altrettanto idiota che imbrattare i muri di svastiche e croci celtiche. O no?

*oltretutto già condannato e non accusabile di fare apologia del nazismo (update 31-7-13 h 12.35)

La persecuzione non è uguale per tutti

Le rare volte che Silvio Berlusconi ha nominato il fascismo, lo ha fatto sempre per tendere un tranello ai suoi eterni accusatori. Cioè a quegli antifascisti fuori tempo massimo, gente priva di senso della realtà, dell’ironia e della storia. E lo ha fatto con la serenità di chi non ha né scheletri nell’armadio né complessi d’inferiorità. E quelli sono sempre caduti nel tranello, dimostrando di essere privi di senso della realtà, dell’ironia e della storia. L’altro giorno, invece, Silvio ha fatto il contrario, e cioè ha citato Enzo Tortora, un simbolo “positivo”, il simbolo di tutti i perseguitati dalla giustizia italiana. Eppure i ditini dei falsi moralisti si sono alzati lo stesso. La figlia di Tortora si è subito sentita in dovere di prendere le distanze:

 «Mio padre era un’altra storia. Un’altra persona. Lo dico con il massimo rispetto, ma è quel rispetto che da tanto tempo andiamo cercando». (Sottolineatura di vincenzillo)

Non per buttarla sul personale, eh, nooo. Anzi, lo dice con rispetto. Di più, con il massimo rispetto. E pensa se lo diceva senza rispetto! Come se Enzo Tortora non fosse il simbolo di tutti i perseguitati dalla giustizia, ma di tutti tranne uno. Evidentemente, per molta gente, la persecuzione giudiziaria è diversa a seconda di chi la subisce. Per alcuni basta un processo farsa. Per altri, invece, non ne bastano nemmeno 19, 29 o 39.

Occupy il circo equestre

A vederli lì, tutti in fila, i nostri giornalisti d’inchiesta e i nostri intellettuali di sinistra fanno quasi tenerezza. Sembrano dei circensi, con il fisico un po’ deforme, la faccia sbigottita e l’aria spaesata, perché gli è appena stato comunicato che il loro numero non serve più. Ma come, sembrano dire le loro pupille dilatate, ci siamo allenati per anni, abbiamo deformato le nostre menti e il nostro fisico per allinearci alle esigenze del grande baraccone, fino a raggiungere la perfezione assoluta, la coralità più armoniosa, gli automatismi infallibili, e ora ci cacciate senza pietà… sigh sniff sob…

E così, ieri sera, mi è bastato guardare la tv per un quarto d’ora, tra Rai2 e La7, per trovarmi davanti agli occhi lo spettacolo di un mondo in agonia: i lanciatori di coltelli del Fatto Quotidiano, che inchiodavano Enrico Letta alle sue recenti dichiarazioni contro Berlusconi; il pagliaccio Gad, che prima domandava retoricamente se il compito essenziale del Pd non debba essere quello di sconfiggere Berlusconi, anzi il berlusconismo, invece di allearsi con lui, e poi arrivava a mettere in dubbio perfino le primarie – quelle primarie che fino a due mesi fa erano il sale della democrazia! – visto che non sono riuscite a purificare il mondo dal Caimano (a dimostrazione di quale sia il vero baricentro della loro idea di democrazia); il funambolo Gianluigi Paragone, che  invitava le forze della nascente maggioranza a non nascondersi dietro le parole, e a definire il loro accordo con la parola giusta, cioè quella decretata dal comitato rivoluzionario permanente, “inciucio!!”; una cavallerizza di Occupy Pd (giuro, Occupy Pd!), o Reset Pd (!!), che si chiedeva sgomenta: ma l’Italia giusta si è allargata così tanto da comprendere perfino l’Italia sbagliata?; e infine il mangiafuoco Barca, che sentenziava inflessibile: “Io non starò al governo con il Pdl. Il mio partito starà al governo con il Pdl, io no!”

Fantastici. Ma non temete, credo che non scompariranno nel nulla, nell’Italia “normalizzata” che sta cominciando. Avranno modo di adattarsi ai tempi nuovi, “occuperanno” la memoria storica ancora per un po’, come hanno fatto finora. Giusto il tempo di “resettare” gli archivi, e far dimenticare quanto hanno detto e fatto nell’era che oggi è agli sgoccioli. E non per se stessi, eh, non per beceri interessi di bottega, come un qualsiasi impresario capitalista, finanziere, bancacentralista, ma sempre per il bene dell’Italia, e di quel patrimonio dell’umanità che è il circo in tutte le sue manifestazioni.

Gli ubriachi del 25 aprile

Stupido io, a votare la destra di Berlusconi. Per di più gratis!! Ma dove avevo la testa? Eppure lo sapevo benissimo che Silvio compra tutto e tutti. Mannaggia a me, chissà gli altri milioni di elettori, quanto hanno preso cadauno! Avrei dovuto trattare, simulare con astuzia qualche incertezza, farmi almeno risarcire in anticipo per tutti i fischi che mi sarei beccato anche questo 25 aprile, come ogni anno. Ah, ma la prossima volta chiedo il rimborso! Intanto, mi associo all’opinione di Massimo Zamarion, compagno di lotta e di governo, fratello di latte e di Letta, nel senso di Gianni e di Enrico. Viva il governissimo, viva le larghe intese, viva l’inciuciooo! (qui)

I conti con il fascismo

Dove i “migliori” vedono idee illuminate, io vedo solo vuota retorica. Dove i “migliori” vedono un dibattito aperto, io vedo solo conformismo e, soprattutto, intimidazione e censura. Alla base di tutto, sta la loro incapacità di fare i conti con il passato, ancora oggi, dopo 70 anni. Anche stamattina, quindi, sono perfettamente d’accordo con zamax, e lo linko (qui).

Update 6-3-13, h. 18.44: sottolineo una frase: “Il guaio purtroppo per gli imam della nostra società civile è che questo discorsetto sbilenco contiene una verità assai sgradevole: i tanti cromosomi di sinistra del fascismo.” Cioè: socialismo+nazionalismo=nazismo. Questa è la “verità“. Rimuoverne una parte, invece, come si fa oggi nel dibbbattito politicamente corretto, è menzogna.