Quanti pregiudizi contro Israele

Quando Israele si ritirò da Gaza, nel 2005, nessuna delle nostre migliori coscienze battè ciglio. Così come non andava bene la precedente “occupazione”, non andava bene nemmeno il ritiro? Per i palestinesi era una grande occasione per darsi da fare, sviluppare qualcosa di vagamente simile a quello che facevano gli israeliani a Gaza fino al giorno prima, e cioè attività varie, lavori normali, cose così. Invece i palestinesi continuarono a fare ciò che sembrano saper fare meglio: ricevere gli aiuti internazionali e lanciare missili su Israele. E anche allora, nessuna delle migliori coscienze battè ciglio. Oggi, che Israele invade Gaza per far fuori i terroristi che mettono a repentaglio le vite dei propri cittadini, ecco che le migliori coscienze si risvegliano di colpo dal torpore e adesso sì, che battono ciglio. E vai di lagna filo-palestinese! Che pena, ragazzi, che pena.

Update h. 12.20: aggiungo mio vecchio post del gennaio 2008 (qui).

Padre Fortunato e la chiesa da salvare

Anche prima che venisse eletto Bergoglio, io ero convinto che la chiesa, per uscire dalla brutta strada in cui si era messa, aveva solo 3 possibilità. La prima era che il nuovo papa fosse un francescano. La seconda, che prendesse il nome di Francesco. La terza, che la sua prima visita fosse ad Assisi.

La sintesi è mia, i contenuti sono di Enzo Fortunato, padre francescano, capo della sala stampa del Sacro Convento di Assisi, direttore della rivista San Francesco d’Assisi, nonché fresco autore del libro “Vado da Francesco”. Il succo delle sue parole è: la chiesa andava “salvata”, e la “salvezza” passava necessariamente per l’ordine francescano. Il succo del libro, invece, a quanto ho capito io, è che tutti, bene o male, si commuovono, chi quando va ad Assisi, chi quando pensa a San Francesco, chi quando vede papa Francesco. Ora, io capisco tutto: il portare acqua al proprio mulino; il semplificare per farsi capire; il far passare comunque un messaggio positivo; il rivolgersi ai non credenti; il non chiudere le porte, l’abbattere gli steccati, l’aprire nuovi orizzonti e via di metafora in metafora; che la spiritualità fai da te è sempre meglio del materialismo storico; che fa figo dire che una figlia di Mick Jagger dei Rolling Stones ha chiamato sua figlia “Assisi”; che Celentano si è commosso, il cieco si è commosso, l’invalido si è commosso; capisco tutto, ma porcaccia miseria, perché l’impressione che viene fuori è sempre quella di un pacifista, pauperista, buonista, cattocomunista, e non quella di un cristiano?

Amnesty, come la mettiamo con il terrorismo islamico?

Giulio Meotti sul Foglio segnala un libro interessante contro le reticenze (per non dire altro) di Amnesty International a proposito di terrorismo islamico (qui). In particolare, su come l’argomento “discriminazione” venga usato in quegli ambienti tanto ma taaanto umanitari, contro ogni buon senso:

“Raccomandammo l’organizzazione di commemorare l’anniversario dell’11 settembre. Il board di Amnesty rifiutò la proposta, perché un evento simile avrebbe contribuito a discriminare i musulmani. Allora pensai a mio cugino Ahcene, un soldato contadino e illetterato, ucciso nel 1994 dai terroristi di fronte ai figli”.

I soliti pacifinti

I militari egiziani, dopo aver deposto il “tiranno” Morsi per amore del popolo, hanno bloccato l’accesso a Gaza. Forse per amore del popolo palestinese? Direi proprio di no, dato che così gli tolgono cibo, lavoro e risorse. Lo hanno fatto, invece, perché hanno paura che da lì possano arrivare i terroristi islamici a dare manforte ai Fratelli Musulmani. Argomento che non fa una piega. E allora, qual è il problema? Il problema è che quando Israele fa cose del genere, e le fa esattamente per lo stesso motivo, ci tocca sorbirci il coro unanime d’indignazione delle nostre anime belle con bandiera arcobaleno. Ora, invece, tutto tace. Morale: oltre che inutile, il pacifismo dimostra ancora una volta di essere ipocrita. Editoriale del Foglio (qui).

Repubblica: “Il Papa è pacifista e dice sì alle nozze gay”

Io sarò anche ossessionato, ma quando su Repubblica, schierata da sempre a favore di certe battaglie progressiste, leggo questo titolo:

Francesco, l’abbraccio alle altre fedi e da cardinale disse: sì alle unioni gay

Ecco, io non riesco a non pensare che sia fatto apposta per essere tradotto così, dagli adepti di quella setta:

Finalmente un Papa pacifista che vuole pure il matrimonio gay

E prima un po’ mi girano, poi mi fanno un po’ pena. Non capirono nulla di Benedetto XVI, tranne il fatto che non potevano in alcun modo arruolarlo. E per questo lo odiarono e lo coprirono di fango. Con Francesco I, invece, ci stanno provando, e alla grande (vedi anche l’equivoco tra la difesa del “creato” e l’ambientalismo). Poveri dementi illusi.

Seconda regola: i super partes

L’altro idolo di mia madre, dopo Santoro (qui), è Mentana. Come stile, un personaggio per certi aspetti molto diverso, che non alza mai la voce e non dichiara mai esplicitamente la sua sete di sangue. Ma sentiamo la definizione di mia madre: “sopra le parti”. Commento di vincenzillo: “Paraculismo puro”. Sì, perché il nostro caro “mitraglietta”, quando per esempio mandava in onda le intercettazioni, lo faceva senza il ghigno satanico di un Santoro, e quindi era un po’ più difficile vedere la sua soddisfazione. Ma la soddisfazione c’era, eccome se c’era. Basterebbe andare oltre quell’aria pensosa, a tratti perfino afflitta, di chi ha una pistola puntata alla tempia, e subito si scoprirebbe che il presunto “dovere di informare” ottiene lo stesso risultato della sete di sangue dei giustizialisti doc: ingolfarci di veleni e saturarci di pulsioni distruttive. Pulsioni distruttive che, va ammesso, sono abbastanza “super partes”. Ma non fatevi ingannare: la vera pars del “mitraglietta” è molto chiara, e lo dicono i suoi commentini pacifisti sul costo delle forze armate, o i pensierini filo-palestinesi, o le chiosette anti-fasciste, o i fervorini anti-mafia. La sua recita penosa gli permette di navigare con il massimo agio nel grande fiume del conformismo, che è fatto di giustizialismo, pacifismo etc, ma senza scontentare troppo nessuno, come accadrebbe se avesse il coraggio di dire chiaro e tondo la verità. Per esempio, tanto per stare alla recente cronaca giudiziaria milanese, la verità comprende un elemento essenziale: un uomo che ha decine e decine di cause pendenti (e già un buon numero di assoluzioni) è un perseguitato. Per-se-gui-ta-to. Che si chiami Silvio B o Giancacchio P, non importa. Ma questo, i “super partes” e il loro campione non lo dicono mai. Chissà perché. Da cui, la seconda regola: dai “super partes” ci si può aspettare di tutto, tranne la verità.