Fede e bellezza

madonna-modernaAscolto sempre con un certo scetticismo l’opinione corrente secondo cui la vera fede dovrebbe prescindere da tutto ciò che non riguarda il nostro rapporto con l’evangelico "prossimo". Niene fronzoli, niente orpelli, badare solo all’essenziale. Questa posizione contiene un fondo di verità ma finisce per storpiarlo. E’ innegabile che la base della morale cristiana sia "amare il prossimo come se stessi", ma è altrettanto innegabile che questo nocciolo può benissimo essere rivestito da una polpa molto sugosa senza che questo lo snaturi necessariamente. Anzi, direi che il cristianesimo non sarebbe ciò che è, se privato, per esempio, delle meraviglie della sua arte. C’è un legame originario tra la verità, il bene e il bello, studiato dai teologi medievali come san Tommaso d’Aquino. C’è un legame storico tra le vicende della bibbia e la loro rappresentazione nell’arte. E c’è un legame anche tra le forme dell’arte, come per esempio le architetture religiose, e la missione salvifica della chiesa. E tra le opere di architettura e le città dove furono edificate. Il problema è che questa consapevolezza elementare, immediata, naturale, a disposizione di chiunque viva in occidente, è stata soffocata in noi da un certo tipo di educazione – anche da parte della chiesa stessa – che nelle questioni di fede ha dato la preminenza assoluta all’interiore rispetto all’esteriore, legando così la bellezza a concetti come la mera decorazione, lo sfarzo, l’inessenzialità se non addirittura l’inautenticità. Le due figure simboliche di questa visione sono diventate il frate francescano, ritenuto povero e quindi autentico, e il prete, ritenuto ricco e quindi inautentico. In realtà la bellezza non ha censo, quindi può appartenere con lo stesso diritto tanto alle opere di chi ha fatto erigere san Pietro quanto alle opere dell’umile francescano che cammina scalzo sotto i suoi meravigliosi colonnati. Peraltro, va aggiunto che oggi né al prete né al frate è richiesta la fatica di coltivare il gusto estetico. Una vera manna per le archi-star, insensibili al rito e alla croce, ma prontissime a intascare l’obolo.

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Università italiana in caduta libera

uni_stataleOgni volta che escono nuove classifiche, le università italiane perdono posizioni. Oggi, fra le prime 200 del mondo ce n’è solo una, Bologna. Vedere questa serie di post impressionanti sul blog di nullius, con tanti bei paragoni illuminanti (qui c’è il primo). Direi che il fallimento dell’università italiana è evidente da lungo tempo. E’ il segno più chiaro dell’assoluta insignificanza della nostra classe intellettuale, felicemente arroccata all’interno degli atenei ma quasi del tutto incapace di aprirsi alle forze vitali della società italiana e internazionale. Sarebbe finalmente il caso di prendere atto del fallimento dell’università, di chiedersi i veri motivi e di pensare a soluzioni nuove ed efficaci. E invece c’è ancora chi non ne vuole nemmeno sentire parlare. Chi? Chi, dentro e fuori dall’università, intende conservare poteri e privilegi attuali. Privilegio di non essere giudicati sulla qualità del proprio lavoro di ricerca e della propria didattica, potere di nominare i nuovi ricercatori, potere di dilapidare le risorse – bene che vada – in ricerche di cui evidentemente non frega niente a nessuno, in Italia e nel mondo.

Fin qui l’università. E la politica? La politica dovrebbe essere interessata al futuro della ricerca e degli studenti, e quindi dovrebbe porre un freno al potere dei baroni e aprire l’università al mondo esterno. Esattamente ciò che ha tentato di fare la Gelmini. Come sono state accolte le sue proposte dalla parte avversa? Con una bella levata di scudi. Notare lo spirito con cui è stato fatto. Lo si vede bene dalle parole di un intellettuale molto tollerante e molto di sinistra:
 
La ministra Gelmini non è un essere umano, bisognerebbe farla esaminare da un qualche specialista di chimica o di altro, per capirne la composizione. Non è un essere umano perché è una replicante di Silvio Berlusconi, come tanti altri ministri di questo governo, che è il primo governo marziano della storia d’Italia. Vengono da un altro mondo. Con loro non si può dialogare.
Andrea Camilleri. L’Unità, 10 novembre 2008.

Quindi, per loro, i "mostri" non sono i baroni che per sete di potere uccidono la ricerca e strozzano i potenziali futuri ricercatori, ma il ministro che va contro gli interessi dei baroni. Complimenti.*

*La parte sulla politica è stata modificata in seguito al commento #1 di Franco.

A sua immagine e somiglianza

michelangelo_creazionejohnny-depp

Che differenza c’è tra le due immagini? Facile: a sinistra, nella Cappella Sistina, c’è un uomo, Adamo, e c’è Dio che per amore gli dona la vita. A destra invece c’è solo un uomo, il divo Johnny Depp. Divo, appunto, cioè uomo divinizzato. Ebbene, oggi, grazie alla fecondazione artificiale, abbiamo fatto un passo ulteriore rispetto ai tempi in cui Mircea Eliade identificò i divi come i nuovi miti che incidono profondamente nella nostra realtà contemporanea. Oggi la gente può coltivare la speranza di avere un figlio identico a loro. E non serve nemmeno il loro intervento diretto, la loro unzione, il tocco dei loro polpastrelli o la loro fecondazione tramite un rituale di accoppiamento (a cui molte donne che conosco si sottoporrebbero volentieri). Basta, invece, un mero sosia che, per soldi, venda il proprio seme ai medici del laboratorio californiano che, per soldi, lo venderà alle coppie etero o alle coppie gay o alle mamme single o ai papà single o agli uteri in affitto che da qui all’eternità ne potranno fare richiesta. E Dio? Sembra che ancora non si sia presentato nessun sosia. Del resto, dopo i Dieci Comandamenti (1956) la sua stella si è un po’ eclissata. E poi, si sa, tutti i suoi sosia sono in clinica psichiatrica.
L’articolo del Giornale con la notizia (qui).

"Omofobo!" – L'ultimo anatema

Oggi come oggi, la chiesa laica del politically correct ha una formidabile serie di anatemi a sua disposizione. "Omofobo" è solo l’ultimo in ordine cronologico e quindi il più trendy, ma la lista è lunga: xenofobo, razzista, sessista, maschilista, fascista, leghista, berlusconiano, democristiano, clericale, guerrafondaio, classista, neocolonialista, servo delle multinazionali, reazionario, etc. Da eretico convinto, mi dispiace solo per una cosa: non averli ancora collezionati tutti.*

*pubblicato anche sul Foglio online alla data di oggi (qui).

Kamikaze a Milano

ATTENTATOAbito a 500 metri dalla caserma Santa Barbara, luogo dell’attentato fallito di ieri. Stamattina, leggendo il Foglio, ho scoperto che a 500 metri da casa mia è stato usato lo stesso esplosivo adoperato dai talebani contro i mezzi blindati in Afghanistan. Non dubito che sia un caso isolato e ho fiducia nell’opera di prevenzione dei nostri servizi segreti, ma devo dire che questa circostanza ha generato in me una certa inquietudine. Oggi, camminando per le strade assolate di Milano, ho avuto come l’impressione di essere pedinato da una piccola ombra tenace, che si manteneva costantemente a 500 metri da me. Abbastanza lontana per non farsi quasi notare, abbastanza vicina per far sentire la propria presenza. Credo che si dissolverà presto. Spero che non torni mai più.*

*Pubblicato anche su Hyde Park Corner del Foglio online alla data del 13 ottobre col titolo "Milano e il Kamikaze / 3" (qui)

Onore al compagno Napolitano

napolitanoLa settimana scorsa in poche ore si è preso gli sputi di Di Pietro, lo scappellotto di Berlusconi, la pernacchia della Corte Costituzionale, ma ha reagito con compostezza.
Poi, già che ci sono, ricordo una cosa su di lui che non c’entra niente, che ho letto ieri sera su Il Revisionista, di Giampaolo Pansa. Nel 2006, lo scrittore fu oggetto di democratiche minacce (tipo: "Non andare in giro a promuovere il tuo libro infame perché rischi di tornare a casa con le ossa rotte") e di democratici impedimenti a presentare il suo libro. Da parte di chi? Naturalmente di alcuni dei Custodi della democrazia, quelli più violenti, violenti non solo a parole: gli antifascisti militanti della sinistra antagonista. E la sinistra politica cosa fece? Coprì i fascistelli di rosso vestiti. A dimostrazione che esiste un legame tra le due aree, qualcosa di profondo e ancora irrisolto. Per essere precisi, il prode Prodi, allora presidente del Consiglio, Uòlter Veltroni, allora sindaco di Roma, e Fassino, segretario dei Ds, dimostrarono, sì, la loro vicinanza a Pansa, ma con lo stile e la raffinatezza che si confà a dei veri maestri del buon gusto, e cioè lontano dai volgari riflettori dello show biz. E cioè, solo in privato. Che buon gusto, che coraggio! Pansa si domanda: "Per quale ragione? Paura di una reazione dell’Anpi? O di una parte dei loro elettori? Perché, anche assalito, restavo pur sempre un cattivo soggetto per le sinistre, uno che diffamava la Resistenza? Lascio ai lettori la non ardua risposta". L’unico a difendere Pansa pubblicamente fu Giorgio Napolitano. Onore dunque al compagno che non sbaglia, almeno ultimamente.