La differenza tra soldati israeliani e terroristi di Hamas

È vero che l’esercito israeliano ha un sacco di armi, mentre i terroristi di Hamas no. Ma la vera differenza è questa: i soldati israeliani usano se stessi per difendere i loro figli, mentre i terroristi di Hamas usano i loro figli per difendere se stessi. Pensateci.

Aggiungo link sui soldati uccisi fino a ieri, trovato grazie a Wellington (qui).

Quanti pregiudizi contro Israele

Quando Israele si ritirò da Gaza, nel 2005, nessuna delle nostre migliori coscienze battè ciglio. Così come non andava bene la precedente “occupazione”, non andava bene nemmeno il ritiro? Per i palestinesi era una grande occasione per darsi da fare, sviluppare qualcosa di vagamente simile a quello che facevano gli israeliani a Gaza fino al giorno prima, e cioè attività varie, lavori normali, cose così. Invece i palestinesi continuarono a fare ciò che sembrano saper fare meglio: ricevere gli aiuti internazionali e lanciare missili su Israele. E anche allora, nessuna delle migliori coscienze battè ciglio. Oggi, che Israele invade Gaza per far fuori i terroristi che mettono a repentaglio le vite dei propri cittadini, ecco che le migliori coscienze si risvegliano di colpo dal torpore e adesso sì, che battono ciglio. E vai di lagna filo-palestinese! Che pena, ragazzi, che pena.

Update h. 12.20: aggiungo mio vecchio post del gennaio 2008 (qui).

Sentenza “epocale”, la mattina dopo

Di epocale, ovviamente, non c’è assolutamente nulla. Che differenza volete che faccia questa piccola goccia, nel mare magnum della demonizzazione? Epocale è solo lo sforzo della sinistra e di tutte le sue tenaci ramificazioni: più di 50 processi, migliaia di trasmissioni tv e radio, decine di migliaia di editoriali, milioni di ospitate, miliardi di giuristi, cantanti, banchieri, attori, magistrati, presentatori, scrittori, comici, premi nobel, nani e ballerine. Tutto per una sola, misera condanna definitiva. Senza contare che ieri è crollato anche il falso mito del Berlusconi che si autoassolve con le leggi ad personam. Effetti collaterali, che col tempo avranno a loro volta i loro begli effetti. Per il resto, tutto secondo le aspettative: i “migliori” di cui sopra sono già tutti lì che festeggiano a reti unificate, compresi i social media. Lasciamoli sfogare, celebrare con la consueta misura e lungimiranza la sconfitta della mafia, della corruzione, dell’evasione fiscale, della burocrazia, congratularsi vicendevolmente per il loro alto senso delle istituzioni e la loro magnanimità. Quanto a Berlusconi, nel videomessaggio è apparso colpito duramente, ma non vinto e non umiliato. Anzi, ruggente e determinato. Giuliano Ferrara lo ha chiamato giustamente “prigioniero libero” (qui). Ma come dice giustamente zamax, ciò che sta venendo sempre più a galla è la cosa più importante di tutte: la grande mistificazione operata dalla sinistra, di cui Berlusconi è solo l’ultimo bersaglio (qui). Ieri, riferendomi all’interdizione, scrivevo: “Ma se invece, la butto lì, questa misura finisse per ritorcersi contro le intenzioni dei nostri zelanti applicatori della legge e contro le mire dei loro fan de sinistra?” Oggi che l’interdizione non c’è ancora, estendo la stessa considerazione alla condanna. Giustizia sarà fatta.

Gerusalemme, Francia

Più volte, su questo blog, sono stato ammonito con degnazione per aver confuso l’antisemitismo con l’antisionismo. Dizionario alla mano, mi si è spiegato come si fa con un bambino delle elementari un po’ ritardato che “antisemitismo” significa voler cancellare dalla faccia della terra gli ebrei, mentre “antisionismo” significa voler cancellare dalla faccia della terra Israele. Guai a fare confusione, bestia d’un ignorante! Io, però, da vero grezzone quale sono, ho sempre risposto che la realtà storica ormai è tale che è davvero difficile distinguere tra le due cose. La realtà supera il dizionario. E oggi? Oggi si scopre che il killer che a Tolosa ha ucciso 3 bambini ebrei è un esponente di Al Qaeda, un franco-algerino filo-talebani. E pare che il movente sia “vendicare i palestinesi”. Quindi abbiamo, in un colpo solo, nella ridente Tolosa: bambini ebrei, Al Qaeda, Francia, Algeria, talebani, Afghanistan, palestinesi. I sapientoni mi facciano il piacere di prendere dizionario, atlante e pure il sussidiario, e scelgano se ficcarseli nel posto che dico io oppure dentro la realtà storica.

Update 23-3-12: pare che il tizio fosse un informatore dei servizi segreti francesi (qui).

In Israele piovono razzi

Più che la trita retorica sulla shoah, i campi di concentramento, i forni crematori etc, a me interessa la condizione attuale degli ebrei sotto attacco. Ok, ai media occidentali non frega niente. Ok, sono ebrei vivi e vegeti, e quindi molto scomodi, non ebrei morti e stramorti, e dunque molto comodi. I loro video sono amatoriali, non patinati come Schindler’s list. Sono girati ad Ashkelon, non ad Auschwitz. Oggi, non negli anni ’40. E i nemici sono gli uomini verdi di Hamas, non l’uomo nero Hitler. Ma da questi video si vede bene come, nei ragazzi israeliani, la paura e l’angoscia si intreccino con l’allegria e la spavalderia. Come nei ragazzi di tutte le epoche, da Davide o Achille in poi. E si vede bene che, grazie a Dio, sta funzionando bene l’Iron Dome, la “cupola di ferro” che protegge Israele dai missili lanciati dai palestinesi dalla striscia di Gaza. Razzi veri su ragazzi veri. Dal blog di Giulio Meotti, segnalo in particolare il secondo video (qui).

Un soldato contro mille uomini

Una nazione intera, Israele, ha atteso per anni la liberazione di un singolo suo soldato, Gilad Shalit. Milioni di uomini per un solo uomo. Alla fine, pur di farlo tornare a casa, ha accettato di scambiarlo con 1000 criminali palestinesi, tra cui centinaia di terroristi. I quali torneranno di sicuro a fare l'unica cosa che sanno fare: ammazzare israelani innocenti. Ora, la prima domanda che ci si può fare è questa: è giusto che la vita di un solo uomo abbia questo prezzo? Poi, però, si può anche rovesciare la questione e pensare al significato di quanto sta accadendo. Quando un uomo arriva a valerne 1000, ed è sostenuto da altri milioni, significa che è in atto qualcosa di più grande di lui. Qualcosa che spinge lo stato a giurare di riportare a casa ogni singolo soldato. Un giuramento sacro, un impegno che lo stato israeliano prende nei confronti di tutte le famiglie. Perché sa che in ogni singolo soldato israeliano si intrecciano tragicamente la cultura della vita e la necessità della guerra. Con quel patto, il valore del singolo si innalza a un livello superiore, diventa collettivo, simbolico. Inoltre, se confrontiamo tra loro i due mondi che confliggono in medio oriente, ecco che l'aspetto "numerico" di questa vicenda sembra volerci dire anche un'altra cosa: quale sia il valore assegnato alla vita delle persone nelle due culture contrapposte. Lo stato degli ebrei mette su un piatto della bilancia un solo uomo. I suoi nemici, per riequilibrare la bilancia, ne devono mettere 1000.

Segnalo un bel pezzo di Giulio Meotti sul Foglio in edicola ieri. Online, purtroppo, solo per abbonati (qui).