Ma non chiamatela "topa"

In Italia ci sono le donnacce di malaffare (dette anche, all'occorrenza, "povere vittime"), che vendono il proprio corpo come merce, ma per fortuna ci sono anche le intellettuali impegnate che firmano tutti i nobili appelli di Repubblica contro il vero colpevole di questo scempio, come fa Isabella Ferrari (qui). Poi ci sono i superficialotti che amano i film commerciali di Hollywood, come me, ma per fortuna ci sono anche registi e autori seri, di culto, che firmano i nobili appelli di Repubblica contro il vero colpevole di ogni scempio, come fa Paolo Sorrentino (qui). Qualche volta, le intellettuali impegnate e i registi di culto si incontrano, e allora capita che una certa cosa trionfi in tutto il suo splendore, ma non chiamatela topa o potrebbero indignarsi (qui).

Segnalo anche post di reginadistracci (qui).
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Kafka, i giudici e il cittadino B

Franz Kafka era un dilettante, in confronto ai nostri giudici. Infatti questi ultimi, prima di ripiegare su un banalissimo depistaggio, si erano inventati l'accusa perfetta, da cui nessun cittadino, nemmeno il cittadino B, potrà mai difendersi: essere la vittima.

Pubblicata oggi su Hyde Park Corner del Foglio online (qui).

Update lunedì 3-10: coccarda del Foglio come "Greatest Hits" della scorsa settimana!! (Qui).

Il compleanno dei due leader

Dato l'attuale livello di ossessione, non mi stupirebbe se oggi Bersani se ne venisse fuori con una dichiarazione del genere:
"Non so chi ha deciso che il compleanno di Berlusconi fosse nello stesso giorno del mio. Sarebbe doveroso, però, che almeno a questo proposito il premier facesse un passo indietro."

Update h. 16.57. Modificata rispetto a quella pubblicata alle 15.00.

Update venerdì 30, h. 10.40. Pubblicata su Hyde Park Corner del Foglio di ieri (qui).

Nei paesi normali il conflitto di interessi non esiste

Se mai qualcuno di voi andasse ospite in uno dei programmi costruiti su misura per la tribù più evoluta d'Italia, quella dell'Homo Democraticus Democraticus, e se mai si parlasse di uno degli argomenti che più fanno venire il sangue agli occhi alla suddetta tribù, il conflitto di interessi, e se mai un membro della tribù ricorresse al solito "nei paesi normali è tutta un'altra cosa!!"; insomma, se dovesse accadere tutto questo, sappia l'intrepido ospite che le loro tesi primitive si possono smentire facilmente, facendo l'esempio dell'America. Naturalmente verrà immediatamente preso a clavate sulla testa, ma qualcuno di quei trogloditi, forse, ascoltando si ricrederà. Quoto Christian Rocca (qui).

C'è una pallottola di soia con il mio nome sopra

Sì, lo so, sono il primo a sentirmi brutto, sporco, cattivo, ignorante, grezzo, becero, menefreghista. E so anche che le pagherò tutte, quando un giorno aprirò la porta di casa e verrò giustiziato sul posto dagli attivisti di Greenpeace, con una bella pallottola nella nuca. Di soia, naturalmente. Ma quando leggo notizie come queste, fuori dalle rubriche di satira, non riesco a non spanciarmi dal ridere (qui).

Il tabù delle intercettazioni

I tabù sono quelle cose che tu puoi dire e fare ciò che vuoi, ma quella cosa proprio no. Altrimenti, scatta l'esclusione dalla società. Questa minaccia crea l'inibizione negli individui e nella società. Ma questi tabù, chi li crea? Una volta era molto più facile rispondere: la chiesa e la famiglia. Anche nelle dittature è molto facile: il potere politico. Nelle società libere, invece, è più complesso. Per esempio, oggi in Italia accade che una intellettuale non schierata politicamente vada ospite in una trasmissione in cui si parla di donne. Nessuno, lei compresa, si fa problemi a sostenere che la colpa del degrado morale in Italia sarebbe delle tv di Berlusconi, e tutta una serie di cose che potrebbero benissimo farla etichettare politicamente. Ma nessuno in studio lo fa, e lei non ha paura che qualcuno lo faccia. Non tutti sono d'accordo con le sue idee, ovviamente, ma nessuno la etichetta. Poi, però, arriva la domanda: "Ma i giornali e le tv che divulgano certe intercettazioni, non danno anch'essi un cattivo esempio?" Risposta: "Non le rispondo, perché se le rispondo di sì vengo subito etichettata di centro-destra." Guai! Anatema! Scomunica! Tabù. Ora, la si può pensare come si vuole sulle intercettazioni, non è questo il punto. Il punto è: oggi in Italia c'è un tabù. In tv si ha paura di dire quello che si pensa sulle intercettazioni, perché se uno dice apertamente che sono una barbarie ha paura di venire escluso dalla buona società degli intellettuali. Può solo lasciarlo intuire, come fa la nostra intellettuale, perché è inibita. Bene. Stabilito che c'è questo tabù, non resta che farsi la domanda ulteriore: chi è che ha creato questo tabù? Io, così a naso, comincerei con l'escludere la chiesa, la famiglia e il centro-destra.

Chiedere un passo indietro senza farne uno avanti

A quelli di voi che non si sono bruciati il cervello al falò dell'anti-berlusconismo, e a quelli di voi che in tema di economia si sono stancati di ascoltare solo la voce dei commentatori presi dal panico da spread, standard&cetera, consiglio vivamente il Foglio di oggi, venerdì 23 settembre. Oltre al bel discorso di Ratzinger in Germania, infatti, c'è a pagina 2, colonna di sinistra, un articolo di economia eccezionale, che non troverete da nessun’altra parte, su uno dei temi chiave del momento: il ruolo di tutti quei soggetti che hanno peso politico e che dicono che la manovra è stata "troppo timida", in primis Confindustria (e, di conseguenza, del partito che si facesse interprete delle sue istanze.). È imparziale, pacato, chiaro e bene argomentato. Consiglio di leggerselo tutto per bene, soffermandosi sulle singole frasi, centellinandolo come un buon vino, perché fa capire tante, ma tante cose. Purtroppo non l'ho ancora trovato online, ma la tentazione di copiarlo a mano è molto forte. Magari, se non resisto, un pezzetto più tardi lo copio. Titolo: “Senza coraggio. Chiedere un passo indietro senza farne uno avanti. Altre ragioni per cui le borse vanno male.”

Miei post e commenti sul tema (qui) e (qui) e (qui).

Silvio, lo spread e l'influsso magico

Il senatore del Pd Zanda giovedì sera a 8 e mezzo ha quantificato con assoluta certezza l'influsso negativo di Berlusconi sullo spread: 150 punti. Dato che non abbiamo motivo di dubitare della correttezza e della scientificità della sua affermazione, sarebbe un bel gesto da parte sua se ci rivelasse anche l'influsso (magico?) che hanno sullo spread tutti gli altri politici ed economisti in circolazione, così prendiamo quello con l'influsso più positivo e lo mettiamo subito a capo del governo, e ci togliamo il pensiero.

Io, comunque, ve l'avevo detto che l'unico mortale a poter "influenzare" il Titano Spread era il Gigante Silvio (qui).
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Silvio, fai bene a non mollare la poltrona. Parola di superficialotto

C'è una quantità di gente, in giro, che riesce a considerare la situazione economica e politica con una serietà e una profondità che io, purtroppo, non possiedo. La loro conclusione è sempre e invariabilmente la stessa: Berlusconi, se è una persona responsabile, deve lasciare subito. Altrimenti, guai a noi, ai nostri figli e ai figli dei nostri figli per settantasette generazioni. A sostegno di questa tesi c'è una massa talmente grande di argomenti che fa spavento. Ma a me, nella mia superficialità, non convince non dico uno, ma nemmeno mezzo. Mi convincono, invece, gli argomenti a sostegno della tesi opposta, ovvero che Berlusconi non debba mollare proprio ora. E uno degli argomenti più validi, per noi superficialotti che ragioniamo in modo realistico, è ottimamente illustrato da zamax: la totale inesistenza di un'alternativa politica credibile (qui). Il banco di prova sono le reazioni alla manovra. Tutte le grida accorate, le mezze parole, le reticenze: solo parole in libertà, nessuno straccio di idea in comune. Tra quelli che si espongono, tipo Di Pietro, Vendola, Fiom, Cgil, quasi tutti hanno idee che non condivido. Condivido solo Marchionne, che ha elogiato apertamente la norma sui contratti di lavoro, che va in una direzione più liberale. Poi ci sono quelli che, invece, hanno idee ancora più liberali del governo, ma talmente liberali, ma talmente liberalissime, che non hanno nemmeno il coraggio di sostenere il buono che c'è nella manovra a viso aperto, e anzi invocano la patrimoniale e osteggiano le vere liberalizzazioni perché vanno contro i privilegi di certi loro associati (Confindustria). Infine, ci sono quelli che dicono tutto e il contrario di tutto (Casini & Co.). Nascondersi dietro i salvifici "tecnici", meglio se amici loro, oppure pararsi il culo: questo sì, che è senso di responsabilità! Aggiungeteci il nuovo amore tra Bersani, Di Pietro e Vendola, che proietta il Pd indietro di anni, verso la paralisi assoluta. Tutto sommato io, nella mia evangelica povertà di spirito, penso che lasciare il gregge in mano ai ciechi, agli storpi, alle volpi e ai paraculi, sarebbe da irresponsabili. Quindi, Silvio, anche per questo fai bene a non mollare la poltrona.