Silvio e i farisei

Tutta questa frenesia sulla decadenza di Berlusconi da senatore è un fenomeno rivelatore. Soprattutto la disinvoltura con cui vengono cambiate in corsa le regole: oggi vale questa regola, domani quest’altra, per tizio si vota in un modo, per caio in un altro, questo principio vale per tutti, tranne che per sempronio… E naturalmente i più zelanti, in questo turbine di regolamenti, controregolamenti, sfasciaregolamenti, sfornaregolamenti, sono proprio gli stessi che da decenni, a sinistra e nei media compiacenti, si stracciano le vesti sulla sacralità dei regolamenti: le regole sono sacre, guai a violarle! Noi sì, che le rispettiamo! Noi sì, che siamo virtuosi! Farebbero meglio a stare un po’ più attenti, perché la gente non è scema. Non capendoci più niente, c’è il rischio che qualcuno si chieda: ma se le regole sono così chiare, perché io non ci sto capendo più niente? E a quel punto, l’unica cosa che si capisce molto bene è chi le sta cambiando e perché. Non vorrei che la gente ripensasse ai farisei del Vangelo di domenica scorsa (Lc 18, 9-14), o ascoltasse il Vangelo di domenica prossima (Lc 19, 1-10) e facesse strani accostamenti tra Zaccheo, il pubblicano “piccolo di statura” che genera scandalo tra gli stolti, e un altro ricco “nano” che genera scandalo anche lui. E aprisse gli occhi.

(Sono debitore verso zamax e verso i suoi post in cui la figura del fariseo viene applicata alla società attuale e alla vita politica. Mi scuserà se non li linko, ma il tempo è tiranno e tengo famiglia)

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Berlusconiani Anonimi (ovvero: ma perché, invece di buttarla in politica, la si butta sul personale?)

-Ciao, sono Gerardo.

-Ciao, Gerardo. Alzati pure in piedi, in modo che ti vedano tutti.

-Ok. Beh, a dir la verità non è proprio il mio vero nome, ma per ora preferisco così, se per voi va bene.

-Nessun problema. Che ti è successo, Gerardo?

-L’altro giorno stavo parlando di politica con una persona che ritenevo un amico, ma è stato piuttosto sgradevole…

-Sgradevole quanto? Tipo una zanzara nell’orecchio?

-Direi più le balle nel frullatore.

-Ahia.

-Comunque non è stato tanto per i contenuti o per i toni, ma perché lui l’ha buttata sul personale, con un giudizio morale pesante su di me.

-Come si chiama?

-Chiamiamolo Igor, per ora. Io lo consideravo diverso dalla masnada di fanatici dissennati che affollano la rete, il cui unico scopo è l’insulto gratuito. E invece… Certo, non mi ha dato del ladro, del corrotto o del mafioso, ma ha detto che sono una persona senza princìpi, senza dignità e senza onore.

-Ma dai. E perché?

-Perché la penso diversamente da lui sulla politica.

-Ma tipo?

-Le mie ragioni politiche e storiche gliele ho spiegate non una ma mille volte. Posso capire che non le condivida, ci mancherebbe altro. Ma mi aspetto quantomeno il livello minimo, e cioè la parità morale tra me e lui.

-Giusto, la parità morale è il minimo.

-Insomma, quando parlo di parità morale intendo che io ho le mie idee e lui le sue. E di quello dovremmo parlare, giusto?

-Giusto.

-A me possono far cagare le sue idee, a lui le mie. Giusto?

-Giusto.

-Ma non c’è alcun bisogno di tirare in ballo la dignità e l’onore.

-No.

-Infatti, io risalgo sempre alle radici politiche delle sue idee.

-E quali sono?

-Sono idee giacobine e azioniste, in salsa progressista, vagamente protestante e decisamente apocalittica, con un bello strato di “questione morale”, il tutto spruzzato con abbondante “romanzo criminale”. Lui, invece, non accetta che le mie idee politiche siano davvero idee. Io, secondo lui, sarei praticamente teleguidato, tipo Ambra Angiolini.

-Pesante.

-E non è tutto. Non accetta nemmeno la mia visione della storia degli ultimi sessant’anni. Anzi, peggio, ritiene del tutto inutile parlarne. Motivo: la storia ognuno se la può rigirare come vuole. Perfetto, questa è la sua idea. Ma io, invece, credo che la storia serva a farsi un’idea complessiva delle cose.

-A noi sembra sensato. C’è altro che vuoi dirci?

-Oltre ad avere delle mie idee sulla storia, in politica sono conservatore e liberale, e come religione, cattolico. Da tutto questo nasce una mia idea di fondo, e questa idea è alla base del mio giudizio sulla politica, sui media, sulla magistratura, sui sindacati, sulle burocrazie. E va oltre i singoli nomi, i singoli cognomi, il gossip giudiziario, e naturalmente sta alla base anche del mio voto.

-Chiaro. E tu ci tieni, a questa tua idea di fondo.

-Abbastanza.

-Ma hai mai pensato che, invece, a lui non interessi, o che non la capisca?

-Come fa a non interessargli? È così intelligente.

-Lui?

-No, l’idea!

-Sai, Gerardo, la gente ha molte cose a cui pensare, che le interessano molto di più delle tue idee. Tu magari ci hai pensato a lungo, te la sei meditata per bene, ma forse lui non ha voglia, o, come dicono gli insegnanti, non ha gli strumenti.

-Ma almeno riconoscerla come idea…

-Sì, sarebbe molto carino, ma non puoi obbligare nessuno. Non è che tutti hanno i tuoi stessi interessi e le tue stesse capacità.

-Anche questo è vero. Ma perché tirare in ballo la dignità e l’onore?

-Beh, l’hai detto tu stesso, quando hai nominato giacobini e azionisti.

-Ahhh, ho capito. Il vero interesse dei giacobini e degli azionisti non è la politica, ma la morale. La politica è solo un pretesto per chiamare il popolo alla “riscossa morale”.

-E dunque, che altro ti puoi aspettare, da loro, se non quello?

-E così io, per loro, rappresento solo un ostacolo sulla via dell’insediamento della Virtù a Palazzo Chigi.

-Sì. Sai, Gerardo, bisogna sempre capire bene chi si ha davanti.

-Mi sembra un ottimo consiglio, da ora in poi cercherò di capire sempre chi ho davanti. Che altro dire, grazie, mi siete stati molto d’aiuto, e sono felice che mi abbiate accettato nei Berlusconiani Anonimi.

-Hai detto Berlusconiani?

-Sì, perché?

-I Berlusconiani sono tra un’ora, noi siamo i Cattolici Anonimi.

-Ops, scusate allora. Ciao a tutti, e grazie per l’ascolto.

-Ciao Gerardo.

Ogni giorno ha il suo processo

Lunedì: primo grado.

Martedì: appello.

Mercoledì: cassazione.

Giovedì: altro primo grado.

Venerdì: controappello.

Sabato: ri-cassazione.

Domenica: brunch a rotazione fra i tribunali e le redazioni “pm friendly”.

Dite che esagero? Eppure oggi è giovedì e, guarda caso, è spuntato proprio un altro bel primo grado. L’imputato, che ve lo dico a fare.

Upgrade 25-10-13: pubblicato ieri su Hyde Park Corner del Foglio online (qui).

Maradona, Fazio e l’applauso rivelatore

L’applauso liberatorio che lo studio di Fabio Fazio ha dedicato al gesto dell’ombrello di Maradona contro Equitalia è impagabile. Ma non perché il moderno eroe dei due mondi abbia offeso Equitalia, le istituzioni o altre fregnacce del genere. Semplicemente perché sgombra il campo dagli equivoci e ci dice una cosa importantissima sull’elettorato di sinistra, di centro e grillino (virtuosamente seduto, si sa, nello studio del virtuoso conduttore): anche lì alberga l’odio viscerale contro le tasse inique e i tassatori iniqui. Anche lì, dunque, ha buon gioco il populismo, perfettamente incarnato dalla “Mano de Dios”. Viva la faccia! E così, io posso tirare un sospiro di sollievo, perché scopro che, moralmente, sono uguale al frequentatore di cinema d’essè, di mostre d’arte contemporanea, nonché firmatore di appelli a sfondo civile e, all’occorrenza, fustigatore o applauditore di evasori fiscali conclamati. Anche lui è un normale cittadino italiano, vessato e dunque un po’ incazzato. Meno male, perché cominciavo a pensare che a sinistra, al centro e da Grillo fossero tutti integerrimi non solo nel comportamento, cosa fin troppo facile, ma anche nei pensieri e nei desideri più reconditi.

Contro la patrimoniale

Da ignorante di economia, non posso che affidarmi alle mie misere nozioni di base e al mio naso. Il quale naso mi fa sentire una gran puzza, ogni volta che viene fuori la parola “patrimoniale”. Se la tirano fuori i poveri, o sedicenti tali, mi sa di rancore sociale. Se lo fanno i ricchi, mi sa di presa per i fondelli. Per fortuna, c’è chi, oltre a sentire puzza, sa spiegarmi da dove viene:

Terzo: ma chi «accumula» non è forse sempre un piccolo, medio, grande, o grandissimo risparmiatore (…) il quale risparmiando non crea forse un «capitale» a disposizione di banche e mercati finanziari e quindi di eventuali investimenti? La verità è che l’imprenditore e il risparmiatore sono le due facce della stessa medaglia; sono ambedue, in un certo senso, imprenditori e risparmiatori insieme. Mettere gli uni contro gli altri è l’essenza stessa degli imbroglioni.

Articolo di zamax su Giornalettismo (qui).

Monti, il professore che fa troppi errori blu

Sono tra quelli che hanno fatto in tempo a vederla, a scuola, la matita metà rossa e metà blu, con cui gli insegnanti potevano dare una gerarchia agli errori di noi studenti. A essere sinceri, credo di averne fatti molto pochi, di errori blu, i più gravi, perché a quei tempi ero ancora un bravo ragazzo, con la testa sulle spalle, senso della dignità, dell’onore e tutto il resto. Ma quello accadeva prima che riscoprissi una religione oscurantista e demodé come quella cattolica, e prima che mi facessi traviare da una visione totalmente distorta della storia d’Italia, visione che mi ha portato a svendere il mio voto e la mia anima al “pregiudicato” Silvio: fattori che, combinati insieme, mi relegano ormai nei bassifondi della società italiana, nel più becero, nel più reazionario e nel più disonorevole “berlusconismo”. E infatti è proprio dal basso di questa mia posizione che, per colmo di abiezione, oso addirittura segnare in blu i due strafalcioni politici del professor Mario Monti: rifiutare sdegnato la leadership della destra (dicembre 2012) e uscire anche dal centro di Casini (ieri). Se perfino Casini si è accorto che la destra non esiste senza “berlusconismo” (qualunque cosa sia), allora è chiaro quanto sia inconsistente, nella realtà, quella finta destra, costruita a tavolino dai professori della Bocconi, del Corriere e di Bruxelles. Una semplice verità di cui ogni presente e futuro politico di destra sano di mente farà bene a tenere conto. Condivido questo giudizio politico di Massimo Zamarion (qui).

Il reato di negazionismo e l’idolatria della legge

Dall’altro giorno, il “negazionismo” è reato. Cioè, chi nega la Shoah può essere portato in tribunale. Per me, è controproducente ed è il frutto di un vizio: l’idolatria della legge. Linko un articolo di zamax su giornalettismo, che condivido (qui), e copincollo il mio commento:

“Una buona educazione deve insegnare a tenere il giusto rapporto nei confronti delle leggi dello stato. Che è il rispetto, non l’idolatria. Aver voluto a tutti i costi che il negazionismo diventasse reato è un segno di idolatria. La stessa idolatria, in nuce, che fece sì che lo sterminio degli ebrei non fosse effettuato contro la legge, ma addirittura proprio per legge.”