Il serbatoio delle illusioni e quello del veleno

Leggendo due post di Christian Rocca, uno su Nichi Vendola e uno sul quotidiano la Repubblica, mi è scattato il metaforone: come politico, l'obama del tavoliere non fa altro che attingere all'inesauribile serbatoio delle false illusioni (qui); il quotidiano forcaiolo, invece, è il più grande serbatoio di veleno per il discorso pubblico in Italia (qui). Che i due serbatoi siano comunicanti?

Aneddoto molto istruttivo

Il calcio è un piccolo mondo in cui si specchiano le cose belle e le cose brutte del mondo circostante, come in un pallone dalla superficie riflettente. Piccolo esempio: Campionati Europei 2004. Danimarca-Svezia era una sfida cruciale per le qualificazioni al turno successivo. Per una serie di circostanze troppo lunghe da spiegare, le cose stavano così: in caso di vittoria di una delle due squadre, sarebbe passata solo lei; in caso di pareggio, dipendeva dal risultato; se però pareggiavano 2-2, sarebbero passate tutte e due. Siccome anche l'Italia faceva parte dello stesso girone, le malelingue nostrane si scatenarono: "Vedrete che si metteranno d'accordo!" insinuavano. Ma per fortuna in Italia esiste anche l'antidoto al pregiudizio infondato, ed è tutta quella schiera di illuminati sempre pronta a riconoscere la superiorità morale degli stranieri: "Siete la piccola italietta chiusa e retriva!" rispondevano costoro, "Loro sì che sono sportivi: vergognatevi e imparate da loro!" Ebbene, la storia dice che il risultato finale fu esattamente 2-2. Non un goal di più, non un goal di meno. A me, nella mia ignoranza piccoloborghese, cominciò a venire un dubbio, per quanto folle: che tutto il mondo è paese (copyright Saggezza Popolare), e che italiani e stranieri siano uguali (copyright Gesù di Nazaret).

Il famoso senso delle istituzioni

Fino a ieri i lettori de l'Unità (giornale del Pd), la Repubblica e il Fatto Quotidiano potevano credere che per l'Unità (giornale del Pd), la Repubblica e il Fatto Quotidiano, la cosa più importante dell'universo fossero le istituzioni. Pardon, con la maiuscola: le Istituzioni. Le Sacre Istituzioni attaccate da Silvio Berlusconi. Le Intoccabili Istituzioni Liberali schiacciate dal feroce dittatore. Oggi, invece, l'Unità (giornale del Pd), la Repubblica e il Fatto Quotidiano si schierano compattamente a favore dell'assalto di ieri degli studenti contro Palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica Italiana. Online, incoraggiano preventivamente anche l'assalto a Montecitorio, sede della Camera dei Deputati della Repubblica Italiana. Non riesco proprio a immaginare che cosa mai faranno, da stasera in tv, Santoro e tutti i filistei. Azzardo: diretta dai tetti, con Venditti al pianoforte, Bersani alle percussioni e Vendola al clarinetto?

Intanto, grande spazio, su l'Unità (giornale del Pd), la Repubblica e il Fatto Quotidiano, per l'impennata del cavallino rampante Luca Cordero di Montezemolo, con tanto di nitrito etico: "Devo fare qualcosa per l'Italia!"
Era ora: nell'orchestrina improvvisata sui tetti, mancava soltanto la voce del nuovo solista.

Intanto, il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini dice la semplice verità: "Gli studenti fanno il gioco dei baroni." Ma lei non è un vero ministro della repubblica, lei è solo la puttana di Berlusconi, come i lettori de l'Unità (giornale del Pd), la Repubblica e il Fatto Quotidiano sanno già. E poi, oggi è giorno di Rivoluzione! Oggi. Domani, a seconda del colore del governo che verrà, si vedrà. Trallallero. Trallallà.
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SENSAZIONALE! Berlusconi va da Fazio

In anteprima assoluta, ecco il discorso che ho preparato per il presidente del Consiglio on. Silvio Berlusconi, invitato da Fazio a leggere il suo elenco di motivi per cui si ritiene un gigante della politica.
 
(Mi raccomando, Silvio, camminata spavalda e sorriso luminoso)
 
Sono un gigante perché con le mie vittorie elettorali ho aperto una nuova strada per l’Italia. Con l'energia, la tenacia, l’irruenza, l’incoscienza che solo un gigante può avere.
 
Ho dato rappresentanza e fiducia al popolo dei moderati, quella che viene spesso definita la maggioranza silenziosa, e alle loro convinzioni in politica interna ed estera.
 
Ho dimostrato con il mezzo più democratico, il voto, che era possibile sconfiggere tutte quelle forze che in politica e nella società cavalcano le peggiori piaghe dell’Italia, che rallentano la modernizzazione e rischiano di bloccarci in un eterno dopoguerra:
 
-in economia, le tasse esose, lo statalismo, l’assistenzialismo, il mono-blocco dei cosiddetti "poteri forti" (i 3 banchieri più potenti d'Italia che appoggiarono Prodi affinché nulla cambiasse nei secoli dei secoli) con Confindustria: ho costretto almeno una parte di quei poteri a scendere a patti, e sugli altri punti, ora, con Bossi e senza Fini, sarà più facile agire;
 
-nel lavoro, l’onnipotenza del mono-sindacato Cgil-Cisl-Uil: ho appena invitato Bonanni e Marchionne a festeggiare il Capodanno con il sottoscritto;
 
-in politica, la centralità assoluta delle segreterie di partito – non sapete cosa vi siete persi, a non essere saliti con me sul predellino -, il linguaggio oscuro, la sottomissione del potere esecutivo a sporchi giochetti in Parlamento, e la sottomissione della politica al potere giudiziario, da quando non c’è più l’immunità;
 
-nell’amministrazione, l’inefficienza: Brunetta è un gigante anche lui;
 
-nella giustizia, l’impunità dei magistrati e la loro assoluta incapacità di gestione, che ha portato la giustizia allo sfascio. Le risorse economiche destinate alla giustizia sono le stesse che in altri paesi, ma lì tutto funziona molto meglio, l’ha detto la vostra amica Gabanelli. Quindi, Angelino, non cedere ai ricatti dell’Associazione Nazionale Magistrati!
 
-nella scuola, l’insegnamento trasformato da politiche dissennate (Dc + Pci) in un ripiego per chi non trova niente di meglio, e le università diventate gangli di potere – di sinistra, è ovvio – che soffocano il merito. La concorrenza tra pubblico e privato farà miracoli: vai con la riforma Mariastella!
 
-nella cultura, una classe intellettuale avulsa dalla realtà, lontana dal popolo, arretrata, politicamente corretta e intollerante, che in passato ha costruito molto abilmente la propria egemonia nella scuola, nei giornali e nelle tv, e che oggi mantiene questa posizione di egemonia selezionando in base all’appartenenza politica, secondo l’unica strategia politica elaborata da quella parte politica dopo il crollo del comunismo: “Berlusconi vai a casa!” Costoro non hanno mai capito un tubo di Berlusconi e ciò mi rinforza nella convinzione di essere molto distante da loro, anzi il loro esatto contrario: originale, moderno, immerso nella realtà, amato dalla gente, proiettato verso il futuro. Quindi, Sandrino Bondi, mon amour, fai quello che puoi: taglia il tagliabile e costringili a far fruttare meglio i soldi.
 
Sono un gigante perché la mia alleanza con la Lega ha permesso alla questione settentrionale di diventare una questione nazionale: un urrà per l’imprenditore del nord-est, il famoso “volano” dell’impresa in Italia!
 
E perché ho creato il miglior ministro degli Interni nella storia della Repubblica, che ha ottenuto risultati mai visti contro la criminalità organizzata, e ha cominciato a regolare con successo l’afflusso degli immigrati, come accade in tutti i paesi dell’occidente che ci accusano a vanvera di razzismo.

E presiedo il governo più giovane e con più donne della storia d'Italia, in barba alle patetiche lezioncine delle femministe.
 
Sono un gigante perché con i miei discorsi del 25 aprile – specie 2009 – ho proposto una via d’uscita dalla mistificazione culturale che ha trasformato il 25 aprile, la costituzione e la resistenza partigiana in una proprietà esclusiva della sinistra;
 
e perché, alla testa di un manipolo di arditi, io sto ridando legittimità alla politica, a tutta la politica, contrastando senza complessi la reincarnazione del partigiano rosso dopo mani pulite: il magistrato giustiziere e star.

Sono un gigante perché sostengo la famiglia tradizionale, padre, madre e figli, in un mondo che le è ostile. (pausa) Anche se sono leggermente puttaniere.*

Sono un gigante perché ho ribadito che l’Italia deve appoggiare con amicizia, con franchezza e con lealtà le politiche atlantiche, compresa la guerra al terrorismo islamico: ne approfitto per salutare l’amico Gorge W. Bush;
 
e, unico nella storia d’Italia, ho dichiarato davanti al parlamento israeliano che sono amico di Israele, stato democratico assediato dal fanatismo islamico, infrangendo un altro pregiudizio storico della vecchia politica italiana.
 
Sono un gigante perché ho stretto rapporti amichevoli e vantaggiosi con la grande potenza economica della Russia (l’amico Vladimir), in linea con la lungimirante politica degli USA i cui risultati verranno apprezzati fra qualche decennio (ma io so aspettare, tanto il mio amico don Verzè mi sta approntando l’immortalità).
 
Sono un gigante perché io e la mia storia siamo l’incarnazione del principio liberale secondo cui gli interessi di uno possono coincidere con gli interessi di molti: altro che il falso mito del politico disinteressato.
 
Sono un gigante anche perché, va detto, mi sento un po’ come Gulliver, dato che il campo avverso è popolato da lillipuziani che nascondono la loro incapacità dietro formulette utopiche come la “bella politica”.
 
E infine mi consenta, Fazio, sono un gigante perché ho resistito ad attacchi personali di una ferocia e di una intolleranza mai viste, in cui gli epiteti più gentili sono “subumano”, “inferiore”, “fascista”, “dittatore”, “mafioso”, “pedofilo”, “narcotrafficante”: tonnellate e tonnellate di fango che miravano a delegittimarmi moralmente. E a una quantità di ridicoli allarmi di cassandre che hanno dato per morto me – e l’Italia e la democrazia – tante di quelle volte…
 
E ho reagito a tutti questi attacchi ritrovando ogni volta l’energia per il colpo di coda, senza mai perdere il sorriso, l’umorismo, lo spirito goliardico e la voglia di cantare canzoni sentimentali con il mio amico Apicella. Tant’è che stasera speravo di essere stato chiamato a cantare per lei e per il suo gentile pubblico Que reste-t-il de nos amour.
 
Da ultimo, sono un gigante perché tra un minuto uscirò da questo studio e mi scrollerò di dosso con noncuranza tutta la polvere, tutto il grigiore, tutta la pesantezza, l’arretratezza, l’autoreferenzialità, il catastrofismo e l’intolleranza della casta intellettuale a me ostile, di cui questo programma è un fulgido esempio.
 
Grazie.
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*update 24 novembre: l'aggiunta finale sulle avventure di B. la devo a zamax, così come parecchie delle analisi politiche.

Proiettàti nel passato

Ieri mattina a Milano. Corteo contro la Gelmini. Una ragazza sbraita al megafono. Sono sinceramente curioso di sentire cosa dice, ma non riesco ad afferrare nulla, nemmeno una parola. Poi lancia un coro da stadio, a cui la folla risponde eccitata, ma anche qui non riesco ad afferare le parole. Poi parte un secondo coro, e questa volta afferro perfettamente. La tizia urla:

Hasta la victoria!

E la folla compatta risponde:

Siempre!

Una, due, tre volte. Poi qualche minuto di musica techno. Poi la tizia riprende a parlare, ma non si capisce nulla. Solo una cosa è chiara: nel 2010, per migliaia di studenti delle superiori Che Guevara è un mito. Pensano che sia il simbolo della libertà e della giustizia. A lui affidano, simbolicamente, il loro futuro. Se serviva ancora una prova che la riforma della scuola e dell'università è improrogabile, eccola qui. Avanti così, Mariastella, avanti così.

I giornali? Carta da pesce

La verità. Qualunque cosa sia, la verità deve essere semplice, snella, duttile, tascabile. Solo così, infatti, essa può rispettare il dettato del Creatore ed essere accessibile a tutti: colti e incolti, poveri e ricchi, bianchi e neri, belli e brutti. E renderci liberi. Liberi anche da ingombri eccessivi, che distraggono l'occhio, appesantiscono il passo e affaticano il viandante. 
I quotidiani di tutto il mondo ci abbagliano con la loro pretesa di partecipare di questa verità, in una forma adatta alla democrazia: la cronaca e il gossip. Spesso indistinguibili tra loro. Il quotidiano dice: Io ti racconto com’è andata veramente. E tu, col doveroso scetticismo, pensi: Ma dai? Sentiamo.
In quest'ottica, il giornale italiano più rispettoso della verità è senza dubbio il Foglio, e il motivo è molto semplice: è il più snello di tutti. Invece il meno rispettoso di tutti è Repubblica, perché è il più mastodontico. Tra questi due estremi stanno tutti gli altri. È un po’ scocciante, per me, dover ammettere che nel Manifesto c’è più verità che in Avvenire, ma mi consolo pensando che nel Riformista ce n’è di più che nel Corriere. E il Fatto? Il Fatto dimostra in maniera inequivocabile due delle verità più grandi in materia. La prima è che tutti i giornali sono fatti per essere venduti. La seconda, che sono carta da pesce.
Valgono qualcosa solo per il lasso di tempo in cui una notizia rimane una notizia, e cioè, ormai, una mezzoretta scarsa. Passata questa mezzoretta, i giornalisti sono obbligati a trovare qualcos'altro che sia una nuova notizia, poi un'altra, poi un'altra ancora, senza tregua… e i loro giornali, intanto, assumono un nuovo valore: diventano carta da pesce. Tutti, anche quelli online.

Il drone per i-Phone

Parrot-AR-Drone-QuadricopterChissà se Barack Obama lo sta già usando per telecomandare i droni che bombardano da tempo il Pakistan, direttamente dal suo stilosissimo i-Phone.

Clicca per vedere la demo (qui).
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