Padre Fortunato e la chiesa da salvare

Anche prima che venisse eletto Bergoglio, io ero convinto che la chiesa, per uscire dalla brutta strada in cui si era messa, aveva solo 3 possibilità. La prima era che il nuovo papa fosse un francescano. La seconda, che prendesse il nome di Francesco. La terza, che la sua prima visita fosse ad Assisi.

La sintesi è mia, i contenuti sono di Enzo Fortunato, padre francescano, capo della sala stampa del Sacro Convento di Assisi, direttore della rivista San Francesco d’Assisi, nonché fresco autore del libro “Vado da Francesco”. Il succo delle sue parole è: la chiesa andava “salvata”, e la “salvezza” passava necessariamente per l’ordine francescano. Il succo del libro, invece, a quanto ho capito io, è che tutti, bene o male, si commuovono, chi quando va ad Assisi, chi quando pensa a San Francesco, chi quando vede papa Francesco. Ora, io capisco tutto: il portare acqua al proprio mulino; il semplificare per farsi capire; il far passare comunque un messaggio positivo; il rivolgersi ai non credenti; il non chiudere le porte, l’abbattere gli steccati, l’aprire nuovi orizzonti e via di metafora in metafora; che la spiritualità fai da te è sempre meglio del materialismo storico; che fa figo dire che una figlia di Mick Jagger dei Rolling Stones ha chiamato sua figlia “Assisi”; che Celentano si è commosso, il cieco si è commosso, l’invalido si è commosso; capisco tutto, ma porcaccia miseria, perché l’impressione che viene fuori è sempre quella di un pacifista, pauperista, buonista, cattocomunista, e non quella di un cristiano?

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Amnesty, come la mettiamo con il terrorismo islamico?

Giulio Meotti sul Foglio segnala un libro interessante contro le reticenze (per non dire altro) di Amnesty International a proposito di terrorismo islamico (qui). In particolare, su come l’argomento “discriminazione” venga usato in quegli ambienti tanto ma taaanto umanitari, contro ogni buon senso:

“Raccomandammo l’organizzazione di commemorare l’anniversario dell’11 settembre. Il board di Amnesty rifiutò la proposta, perché un evento simile avrebbe contribuito a discriminare i musulmani. Allora pensai a mio cugino Ahcene, un soldato contadino e illetterato, ucciso nel 1994 dai terroristi di fronte ai figli”.

I soliti pacifinti

I militari egiziani, dopo aver deposto il “tiranno” Morsi per amore del popolo, hanno bloccato l’accesso a Gaza. Forse per amore del popolo palestinese? Direi proprio di no, dato che così gli tolgono cibo, lavoro e risorse. Lo hanno fatto, invece, perché hanno paura che da lì possano arrivare i terroristi islamici a dare manforte ai Fratelli Musulmani. Argomento che non fa una piega. E allora, qual è il problema? Il problema è che quando Israele fa cose del genere, e le fa esattamente per lo stesso motivo, ci tocca sorbirci il coro unanime d’indignazione delle nostre anime belle con bandiera arcobaleno. Ora, invece, tutto tace. Morale: oltre che inutile, il pacifismo dimostra ancora una volta di essere ipocrita. Editoriale del Foglio (qui).