L’ultima speranza è l’unica certezza

2011. Mario Monti è l’ultima speranza. 2013. Enrico Letta è l’ultima speranza. 2014. Matteo Renzi è l’ultima speranza. Non so chi sarà il prossimo, ma scommetto che qualcuno, tra politica e media, lo dirà anche per lui. Più che una speranza, è una certezza.

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Silvio, Fabio, la setta e molto altro

Fine settimana ricco di spunti, ma con poco tempo per organizzarli decentemente. Quindi, un bel post confusionario, o fore solo apparentemente.

1. Fabio Volo scrive sul Corriere della Sera, la setta si indigna. Succo dell’articolo di Fabio Volo: “Io vendo milioni di copie raccontando quello che mi pare. Dovrei vergognarmi?” Succo degli insulti via Twitter: “La cultura è morta.” In questo modo, gli adepti di una cosa che potremmo chiamare “cultura alta”, dimostrano di idolatrare non solo questa “cultura alta”, ma anche le pagine culturali delle gazzette come il Corriere, da loro erette a spazio sacro per un rito tra pochi eletti.

2. Angelino Alfano lascia Berlusconi, la setta tifa per lui. Succo delle intenzioni di Alfano: radunare tutto il centro-destra in un unico grande soggetto. Succo di ciò che realisticamente potrebbe avvenire: radunare un po’ di ex democristiani “risucchiandoli” (copyright zamax) dal centro e dalla sinistra. Succo di ciò che spinge la sinistra politica e mediatica a fare spudoratamente il tifo per Alfano: il sogno giacobino di deberlusconizzare la destra, la politica, l’Italia e la Galassia.

3. A dimostrazione di quale sia il reale respiro dell’operazione di Alfano, arriva il sostegno di Luca Cordero di Montezemolo, l’eterno scendo-non-scendo, che dopo l’adesione-non-adesione al partito di Mario Monti è diventato salgo-non-salgo. E infatti, sempre al 4% è rimasto.

4. Ieri mi capita sott’occhio la prima pagina di Repubblica (giuro, non l’ho comprata io) e scopro il primo miracolo di Alfano: riuscire a far scrivere a Eugenio Scalfari la parola “socialista” senza associarvi le classiche monetine. E’ bastato poco, perché il maestro dei maestri cominciasse a sognare, per l’Italia, una destra fatta di “moderati e liberali” e una sinistra fatta di “liberal-socialisti”. Certo, si potrebbero fare altre considerazioni, ma io oggi voglio solo pensare positivo come Jovanotti, e quindi trovare il termine “socialista” censurato per vent’anni, in un editoriale del censore maximo, mi ridà qualche speranza che anche da noi prima o poi la sinistra comincerà a fare politica come nel resto d’Europa. Repubblica, Renzi e cattocomunisti permettendo.

5. Sempre prima pagina di Repubblica. Curzio Maltese è uno di quelli che per 20 anni ha dipinto un Berlusconi inesistente. Per l’ennesima volta Silvio ha dimostrato di che pasta è fatto davvero, mediatore e “costruttivo” (copyright zamax), e lui che fa? Siccome non può insultarlo dandogli del “Mussolini”, lo insulta dandogli del “democristiano”. Un caso di psichiatria politica.

6. E per finire, il caso Cancellieri dimostra chi detta la linea, nel Pd. Forse i 4 candidati alla segreteria? Ce lo dice l’Andrea’s Version di sabato (qui).

Monti, il professore che fa troppi errori blu

Sono tra quelli che hanno fatto in tempo a vederla, a scuola, la matita metà rossa e metà blu, con cui gli insegnanti potevano dare una gerarchia agli errori di noi studenti. A essere sinceri, credo di averne fatti molto pochi, di errori blu, i più gravi, perché a quei tempi ero ancora un bravo ragazzo, con la testa sulle spalle, senso della dignità, dell’onore e tutto il resto. Ma quello accadeva prima che riscoprissi una religione oscurantista e demodé come quella cattolica, e prima che mi facessi traviare da una visione totalmente distorta della storia d’Italia, visione che mi ha portato a svendere il mio voto e la mia anima al “pregiudicato” Silvio: fattori che, combinati insieme, mi relegano ormai nei bassifondi della società italiana, nel più becero, nel più reazionario e nel più disonorevole “berlusconismo”. E infatti è proprio dal basso di questa mia posizione che, per colmo di abiezione, oso addirittura segnare in blu i due strafalcioni politici del professor Mario Monti: rifiutare sdegnato la leadership della destra (dicembre 2012) e uscire anche dal centro di Casini (ieri). Se perfino Casini si è accorto che la destra non esiste senza “berlusconismo” (qualunque cosa sia), allora è chiaro quanto sia inconsistente, nella realtà, quella finta destra, costruita a tavolino dai professori della Bocconi, del Corriere e di Bruxelles. Una semplice verità di cui ogni presente e futuro politico di destra sano di mente farà bene a tenere conto. Condivido questo giudizio politico di Massimo Zamarion (qui).

Il vero significato della campagna anti-casta

Ne ho già scritto molte volte, ma oggi ci ritorno, perché sul Foglio è uscita questa illuminante ricostruzione (qui). Per me, la campagna stampa contro la politica intesa come “casta” è una delle più grandi prese per i fondelli mai viste. Ipocrita, inutile, pericolosa, illusoria e ridicola.

Ipocrita. Perché rivolta esclusivamente contro uno dei tanti luoghi del privilegio, che in Italia, intanto, proseguivano indisturbati e anzi rafforzati. Inoltre, perché quella campagna nascondeva i vizi di chi l’ha promossa urbi et orbi: quel gran pezzo di industria e di “borghesia illuminata” che possiede il Corriere. Ma il problema ovviamente va oltre. Dice il Foglio:

Quel che forse è più interessante raccontare è che quella campagna, nata pure con tutte le sue buone ragioni che non si perderà tempo qui a elencare, già covava qualcosa in sé di meno nobile, e un problemino teorico meno maneggevole: il ribellismo delle classi dirigenti. Che in Italia assume per solito la forma di “un andirivieni perenne tra punte di fortissima denuncia antipolitica e clientelismo purissimo con i nuovi assetti di potere che si vengono a creare” (sottolineature di vincenzillo)

Inutile. Perché, ben lungi dall’eliminare i peggiori vizi dei politici italiani, non ha fatto altro che alimentarli. E lo si vede da due cose: primo, a fronte di qualche ridicola scaramuccia sugli scontrini, i vizi della politica non sono affatto scomparsi.

Pericolosa. Perché pur con i suoi toni pacati da salotto buono ha contribuito ad aizzare gli istinti peggiori, violenti, rancorosi, intolleranti, ignoranti, illiberali e, per colmo d’ironia, populisti. Alcuni dei quali confluiti poi nel fenomenale voto a Grillo. In questo, il Corriere ha agito in comunanza di intenti con il rivale commerciale, la Repubblica, e poi Stampa, Fatto, Giornale, Libero etc. Altro pericolo è la sponda che è stata offerta ai magistrati militanti, la cui caccia a Berlusconi è solo il culmine di una più profonda guerra contro la politica nel suo insieme. Insomma, puro veleno iniettato nelle vene della nazione e delle istituzioni.

Illusoria. Perché tutta quell’enfasi, quel moralismo, quello spasimo etico, si è disperso malinconicamente nel più colossale flop politico del millennio: Scelta Civica e Udc. Da anti-casta a pro-Monti (salvo poi mollarlo sul più bello, perché il Monti anti-concertazione non è mai piaciuto ai nostri imprenditori coraggiosi). Ma ve lo ricordate l’entusiasmo suscitato da Monti, Riccardi e Montezemolo, gli alfieri della virtus morale e imprenditoriale? Io sì, e mi piace ancora riderci sopra.

Ridicola. Per tutti i precedenti motivi, a cui va aggiunto il coraggio e l’indipendenza di giudizio dei mille e mille epigoni di Stella e Rizzo, e di tutta la massa di giornalisti, presentatori, intellettuali e opinionisti che, con l’ospitata o con il semplice uso dell’orribile parola “casta”, hanno contribuito a diffonderla.

Chiudo. L’articolo non lo ricorda, ma all’improvviso, così com’era cominciata, la campagna finì. Di botto. Il Corriere smise di pronunciare quella parola, perché si rese conto che stava facendo danni (vedi alla voce “pericolosa”). E così, ciò che sembrava essere diventato il destino glorioso degli italiani veri, purificare l’Italia dalla classe politica, da un giorno all’altro non fu che “ombra di un’ombra” (La vita è sogno?). Orwelliano, ma vero.

“Solo un uovo di Pasqua”

Donna intervistata dal tg: “Quest’anno c’è la crisi, quindi solo un uovo di Pasqua.” E io mi chiedo: ma vuoi vedere che dove non è arrivato Mario Monti – che fu trasformato dalla propaganda di regime dei giornaloni in apostolo della sobrietà -; dove non arriverebbe mai nemmeno Papa Francesco – perché bello è bello, avere un Papa che dorme nell’ostello, ma signora mia, il bambino chiede l’uovo, non vede che piange, che sarà mai un uovo in più, ne abbiamo già presi nove!! -; insomma, vuoi vedere che quella sobrietà che ai nostri padri aveva dato un po’ l’indigenza millenaria, un po’ il cristianesimo vecchio stampo, un po’ la guerra, un po’ i sani schiaffoni di papà, a noi ce la farà riscoprire questa infausta e provvidenziale crisi?

Quegli zingari con abbonamento deluxe

Venerdì scorso avevo un appuntamento con il tecnico del frigorifero. Sempre che si possa definire appuntamento una fascia di 5 ore, dalle 14 alle 19. E già qui… ma lasciamo perdere. Sempre venerdì, era in corso l’okkupazione dell’Azienda Trasporti Milanese, da parte di sindacati che a me sembrano sempre più simili ai kollettivi studenteski del liceo, che scioperavano per la fame nel mondo, la quale evidentemente si aggravava sempre il sabato mattina. Insomma, per tornare a casa prima delle 14, non avevo che da sperare in un provvidenziale krumiro. Per sicurezza, mi sono avviato a piedi. A una fermata, però, il tram veniva dato in arrivo. Ho atteso, e infatti è arrivato. Strapieno. Purtroppo non ho avuto la prontezza di fiondarmi dentro. 5 zingari mi hanno preceduto e hanno riempito l’ultimo buco dell’ultima porta. Ho tentato un timido “non potete stringervi di più?”, ma ho ricevuto in risposta solo 5 brutti sorrisi sdentati. La mia mente ha riassunto la situazione così: ecco 5 persone senza biglietto – o forse hanno l’abbonamento deluxe, zero limiti zero euro? – 5 persone che, quindi, mi hanno rubato il posto, 5 persone che con ogni probabilità sono salite proprio per approfittare della calca, e rubare ben altro che i posti. Poi ho sentito attivarsi il meccanismo di chiusura e mi sono ricordato che ero attaccato con le mani al palo, ma il resto del corpo era fuori dal tram. Non avevo scelta, mi sono buttato giù. Manco il tempo di atterrare e mi squilla il cellulare. Notare che mancavano ancora dieci minuti all’inizio della fascia oraria del tecnico. Era lui: “Io sono qui sotto.” E io: “Tra dieci-minuti-un-quarto-d’ora sono lì.” E lui, con l’elasticità di un Mario Monti: “No, allora finisce in fondo alla lista.” Click. Grazie, tecnico. Grazie, scioperanti. Grazie, zingari.

La favola di Mario Monti

In mezzo a tutti i gggiovani dei giornaloni e della tv, ci è voluto il vecchio Bruno Vespa per fare a Monti l’unica domanda sensata: “Perché non si è candidato con il centro-destra?” Risposta: “Sapevo che, candidandomi con il centro-destra, probabilmente sarei diventato presidente del consiglio e avrei fatto felice il Ppe. Ma ho avvertito l’imperativo morale di mettere insieme i riformisti. I quali sono sia nel Pd che nel Pdl. Ma in entrambi ci sono anche quelli che non vogliono fare le riforme.” Capito? Per fare le riforme non serve diventare presidente del consiglio. Non servono nemmeno i voti. Basta prendere il 15%, tanto, poi, ci sono i riformisti. E l’imperativo morale. L’imperativo morale e i riformisti. Poi le favole le racconta quell’altro, il pifferaio. Vero, Mario?

Upgrade 15-1-13, h 18.43: pubblicata su Hyde Park Corner del Foglio, data di oggi (qui).