I delusi da Grillo

A sinistra, su Grillo, è tutta una delusione. Dopo i gazzettieri di Corriere e Repubblica, dopo Sel e Rodotà, l’ultimo è Renzi (qui). Io spero che farsi massacrare da Grillo – non ho guardato, ma mi fido del giudizio di Giuliano Ferrara – sia servito ad aprire gli occhi a qualche grillino. Ne dubito, ma si vedrà. Se invece Renzi e gli altri delusi credevano veramente che Grillo avesse qualcosa da dire, come politico, allora sono dei fessi di prima categoria. Bastava vedere lo spirito di fondo che lo ha sempre animato: “Vaffanculo”. La sua idea della politica: “Giovane è bello”. La sua idea di come cambiare le istituzioni italiane: “Reset”. E che dire dell’illustre precedente: #HaipresenteBersani? Chissà se questa volta l’hanno capita.

UPDATE 19/2/14: non ho fatto in tempo a scriverlo, ed ecco che è già arrivata la conferma: tra i delusi da Grillo c’è anche qualche grillino! (Qui):

I DELUSI DA GRILLO CHE «HA FATTO DI TESTA SUA» – Ma non tutti, specialmente nelle pieghe del blog, sembrano essere soddisfatti di quello che hanno visto: in molti rimproverano a Grillo di «esserci andato solo per far contenti quelli che avevano votato sì al sondaggio» ma di non aver né realmente ascoltato quello che Renzi aveva da dire, né aver fatto parlare i due capigruppo del MoVimento, Maurizio Santangelo e Federico D’Incà, presenti all’incontro insieme a Luigi Di Maio. Insomma, in molti sono delusi da come sono andate le cose e qualcuno suggerisce ai parlamentari addirittura di chiedere l’espulsione di Beppe Grillo dal MoVimento, reo di non aver compiuto il volere della base

Mi vengono due domande. Prima: ma Grillo sarà deluso dai delusi? Seconda: i delusi dalla politica cercarono salvezza in Grillo; e i delusi da Grillo, dove cercheranno salvezza?

UPDATE 21/2/14: pubblicato sul Foglio online alla data 20/2/14, in versione abbreviata e rimaneggiata (qui).

L’acqua calda è antidemocratica

Periodo di scoperte fulminanti. Stefano Rodotà, dopo essere stato candidato da Grillo alla presidenza della Repubblica, scopre che Grillo è “populismo deteriore” (qui). La presidenta della Camera Laura Boldrini e Sel dicono che Grillo per loro è praticamente uno “stupratore” (qui). Anche il Pd, che dopo aver vinto le elezioni lo considerò interlocutore di primissimo livello, oggi si è molto raffreddato. Eppure, per capire chi era davvero Grillo, politicamente parlando, bastava leggere già molti anni fa questo blog o zamax o il Foglio, invece degli editoriali del Corriere e di Repubblica, e i libri sulla “casta”. Infatti Grillo, ancora oggi, non fa altro che ripetere ciò che diceva già ai tempi in cui Rodotà, Sel, il Pd, il Corriere e Repubblica lo consideravano il fior fiore della democrazia: le istituzioni italiane sono anti-democratiche.

Fine di questo filone, inizio di un altro filone.

Formigli di Piazzapulita, Alan Friedman, il Giornale, la Santanché e Vittorio Zucconi hanno scoperto che Napolitano ha fatto un colloquio di lavoro a Monti nell’estate del 2011, tenendo all’oscuro loro quattro e il resto della stampa democratica. Pare, tuttavia, che di quel colloquio segreto fossero informati anche i big delle banche nostrane, Passera, Bazoli & Co, i quali, peraltro, oltre a essere i big delle banche, sono anche i padroni della stampa democratica, la quale però era all’oscuro di tutto. Quanto al famoso colloquio, il suo resoconto redatto da Passera sembra copincollato da qualche migliaio di editoriali apparsi per mesi su tutta la stampa democratica, prima, durante e dopo quel colloquio. Compresi quelli di Monti. Altro che complotto. Insomma, tra politica e media, le solite tempeste in un bicchier d’acqua. Calda.

Segnalo anche zamax sull’inesistente “complotto” (qui). E l’ottimo Giuliano Ferrara sul Foglio di oggi (qui).

Coccardina rossa!

Ripropongo qui, per pura vanità, il mio intervento che oggi si è meritato l’ambitissimo riconoscimento del Foglio online (qui), dopo essere stato pubblicato anche sul cartaceo giovedì scorso:

Consulta, legge elettorale, false speranze e contraddizioni

Non credo che si torni davvero al proporzionale, perché mi sa che anche al Pd non sta bene. Ma che spettacolo i grillini che tuonano per la democrazia e la legalità, e per quelle preferenze un tempo in odore di mafia. E i centristi che tuonano per la governabilità – tradotto: che loro siano al governo – e per quel proporzionale che da noi ha sempre significato la massima instabilità. E tutta la sinistra, politica e mediatica, piena di sessantottini rivoluzionari che volevano abbattere lo stato, e ora è in ginocchio davanti ai Sacri Giudici e alla Sacra Costituzione. Per loro, tutto può cambiare, anzi tutto DEVE cambiare, subito!, immediatamente!, adesso!, tranne ciò che poi, dopo vent’anni, farà tornare tutto come prima: la Sacra Costituzione. Molto meglio il Decaduto, che ha ancora voglia di cambiare la costituzione per il bene di tutti. 

Vincenzo Garzillo

Voto palese, inganno occulto (ovvero: la coscienza al tempo dei neo-giacobini)

Oggi parlerò di coscienza. Certo, se ne possedessi ancora una, avrei voce in capitolo. Ma purtroppo, come sa già chi segue questo blog, io sono schierato politicamente dalla parte avversa a quella della coscienza morale e civile. Quindi, non mi resta che affidarmi a dei vaghi ricordi. Tipo che la coscienza è individuale e libera. Eppure, seguendo la bagarre intorno alla decadenza di Berlusconi, scopro che oggi non è più così. (Ah, preciso che la decadenza di Silvio è per me fonte di grande angoscia, perché è legata a doppio filo alla decadenza di questo blog, il quale vive solo grazie ai suoi faraonici emolumenti.) Uno degli aspetti nodali è la modalità di votazione. Materia in sé ben poco entusiasmante, se non fosse rivelatrice di qualcosa che riguarda proprio la coscienza.

Voto segreto. Ogni senatore sarebbe libero di votare senza vincoli di partito e senza doverne rispondere all’opinione pubblica. Voterebbe “secondo coscienza”. Cosa accadrebbe? Sel e M5S tutti a favore della decadenza. Nel Pdl, magari qualcuno potrebbe avere un “rigurgito di coscienza” e votare anche lui a favore. Ma la cosa più interessante accadrebbe nel Pd e nel centro, dove secondo me una parte voterebbe contro la decadenza. Sì, contro. Nel segreto dell’urna, infatti, la loro coscienza potrebbe avere un sussulto, tipo: “Posso io avallare un sistema che processa un singolo uomo per 50 volte 50, e che tiene in scacco la politica da 20 anni 20?” Risultato: forse la decadenza non sarebbe assicurata.

Voto palese. Pdl tutto contro. Pd, Sel, M5S tutti a favore. Ogni senatore Pd, M5S e Sel che votasse contro la decadenza di Berlusconi vivrebbe il resto dei suoi giorni braccato da Repubblica, Fatto, Corriere, Stampa, blog di Grillo, Iene, Santoro, Formigli, Ballarò. In questo caso, la sua coscienza avrebbe un altro tipo di sussulto: “Ma chi me lo fa fare?” Risultato: decadenza al 100%.

Et voilà, ecco come il voto palese diventa un inganno occulto. La tattica politica, e cioè la paura che Berlusconi si salvi, si fonde con la strategia di fondo dei neo-giacobini: far pesare sempre di più il ricatto morale, alias “questione morale”, per purgare il parlamento e il governo dalle persone non gradite. E’ già riuscito con altri personaggi del circo berlusconiano, oggi vogliono farlo con l’impresario in persona. Nel nome della moralità, e in perfetta buona coscienza.

Il vero significato della campagna anti-casta

Ne ho già scritto molte volte, ma oggi ci ritorno, perché sul Foglio è uscita questa illuminante ricostruzione (qui). Per me, la campagna stampa contro la politica intesa come “casta” è una delle più grandi prese per i fondelli mai viste. Ipocrita, inutile, pericolosa, illusoria e ridicola.

Ipocrita. Perché rivolta esclusivamente contro uno dei tanti luoghi del privilegio, che in Italia, intanto, proseguivano indisturbati e anzi rafforzati. Inoltre, perché quella campagna nascondeva i vizi di chi l’ha promossa urbi et orbi: quel gran pezzo di industria e di “borghesia illuminata” che possiede il Corriere. Ma il problema ovviamente va oltre. Dice il Foglio:

Quel che forse è più interessante raccontare è che quella campagna, nata pure con tutte le sue buone ragioni che non si perderà tempo qui a elencare, già covava qualcosa in sé di meno nobile, e un problemino teorico meno maneggevole: il ribellismo delle classi dirigenti. Che in Italia assume per solito la forma di “un andirivieni perenne tra punte di fortissima denuncia antipolitica e clientelismo purissimo con i nuovi assetti di potere che si vengono a creare” (sottolineature di vincenzillo)

Inutile. Perché, ben lungi dall’eliminare i peggiori vizi dei politici italiani, non ha fatto altro che alimentarli. E lo si vede da due cose: primo, a fronte di qualche ridicola scaramuccia sugli scontrini, i vizi della politica non sono affatto scomparsi.

Pericolosa. Perché pur con i suoi toni pacati da salotto buono ha contribuito ad aizzare gli istinti peggiori, violenti, rancorosi, intolleranti, ignoranti, illiberali e, per colmo d’ironia, populisti. Alcuni dei quali confluiti poi nel fenomenale voto a Grillo. In questo, il Corriere ha agito in comunanza di intenti con il rivale commerciale, la Repubblica, e poi Stampa, Fatto, Giornale, Libero etc. Altro pericolo è la sponda che è stata offerta ai magistrati militanti, la cui caccia a Berlusconi è solo il culmine di una più profonda guerra contro la politica nel suo insieme. Insomma, puro veleno iniettato nelle vene della nazione e delle istituzioni.

Illusoria. Perché tutta quell’enfasi, quel moralismo, quello spasimo etico, si è disperso malinconicamente nel più colossale flop politico del millennio: Scelta Civica e Udc. Da anti-casta a pro-Monti (salvo poi mollarlo sul più bello, perché il Monti anti-concertazione non è mai piaciuto ai nostri imprenditori coraggiosi). Ma ve lo ricordate l’entusiasmo suscitato da Monti, Riccardi e Montezemolo, gli alfieri della virtus morale e imprenditoriale? Io sì, e mi piace ancora riderci sopra.

Ridicola. Per tutti i precedenti motivi, a cui va aggiunto il coraggio e l’indipendenza di giudizio dei mille e mille epigoni di Stella e Rizzo, e di tutta la massa di giornalisti, presentatori, intellettuali e opinionisti che, con l’ospitata o con il semplice uso dell’orribile parola “casta”, hanno contribuito a diffonderla.

Chiudo. L’articolo non lo ricorda, ma all’improvviso, così com’era cominciata, la campagna finì. Di botto. Il Corriere smise di pronunciare quella parola, perché si rese conto che stava facendo danni (vedi alla voce “pericolosa”). E così, ciò che sembrava essere diventato il destino glorioso degli italiani veri, purificare l’Italia dalla classe politica, da un giorno all’altro non fu che “ombra di un’ombra” (La vita è sogno?). Orwelliano, ma vero.

Epurazioni M5s. Non me l’aspettavo proprio

Gente che esce, gente che scappa, gente che viene fatta scappare: il Movimento 5 Stelle non dev’essere proprio quel paradiso in terra che volevano farci credere qualche tempo fa i tanti giornalisti magnificatori della rete e delle sue virtù taumaturgiche. La rete salverà l’Italia! La rete salverà la democrazia! Ma per favore. Quei meglio giornalisti se ne accorgono solo oggi, ma già 3 mesi fa qualche blogger sfigato e solitario, tipo me, scriveva:

“E’ così che nascono le sette, in seno alla società. E’ così che prosperano, indebolendo la fiducia reciproca tra le persone e verso le istituzioni. E’ così, poi, che si autodistruggono, per il loro ma soprattutto per il nostro bene” (qui).

Temo che l’autodstruzione di M5s sia ancora lontana ma, come si dice, la speranza è l’ultima a morire. Sempre che Grillo non la epuri prima.

Il “fascismo buffo”, il Pd e la generazione allo sbando

Silvio Berlusconi, vero vincitore delle politiche 2013, ha definito quello di Beppe Grillo un “fascismo buffo”. Geniale. La buffoneria è indubbiamente il tratto distintivo di chi ha riempito le piazze quotidianamente, prima, durante e dopo le elezioni. Altra differenza: il duce del ventennio, quando riempiva le piazze a comando, lo faceva per acquisire o mantenere il potere, che era potere di decidere, di fare, di agire, mentre il gioco di Grillo è manifestamente l’opposto: intimidire chi deve decidere; disfare tutto; rompere le scatole. Un credo sterile e infantile, ma che fa presa, dentro e fuori il suo movimento, dentro e fuori il Pd. Sì, il Pd. Perché la vera origine dell’umiliazione di Marini è il solito ricatto, formulabile così: o sei “pulito”, “nuovo” e “antiberlusconiano”, o ti scateniamo contro la piazza, su tutti i media.

Un ricatto vecchio come il cucco, nella politica italiana. Grillo è solo l’ultimo arrivato. Prima di lui fu Di Pietro. E prima di Di Pietro, fu il Pci di lotta e di governo. Ovviamente non contro Berlusconi, ma contro Craxi e la Dc. Sì, ragazzi miei, in Italia solo Giuliano Ferrara e Massimo Zamarion (tipo (qui)) hanno il coraggio di dirlo, ma la verità è che questo furore cieco contro la politica, tutta la politica, è l’approdo storico della “questione morale” di Enrico Berlinguer, via mani pulite. Moralismo e populismo insieme, allo stato puro. Disponibile in 2 versioni. Versione becera: ricattare urlando a squarciagola, come fa Grillo e il fu Di Pietro; versione politically correct: ricattare in bello stile, con tanto di citazioni colte, dalla tribuna dei giornaloni con in testa Repubblica, poi Corriere e codazzo di media compiacenti. Apparentemente, la seconda versione si appella alla “buona politica” e si dichiara solo contro Berlusconi, ma, gratta gratta, non è così. Entrambe le versioni finiscono per rinunciare alla politica e si danno anima e corpo al moralismo e all’ideologia del nuovo, della costituzione, della legalità.

Legalità che, oggi, fa rima con Rodotà, o, come scandisce la famosa piazza: “Ro-do-tà Ro-do-tà Ro-do-tà!!” Un arzillo giovincello con 4 legislature alle spalle. Grottesco, per chi ha sempre idolatrato la gioventù e l’essere fuori dalla politica. Eppure, c’è una fetta d’Italia, colta e raffinata, trenta-quarantenni, imprenditori e insegnanti, laureati, informati e informatizzati, che non vede la palese autocontraddizione. Perché? Perché ai loro occhi nulla conta di più del suo essere antiberlusconiano, e per di più approvato da Grillo (vedi zamax (qui)).

In realtà, la vera, unica “buona politica”, per le sinistre di tutta Europa, è l’opzione socialdemocratica. Opzione che fu deliberatamente scartata dal Pd fin dall’origine, e che ancora oggi viene esplicitamente ripudiata dalla presidentessa uscente Rosy Bindi e anche da Matteo Renzi, il “liberal” blairiano che già si vede come futuro segretario. Il quasi ex segretario Bersani, sul tema, ha sempre glissato, lasciando il “lavoro sporco” a Stefano Fassina. Pensateci: solo in Italia accade che il maggiore partito di sinistra consideri l’opzione socialdemocratica come un ferro vecchio del Novecento, o come un tema che “divide” il partito. Pazzesco. E poi ci vengono a dire che l’anomalia è Berlusconi. E nel frattempo cadono tutti, vecchi e giovani, uno dopo l’altro, vittime di se stessi, e cioè di ciò che reputano essere i loro punti di forza: antiberlusconismo, questione morale e “nuovismo”. Contenti loro…

Un’ultima nota su quella fetta della generazione dei trenta-quarantenni, a cui accennavo sopra. Stanno quasi tutti a sinistra, consapevolmente o meno, compresi quelli che si sono fatti abbindolare dalla bubbola del “grande centro” di Monti. Sono politicamente allo sbando, perché sono cresciuti schifando non solo Berlusconi, ma anche la mediazione stessa, incarnata dai partiti. Alcuni vagheggiano la “democrazia diretta” di Grillo, altri la “rottamazione” di Renzi, altri ancora hanno votato Bersani ma sperando che si comportasse come Grillo. Politicamente, è la stessa cosa: anti-politica, anti-democrazia. E’ ciò che, nella realtà degli anni 2000, non si può certo chiamare fascismo ma, come dice Silvio, “fascismo buffo”.

La sinistra e la grande regressione

Il Movimento 5 Stelle lancia l’okkupazione del parlamento, il Pd la “manifestazione contro la povertà”. Non sentivo tante sciocchezze dai tempi del liceo, quando ogni scusa era buona pur di non fare lezione. Forse la sinistra pensa di rispondere alla grande recessione con una grande regressione?

Upgrade 10-4-13: pubblicata sul Foglio online, alla data di ieri, 9-4-13 (qui).

La verità su “società civile” e “antipolitica”

Ma siamo proprio sicuri che la “società civile” salverà l’Italia? E che la “questione morale” sia davvero la base della politica? E che l'”anti-politica” sia solo quella che fa Grillo? Se la versione conformistica della storia vi sta stretta, leggete questo lungo ed esauriente post di zamax (io l’ho stampato e me lo sono letto a casa): le origini storiche, i padri nobili (Scalfari e Berlinguer), la forma mentis, i due giornaloni di regime (Repubblica e Corriere), di un tragico errore di fondo, che oggi spopola soprattutto a sinistra (qui). Un po’ di verità non può che fare bene.