Walter, ti vogliamo ricordare così

veltroni_spelloDov’è finito l’affascinante politico che intrecciava elegie e promesse elettorali con la sapienza di un Virgilio, sullo sfondo di un meraviglioso colle umbro? Il Walter che vediamo di questi tempi pare ingrigito, ingobbito, irrughito, invecchiato di decenni. Non che il Berlusca brilli particolarmente, anche lui sembra un pochino affaticato, ma basta fargli fiutare la bandiera rossa di certi magistrati e lui si ripiglia immediatamente, da cane di razza quale egli è. Invece il suo dirimpettaio, il capo del governo-ombra, in quanto a ombra sta un pochino esagerando. Bofonchia frasette insulse senza troppa convinzione, come il bambino che non può scendere in cortile a giocare e cerca di convincere gli amici che è una sua decisione responsabile, e non un’imposizione dei genitori. Che sarà successo in casa Veltroni? La sconfitta elettorale pesa, ma non basta a spiegare tutto. In fondo, era ampiamente prevista. Forse allora quel galletto di D’Alema che ha rialzato la cresta… ma no, non basta nemmeno lui. Allora le correnti che si stanno affacciando all’interno del Pd creando un po’ di confusione, Di Pietro che convoca ancora una volta i giustizialisti in piazza, l’abbandono del loft, Obama che ha deciso di non passare più dall’Italia a salutarlo, e infine, la sera, prima di andare a letto, l’esigenza di capire che cos’è il Pd, qual è il suo progetto politico, che cosa chiede e che cosa promette a se stesso e agli italiani… cavoli, prese una per una sono cose che non fanno paura, ma messe tutte insieme… povero Walter.

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Non era un paese per vecchi

Vincent_Van_Gogh-Ritratto_del_dottor_Gachet_icoCi fu un tempo in cui in Italia uno poteva avere un dubbio, un filo d’ansia, uno scoramento, quando pensava alla sua vecchiaia. Le menti più pessimiste potevano addirittura essere attanagliate da un’immagine ossessionante: un pensionato su una panchina del parco, solitario, malvestito, con qualche foglia d’acero sul cappello e sulla schiena, intento a leggere il giornale del giorno prima sottratto a un barbone appena defunto lì accanto. Probabilmente un vecchio amico del circolo, di prima che chiudessero il circolo. Ma poi arrivò Walter Veltroni e tutto cambiò. Il politico fugò ogni dubbio, prevenì ogni scoramento, tranquillizzò definitivamente perfino i più ansiosi. Nel suo programma delle elezioni 2008 il grande statista inserì infatti un paragrafetto dal titolo "Politiche per una vecchiaia attiva". Attiva, non passiva. Attiva, non disattiva. Via dunque la panchina, via le foglie, via il muffo quotidiano cartaceo, via il malinconico ricordo dei trapassati. Vecchi, accendete l’interruttore che c’è in voi, alzatevi, correte, siate attivi, attivatevi! Il vostro paese è con voi (breve pausa pregna di afflato) il vostro paese è tutto per voi.

In alto: "Ritratto del dottor Gachet" di Vincent Van Gogh

Il dopo Prodi, le grandi manovre, la mia idea di politica

La recente caduta del governo Prodi mi ha dato tre gioie: prima gioia, che la mia cena non diventerà più una veglia funebre per colpa dei suoi sospiri di contrizione, né diventerà uno spettacolo circense grazie al suo riso pacioccone. Seconda gioia, che sono finiti gli intricati e noiosi giochetti di chi voleva la legge elettorale subito, chi un po’ più tardi, chi il referendum appena dopo i pasti ma rigorosamente prima della merenda, chi invocava le elezioni immediate ma un attimino solo che vado un salto in bagno. Terza gioia, che anche un governo di sinistra è caduto per l’intervento della magistratura. Così ora magari risconosceranno tutti quanti l’urgenza di riformare sia la politica sia la giustizia.
Veniamo alle grandi manovre. Sono contentissimo della coraggiosa presa di distanza di Veltroni dalla sinistra estrema, foriera di un’ideologia funesta per l’Italia sia in termini pratici sia in termini di pensiero. E’ ora di finirla, facciamo spazio a nuovi pensieri e a nuove utopie, di stampo totalmente diverso da quella comunista. Poi, mi piace l’idea di An e del Berlusca di mettersi insieme pensando già alla prospettiva futura di unirsi in un unico partito per entrare nel Partito Popolare Europeo. Per me la direzione giusta è quella.
Leggendo le reazioni a questi fatti politici sui giornali e sui blog mi accorgo di avere un’idea della politica  piuttosto bizzarra, incomprensibile a molti, impopolare. A destra c’è sconcerto per l’ulteriore avvicinamento tra i due partiti. Io invece non sono sconcertato per niente. Non riconoscendomi totalmente in un solo partito ma in un’area, mi fa solo piacere che si compattino le fila. Nell’estrema sinistra invece è tutto un riorganizzarsi ancora e sempre intorno al vecchio e al fallimentare. Giornali e blog che ancora si riconoscono nella Falce e nel Martello vanno avanti giustamente per la loro strada, falciando e martellando il buon senso dovunque compaia, ma soprattutto in campo culturale, vedi le adesioni all’increscioso boicottaggio della Fiera del Libro (che ha dato il la perfino a una lista nera di professori ebrei stilata da un negazionista, da cui si evince quanto siano vicine nella loro idiozia le due ali estreme)*; o vedi lo scatenarsi contro la moratoria sull’aborto volutamente spacciata per ciò che non è, ossia per la volontà di cancellare la legge 194. Quando sento un Vattimo (perdonate il termine volgare) dire che è giusto boicottare la Fiera del Libro di Torino perché invitare gli scrittori israeliani è un atto politico; quando sento da più parti, non solo da sinistra, accusare Giuliano Ferrara di essere solo un portavoce della Cei (Conferenza Episcopale Italiana) e di Berlusconi, e poi invece si scopre che né la Cei né Berlusconi appoggiano la nuova iniziativa politica del giornalista… ecco, è lì che mi rendo conto che sto guardando a un’altra politica, sto sperando in un’altra politica, e riconosco il mio desiderio nelle parole dello stesso Ferrara: "Se ho uno scopo politico è ridare un senso alla politica". (Chiudo sullo sconcerto per l’annuncio che la sua nuova lista lo terrà lontano dalla conduzione di 8 e mezzo… tragedia).

*update: su pronta segnalazione di pensierinutili, in questo punto ho modificato il post originario, che risultava tendenzioso perché attribuiva tutte le colpe a certa sinistra estrema senza citare l’idiozia speculare del negazionismo di certa destra estrema.

Nuove cose che fanno ben sperare

OcchiolinoFidelPrimo: Fidel Castro è pronto ad abdicare. "Largo ai giovani", dice il dittatore ottuagenario dal suo prematuro letto di dolore. Speriamo solo che non si riferisca a quelli che sfilano ogni venerdì mattina sotto le nostre finestre con le magliette del suo ex collega Che Guevara.

Secondo: finalmente anche alcuni politici di sinistra parlano di religione in modo nuovo. Non mi interessa se lo fanno per mero opportunismo o per vera convinzione o per tutti e due, esattamente come non mi interessa per quelli di destra. Ciò che mi interessa è che  dicano espressamente che i valori religiosi non devono restare fuori dal dibattito pubblico e dalle scelte politiche. Lo fa Paolo Ferrero, di credo Valdese, riferendosi alle sue scelte: "derivano dalla mia ispirazione religiosa. Io non ho mai nascosto di essere un credente, la religione deve avere uno spazio pubblico e dei diritti". Lo fa il cattolico Veltroni: "Cristo in politica è giusto e legittimo che lo porti chi ha Cristo dentro di sé. Laicità non significa rinuncia alle identità di ciascuno". Onore al merito. Alla faccia di Franco Giordano che a proposito del voto della senatrice Binetti sul provvedimento cosiddetto "antimofobia" ancora grida: "La laicità è a rischio".

Terzo: nuovo messaggio di Al Qaeda per bocca di Al Zawahiri. Dove sta la buona notizia? Qualcuno nelle sue minacce contro Israele e contro i "traditori" islamici che hanno osato trattare con Bush ad Annapolis scorge la frustrazione dell’organizzazione terrorista che si ritrova sempre più isolata nelle sue posizioni oltranziste. Sul Foglio tale situazione potenzialmente positiva viene giustamente attribuita alla politica di Bush in medio oriente.

Quarto: giorni fa Papa Ratzinger ha ricevuto il re dell’Arabia Saudita. Purtroppo non sono informato sui contenuti del colloquio ma mi pare scontato che non siano arrivati a nulla di concreto, sarà stata un specie di visita di cortesia. Eppure anche la cortesia ha il suo valore e mi sono venute in mente le accuse di intolleranza a Benedetto XVI e alla sua idea di dialogo con l’Islam…

Cose che fanno ben sperare

Primo: il Papa ha dedicato proprio alla speranza la sua ultima enciclica. Non a una speranza qualsiasi, naturalmente, ma alla speranza cristianamente intesa, eminentemente religiosa e collettiva. Dunque non solamente individuale e non solamente umana. La si può accettare o rifiutare, ma in entrambi i casi trovo che sia una delle pochissime, vere risposte alle inquietudini del nostro tempo, caratterizzato da una parte dal crollo delle ideologie politiche, dall’altro dal trionfo quantomeno ambiguo del progresso scientifico e tecnologico. Naturalmente non ci si poteva aspettare commenti positivi da chi invece ritiene che l’unica forma di modernità possibile è starsene ben saldi nella propria vecchia cara ideologia, o in un’idea di Progresso come unica vera prospettiva di felicità creata dall’uomo, un uomo emancipato da ogni superstizione, salvo poi affidare la sua reale visione del futuro al cinema e alla letteratura di stampo pessimistico su tutti i fronti, da quello tecnologico-biologico-politico (alla Matrix) a quello ambientalista-catastrofista (alla Gore). Ma tant’è.

Secondo: l’incontro tra Berlusconi e Veltroni. Già salutato da più parti come inciucio o opportunismo, per me rappresenta invece una possibilità concreta di cambiare davvero la politica italiana sia nella sostanza sia nella forma. Nella forma perché finalmente tra i due non c’è più la maledetta demonizzazione, l’odio, la delegittimazione reciproca che avvelena ogni cosa e trasforma qualsiasi scontro civile, democratico, in una rissa volgare e improduttiva. Nella sostanza perché essendo uomini e forze politiche sostanzialmente di centro, possono finalmente dare molta più voce ai moderati di destra e di sinistra. Inoltre condivido ciò che ha rilevato per primo Casini: si stanno prefigurando le condizioni perché si arrivi alle tanto attese riforme istituzionali, chiodo su cui batto anch’io da tempo. Una di queste condizioni potrebbe essere l’alleanza tra centrodestra e centrosinistra. Perché potrebbe rivelarsi tanto necessaria un’alleanza che in tanti invece stanno già osteggiando apertamente? Per un motivo squisitamente politico: qualsiasi riforma vera – e Dio solo sa quanto abbiamo bisogno di riforme vere e profonde – scontenterà inevitabilmente milioni di elettori. Ora, conoscete un politico disposto a mettere la firma su provvedimenti che sanciscono la sua sconfitta sicura alle elezioni successive? Invece se gli scontenti ce li si divide, un po’ a me un po’ a te, magari il rischio ce lo si prende, una buona volta.
Speriamo bene.