zamax su Moretti, Scalfari & altri

Essendo in vacanza, non ho molto tempo da dedicare alle fondamentali uscite dei miei eroi, Repubblica, Fatto, artisti impegnati, magistrati intervistati etc, né di quel reprobo evasore da me mai votato (prima del 1994). Ancora meno tempo posso dedicare a esprimere il mio parere, ancora più fondamentale del loro. Perciò non mi resta che affidarmi al solito zamax, che pur andando contro ogni evidenza, contro ogni buon senso, contro ogni buon gusto e contro ogni verità acclarata dall’etica e dalla magistratura, riesce sempre a strapparmi un sorriso (qui).

Sentenza “epocale”, la mattina dopo

Di epocale, ovviamente, non c’è assolutamente nulla. Che differenza volete che faccia questa piccola goccia, nel mare magnum della demonizzazione? Epocale è solo lo sforzo della sinistra e di tutte le sue tenaci ramificazioni: più di 50 processi, migliaia di trasmissioni tv e radio, decine di migliaia di editoriali, milioni di ospitate, miliardi di giuristi, cantanti, banchieri, attori, magistrati, presentatori, scrittori, comici, premi nobel, nani e ballerine. Tutto per una sola, misera condanna definitiva. Senza contare che ieri è crollato anche il falso mito del Berlusconi che si autoassolve con le leggi ad personam. Effetti collaterali, che col tempo avranno a loro volta i loro begli effetti. Per il resto, tutto secondo le aspettative: i “migliori” di cui sopra sono già tutti lì che festeggiano a reti unificate, compresi i social media. Lasciamoli sfogare, celebrare con la consueta misura e lungimiranza la sconfitta della mafia, della corruzione, dell’evasione fiscale, della burocrazia, congratularsi vicendevolmente per il loro alto senso delle istituzioni e la loro magnanimità. Quanto a Berlusconi, nel videomessaggio è apparso colpito duramente, ma non vinto e non umiliato. Anzi, ruggente e determinato. Giuliano Ferrara lo ha chiamato giustamente “prigioniero libero” (qui). Ma come dice giustamente zamax, ciò che sta venendo sempre più a galla è la cosa più importante di tutte: la grande mistificazione operata dalla sinistra, di cui Berlusconi è solo l’ultimo bersaglio (qui). Ieri, riferendomi all’interdizione, scrivevo: “Ma se invece, la butto lì, questa misura finisse per ritorcersi contro le intenzioni dei nostri zelanti applicatori della legge e contro le mire dei loro fan de sinistra?” Oggi che l’interdizione non c’è ancora, estendo la stessa considerazione alla condanna. Giustizia sarà fatta.

Nuova linea editoriale / 3

Questo blog sposa senza riserve la linea di Repubblica sul Papa e i gay. Il primo giornale d’Italia, infatti, non può aver travisato le parole di sua santità, come un bambino ignorante. Fidatevi, il Papa non ha semplicemente e banalmente ripetuto ciò che è scritto da anni nel Catechismo della Chiesa Cattolica, bensì ha davvero rotto un tabù millenario, ha compiuto un atto rivoluzionario, ha trasferito San Pietro a Sodoma, e ha praticamente fatto outing. E chi non la pensa così è omofobo.

Il Re ubbidiente

Il vangelo di questa domenica delle palme (Luca 19, 28-40) ci offre un’immagine abbastanza scandalosa, per i nostri canoni di giudizio abituali. Un’immagine che voglio collegare alle parole di Papa Francesco, “il potere è servizio”, e al primo capitolo del “Gesù di Nazaret” (Vol.II) di Benedetto XVI, da cui prendo i riferimenti biblici di questo post. Quell’immagine, io la esprimerei così: Gesù è un “re ubbidiente”. Non un re che sottomette con la violenza; non un re che esercita il potere come arbitrio, in base ai propri capricci. Eppure, un re. La sua regalità la vediamo prima quando requisisce l’asina, un puledro su cui mai nessuno era montato, secondo un antico diritto regale sui mezzi di trasporto. Poi, quando viene “fatto salire” dai discepoli sull’asina, come era accaduto a Salomone in occasione dell’insediamento sul trono di Davide (1 Re 1,33). Inoltre, vengono stesi mantelli davanti a lui. Eppure, in tutto questo, non agisce per volontà sua, per un suo progetto, né tantomeno per un progetto “rivoluzionario”, come pensavano gli zeloti, che si aspettavano un capo che guidasse la loro insurrezione contro i romani. No, lui, dice Ratzinger, “vive nella parola del padre”. Infatti, non fa altro che realizzare la profezia delle scritture (Zaccaria 9,9), in cui si diceva che il messia sarebbe venuto su un’asina. Si fa “servo” (Filippesi 2,7), e solo per questa sua obbedienza, “obbedienza fino alla morte, e alla morte di croce” (Filippesi 2,8), merita l’obbedienza di tutti i popoli della terra. Ecco, io credo che subito dopo la sua elezione, Francesco I abbia parlato di “servizio” riferendosi a qualcosa di non troppo lontano da questo.