Belgio. E’ legale l’eutanasia sui bambini

Essendo nato in un mondo che riteneva legale e lecito l’aborto, per molto tempo non mi ha fatto troppo effetto. Ora, però, me ne fa. E sentire che in Belgio si può uccidere anche un bambino di 3 anni, me ne fa ancora di più (qui). Ciò che mi fa impressione è che la legge sembra “assecondare” la scelta tragica. Perché di scelta tragica evidentemente si tratta, in casi estremi e disperati. Ma il fatto che ci sia una legge, cambia un po’ le cose. Rende più accettabile quella scelta. Come con l’aborto, si arriva a pensare: “La legge lo permette, perché non lo fai?”

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Sant’Ambrogio

La parola di Dio respinge ogni noia, non offre varchi al sonno dell’anima, all’assopimento dello spirito. Il sonno infatti si insinua laddove c’è tristezza e preoccupazione per le cose di questo mondo, ma l’uomo che aderisce a Dio fuggendo le preoccupazioni ottiene il godimento della conoscenza eterna, dove svanisce il timore legato alla mutevolezza delle cose di questo mondo.

“Riconciliazione nella verità”

Parole sante, da applicare non solo nel lontano Sud Africa del passato, ma anche nell’Italia del presente. “Riconciliazione”. Cioè: pieno riconoscimento della dignità e della legittimità per la scelta politica a destra, compreso Berlusconi. O vogliamo continuare con la balla razzista che in politica c’è una razza superiore e una inferiore? “Verità”. Perché la demonizzazione in atto da 60 anni è un vicolo cieco, non solo per chi la subisce, ma anche per chi la attua. Dire la verità non è facile, ma rende tutto più facile. Chi ha pronunciato oggi quelle due parole? Uno degli italiani che non è rimasto con il cuore a piazzale Loreto, Silvio Berlusconi:

“Imparino [quelli che lodano Mandela] a praticare quella riconciliazione nella verità e nel rispetto reciproco che è stato il suo più grande merito e la sua più grande vittoria. Il suo insegnamento, la sua testimonianza, la sua forza d’animo capace di non arrendersi mai anche quando le forze del male sembravano essere imbattibili, sono e saranno un esempio per tutti noi”.

Il diritto naturale non è decaduto

Eccoli lì, tutti in fila, come un plotone d’esecuzione schierato all’alba di quella che credono sarà una nuova era. Politici, giornalisti, commentatori, persone comuni. Eccoli sparare: “la legge è uguale per tutti!”, e “le sentenze si rispettano!” Ah, quanto ci godono, seppure nel loro modo tartufesco, seriosi perfino nel godimento. E quanto stride, alle mie orecchie, quel loro linguaggio universalistico, astratto, indice di una mentalità ipocrita, quanto stride, dicevo, con la semplice verità del diritto naturale. Prendo a prestito le parole trovate in un articolo di una femminista, pubblicato oggi dal Foglio contro la decadenza di Berlusconi:

 Il diritto alla difesa è infatti il primo stato naturale della persona e non un ideale astratto: e io sono sensibile all’eco che mi suscita la capacità di resistenza a qualsiasi sopruso da parte di chiunque.

Nichi Vendola, da nuovo Che Guevara a zerbino dei potenti

Non voglio nemmeno ascoltarla, l’intercettazione tra Nichi Vendola, nobile difensore degli oppressi targato Sel, e tale Archinà, uomo delle pubbliche relazioni dell’Ilva di Taranto, i capitalisti cattivi. Non mi piace, ascoltare le intercettazioni. Per una volta mi fido della stampa, che parla di “familiarità e osceno servilismo” (qui). Familiarità. Come farà, adesso, il nobile Nichi, a presentarsi ancora come puro? Osceno servilismo. Come farà, adesso, il coraggioso Nichi, a presentarsi come impavido difensore dei deboli? L’ex governatore della Puglia si difende dicendo che quella persona gli serviva per arrivare alla mediazione con l’Ilva. Beh, in un paese civile, la mediazione è l’anima della politica, quindi non ci sarebbe niente di strano. Peccato che nella “narrazione” di Nichi, invece, esistano solo i buoni contro i cattivi, gli operai contro i capitalisti, i puri contro i corrotti, i Vendola contro i politici. Eh, caro Nichi, anche tu hai dato il tuo bel contributo ad accrescere la “familiarità e l’osceno servilismo” tra i giornalisti d’assalto e le procure. Se vuoi proprio querelare tutti i responsabili di questo ignobile attacco, querela per primo te stesso.

Voto palese, inganno occulto (ovvero: la coscienza al tempo dei neo-giacobini)

Oggi parlerò di coscienza. Certo, se ne possedessi ancora una, avrei voce in capitolo. Ma purtroppo, come sa già chi segue questo blog, io sono schierato politicamente dalla parte avversa a quella della coscienza morale e civile. Quindi, non mi resta che affidarmi a dei vaghi ricordi. Tipo che la coscienza è individuale e libera. Eppure, seguendo la bagarre intorno alla decadenza di Berlusconi, scopro che oggi non è più così. (Ah, preciso che la decadenza di Silvio è per me fonte di grande angoscia, perché è legata a doppio filo alla decadenza di questo blog, il quale vive solo grazie ai suoi faraonici emolumenti.) Uno degli aspetti nodali è la modalità di votazione. Materia in sé ben poco entusiasmante, se non fosse rivelatrice di qualcosa che riguarda proprio la coscienza.

Voto segreto. Ogni senatore sarebbe libero di votare senza vincoli di partito e senza doverne rispondere all’opinione pubblica. Voterebbe “secondo coscienza”. Cosa accadrebbe? Sel e M5S tutti a favore della decadenza. Nel Pdl, magari qualcuno potrebbe avere un “rigurgito di coscienza” e votare anche lui a favore. Ma la cosa più interessante accadrebbe nel Pd e nel centro, dove secondo me una parte voterebbe contro la decadenza. Sì, contro. Nel segreto dell’urna, infatti, la loro coscienza potrebbe avere un sussulto, tipo: “Posso io avallare un sistema che processa un singolo uomo per 50 volte 50, e che tiene in scacco la politica da 20 anni 20?” Risultato: forse la decadenza non sarebbe assicurata.

Voto palese. Pdl tutto contro. Pd, Sel, M5S tutti a favore. Ogni senatore Pd, M5S e Sel che votasse contro la decadenza di Berlusconi vivrebbe il resto dei suoi giorni braccato da Repubblica, Fatto, Corriere, Stampa, blog di Grillo, Iene, Santoro, Formigli, Ballarò. In questo caso, la sua coscienza avrebbe un altro tipo di sussulto: “Ma chi me lo fa fare?” Risultato: decadenza al 100%.

Et voilà, ecco come il voto palese diventa un inganno occulto. La tattica politica, e cioè la paura che Berlusconi si salvi, si fonde con la strategia di fondo dei neo-giacobini: far pesare sempre di più il ricatto morale, alias “questione morale”, per purgare il parlamento e il governo dalle persone non gradite. E’ già riuscito con altri personaggi del circo berlusconiano, oggi vogliono farlo con l’impresario in persona. Nel nome della moralità, e in perfetta buona coscienza.