Andrea Agnelli e quelli che ci credono troppo

La gratitudine che devo ad Andrea Agnelli, presidente della Juve di questi due scudetti fantastici, non mi impedisce di vedere in lui qualcosa che suona un po’ forzato, un po’ eccessivo, un po’ falso. Quella convinzione cieca, pronta, assoluta, da uomo marketing che deve dimostrare a tutti quanto crede in quello che fa, in qualunque momento e qualunque cosa stia facendo. Ieri l’ho sentito citare la “fame” di vittorie, alla Steve Jobs:

Non bisogna mai perdere la fame, ed è qualcosa che io non perdo nemmeno il giovedì, quando gioco con i miei amici.”

Ecco, mi sono detto, chissà quanto scassa i maroni a quei poveri sventurati che, in una partitella di livello fantozziano, osano “perdere la concentrazione”, o non “dare tutto” fino all’ultimo secondo. Ma per favore! Sarà che anche a me, in partite di quel livello, tocca subire le urla isteriche di quelli che “ci credono” sempre, come se ogni partita fosse una finale di Champions League. Dai, Andrea, rilàssati. C’è un momento per tutto. Anche per crederci un po’ meno.

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Il golem

La settimana scorsa ho letto un libro comprato a Praga, illustrato da un disegnatore bravissimo (qui). La storia è quella del golem, gigante creato da un rabbino nel XVI secolo, usando gli avanzi di creta di una vecchia fabbrica. Fortissimo, stupidissimo e fedelissimo al suo creatore, aveva come scopo quello di difendere il quartiere ebraico dalle violenze dei cristiani, fomentate soprattutto dalle feroci accuse di un certo prete Taddeus. Tipo rapire i bambini cristiani e usare il loro sangue per la Pasqua ebraica. Leggero e profondo come solo le fiabe.

Piccola autosegnalazione

Sul Foglio online, alla data di oggi 5-4-13, (update: e sul Foglio cartaceo del 6/4/13)  è stata pubblicata questa mia bella letterina (qui), che sintetizza questo mio post sul Corriere della Sera (qui):

Molto interessante l’articolo sul cambio di sede del Corriere

Molto interessante ciò che accade al Corriere della Sera. Un pezzo di “casta” editoriale si scaglia contro un pezzo di “casta” finanziaria, dopo che entrambe si erano scagliate famelicamente contro la “casta” politica. Ciò mi suscita alcune domande. Si saranno resi conto di avere avviato un meccanismo infernale? Lo sanno che l’attuale paralisi politica deriva in gran parte da quello? Credevano davvero di esserne immuni? E chi sarà la prossima vittima?

“Scende alla prossima?”

Io capisco chiederlo quando la metro è affollatissima. Quando si sta come sardine. Capisco che a chiederlo siano le vecchiette bloccate lontano dalle porte, sotterrate, paralizzate, asfissiate da energumeni alti il doppio e pesanti il triplo, terrorizzate all’idea di non riuscire a scendere alla loro fermata. Ma ormai, a Milano, è una mania, sta cosa di chiedere sempre a quello davanti: “Scende alla prossima?

Alla fermata mi si chieda un educato “Permesso?” e io mi scanso molto volentieri. Per una vecchietta in difficoltà, sarei disposto perfino a fare da sperone rompi-ghiaccio, se necessario. Ma alla fermata, non prima. Alla fermata ha un senso, perché è già previsto il trambusto del sali-scendi, uno se lo aspetta di doversi muovere. Prima, invece, no. Tu sei lì che magari sei appena riuscito, con piccoli aggiustamenti mirati, a riconquistare quel minimo di intimità con te stesso, quel minimo di spazio vitale, quella distanza infinitesimale che però ti fa rimanere un individuo pur nel mezzo di quella massa anonima e invadente, ed ecco che il maledetto “Scende alla prossima?” ti costringe a disfare tutto di colpo, prima del tempo e senza motivo.

E così, carico di fastidio, mi chiedevo quali contromisure attuare. E quella volta che mi è successo a metro piena, sì, ma sotto il livello sardina, ed ero molto vicino alla porta, la soluzione è arrivata spontaneamente, pulita, composta, educata ma tagliente. “Scende alla prossima?” “No, mi sposto alla prossima.

Ma il massimo è stato a metro praticamente vuota, con me in piedi davanti alla porta, poco prima della mia fermata. Di fianco, nessuno, dietro, un solo tizio: “Scende alla prossima?” Comincio a pensare che lo facciano per solitudine.

Questo è un blog in fase di chiusura

No, tranquilli, non è la censura di Monti. E non è nemmeno che sono finite le mie idee o i finanziamenti di Berlusconi. Infatti, idee e finanziamenti, ahimè, non ci sono mai stati. E' che il 31 gennaio, la piattaforma splinder chiuderà. Fino a quel momento temo che continueranno i disagi di questi giorni, se non peggio. Nel frattempo, aprirò un altro blog, credo su wordpress. Dove spero di riuscire a trasferire i fondamentali contenuti di questo. Altrimenti, pazienza, e fanculo splinder e tutti i filistei!