Berlusconi assiste i coetanei: nuovo capitolo del grande romanzo popolare

Che cos’è Berlusconi veramente? Un grande romanzo popolare. I suoi odiatori di professione hanno fatto di tutto per trasformarlo in un romanzo criminale, ma non ce l’hanno fatta. La loro cortina fumogena svanirà presto, insieme a tutte le balle, le calunnie e le infamie che gli hanno tirato addosso in quantità incredibile. Incredibile come la sua vita, nel disegnare la quale Dio sembra essersi ispirato a qualche bella favola orientale. Chi altri potete immaginare a suonare sulle navi, creare imperi finanziari e mediatici, presiedere partiti e governi, subire sconfitte, preparare vittorie, incassare sentenze di morte politica avventate, risollevarsi da errori propri e altrui, pagare multe fantamilionarie, ricevere onorificenze dalle mani del presidente degli Stati Uniti d’America, organizzare feste allegre e scollacciate, raccontare barzellette ai capi di stato, rispondere in tribunale ad accuse surreali, sanguinare sulla piazza e risorgere su un predellino? E tutto sempre con lo stesso ottimismo, con lo stesso sorriso fiducioso stampato sulla faccia. La stessa inventiva inesauribile, lo stesso realismo lucido, la stessa capacità di mediare, la stessa incapacità di serbare rancore, la stessa spregiudicatezza e la stessa prudenza: caratteristiche opposte, che in altri uomini sarebbero inconciliabili, ma che invece formano il suo carattere e il suo destino. Sì, perché, come sempre, questo ennesimo capitolo non lo scriverà da solo, ma a quattro mani con il destino, che ancora una volta gli si manifesta sotto forma di giudici. Che cosa scriverà? Come ci sorprenderà? Impossibile dirlo a priori, proprio come nei grandi romanzi popolari. Io però, a bocce ferme, sono d’accordo con Giuliano Ferrara: per gli anziani ospiti della casa di cura “Sacra Famiglia” sarà una fortuna. Tra un catetere, una dentiera e un pannolone, avranno le attenzioni di un loro coetaneo che non si arrende mai, e anzi sfoggia un ottimismo inossidabile. E chissà che questo non torni buono anche alla sua immagine e, perché no, ai futuri esiti elettorali della destra, a scorno di quei rosiconi dei suoi nemici giurati.

Ferrara (qui), Radio Elefante (qui).

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Bonaiuti e gli altri: topi o zavorra?

Non c’è dubbio, oggi Bonaiuti e gli altri sembrano i topi che abbandonano la nave che affonda. Ma se poi, a lungo termine, si scopre che invece erano solo la zavorra di una grande mongolfiera?

Update 16-4-14: pubblicata su Hyde Park Corner del Foglio online in data 15-4-14 (qui).

A me Dell’Utri sta simpatico, l’antimafia no

Marcello Dell’Utri ha cominciato a starmi simpatico nel corso dei lunghi anni, credo una ventina, in cui è stato massacrato dai giustizialisti, e trasformato in un simbolo negativo. Un processo permanente, che ha vellicato i peggiori istinti degli italiani, e ha finito per appaiare un uomo colto e scaltro ad assassini mafiosi come Riina e Provenzano. Un vero orrore a cui mi sottraggo per istinto e per scelta. Ecco, ora che l’ho detto, mi sento meglio. E proseguo. Come ho già fatto innumerevoli volte, anche in questo caso prendo le distanze da tutti i politici alla Di Pietro-Ingroia, tutti i programmi tv alla Santoro-Ballarò, tutti i giornali alla Repubblica-Fatto e tutti gli intellettuali alla MicroMega. Parallelamente, nel tempo, l’antimafia è crollata nel mio personale gradimento. E nell’antimafia metto quei magistrati militanti, ma anche i giornalisti che si fanno usare per divulgare i teoremi dell’accusa, alimentando il linciaggio.

Ma al di là di simpatie e antipatie, like e non-like, ciò che mi fa pensare è il rapporto tra la giustizia e il cittadino, e quello tra la giustizia, la legge e la verità. Riguardo alla legge, mi fa pensare il fatto che la mafia esiste in tutto il mondo, ma solo in Italia è stato istituito il reato di “concorso esterno in associazione mafiosa”. Un reato che può comprendere di tutto, e che non necessita di alcuna prova. Anzi, un reato che è stato creato appositamente per quei casi in cui è troppo difficile, se non impossibile, trovare delle prove. Quindi, in pratica, l’accusa equivale alla condanna. Il sogno dei giustizialisti, dei giacobini, dei sostenitori di teoremi vari, servizi deviati, livelli dello stato e ciarpame simile. I quali, infatti, lo usano come paravento per accostare giorno dopo giorno il nome di Dell’Utri, e quindi di Berlusconi, alla parola magica “mafia”. Ripeto: perché solo in Italia?

Ora, il buon cristiano è chiamato a sottostare alla legge del posto in cui vive senza ribellarsi, dare a Cesare quel che è di Cesare etc. etc. Ma quando la legge e i suoi tutori fanno a pugni con il buon senso, il rispetto umano e la verità, che si fa? Quando una fazione riesce a farsi una legge “ad personam” per continuare a esistere e ad esercitare il proprio potere massacrando altri, che si fa? Io, come ho già detto, come minimo mi tiro fuori.

Il coltello che apre gli occhi

Forse, finalmente, i soliti intelligentoni apriranno gli occhi. Ora che non c’è una motivazione puramente “materiale” per il male, forse capiranno che non è nelle “cose”, che devono guardare, ma nell’animo umano. Infatti, il ragazzino americano che ha ferito i suoi compagni di scuola non ha usato armi da fuoco, pistole, fucili o altri gingilli prodotti dai cattivoni delle industrie delle armi, tanto odiate dalle buone coscienze progressiste. E questo è spiazzante, per loro. Ieri sera il servizio di Giovanna Botteri suonava monco, senza il solito pistolotto contro i cattivoni delle industrie delle armi. Oggi Repubblica.it non ne parla nemmeno. Tireranno fuori che amava i videogiochi violenti? Un parente repubblicano? Un nonno del KKK? Un bisnonno bovaro del Texas? O forse, per una volta, andranno più in profondità.

Corriere (qui).

Obama ce l’ha con i peti delle mucche

No, dai, le “pillole anti-gas” fatte dagli scienziati contro la flatulenza delle mucche è roba da Archimede Pitagorico: un bello spunto per un bel fumetto su Topolino. Invece Rampini di Repubblica ne parla seriamente! Ma è ovvio, le finanzia il messia ecologista Obama… (qui).