L’adolescente Squinzi e la paghetta di stato

Nel vasto teatro della società italiana, la parte in commedia toccata a Confindustria prevede un eterno lamento per svariate cose, tra cui l’eccesso di burocrazia. E fin qui, tutto bene. Infatti ieri, quando il suo presidente Squinzi ha tuonato “Troppa burocrazia!” ha fatto una cosa sacrosanta. Eppure. Un’altra cosa per cui si lamenta sempre Confindustria è la carenza dei sussidi statali. Ne vorrebbe di più, per tutti e possibilmente a fondo perduto. Ora, io in economia sono una bestia, ma c’è qualcosa che non mi torna. Per spiegarmi, uso la classica metafora della famiglia. Avete presente l’adolescente che si lamenta perché il papà è cattivo? Argomenti: troppe regole e paghetta troppo bassa. Crescendo, l’adolescente diventa uomo e improvvisamente capisce che il potere di imporre regole assurde è strettamente legato all’elargizione della paghetta. Una volta raggiunta l’indipendenza economica, ecco che magicamente il papà non può più darti regole. Tradotto: più soldi chiedi allo stato, più accresci il suo potere su di te. Meno soldi, meno vessazioni. Discorsi del genere non li troverete mai in tv, su facebook o su twitter. Sui media domina quell’idea socialisticheggiante che anche Confindustria e i suoi presidenti condividono: meglio la paghetta che la libertà. #bamboccioni

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