Il Re che è morto per noi

Domenica, per il rito romano, è Cristo Re. Il Vangelo di Luca ci mette di fronte all’insegna derisoria “Questo è il re dei giudei”, alla provocazione “Salva te stesso” e alle due opposte reazioni dei ladri crocifissi con lui. Così, ci invita a riflettere sul significato della creazione, dell’incarnazione e della crocefissione. Come stanno insieme la croce e la gloria, il potere e l’amore? Cristo è re dell’universo, eppure è morto. Non solo è morto, ma lo ha fatto come il peggiore dei criminali. Questo ci dice tante cose. Una è che lui è re, sì, ma non come i re umani. Infatti ci lascia liberi. Non siamo i suoi sudditi, ma i destinatari del suo amore. Altra cosa. Lui non salva se stesso, come già gli aveva proposto di fare satana con le tentazioni, perché è venuto a salvare noi. Salvare noi, si badi, non il mondo. Il mondo non può essere salvato, nessuno ha il potere di cambiarlo. E’ così e basta. Il regno in cui il cristiano è chiamato a entrare, tramite le sue opere e le sue preghiere, comincia qui e ora, ma non è di questo mondo. Drizzi le antenne, il cristiano, e si ricordi questa grande lezione di realismo, ogni volta che qualcuno si offrirà di cambiare il mondo in cui vive, perché il prezzo sarà sempre lo stesso: la libertà e l’amore.