Voto palese, inganno occulto (ovvero: la coscienza al tempo dei neo-giacobini)

Oggi parlerò di coscienza. Certo, se ne possedessi ancora una, avrei voce in capitolo. Ma purtroppo, come sa già chi segue questo blog, io sono schierato politicamente dalla parte avversa a quella della coscienza morale e civile. Quindi, non mi resta che affidarmi a dei vaghi ricordi. Tipo che la coscienza è individuale e libera. Eppure, seguendo la bagarre intorno alla decadenza di Berlusconi, scopro che oggi non è più così. (Ah, preciso che la decadenza di Silvio è per me fonte di grande angoscia, perché è legata a doppio filo alla decadenza di questo blog, il quale vive solo grazie ai suoi faraonici emolumenti.) Uno degli aspetti nodali è la modalità di votazione. Materia in sé ben poco entusiasmante, se non fosse rivelatrice di qualcosa che riguarda proprio la coscienza.

Voto segreto. Ogni senatore sarebbe libero di votare senza vincoli di partito e senza doverne rispondere all’opinione pubblica. Voterebbe “secondo coscienza”. Cosa accadrebbe? Sel e M5S tutti a favore della decadenza. Nel Pdl, magari qualcuno potrebbe avere un “rigurgito di coscienza” e votare anche lui a favore. Ma la cosa più interessante accadrebbe nel Pd e nel centro, dove secondo me una parte voterebbe contro la decadenza. Sì, contro. Nel segreto dell’urna, infatti, la loro coscienza potrebbe avere un sussulto, tipo: “Posso io avallare un sistema che processa un singolo uomo per 50 volte 50, e che tiene in scacco la politica da 20 anni 20?” Risultato: forse la decadenza non sarebbe assicurata.

Voto palese. Pdl tutto contro. Pd, Sel, M5S tutti a favore. Ogni senatore Pd, M5S e Sel che votasse contro la decadenza di Berlusconi vivrebbe il resto dei suoi giorni braccato da Repubblica, Fatto, Corriere, Stampa, blog di Grillo, Iene, Santoro, Formigli, Ballarò. In questo caso, la sua coscienza avrebbe un altro tipo di sussulto: “Ma chi me lo fa fare?” Risultato: decadenza al 100%.

Et voilà, ecco come il voto palese diventa un inganno occulto. La tattica politica, e cioè la paura che Berlusconi si salvi, si fonde con la strategia di fondo dei neo-giacobini: far pesare sempre di più il ricatto morale, alias “questione morale”, per purgare il parlamento e il governo dalle persone non gradite. E’ già riuscito con altri personaggi del circo berlusconiano, oggi vogliono farlo con l’impresario in persona. Nel nome della moralità, e in perfetta buona coscienza.

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