Silvio e i farisei

Tutta questa frenesia sulla decadenza di Berlusconi da senatore è un fenomeno rivelatore. Soprattutto la disinvoltura con cui vengono cambiate in corsa le regole: oggi vale questa regola, domani quest’altra, per tizio si vota in un modo, per caio in un altro, questo principio vale per tutti, tranne che per sempronio… E naturalmente i più zelanti, in questo turbine di regolamenti, controregolamenti, sfasciaregolamenti, sfornaregolamenti, sono proprio gli stessi che da decenni, a sinistra e nei media compiacenti, si stracciano le vesti sulla sacralità dei regolamenti: le regole sono sacre, guai a violarle! Noi sì, che le rispettiamo! Noi sì, che siamo virtuosi! Farebbero meglio a stare un po’ più attenti, perché la gente non è scema. Non capendoci più niente, c’è il rischio che qualcuno si chieda: ma se le regole sono così chiare, perché io non ci sto capendo più niente? E a quel punto, l’unica cosa che si capisce molto bene è chi le sta cambiando e perché. Non vorrei che la gente ripensasse ai farisei del Vangelo di domenica scorsa (Lc 18, 9-14), o ascoltasse il Vangelo di domenica prossima (Lc 19, 1-10) e facesse strani accostamenti tra Zaccheo, il pubblicano “piccolo di statura” che genera scandalo tra gli stolti, e un altro ricco “nano” che genera scandalo anche lui. E aprisse gli occhi.

(Sono debitore verso zamax e verso i suoi post in cui la figura del fariseo viene applicata alla società attuale e alla vita politica. Mi scuserà se non li linko, ma il tempo è tiranno e tengo famiglia)