Monti, il professore che fa troppi errori blu

Sono tra quelli che hanno fatto in tempo a vederla, a scuola, la matita metà rossa e metà blu, con cui gli insegnanti potevano dare una gerarchia agli errori di noi studenti. A essere sinceri, credo di averne fatti molto pochi, di errori blu, i più gravi, perché a quei tempi ero ancora un bravo ragazzo, con la testa sulle spalle, senso della dignità, dell’onore e tutto il resto. Ma quello accadeva prima che riscoprissi una religione oscurantista e demodé come quella cattolica, e prima che mi facessi traviare da una visione totalmente distorta della storia d’Italia, visione che mi ha portato a svendere il mio voto e la mia anima al “pregiudicato” Silvio: fattori che, combinati insieme, mi relegano ormai nei bassifondi della società italiana, nel più becero, nel più reazionario e nel più disonorevole “berlusconismo”. E infatti è proprio dal basso di questa mia posizione che, per colmo di abiezione, oso addirittura segnare in blu i due strafalcioni politici del professor Mario Monti: rifiutare sdegnato la leadership della destra (dicembre 2012) e uscire anche dal centro di Casini (ieri). Se perfino Casini si è accorto che la destra non esiste senza “berlusconismo” (qualunque cosa sia), allora è chiaro quanto sia inconsistente, nella realtà, quella finta destra, costruita a tavolino dai professori della Bocconi, del Corriere e di Bruxelles. Una semplice verità di cui ogni presente e futuro politico di destra sano di mente farà bene a tenere conto. Condivido questo giudizio politico di Massimo Zamarion (qui).

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2 commenti su “Monti, il professore che fa troppi errori blu

  1. peppone ha detto:

    Con tutti i suoi difetti Monti ha fatto solo quello che era inevitabile fare, di fronte alla scelta tra fare un cumulo di stronzate per accontentare i peronisti che evidentemente rappresentano una grande maggioranza dell’elettorato di destra italia e restare irrilevante avendo ragione ha preferito la seconda possibilità.
    Non è stato un errore, l’ha detto più volte che preferiva la politica intesa nel senso anglosassone del termine ( la POLICY ) alla politica all’ italiana ( quella che si definisce POLITICS ) fatta di pura ricerca del consenso ad ogni costo , sopratutto se a pagare i costi poi si spera sia qualcun altro.
    Se ha provato a contare il consenso reale che aveva alle urne era solo per la speranza che ci fosse una parte del paese che stanca di sentirsi raccontare palle in malafede da 20 anni fosse disposta a rimboccarsi le maniche.
    Sapeva e sa ancora che le soluzioni dei peronisti e dei socialisti di casa nostra sono ben più dannose delle poche cose che ha fatto lui, alla fine meglio avere ragione da soli che torto in compagnia.
    Perchè alla fine se siete costretti a scadere nel più ridicolo complottismo con una frase del tipo “la vera «mission» del governo Monti era quella di snervare ed infine stroncare il centrodestra berlusconiano” e poi la chiamate “giudizio politico” è ben comprensibile che gli 8 milioni di voti persi dal trionfante berlusconismo non sono un caso, e finchè non lo capirete ben difficilmente torneranno all’ovile.
    La cosa più importante però non ha assolutamente niente a che fare con l’ esistenza o meno di una coalizione di destra che abbia qualche possibilità di vincere le elezioni, o con le paranoie sui media cattivi, ma con il fatto che governare un paese è un lavoro difficile, e Berlusconi si è dimostrato incapace di farlo.
    Ha banalmente fatto una serie di grossolani errori dettati da un stupida sopravvalutazione delle sue capacità, e alla fine ne ha pagato le conseguenze.
    Quindi anche se tornerete al governo i problemi rimarrano sempre lì, e mettere inutili chiaccheroni come Brunetta a fare danni non vi porterà molto lontano.
    A questo punto meglio gli insignificanti politici di mestiere come la Gelmini che coscente dei suoi enormi limiti si è affidata al 100% agli ODIATI TECNICI e ha fatto una delle poche cose decenti del governo berlusconi.

  2. vincenzillo ha detto:

    peppone, “restare irrilevante avendo ragione”

    Sì ma allora te ne stai nelle tue belle aule universitarie e nei tuoi bei convegni internazionali, riverito da studenti, commissioni europee, banchieri, finanzieri e Corriere della Sera, ma non fai politica. Il consenso è una brutta bestia, ma è un fattore decisivo, in democrazia. Forse non c’è scritto nei manuali della Bocconi, perché è troppo banale, ma è così.

    “fare un cumulo di stronzate per accontentare i peronisti che evidentemente rappresentano una grande maggioranza dell’elettorato di destra italia”

    Imbonire le masse con promesse salvifiche non è un’esclusiva della destra: ci è riuscito alla grande proprio Monti, prima e durante il suo governo. Ma è uno dei cardini anche della sinistra migliore, quella che da vent’anni imbonisce i suoi con la sua soluzione salvifica: distruggere il Caimano. Il problema, in democrazia, non è la “qualità” dell’elettorato, come vogliono credere i professori e i moralizzatori, ma la “quantità”.

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