Chi sono i veri “Schettino”

Come era facile prevedere, nella vicenda Costa Concordia la gioiosa macchina giuridico-mediatica si sta muovendo unanimemente e spensieratamente in un’unica direzione: addossare tutta la colpa a un solo uomo, il comandante Schettino. Alla sbarra è rimasto solo lui. Sui media parlano solo di lui. Notare che sia i procuratori sia i media hanno sempre visto soltanto lui, fin dal primo momento, tant’è che quando gli altri accusati hanno patteggiato, non c’è stata la solita indignazione a reti unificate, benché il patteggiamento, in altri casi, venga considerato da lor signori come un’ammissione di colpa. E anche ora che è stato chiesto l’annullamento di quel patteggiamento, la cosa viene trattata come un fatto marginale, quasi indifferente. Eppure, se si vuole capire cosa sia successo quella notte, ma capirlo davvero, allora si deve capire il ruolo di ciascun personaggio, non solo quello di uno.

I nostri media, invece di prendersi la responsabilità di capire la verità e di aiutare anche noi a farlo, stanno seguendo fedelmente il copione della migliore tradizione inquisitoria. A loro, come ai procuratori, basta accumulare le accuse, e aspettare che l’inquisito cada, schiantato sotto il loro peso. Del resto, nei tribunali e nei media non si fa altro che rispettare le leggi dello stato e quelle dell’audience. Tutto regolare, quindi. Le conseguenze, chissenefrega. L’altra sera, per esempio, mi è capitato di sentire in tv un graduato della marina, in divisa bianca. A ogni frase premetteva “Non voglio entrare assolutamente nel merito” e poi infatti entrava di brutto nel merito, e addossava a Schettino ogni colpa.

Per contrastare questo andazzo, ci vuole fegato. Ma nessuno l’ha avuto. Nessuno, di fronte alle lacrime in primo piano dei parenti, ha il coraggio di dire che anche il timoniere può benissimo avere sbagliato. Nessun Santoro è saltato al collo dei potenti e avidi armatori. Nessun Beppe Severgnini ha fatto del sarcasmo sull’anziano generale in pensione che, come si sente chiaramente in una telefonata fatta a caldo da Schettino, aveva chiesto l'”inchino”. Niente di niente.

Del resto, è un meccanismo collaudato, a cui i meglio commentatori si prestano di buon grado. Le emozioni delle vittime vengono usate per suscitare emozioni nei lettori-telespettatori, e per tacitare il dissenso. Ma non vedi come soffrono? E tu ti metti a sottilizzare! Vergognati!

In questo meccanismo c’è qualcosa di profondamente ingiusto. Cioè, io capisco che l’istinto tribale porti a volere addossare tutte le colpe a una sola persona, eliminata la quale ci sentiamo tutti meglio. Ma così si nasconde la verità, e questo è male. Pensate a tutti gli altri responsabili, che praticamente la fanno franca, proprio sfruttando questo meccanismo. E poi pensate anche a tutti quei bravi commentatori alla Beppe Severgnini, capaci soltanto di puntare il dito contro la “vile italietta”, che loro ravvisano in Schettino. Proprio loro, che non hanno mai il coraggio di discostarsi di un millimetro dalla versione dominante, che porta dritto dritto alla gogna. Questo sì, che è davvero da “schettino”, nel senso che intendono loro.

Quanto a Schettino, per me merita di pagare soltanto per la sua parte di responsabilità. Questa parte può benissimo essere più grande di quella di altri, ma non può essere l’unica in gioco. Che sia un solo uomo a pagare per tutti, questo mi fa orrore.

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17 commenti su “Chi sono i veri “Schettino”

  1. peppone ha detto:

    Forse non hai la benchè minima idea di cosa significhi nel mondo reale la parola “responsabilità”.
    Il compito di schettino come quello di chiunque comandi un numeroso gruppo di persone impegnate in un attività potenzialmente pericolosa era quello di avere la responsabilità della loro incolumità e sicurezza.
    Il comandante di una nave ( come per esperienza personale so benissimo quello del responsabile di un impianto chimico, lavoro che ho fatto per 15 anni ) è il RESPONSABILE.
    Ora so benissimo che nella mentalità italiota il respinsabile è solo quello che da ordini e poi quando le cose vanno male usa scaricare tutte le colpe sui sottoposti, ma questo è uno dei motivi per cui poi tutto va a puttane.
    L ‘idea che un responsabile possa pagare per le sue colpe è incomprensibile per l’italiano medio, nel caso di schettino il fatto che sia scappato lasciando nel pericolo migliaia di persona lo rende per me un verme degno di disprezzo.
    Schettino era pagato per essere il responsabile, e nel momento in cui doveva guadagnarsi lo stipendio è scappato, su tutto il resto si può discutere, ma trovare orribile l’idea che chi è pagato per prendersi una responsabilità ben precisa, nel momento in cui succede qualcosa possa debba essere giustificato se se ne fotte alla grande del suo dovere mi sembra degno della pggior immagine dell’Italia come paesi di furbi irresponsabili.

  2. Vuk ha detto:

    Premetto che non voglio entrare nel merito… 🙂

    Seriamente.
    Non guardo la tv e non leggo i quotidiani. Ma, da quello che sapevo/so io, è che Schettino è colpevole di avere dato un ordine completamente sbagliato. Ed è un fatto gravissimo in mare.
    Quando successe mi scassavano i servizi kilometrici, e mi dispiaceva per Schettino che per avere fatto un enorme errore si è rovinato per sempre la vita. Non voglio dire che non mi importa del dolore delle vittime, sebbene sia lontanissimo da me, deve essere punito perchè una cosa del genere non deve mai più succedere (la punizione, purtroppo, serve ad educare più gli altri che la persona punita, la funzione è molto più sociale che individuale, in società), ma la sua punizione non aiuterà le vittime e i famigliari a tornare indietro.
    Sono sicuro che sarebbe il primo a voler tornare indietro e la cosa terribile, per lui, come per i famigliari ddelle vittime è che è impossibile.

    Detto questo le colpe altrui, sembrano essere molto limitate da quel pochissimo che ne so.
    Leggendo “La spada spezzata” di Chesterton, ieri sera, mi sono reso conto, ancora una volta di quanto la fiducia tra i componenti di una gerarchia sia essenziale e di quanto sia grave tradirla. Inoltre le responsabilità crescono salendo gli scalini della gerarchia. Oggettivamente quello che ha fatto Schettino è gravissimo. E’ sceso dalla nave abbandonando passeggeri e sottoposti. Una cosa pesantissima. Se anche fosse colpa di qualcun altro (e dovrebbe dimostrarlo, perchè la responsabilità è di chi comanda fino a prova contraria, se c’è un erorre, ovvero devi dimostrare che sei stato informato male/hanno eseguito male i tuoi ordini, e quando un caso è così grosso è molto difficile scaricare il barile) ce ne sarebbe a sufficienza per considerarlo una vergogna della navigazione, e lo dico senzza cattiveria, provo solo a immaginare cosa ne penserei se fossi un suo pari.

    Detto questo, i media fanno sempre schifo per quel che vedo (ho smesso di guardare la tv perchè ne avevo le palle piene di sentire stronzate che venivano sparate addosso a me ascoltatore ad un ritmo pazzesco), quello che ha questo caso di particolare, come altri (delitti celebri ma non solo) è il contrasto tra come dovrebbero comportarsi dei media civili (nell’anima prima che nella forma) e come si comportano questi media barbari in un caso terribile come questo.
    Può essere utile avere un indicatore dell’inciviltà che brucia sotto le ceneri, ma sarebbe molto meglio avere qualche esempio, anche uno solo, di civiltà cosicchè chi ne ha voglia abbia facilità a seguire quella strada. Io però non ne vedo.
    Ascoltando i media casualmente, quando capitava, NON HO MAI SENTITO PARLARE DI ALTRE PERSONE COINVOLTE NEL PROCESSO e questo è indice di spiriti tribali terribili, sono d’accordo con te.

    SeverINi è quello che è da molti anni, un pretino di plastica specchietto per le allodole, utile sicuramente a chi vuole fare passare messaggi mainstream (nazional popolari e non) sull'”italianità” che pacifichino tutti e vengano quindi accettati per buoni giorno dopo giorno.


    Per contrastare questo andazzo, ci vuole fegato.

    Qui sei un po’ autoreferenziale, non trovi. 🙂

    A loro, come ai procuratori, basta accumulare le accuse, e aspettare che l’inquisito cada, schiantato sotto il loro peso.

    Bella sintesi del meccanismo, questa. Si sa: due indizi fanno una prova nei processi sommari (o soMari).

    E poi pensate anche a tutti quei bravi commentatori alla Beppe Severgnini, capaci soltanto di puntare il dito contro la “vile italietta”, che loro ravvisano in Schettino.

    Ma davvero c’è chi spara supercazzole socio/antropologiche del genere? In un caso come questo.
    Si è passati dal capro espiatorio al sacrificio umano, qua. Società tribale sì. Altro che.

    Che sia un solo uomo a pagare per tutti, questo mi fa orrore.

    Ha sempre fatto orrore anche a me, fin dalle scuole elementari. E mi fa orrore anche che sembra (sembra) che vada bene così a tutti.
    Però mi fanno incazzare anche quelli che davano per scontato a caldo, che Schettino non potesse essere l’unico colpevole.
    Perchè? Perchè devi fare vedere che la società sbaglia sempre, magari!?
    Le gerarchie sono gerarchie, se il comandante da un ordine sbagliato è una cosa gravissima, perchè tutti i sottoposti sono costretti ad eseguirlo (senza avere la visione di insieme del comandante, ovvero senza sapere di stare collaborando al disastro). L’alternativa sarebbe quella di dubitare sempre degli ordini degli alti gradi, ed è impraticabile. I sitemi di controllo di questi ultimi esistono, ma funzionano a posteriori. Sono la punizione, appunto. Funziona a posteriori sul singolo caso, ma normalmente su scala sociale.

    C’è da dire che sta tizia che diceva che la colpa non poteva essere solo di Schettino era una psicologa e a loro piace tanto, ma proprio tanto sentirsi i sacerdoti della società. Così tanto che devono sempre staccarsi dalla folla.
    Però quando si accorgono che la folla non se li caga scendono a patti. Traduzione, finchè fa figo fare gli alternativi lo fanno, quando perdono il pubblico inseguono i gusti di quest’ultimo.
    Mi stanno proprio sulle balle.

  3. Vuk ha detto:

    Oh, vincenzillo, hai scritto da qualche parte che schettino deve essere scusato?

    Mi devo essere perso quella parte…

    Chissà se qualcuno si è offeso perchè hai osato lasciare a intendere che è pessimo e degno del peggior pensiero metafisico/tribale sostenere che Schettino è simbolo/capro espiatorio (nel senso pagno del termine) dell’italia italietta italiota che va male… BLABLABLA… rimboccarsi le maniche… blablabla… fermiamo il declino CHE NOI LAVORIAAAAAMOOOOOOO!

  4. peppone ha detto:

    Il punto è diverso, schettino è il capro espiatorio perchè faceva parte del suo lavoro esserlo, io sono stato fortunato e in 15 anni l’ho scampata, ma un mio collega per un incidente di un operaio che aveva fatto un lavoro senza mezzi antinfortunistici e ci ha rimesso la pelle si è preso una bella condanna ad un anno con la condizionale.
    Considerando che quando è successo il fatto il mio collega capo di quel reparto era in ferie e io l’ho sempre tenuto nel conto e in fondo considernato quanto mi pagavano lo consideravo un rischio degno di esser preso, puoi capire come possa avere il dente avelenato con gente come schettino.
    Schettino è odioso proprio perchè cerca di scaricare su altri le colpe e le responsabilità che sono sue, se avesse ammesso le sue colpe invece di cercare ancora una volta di fare il furbo poteva passarla diversamente, dire poi “schettino è considerato l’unico colpevole” mi sembra una pirlata, semplicemente gli altri sono gia stati condannati.

    Notizia di 2 mesi fa:
    20/07/13 Sono arrivate questa mattina le prime condanne del processo Costa Concordia: i verdetti riguardando i cinque imputati del naufragio della nave da crociera per i quali è stato accolta l’istanza di patteggiamento. Gli ufficiale di plancia Ciro Ambrosio e Silvia Coronica, il timoniere Jacob Rusli Bin, il capo dell’Unità di crisi di Costa Crociere Roberto Ferrarini e l’hotel director della Costa Concordia Manrico Giampedroni sono stati tutti riconosciuto colpevoli di omicidio plurimo colposo e lesioni colpose. Ambrosio, Coronica e Rusli Bin anche di naufragio colposo.
    tutte le condanne vanno da un minimo di 1 anno e 6 mesi per Coronica a un massimo di 2 anni e 10 mesi per Ferrarini. In mezzo, Rusli Bin ha avuto 1 anno e 8 mesi, Ambrosio 1 anno e 11 mesi e Giampedroni 2 anni e 6 mesi.

    Se schettino rifiuta di ammettere le sue colpe non è possibile accettare la sua richiesta di patteggiamento.

    Forse prima di criticare per riflesso pavloviano i magistrati sarebbe meglio informarsi, dire che “sia un solo uomo a pagare per tutti” è disnformazione o ignoranza dei fatti.

  5. Vuk ha detto:

    Il punto è diverso, schettino è il capro espiatorio perchè faceva parte del suo lavoro esserlo, io sono stato fortunato e in 15 anni l’ho scampata, ma un mio collega per un incidente di un operaio che aveva fatto un lavoro senza mezzi antinfortunistici e ci ha rimesso la pelle si è preso una bella condanna ad un anno con la condizionale.

    —-

    Ovviamente dispiace per il tuo collega, e c’è privatamente da ricordarsi (senza farne un proclamo di innocenza) come a volte le cose non siano come sembrano e come le leggi del diritto del lavoro siano tutt’altro che perfette (ma pagando il suo debito alla società, il tuo collega non deve dimostrare nulla a nessuno).

    Però il punto è un altro. Schettino è il _responsabile_, diventa un capro espiatorio PER LA SOCIETA’ solo in conseguenza di un fenomeno sociale.
    Il responsabile che oltretutto ha fatto una cosa tremenda sotto tutti i punti di vista ad errore (già suo) avvenuto.

    La parola capro espiatorio non l’ho usata a caso. Il capro espiatorio aveva un significato che trascendeva il capro stesso, era cioè l’emblema di tutti i peccati del popolo.
    Non ho letto le boiate dei SeverINI di turno, ma paragonare una persona (che pure ha commesso errori veri, enormi e dimostrabili) ad un intero Stato (di 60 MILIONI DI PERSONE) è chiaramente un’operazione simbolica e metafisica, certo non di meno che usare la metafora del capro espiatorio.
    Nessuno dice che Schettino non sia colpevole o debba sfuggire alle sue responsbilità, qui si parlava dell’atteggiamento dei media, che pur avendo un ruolo “istituzionale” (che venga riconosciuto ufficialmente o meno) in uno stato di diritto moderno (quasi) vanno imprudentemente ad alimentare istinti che impediscono un ragionamento lucido.
    Se vedi uno incazzato con un passante che gli ha pestato un piede, vai a far notare quanto il passante sia antipatico e che c’era tanto spazio per passare sul marciapiede? Non credo.
    Qui c’è una tragedia, e i media (per vendere, il motivo è banale, in fondo) fanno leva sull’emotività in maniera molto pesante. Troppo considerata l’enormità delle colpe e delle emozioni in gioco.
    Ma non lo fanno solo per Schettino. Lo fanno sempre. Solo per cose più piccole gli istinti e la rabbia si muovono molto meno.

    Tu sostieni che vincenzillo non reputi possibile che il responsabile paghi (in quanto “italiano medio”: direi che hai come minimo esagerato). Non è vero. E’ detto chiaramente a fine post, che Schettino deve pagare. Vincenzillo sostiene, e questo è il succo, che l’atteggiamento dei media è sbagliato. Lo ha detto in molti altri post, che quello che non va è il processo fuori dal tribunale. E’ un atteggiamento terribile e socialmente pericoloso.
    Entrambi i tuoi commenti si basano sul fraintendimento del messaggio del post. VIncenzillo non ha detto che Schettino pagherà più di quello che deve in tribunale perchè è vittima.
    VIncenzillo ha solo ribadito che i processi si fanno in tribunale, dove vige la presunzione di innocenza, quando necessario adattata alle condizioni di chi occupa delle posizioni di Responsabilità. Nei tribunali c’è la possibilità di difendersi. Nei tribunali si seguono delle regole prestabilite basate sulla legge. E nei tribunali non si getta benzina sul fuoco.
    Nei processi fatti sui giornali no. Che sia il Giornale o che sia Repubblica.
    SUI GIORNALI SI GETTA BENZINA SUL FUOCO.

    Se vuoi dare veramente torto a vincenzillo non devi sostenere che lui non capisce che il responsabile deve pagare (ma non ha affermato nulla del genere, può essere vero come no che vincenzillo non sappia che il responsabile paga), perchè lui non lo ha affermato, sebbene sembri essserne convinto.
    Se vuoi dargli torto devi affermare che i giornali non fanno male (o addiritura che fanno bene) a gettare benzina sul fuoco. O devi affermare che non buttano benzina sul fuoco.

  6. Frank77 ha detto:

    Non ho capito il senso di questo post,fra l’altro ci sono delle frasi che mancano completamente di logica:
    “Notare che sia i procuratori sia i media hanno sempre visto soltanto lui, fin dal primo momento, tant’è che quando gli altri accusati hanno patteggiato”

    Se c’erano altri accusati non si vede come i procuratori abbiano visto solo Schettino come colpevole.
    Senza contare che Schettino da parte dei giudici ha avuto il comportamento più garantista possibile visto che contrariamente a tante altri casi, giustamente non è stato sottoposto a carcere preventivo.

  7. Vuk ha detto:

    Ah, già.

    Sulla tua frase riportata da Frank77 non sono d’accordo, vincenzillo.

    A livello processuale mi sembra che stia andando tutto piuttosto bene.
    Credo che qui tutto il problema sia relativo ai media. Anzi, nonostante questo atteggiamento da sciacallaggio mediatico mi sembra venga mantenuta molta disciplina processuale, in questo caso Ed è ammirevole.
    La penso diveramente su altri casi famosi, in cui i media si sono buttati a pesce sul colpevole (come al solito) DOPO delle irregolarità legali mica da ridere, e ancora adesso fanno come se niente fosse.
    Penso in particolare ad un omicidio famoso del centro Italia. Il PM in quel caso aveva già dei trascorsi burrascosi e giornalisti di altri paesi hanno addiritura fatto appelli internazionali (il PM aveva dei trascorsi proprio per avere fatto minacciare dei giornalisti allo scopo di coprire le proprie irregolarità, e i giornalisti in pratica lo hanno accusato di avere fatto lo stesso nel nuovo caso).

  8. vincenzillo ha detto:

    peppone, “nella mentalità italiota il respinsabile è solo quello che da ordini e poi quando le cose vanno male usa scaricare tutte le colpe sui sottoposti, ma questo è uno dei motivi per cui poi tutto va a puttane.”

    Dici “scaricare la colpa”. Ecco, è esattamente questo il punto, solo che per me vale anche nei confronti di Schettino, e di qualunque “responsabile”. Anche il tuo collega, e anche tu. Per me, fin dal momento in cui quel tizio ha urlato il suo famoso “cazzo”, invece di aiutare veramente Schettino a ripigliarsi dallo shock, è stato chiarissimo che la debolezza di Schettino avrebbe fatto da parafulmine a tutte le storture del caso. Da allora in avanti, a me pare che ci sia una specie di “gara” in atto tra la procura e i media, a chi restringe di più il campo, facendo sparire tutto ciò che non è Schettino. Gli errori degli altri, le omisioni, l’uso non scritto dell'”inchino”, il generale in pensione etc. Dove sono finiti? Nel nulla. Schettino ha fatto tutto da solo? Dai, su. Insomma, per me ci può anche stare che uno strapagato e consapevole possa aspettarsi che sarà costretto a fare da capro espiatorio di fronte alla legge, ma il quadro che ne deve uscire sui media, per essere veritiero, non può essere “E’ tutta colpa sua, punto e basta”, come in una misera sentenza di tribunale, ma di sapore tribale.

  9. vincenzillo ha detto:

    Vuk, “Che sia un solo uomo a pagare per tutti, questo mi fa orrore.

    Ha sempre fatto orrore anche a me, fin dalle scuole elementari. E mi fa orrore anche che sembra (sembra) che vada bene così a tutti.”

    Va bene in primo luogo ai soloni che fanno opinione sui media (Severgnini è solo un esempio tra mille), che così possono puntare il dito contro la loro falsa immagine di “italietta”, eternando quel falso mito. Va bene ai procuratori, che si appuntano sul petto la loro bella stelletta, eh, loro lo avevano detto subito che quello era un poco di buono! Ma va bene anche ai media più in generale, che possono continuare beatamente con il loro chiacchiericcio conformista, senza fare fatica più di tanto, e senza esporsi. Infine, va bene anche al pubblico, perché la pappetta autoassolutoria servita dai media gli permette di non fare troppo caso alle PROPRIE responsabilità, tanto ci sarà sempre uno Schettino che cadrà al posto nostro, lo dice la tv!!

  10. vincenzillo ha detto:

    Frank77, “ci sono delle frasi che mancano completamente di logica:
    “Notare che sia i procuratori sia i media hanno sempre visto soltanto lui, fin dal primo momento, tant’è che quando gli altri accusati hanno patteggiato”

    Se c’erano altri accusati non si vede come i procuratori abbiano visto solo Schettino come colpevole.”

    C’è modo e modo di trattare gli accusati, almeno di fronte ai media. I nostri procuratori hanno acquisito un’arte sopraffina. Per esempio, se avessero voluto gettare discredito sugli altri accusati quanto ne hanno gettato su Schettino, quando quelli hanno patteggiato sarebbe bastata una bella indignazione a favore di telecamera, o almeno una frasetta, un sopracciglio alzato, un commentino buttato lì, per fare in modo che i media ci costruissero sopra i loro soliti castelli in aria. Invece niente. Fin dal primo istante, quelli erano solo piccoli comprimari, e quindi la procura e i media li hanno fatti tranquillamente uscire di scena. E così è stato: sono letteralmente spariti dalla vista, non esistono più (come rilevava anche Vuk). E invece, ripeto, per me, per arrivare a un disastro del genere, sono tante le cose che lo preparano, senza le quali quella nave sarebbe stata ben più lontana dalla costa, quella notte.

  11. Vuk ha detto:

    senza le quali quella nave sarebbe stata ben più lontana dalla costa, quella notte.

    —-

    Questa purtroppo è una cosa per cui non vedo soluzione.

    A venezia continuano a lamentarsi che le navi passano troppo vicino alla costa/quelchelè.

    Quando capiterà un incidente (che può capitare se si risparmia sulla prudenza) non ci sarà la minima comprensione da parte di nessuno.
    Nemmeno di quei capitani che facevano manovre azzardate fino al giorno prima e a cui è andata bene.
    Questo è quello che ho sempre visto. MA non c’entrano nemmeno i media. I media riflettono (in maniera un po’ distorta, esagerata) l’atteggiamento del “branco”. Ma i media sono… MEDIA non persone.
    Per provare il vero orrore bisogna sentire cosa dicono le persone.
    Vincenzillo, anche tu sei di Varese come me. Negli oratori/campidacalcio/cortiliscolastici, cosa succcede quando qualcuno fa un danno tenendo lo stesso atteggiamento rischioso degli altri?
    Lo saprai bene (non so se nel resto d’Italia sia così). C’è il capobranco che in pochi minuti riesce a radunare e irregimentare tutti gli incazzati e si fa un “processo” sommario, atto a pacificare la “società”. Pur di pacificarla in fretta (e non riflettere sugli atteggiamenti rischiosi diffusi), viene isolato il capro espiatorio, proprio come in quella vecchia usanza ebraica, e viene lasciato nel deserto (l’isolamento dal gruppo).
    Nessuno mostra un briciolo di pietà, di comprensione.

    Faccio un esempio.
    Quando andavo in terza (forse quarta) superiore fuori dagli “istituti” un ragazzo neopatentato (non poteva avere la patente da più di quattro mesi, visto l’anno di nascita) con una macchina utilitaria (non so se versione sportiva, ma non mi sembra) stava portando in stazione dei compagni di classe.

    https://www.google.it/search?q=via+sopranzi+Tradate+Varese&ie=utf-8&oe=utf-8&rls=org.mozilla:it:official&client=firefox-a&gws_rd=cr&ei=6-BFUrClMJKShgf_-oCwCA

    Se guardi l’estremità nord di via Sopranzi ti accorgerai che ci sono due spartitraffico. Tra quello più a sinistra e il muro si scende una piccola discesa andando verso sud (immettendosi nella via praticamente), tra i due spartitraffico invece la si sale e si va a sinistra (subito dopo l’incrocio la via diventa a senso unico).

    Bene, il ragazzo prese la curva scendendo (immettendosi in via sopranzi da nord, quindi) a velocità più alta del normale, ma dopotutto non c’era incorcio vero e proprio era nella sua corsia. Fu un’imprudenza dettata dall’inesperienza. Infatti, a meno che non facesse rally difficilmente avrebbe potuto immaginare che finita la discesina quella microscopica cunetta facesse sobbalzare la macchina facendole perdere aderenza e quindi controllo.

    Insomma scendendo a velocità sostenuta non ricordo se non riuscì a curvare a destra o cosa. Mi pare che curvo a destra seguendo la strada ma andò a sbattere contro il muro. Fatto sta che invase l’altra corsia sbandò sul marciapiede usato dagli studenti per andare in stazione e…
    schiaccò una giovane studentessa contro il muro, tra cofano e muro. Era intrappolata per le gambe.

    Venne operata, tenuta in coma farmacologico e poi (dopo ormai più di un mese) si venne a sapere che sarebbe rimasta zoppa da una gamba per la vita.

    Beh, il giorno/giorni successivi all’incidente secondo te cosa si diceva del ragazzo che guidava?
    Secondo te si poteva accettare la considerazione triste e spaventosa che queste cose accadono per errore? Si poteva accettare di capire che il guidatore non era un avanzo di galera, ma solo un ragazzo inesperto che ha fatto la cosa sbagliata NEL LUOGO sbagliato?

    Di ragazzi di quarta e quinta (ma anche più piccoli con scooter e moto) che si sentivano grandi piloti ce ne erano tanti in quella scuola.
    Si poteva ammettere che in effetti il loro atteggiamento al volante non era molto differente? No.
    Anzi, forse (e dico forse) si doveva stabilire una differenza tra loro e lui, si doveva scacciare selvaggiamente l’idea di avere fatto cose molto pericoloso e potenzialmente terribili.

    Ma forse si voleva solo trovare una causa umana, malvagia (tipo il colpevole umano ad ogni catastrofe naturale) per non dover accettare che nella vita ci sono cose terribili che accadono senza un perchè, diventandolo ancora di più.

    Non lo so con precisione.

    Ma mi ricordo qualche commento, mi ricordo che nessuna aveva il coraggio di difenderlo apertamente (il rischio era di sentirsi rispondere qualcosa come “lo vedi quanta sofferenza cè per colpa sua? tu sei come lui!”). Si potrebbe chiedere: perchè a scuola qualcuno avrebbe dovuto scendere in sua difesa?
    Perchè qualche persona si riteneva in grado di giudicare quel ragazzo. Perchè a qualcuno sembrava cosa normale attaccare un ragazzo che si era appena rovinato la vita con le sue mani, qualcuno si sentiva tanto migliore di lui, da rincarare la dose, allontanarlo ancora di più dagli umani “normali”.

    Beh, insomma mi sto spiegando male, ma sono sicuro che tu, vincenzillo, hai capito cosa intendo.

    Infatti qualche giorno dopo il fatto parlai con un compagno e gli dissi: “Ma senti cosa sta dicendo “X”? Io non sono d’accordo. Tu sì?”
    Fu un sollievo sentirmi rispondere che secondo lui sarebbe potuto capitare anche a tanti altri, e che era stato un errore terribile che in molti avrebbero potuto commettere.
    Col senno di poi non credo affatto che fossimo i soli a pensarlo.

  12. Vuk ha detto:

    Forse ho capito, ora, perchè si mandava nel deserto un Capro Espiatorio. Forse era per non mandarci gli umani.

  13. vincenzillo ha detto:

    Vuk, “Di ragazzi di quarta e quinta (ma anche più piccoli con scooter e moto) che si sentivano grandi piloti ce ne erano tanti in quella scuola.
    Si poteva ammettere che in effetti il loro atteggiamento al volante non era molto differente? No.
    Anzi, forse (e dico forse) si doveva stabilire una differenza tra loro e lui, si doveva scacciare selvaggiamente l’idea di avere fatto cose molto pericoloso e potenzialmente terribili.”

    Il tuo esempio mi sembra molto calzante. Mi focalizzerei soprattutto su questa volontà di “stabilire una differenza tra loro e lui”. Lui è colpevole, noi no. O, ancora meglio: noi siamo innocenti, lui no. Tanto per buttarla sul filosofico, l’uomo ha una sete innata di giustizia, ma questa sete può essere educata verso la sua maturità, oppure abbandonata a se stessa, o deviata. Naturalmente, la strada più difficile è la prima. Il cristianesimo è un’ottima scuola, perché parte dal peccato originale, che è un freno alla tendenza malsana di considerarsi “innocenti”, “puri”, “perfetti”, e mette in guardia contro questa superbia. Ma anche chi non crede, può semplicemente constatare che siamo imperfetti, e trarne le logiche conseguenze. Invece, tanto per rimanere ai ragazzi, sia di Varese sia in generale (a proposito, non sapevo che fossi di Varese), a me sembra che la forma di educazione oggi imperante sia quella di dirgli: “Voi siete perfetti, non dovete cambiare di una virgola le vostre idee, i vostri giudizi e i vostri comportamenti. E chi vi dice il contrario è uno stronzo arrogante.” Ecco, secondo me, da dove nasce l’enorme difficoltà a osservare, giudicare e decidere con “giustizia”. Il famoso “branco” è dominato da questa superbia, da questa smania di “purificarsi”, che toglie lucidità, e inibisce, sotto la minaccia terribile di fare la stessa fine del “capro”. Per mantenere la lucidità, bisogna avere un riferimento molto ma molto saldo, che può essere religioso o morale. Cosa non facile per un ragazzo, figurarsi per gli eterni ragazzi che spadroneggiano nei nostri media.

  14. Vuk ha detto:

    Mi focalizzerei soprattutto su questa volontà di “stabilire una differenza tra loro e lui”. Lui è colpevole, noi no. O, ancora meglio: noi siamo innocenti, lui no.

    La cosa peggiore è che quando provi a ragionare, a parlare, si arriva sempre ad un punto, girando in tondo, che è il seguente.
    “Ormai l’ha cazzata l’ha fatta non può essere perdonato.”
    Che è vero (quando si parla di cazzate da oratorio mica tanto, nel caso di Schettino è strettamente necessario). A livello sociale.
    La cosa triste è che non viene concessa alcuna indulgenza, nemmeno in privato, alla persona (e non parlo di Schettino, il cui caso è talmente grave. Forse fa parte della punizione sociale, ma io non lo credo.
    Io credo che sia la paura a determinare questo. Paura di “dare” qualcosa a qualcuno, rischiando di perdere la faccia, senza che quel qualcuno possa contraccambiare.

    Poi ci sarebbe da parlare del fatto che a volte i comportamenti errati diffusi (sto parlando anche qua degli oratori, scuole, luoghi di lavoro), non vengano cambiati nemmeno dopo, e comunque venga negato quel minimo di compassione a chi ha pagato, in un certo senso, PER TUTTI.

    [Ribadisco che in questo commento NON PARLO NE’ DI SCHETTINO, NE’ DI CASI “LEGALI”, MA SOLO DELLA MENTALITA’ DEL “BRANCO”]

  15. vincenzillo ha detto:

    Vuk, “La cosa peggiore è che quando provi a ragionare, a parlare, si arriva sempre ad un punto, girando in tondo, che è il seguente.
    “Ormai l’ha cazzata l’ha fatta non può essere perdonato.””

    In realtà, il perdono ha senso solo dopo che uno ha fatto una cazzata, e proprio perché l’ha fatta. Prima di farla, o se non la fa, il perdono non ha senso. Stessa cosa vale per l’indulgenza.
    Oggi, secondo me, il discorso pubblico è dominato da due sentimenti opposti, entrambi sbagliati: il buonismo e l’intransigenza. Spesso, poi, essi convivono nelle stesse persone, siano esse persone comuni o “opinion leader”, che li applicano a seconda della loro convenienza, del conformismo e del politicamente corretto. Spettacolo penoso e diseducativo.

  16. Vuk ha detto:

    Sono d’accordo. Magari non sul fatto che siano nella stessa persona (magari sì, magari no).

    Di sicuro sono facce della stessa medaglia, ovvero della mancanza di equilibrio e di un’idea di società funzionante.
    Che poi: intrensigenza.
    CHiamiamola pure sete di linciaggio ed epurazione.

  17. […] Per la serie: la verità viene sempre fuori. Anzi, direi “a galla”. Le registrazioni nautiche dell’assicuratore Lloyd’s dimostrano inequivocabilmente che anche altre navi della Costa Crociere, prima della Costa Concordia di Schettino, erano passate vicinissime al punto dell’impatto fatale, per fare il famoso “inchino”. La distanza esatta è 230 metri (qui). Per avere un termine di paragone, considerate che la lunghezza della nave è maggiore: 290 metri. E quindi? Quindi Schettino non era l’unico. C’erano altri comandanti, i dirigenti, la proprietà, e anche persone comuni, che sapevano. “Tutti sapevano”, direbbe lo sciatto cronista del Corriere, di Repubblica o dei Tg nazionali, o il tignoso commentatore alla Beppe Severgnini, se non fosse che tutti costoro hanno cavalcato la tesi opposta: l’unico colpevole è sempre stato Schettino. Scommetto che un investigatore mediocre avrebbe potuto trovare chissà quanti video, foto, selfie, degli altri inchini. Ma nessuno li ha cercati, men che meno i media. Erano tutti troppo impegnati a gridare a squarciagola contro l’unico responsabile. Media evolutissimi e popolo becerissimo in perfetta “concordia”. Invece di seguire la via più difficile, quella ricerca della verità che esige prudenza, equanimità e saldezza di spirito, si sono lasciati andare alla facile isteria collettiva, per lavarsi collettivamente la coscienza. Additare il capro espiatorio, l’unico “cialtrone” e “vile”, e segnare, così, la propria distanza morale da lui. Ebbene, oggi la vera distanza morale che separa i milioni di De Falco – “torni a bordo, cazzo!” – e l’unico Schettino, è stata calcolata con precisione scientifica: 230 metri. Non chissà quanti anni luce, ma solo una manciata di metri. Chi l’avrebbe mai detto? Io. A poche ore dal naufragio (qui) e poi anche (qui) e (qui). […]

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