Informazione ed emozione

Avete notato che su Corriere.it, da qualche giorno a questa parte, sono comparsi gli emoticons a fine articolo?

Dopo aver letto questo articolo mi sento

Indignato Triste Preoccupato Divertito Soddisfatto

Perché mettere gli emoticons dappertutto, anche negli articoli di politica, economia, cronaca? Perché tutto questo interesse per le nostre emozioni? Io un’idea ce l’ho: il vero scopo di chi fa informazione non è mai semplicemente informare, ma suscitare emozioni. Sì, emozioni. Anche l’informazione si inserisce nel grande flusso delle emozioni a buon mercato, che domina la società. Come la pubblicità. Solo che la pubblicità, almeno, lo dichiara. Qualche piccolo esempio: il meteo dei tg che si trastulla con le immagini di catastrofi in ogni parte del mondo, la cronaca che diffonde video brutali, intercettazioni illegali, e si dedica a stroncare carriere, distruggere reputazioni, seguendo l’istinto tribale del capro espiatorio. E possono mancare le pagine di politica del più grande quotidiano d’Italia, la Repubblica, che sono dedicate da vent’anni alla caccia sanguinosa di Silvio Berlusconi? L’informazione finge di parlare alla testa delle persone, infiocchetta gli articoli con citazioni colte, ragionamenti complicati, date, cifre e luminari, ma in realtà punta per la maggior parte alla pancia (notare che contemporaneamente accusa regolarmente la destra di “parlare solo alla pancia”). Vuole scatenare le emozioni, nell’illusione di dirigerle a suo piacimento, cioè dove impone la moda intellettuale del momento. Questa caccia alle emozioni, al clamore, allo scandalo, non nasce certo oggi, ma con le gazzette stesse. E’ come se avessero da sempre scritto in fondo ad ogni articolo:

Ti senti indignato? Ma quanto ti senti indignato? Coraggio, sii più indignato!

Insomma, qualunque cosa dicano e comunque la infiocchettino, a me non mi fregano: carta da pesce sono, e carta da pesce resteranno.