Lavoro e allarmismo

Oltre che per sciatteria e per conformismo, i media rifulgono per allarmismo. Basta ascoltare il tono di voce dei tg, e già un po’ d’ansia ti viene. Uno dei temi che più li aiuta a mantenere un eccellente livello di allarme è il lavoro. A sommare le cifre sparate dai tg e dai titoloni dei giornali, in Italia dall’inizio della crisi non sono andati persi “solo” i 250.000 posti del dato di questi giorni, ma come minimo qualche miliardo.

A me, però, di tanto in tanto, capita di vedere qua e là un mezzo servizio, un trafiletto, una dichiarazione di straforo, che parlano di un inedito pezzo della realtà: altri posti vengono creati di continuo. Maddai! E’ normale, anche in tempi di crisi, un’impresa chiude e un’altra apre, un imprenditore chiude di qua e apre di là. Certo, i posti vengono creati in misura minore, il che non è un bel segno. Ma anche la creazione fa parte della realtà. O no? E se il tuo scopo è fare del bene alla società, allora il tuo dovere è descrivere la realtà, non diffondere allarme.

Invece, i nostri eroi dell’informazione d’approfondimento ci speculano sopra. Non che io li guardassi più molto, quei programmacci, prima che andassero in vacanza, anzi li evitavo come la peste, ma quelle poche volte che ci capitavo non ho mai visto fare un confronto fra le due cifre: posti persi e posti creati. Mai. Men che meno un confronto ragionato, che tenga conto di tempi, luoghi, settori o altro. Mai. Sempre e solo il cifrone negativo sparato in prima pagina e ripetuto mille volte, magari condito con l’indicazione del colpevole di turno, politico o industriale che sia, meglio se avversario. Che Nicola Porro riesca fare di meglio con il suo nuovo programma? Glielo auguro e ce lo auguro.

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5 commenti su “Lavoro e allarmismo

  1. Frank77 ha detto:

    Guarda che i posti persi sono al netto di quelli creati.Infatti la disoccupazione sta aumentando.

  2. Ivan ha detto:

    Purtroppo l’Italia (e mezza Europa con lei) ê in una situazione drammatica. Chi può se ne va. Un’impresa chiude e un’altra apre, spesso, in Austria, Svizzera, Romania. Così com’è, l’Italia è spacciata. Io sono due anni che lo dico ma ovviamente non sono nessuno. Ho solo scelto, prima di rifugiarmi in Svizzera, poi qui a Singapore. I nostri politici sono inadeguati, per essere farsescamente gentili. L’unica, l’unica, l’unica via è tagliare drasticamente spesa pubblica (e burocrazia) e tasse. Non lo faranno mai. Non prima di essere schiacciati dalle macerie.

  3. Ivan ha detto:

    Ps: l’unico giornale indipendente e coraggioso in italia, quello che immagino non leggi mai se non per sorriderne, ha giusto pubblicato un articolo come da te auspicato..

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/07/28/confesercenti-negozi-per-prima-volta-in-ripresa-dal-2012/669638/

  4. vincenzillo ha detto:

    frank77, “i posti persi sono al netto di quelli creati.”

    Buono a sapersi. Se lo facessero capire anche nei servizi sarebbe meglio.

  5. vincenzillo ha detto:

    ivan, “L’unica, l’unica, l’unica via è tagliare drasticamente spesa pubblica (e burocrazia) e tasse.”

    Ottimo. E l’unico modo per farlo è rinforzare la politica, e in particolare il grande partito di destra. Ripeto, rinforzare politica e destra. Altro che velleitarismi liberali alla Oscar Giannino, 0,1%, centrismi rivoluzionari alla Mario Monti, 9%, e bestialità varie alla Grillo, 25% di inutilità. (E ci scommetto le palle che proprio questi tre geni sono state le tue ultime “sperenze”). Ma finché l’unico giornale abbastanza coraggioso e abbastanza indipendente da dirlo sarà il Foglio, e finché tutto il resto dei grandi media e dei gruppi di interesse sarà interessato a eternare la situazione attuale, allora tutto resterà così.

    “l’unico giornale indipendente e coraggioso in italia, quello che immagino non leggi mai se non per sorriderne, ha giusto pubblicato un articolo come da te auspicato..”

    A parte che nel fine settimana ne hanno parlato perfino i tg, ma soprattutto: quel giornale è perfettamente inserito nello schema attuale, che è il seguente: media moralisti-statalisti-corporativisti vs politici inconcludenti. Ti faccio solo un misero esempio, che prescinde dal loro schifoso odio per Berlusconi, Dell’Utri etc.: mai una parola contro lo scellerato patto corporativo tra confindustria e sindacati. E sempre merda contro Marchionne, che invece è l’unico a essersi svincolato da quel patto. Magari da Singapore non si vede, ma questo è esattamente il coro che inibisce il cambiamento in Italia, incoraggiando lo statalismo, che già non dilagava abbastanza da solo, per ragioni storiche.

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