Che caspita è sta “omofobia”?

Se il mitico Mannheimer facesse un bel sondaggio con la domanda: che significa “omofobia”?, credo che ben pochi saprebbero rispondere. E il motivo è semplice: fino a pochi anni fa, questa parola non esisteva nemmeno, e ora che esiste, esiste solo per una parte della società, quella eternamente “impegnata”. Da qualche tempo è entrata a far parte di quel gergo falso e ipocrita che spopola sui media e nelle coscienze migliori, ma non nella testa della gente, che non c’ha voglia di tenere dietro agli intelligentoni e alle loro trovate.

Tuttavia, credo che tutti abbiano intuito che è una cosa brutta, e che riguarda una qualche “discriminazione”, tipo il “razzismo”. Qualcuno avrà capito anche che riguarda i gay, e che è un insulto pesante. E lo hanno capito perché appena uno osa dire pubblicamente “Sono contrario ai matrimoni gay”, ecco che la lobby gay gli salta immediatamente alla giugulare e lo accusa di essere omofobo. Se un altro si azzarda ad affermare: “Sono contrario alle adozioni da parte delle coppie gay”, è un pericoloso omofobo. “Il mio vicino di casa è frocio”… Omofoboooo!!!

Questi loschi figuri, i loro giornali, i loro blog – pochi, eh, numericamente – sono stati accusati di “omofobia”. Per loro è stato come essere accusati di “razzismo” o “anti-semitismo”. A morte! Ma teniamoli un attimo lì, ciascuno con la loro dose di linciaggio sui media, poi ci ritorneremo.

Ora cerchiamo di capire perché quella parola così finta è anche così potente. E’ così potente perché trae la sua forza dal politicamente corretto, che è il fronte combattente dell’ideologia del progresso. Un’ideologia in perenne lotta contro le tradizioni, contro la Chiesa e contro il buon senso. “Omofobia” è una delle sue parole d’ordine.

L’hanno inventata dal nulla. L’hanno caricata di un alone di malvagità metafisica. Poi l’hanno diffusa nei posti giusti, e cioè sui media. Qual è lo stratagemma usato per acquisire potenza? Un vecchio classico dell’ideologia del progresso: il ricatto psicologico. Funziona così: se fai uso del concetto di “omofobia”, sei nel giusto; altrimenti, sei un reazionario, retrivo, e potenziale uccisore di gay.

Dicevamo dei media. I media, ben lungi dall’essere “neutrali”, si sono conformati rapidamente e totalmente a questo nuovo linguaggio. Sai che gioia, un insulto nuovo! Polemiche nuove! Ascolti nuovi! Quei somari vedono la “guerra all’omofobia” come una lotta per la libertà e una difesa dei presunti “diritti” dei gay. Balle. Gettare infamia su quelli che non la pensano come te, è libertà? Nessuno, nemmeno un gay, può avere il “diritto” di mettere a tacere gli altri con il ricatto.

Ora, poi, si sta facendo un passo ulteriore. In Italia, si è sul punto di creare un nuovo reato, il reato di istigazione, propaganda e violenza omofoba. Soffermiamoci un attimo su quella parola vuota, e torniamo a quelle persone che, solo per aver espresso la loro opinione, sono già state accusate di “omofobia”. Che succede a quelle persone, se la “propaganda omofoba” diventa reato? Dire che si è contrari ai matrimoni gay e alle adozioni è “propaganda omofoba” o no? Voglio vedere il giudice che si trova lì una denuncia della lobby gay e una massa di manifestanti fuori dalla porta, come giudicherà la cosa. E cosa succederà anche a te, che hai un vicino di casa frocio, a cui stai sulle balle perché leggi il Foglio? Tutti denunciati per quel nuovo reato. Portati in tribunale. Condannati. E in carcere, si sa, è pieno di…

E’ un buon giorno per la verità e per l’Italia

Che bella mazzata contro la trattativa stato-mafia! Una delle più grandi bufale che da anni avvelenano l’Italia, con il patrocinio di Repubblica, Fatto Quotidiano, Antonio Ingroia, magistrati vari, e tutta una pletora di bella gggente della tv (altri nomi e cognomi sono sul Foglio di oggi, ma mi piace ricordare: Caselli, Travaglio, Barbara Spinelli, Santoro, Formigli, Mentana, Lerner, Grillo, Vendola, Leoluca Orlando, Zagrebelsky, Dario Fo, Battiato, Freccero). A dire che è una durissima mazzata, non è solo quello sfigato di vincenzillo e quel ciccione di Giuliano Ferrara (qui), ma uno dei giornalisti sostenitori di tale bufala, che non deve averla presa molto bene (qui).