I promessi sposi d’Egitto

Come sa chi frequenta questo blog, di solito qui si bistrattano i media e l’informazione, perché sciatti, approssimativi, conformisti, ma questa volta devo riconoscere che, quando vogliono, hanno del talento. Mentre ero in vacanza, sono stati capaci di confezionare in pochi giorni un godibilissimo romanzo rosa sull’Egitto, degno dei Promessi Sposi, da leggere sotto l’ombrellone.

Trama. Complice il misterioso fascino orientale dell’Egitto, sboccia l’amore tra l’Esercito e la Piazza. Un amore puro, tra due creature innocenti. Renzo Tramallah, il primo esercito al mondo che non agisce pro domo sua, o per riportare l’ordine a scapito di una piazza violenta e fuori controllo. E Lucia Mondellah, una piazza perfettamente pacifica e sotto controllo. Forse è per questo che si amano tanto, i due, perché sono entrambi così pacifici, evoluti, twittanti. Ma per mettere un po’ di pepe nella storia, ecco che su questo idillio si fa incombere una grave minaccia, i Fratelli Musulmani. Chi sono i Fratelli Musulmani? Sarebbero quelli che hanno vinto le elezioni, cioè quelli che avrebbero tutti i diritti di rimanere al governo per i prossimi tot anni, perché hanno preso più voti dal popolo. Dal popolo, dico, non dalla piazza, che popolo e piazza sono due cose ben diverse. Solo che ricordare al mondo queste cose guasterebbe il bel romanzetto rosa. Quindi, che si fa? Si glissa su questi piccoli particolari, e si dipingono i Fratelli Musulmani come il terzo incomodo, il don Rodrigo che agisce soltanto per brama di potere e desideri oscurantisti. A questo punto non resta che una domanda: come si fa a rafforzare questo amore casto e innocente, questa benedetta democrazia d’Egitto? Serve un colpo di scena.

Colpo di scena. La democrazia si rafforza mandando a casa il presidente democraticamente eletto. Non conta il voto, ma solo la volontà della piazza! E così, le strade del Cairo e i media occidentali si riempiono in contemporanea di un’identica specie di appestati, che gridano, invasati: Basta con questa vecchia democrazia rappresentativa, basta deleghe, basta con i tempi lunghi! Tutto e subito! O adesso o mai più! Se non ora, quando? Sì, perché qui ci vuole la “democrazia diretta”! (Giuro, in un tg l’ho sentita citare da un giornalista). Questa è l’idea che passa su tutti i media, a reti unificate. Certo, non in questa forma diretta e brutale, ma la sostanza è quella. E qui arriva, immancabile, l’happy ending: per correggere il risultato delle precedenti elezioni come piace a noi, servono nuove elezioni. Nel frattempo, tra l’Esercito e la Piazza, tra Renzo Tramallah e Lucia Mondellah, sesso sfrenato e candide carezze. Eh sì, perché non siamo più nell’ottocento, e anche sotto l’ombrellone bisogna accontentare i sofisticati gusti di oggi.

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6 commenti su “I promessi sposi d’Egitto

  1. Guido ha detto:

    Sarà anche democraticamente eletto, ma “democraticamente” è da intendere all’egiziana, anzi in salsa egiziana cucinata dai Fratelli Musulmani, dei tizzoni d’inferno che te li raccomando, in quanto a raccolta del consenso popolare. Per fare un esempio di case, anche Achille Lauro era democraticamente eletto.

  2. vincenzillo ha detto:

    guido, “Sarà anche democraticamente eletto, ma “democraticamente” è da intendere all’egiziana”

    “Democraticamente” è avverbio che è sempre da intendersi a seconda dei luoghi e dei tempi, perché è la democrazia a essere diversa a seconda dei luoghi e dei tempi. Non esiste la democrazia in astratto. Se si guarda alla storia senza fanatismo, si vede bene che per farla entrare e attecchire bene nelle zucche delle persone è stato indispensabile un ingrediente fondamentale, il tempo. Anche laddove inizialmente si è fatto uso della violenza giacobina. Società, famiglie, individui, hanno bisogno di tempo. Gradualità. Invece, deporre il vincitore significa violare il patto “sacro”: il diritto a governare per il tempo stabilito. A che serve votare, se tanto poi si può far cadere a piacimento il vincitore? Concetti e domande che non trovano posto nelle zucche vuote dei nostri intellettuali e dei nostri politici alla Sarkozy, dove prevale invece la tendenza al “fanatismo democratico”, il pretendere tutto e subito, sempre e comunque. La “vera” democrazia. Che, guarda un po’, non comprende mai i loro avversari. Vedi anche commenti sulla Russia e, mutatis mutandis, sull’Italia (vedi il loro argomento, simile al tuo, “anche Berlusconi-Putin-Hitler era democraticamente eletto”).

  3. vincenzillo ha detto:

    guido, aggiungo:
    che ti dicevo? Eccoti il più democratico dei democratici, il fanatico giacobino per eccellenza, il profeta italiano della “democrazia diretta”, e infatti cosa fa? Tira fuori le urne ogni due per tre:
    http://www.corriere.it/politica/13_luglio_10/grillo-da-napolitano-sit-in-cinque-stelle_2936e95e-e93f-11e2-a2a0-aaafeae20fe9.shtml

  4. Guido ha detto:

    Dunque, fammi capire. Basta una pagliacciata di elezione, condita da brogli clamorosi e da pressioni della più bell’acqua, affinché il vincitore sia da ritenersi al riparo della “sacralità” democratica. Bella roba. Questi hanno giocato sporco, in un’area e in un paese dove non hanno la minima nozione del “gioco regolare”. Ed ora sono pagati con la loro stessa moneta: lobbysmo, interessi di parte, violenza politica senza la mediazione delle regole. ll signor Morsi, come la tanto vituperata anomalia democratica che tu spessissmo denunci, utilizza la demonizzazione dell’avversario come arma politica, e non è nemmeno la più cruenta delle sue armi. Ci vorrà anche tempo, come dici tu. Ci vuole soprattutto la volontà di dare un’occasione al tempo. I Fratelli Musulmani questa occasione non la prendono nemmeno in considerazione.

  5. vincenzillo ha detto:

    guido, “Basta una pagliacciata di elezione, condita da brogli clamorosi e da pressioni della più bell’acqua, affinché il vincitore sia da ritenersi al riparo della “sacralità” democratica. Bella roba.”

    “Bella” non è di sicuro, ma è sempre “meglio” che rompere il patto. Bisogna relativizzare, tenendo presente quale fosse il punto di partenza.
    Aggiungo: quelli che, tra gli egiziani, aspirano a una democrazia sempre migliore, non devono essere lasciati soli da noi occidentali, ok, ma ci sono molti altri mezzi, molto più “democratici” che deporre per via militare il presidente non gradito.

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