Larghe intese, strette vedute

Provate a guardare la sezione politica dei tg togliendo l’audio. Vedrete una sequenza di grigi funzionari delle poste (a parte Silvio, che non perde mai il suo carisma regale, nemmeno quando si scaccola), che hanno l’aria di essere impegnati in questioni fondamentali. Poi rimettete l’audio e non sentirete parlare d’altro che di legge elettorale e di note spese. Cioè, questioni marginali. Perfino io, che mi sono guardato bene dal fare scienze politiche, sono perfettamente al corrente che la legge elettorale e il finanziamento ai partiti sono questioni ampiamente risolte, nei paesi a democrazia “matura”. Con la mia poderosa intelligenza sono arrivato a capire che la legge elettorale è la diretta conseguenza della struttura che si dà lo stato, e il tipo di finanziamento dipende dal ruolo che hanno i partiti. Quindi, se si vuole arrivare da qualche parte, anche in Italia bisognerebbe cominciare a parlare delle questioni di fondo, che sono appunto la forma dello stato e il ruolo dei partiti. Argomenti, invece, non pervenuti. Da noi si persevera nell’autoaccecamento e nella sterile chiacchiera. Notate anche questa finezza: parlare di “finanziamento pubblico” è ben altra cosa che parlare di “finanziamento”. Lo schema della discussione è sempre lo stesso: prima si butta lì il “finanziamento pubblico”, poi si passa ai mali del passato, poi si arriva al referendum che doveva abolirlo sull’onda emotiva di mani pulite, e… ZAC!!… eccoti la corruzione e il magna magna. Un circolo vizioso, una chiacchiera da bar, buona solo per arrivare a riconfermare la solita tesi del magna magna, appunto. Ai media va bene perché i loro eroi hanno l’occasione di schierarsi contro il finanziamento pubblico, posizione che va molto di moda, ma che in realtà è di una superficialità mostruosa. Ai politici va bene per lo stesso motivo, e inoltre perché così nessuno li mette alle strette sulle vere questioni fondamentali. Insomma, Enrico Letta ha dato il suo ultimatum sulle “grandi riforme” – o si fanno, o se ne va! – ma a me sta già per scappare la solita, irrefrenabile pernacchia.