Andrea Agnelli e quelli che ci credono troppo

La gratitudine che devo ad Andrea Agnelli, presidente della Juve di questi due scudetti fantastici, non mi impedisce di vedere in lui qualcosa che suona un po’ forzato, un po’ eccessivo, un po’ falso. Quella convinzione cieca, pronta, assoluta, da uomo marketing che deve dimostrare a tutti quanto crede in quello che fa, in qualunque momento e qualunque cosa stia facendo. Ieri l’ho sentito citare la “fame” di vittorie, alla Steve Jobs:

Non bisogna mai perdere la fame, ed è qualcosa che io non perdo nemmeno il giovedì, quando gioco con i miei amici.”

Ecco, mi sono detto, chissà quanto scassa i maroni a quei poveri sventurati che, in una partitella di livello fantozziano, osano “perdere la concentrazione”, o non “dare tutto” fino all’ultimo secondo. Ma per favore! Sarà che anche a me, in partite di quel livello, tocca subire le urla isteriche di quelli che “ci credono” sempre, come se ogni partita fosse una finale di Champions League. Dai, Andrea, rilàssati. C’è un momento per tutto. Anche per crederci un po’ meno.