Vela. Sport estremo, ma non troppo

Pare che il catamarano Artemis, uno degli  sfidanti della Coppa America, si sia spezzato durante un allenamento, e uno dell’equipaggio sia morto. Uno degli altri sfidanti, l’italiano Bertelli, ha subito alzato la voce per chiedere “garanzie”, altrimenti si ritira (qui). Ora, siccome lo leggo sul Corriere, e non su un giornale specializzato in sport nautici, mi aspetto che mi spieghino a chi le chieda, e che cavolo di garanzie voglia, questo benedett’uomo. Io, nella mia ignoranza, posso ipotizzare che il destinatario sia un qualche organizzatore, che magari è quello che ha vinto l’edizione precedente. Plausibile. Ma sul tipo di garanzie, nebbia totale. Faccio mente locale e mi sovviene che la vela è uno sport estremo, come del resto dice Bertelli stesso. Forse vuole la garanzia che il vento sia forte, sì, ma non eccessivo? Che il mare sia grosso, ma non troppo? Che il sole non gli vada negli occhi? Che il naso non gli si spelli? Che un Kraken, creatura degli abissi, non lo trascini con sé all’inferno? Ne esco frustrato, e mi sorge un dubbio: che la lobby dei velisti usi il Corriere per mandare messaggi cifrati?

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8 commenti su “Vela. Sport estremo, ma non troppo

  1. peppone ha detto:

    Bertelli ha parlato chiaramente:
    “Se la vela é uno sport estremo bisogna adeguarsi – aggiunge – siamo molto dispiaciuti, scossi da quanto è accaduto: qui deve essere come in Formula uno, o nelle moto. Serve un presidio medico in mare: dell’equipaggio di Artemis uno è rimasto sotto, gli altri feriti e contusi non erano certo in grado di riportarlo su. Insomma ci devono essere le strutture idonee per uno sport in cui si possono correre dei rischi, ripeto come avviene sulle piste di auto e moto”.
    Insomma se dice il vero non è certo un messaggio cifrato, ma semplice questione di buon senso, se un ritardo anche di pochi minuti nei soccorsi può fare la differenza Bertelli ha ragione.
    Dire “serve un presidio medico in mare” significa letteralmente che i mezzi di soccorso erano inadeguati, non è un accusa da poco, visti i soldi che girano è comprensibile la pretesa che se ne usi una parte per fare tutto ciò che è possibile in casi del genere.

  2. vincenzillo ha detto:

    peppone, come la giri la giri, è troppo evidente quale sia il gioco delle parti. Il baraccone vive di “emozioni forti”. La sua anima è superare il “record”. I velisti sono parte del baraccone, tanto quanto i media. L’articolo che ho linkato rimanda a un altro articolo, lasciando intendere che in questo secondo articolo, più vecchio, si dimostra che la tragedia era fin troppo prevedibile. Invece, se leggi questo secondo articolo, la nota assolutamente dominante è l’esaltazione dello spettacolo e della prestazione: dimensioni, velocità, spettacolarità.

    http://www.corriere.it/sport/speciali/2013/coppa-america/notizie/americascup-sanfrancisco_32e0bc76-a558-11e2-9ee4-532c6d76e49d.shtml

    Ripeto, non c’è niente di male, in questo, ma trovo assurdo che si tengano due parti in commedia: prima i supereroi dello spettacolo, poi la nonnina saggia che dice “ve l‘avevo detto”. Su, ragazzi, un po’ di palle.

  3. mauro ha detto:

    ma tu leggi ancora il corriere ?!?

  4. peppone ha detto:

    Se il Corriere scrive stupidaggini questo non significa che le abbia dette Bertelli, il fatto che sia uno sport molto pericoloso è un ottimo motivo per non fare gli spilorci con i mezzi di soccorso a meno che si usi il metro di giudizio ” chi fa un lavoro del genere merita di crepare perchè se l’ è cercata”.
    Forse al sicuro del tuo ufficio con l’aria condizionata non hai l’idea del fatto che i “supereroi dello spattacolo” sono esseri umani anche loro, e dire che chi vorrebbe solo un organizzazione dei soccorsi simile a quella che si usa in altri sport altrettanto pericolosi “non ha le palle” è un discorso tipico di chi non si rende conto che il 99% delle cose che gli rendono la vita gradevole comportano attività con qualche rischio , più o meno grande e risparmiare su cose come la prevenzione degli infortuni e il soccorso in caso di incidente significa far crepare o soffrire molte più persone.
    L’esaltazione dello spettacolo, la velocità , la spettacolarità sono un buon motivo per non avere mezzi di soccorso adeguati?
    Fa parte dello spettacolo anche lascir crepare qualche essere umano?
    Se tu avessi criticato SOLO il modo in cui i giornali la cosa poteva essere giusta, ma criticare chi parla come Bertelli mi sembra non abbia molto senso.

  5. vincenzillo ha detto:

    mauro, “ma tu leggi ancora il corriere ?!?”

    Hai ragione, ma sai, lo faccio per sentirmi virtuoso anch’io, almeno una volta ogni tanto.

  6. vincenzillo ha detto:

    peppone, “Forse al sicuro del tuo ufficio con l’aria condizionata non hai l’idea del fatto che i “supereroi dello spattacolo” sono esseri umani anche loro, e dire che chi vorrebbe solo un organizzazione dei soccorsi simile a quella che si usa in altri sport altrettanto pericolosi”

    Io, ogni mattina, quando accendo l’aria condizionata del mio ufficetto, metto in conto certi rischi, abbastanza piccoli, per la verità, tipo la cervicale. Ma chi sale su un mostro marino per vincere la coppa più ambita dai velisti e di far sognare il mondo intero, deve mettere in conto ben altri rischi, tipo che si può spezzare il collo, altro che cervicale. E di fronte a certi rischi, per di più su certe distanze, le misure di sicurezza non saranno mai adeguate (come peraltro dimostrano gli incidenti mortali che anche negli altri sport estremi avvengono ancora oggi, e che avverranno sempre, perché sono parte inevitabile del gioco).

  7. peppone ha detto:

    35 anni di lavoro nell’industria e 20 anni di volontariato nella croce rossa mi hanno convinto che il 90% delle morti e delle sofferenze dovute ad incidenti sono causate prima di tutto dalla leggerezza con cui si affrontano certi argomenti e certe situazioni
    Puoi anche tenere in conto la possibilità di un incidente serio, ma il rischio di crepare è decuplicato perchè qualche cretino ha speso più in aperitivi che in mezzi di soccorso avrai almeno il diritto di lamentarti?
    La semplice realtà dei fatti è che anche se gli incidenti mortali possono avvenire, se non lo affronti con tutti i mezzi possibili ( anche economicanente ) questo pericolo può aumentare moltissimo.
    Non per niente la mortalità e il numero di incidenti sono molto più elevati nell’agricoltura e nell’edilizia dove i piccoli imprenditori con le pezze al culo non spendono un euro per la sicurezza, e molto più bassi nell’industria meccanica pesante, nell’industria chimica e nel campo della produzione di energia ( anche atomica ) che in teoria e anche in realtà comportano rischi molto più elevati.
    Lo so che è buona crenaza in certi ambienti pontificare su argomenti in cui si è assolutamente incompetenti, ma in certi casi si diffonde una mentalità pericolosa, quella che qualcuno ha definito la regola del 6, cioè che in certi casi l’importante sia avere la sufficenza, poi quando i capannoni costruiti per rispettare al minimo possibile le regole di legge crollano in tesa al pirla che li ha voluti così ( e anche ai suoi operai ) e si sa benissimo che costruirli un po meglio costava 1 o 2 % in più mi si viene a dire che “ERANO IN REGOLA” è quel delinquente del terremoto che se nè fregato.
    Ripeto e chiarisco Bertelli non ha detto che bisogna eliminare il pericolo di incidenti, ha detto che se succedono bisogna fre il possibile perchè le coseguenze siano le meno gravi possibile.
    La mentalità italiana per cui fare le cose meglio sia fatica sprecata e di fronte ai problemi far finta di niente sia una buona tattica è idiota in sè e ci ha regalato il declino economico e sociale degli ultimi 50 anni, ma quando ci sono di mezzo le vite delle persone è anche assolutamente criminale.

  8. vincenzillo ha detto:

    peppone, “Lo so che è buona crenaza in certi ambienti pontificare su argomenti in cui si è assolutamente incompetenti”

    Il bello di avere un blog è proprio che puoi pontificare senza avere le competenze. Magari usando il buon senso. Quel buon senso che mi basta per capire che, nel rapporto con il pericolo, c’è qualche differenza tra il velista “affamato” di record e l’agricoltore. Ma so che il buon senso non è il tuo forte.

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