Quei titoli fatti per ingannare

Per fare buona informazione, non serve essere dei geni. Basterebbe attenersi il più possibile ai fatti. E dico “il più possibile” perché non vivo sulla luna, e so bene che l’oggettività assoluta non esiste, su questa terra. Ma tra l’oggettività e ciò che si vede in giro in Italia, ce ne corre. Piccolo esempio, ieri sera. Nella stringa del tg c’è questa notizia:

USA. Bimbo di 5 anni uccide la sorellina di 2 con il suo fucile“.

Sfido chiunque di noi, europei per nulla avvezzi alle armi, a non provare un po’ di angoscia, al pensiero di questo baby killer, che possiede un fucile già a quell’età, e che lo usa per sbarazzarsi dell’innocente sorellina, chissà per quale futile motivo. Poi arriva il servizio. Un minuto buono a raccontare di questi nuovi “baby fucili”, che vengono regalati ai bambini americani, spiegandoci che questo li rende automaticamente dei pazzi assassini. Naturalmente, ci viene specificato che non tutti gli americani li regalano, solo i repubblicani, perché il bravo Obama e i democratici ci stanno provando in tutti i modi, a farli recedere, ma quelli niente, devono per forza educare i loro figli a sparare a qualunque cosa che si muova, fin da quando sono in fasce. Ma all’improvviso, ecco, quasi per caso, le parole fatidiche: “nessuno si era accorto che c’era ancora un colpo in canna.” Fermi tutti. Ma allora è stata una fatalità. La fatalità è un ingrediente essenziale, in questa notizia. O no? E’ successo per errore. Per. Errore. Due parole. Una da tre lettere e una da sei. Totale: nove lettere. Il titolo giusto era: “USA. Bimbo di 5 anni uccide per errore la sorellina di 2 con il suo fucile”. Troppo lungo? Allora:

USA. Bimbo uccide per errore la sorella con il suo fucile.

Era meno truce? Meno succulento? Meno “liberal”? Meno filo-obamiano? Di sicuro era più corto di quello scelto, che già non guasta. Ed era anche meno falso.

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14 commenti su “Quei titoli fatti per ingannare

  1. Frank77 ha detto:

    Che un bimbo di 5anni uccide per errore la sorellina di 2 è pacifico.Resta il fatto che in America ci sono deficenti capaci di regalare un fucile a un bambino.

  2. peppone ha detto:

    In effetti un bambino di 5 anni che si esercita con un fucile in grado di uccidere non è automaticamente un crminale, perlomeno non più di una persona che si mette alla guida di un auto drogato e ubriaco, finchè non ammazza nessuno che male fa?
    Anche essere investiti da un deficente ubriaco e drogato in fondo è una fatalità.
    Nel caso in questione c’è da dire che FORTUNATAMENTE la punizione peggiore l’ hanno ricevuta i principali responsabili di questa “fatalità”, ovvero i genitori, meriterebbero di ricevere questo premio:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Darwin_Awards

  3. vincenzillo ha detto:

    frank77, “Resta il fatto che in America ci sono deficenti capaci di regalare un fucile a un bambino.”

    Sì, 5 anni è davvero poco, ma non credo proprio che glielo mettano in mano e chi si è visto si è visto, come vogliono farci credere tutte le Giovanna Botteri d’Italia.

  4. vincenzillo ha detto:

    peppone, “In effetti un bambino di 5 anni che si esercita con un fucile in grado di uccidere non è automaticamente un crminale, perlomeno non più di una persona che si mette alla guida di un auto drogato e ubriaco, finchè non ammazza nessuno che male fa?”

    Come dicevo a frank77, 5 anni è davvero poco, ma non credo proprio che glielo mettano in mano e chi si è visto si è visto.

  5. Anonimo ha detto:

    Qui:
    http://web.archive.org/web/20120922094230/http://www.crickett.com/crickett_kidscorner.php?
    puoi vedere la pagina pubblicitaria del venditore da cui la famiglia imbecille ha comperato il fucile al bambino, per quanto a te possa sembrare strano esistono veramente idioti che comperano un arma ad un bambino e poi chi s’è visto s’è visto.
    Anche perchè se l’avesso controllato anche minimamente non sarebbe successo niente.
    Lasciare un arma potenzialmente letale con un colpo in canna, senza blocchi inseriti a disposizione di un bambino non è una distrazione o una fatalità, è un atto di incoscenza crimilnale.
    La pagina in questione è recuperabile solo dall’archivio di Internet Archive, in quanto il suo responsabile dopo l’accaduto si è premurato di cancellarla.
    Capisco la paranoia sulle presunte responsabilità dei media in ogni minima stupidaggine, ma difendere gente del genere negando ogni sia pur minima responsabiltà con la risibile scusa di una “fatalità” mi sembra esagerato.

  6. vincenzillo ha detto:

    anonimo, “difendere gente del genere negando ogni sia pur minima responsabiltà con la risibile scusa di una “fatalità” mi sembra esagerato.”

    Io non “difendo” nessuno. Cerco solo di distinguere tra ciò che ritengo essere una “fatalità” e ciò che i media mi vogliono spacciare come una colpa della destra americana.

  7. peppone ha detto:

    Dire che la fatalità è l’elemento essenziale presuppone, almeno dal punto di vista del senso comune delle parole negare una responsabilità, quando un avvenimento viene descritto come frutto del “fato ineluttabile” ( ed è questo il significato del termine ) oppure che si tratta di un “errore” ( che in quanto tale può sempre capitare, nessuno è perfetto ) si da la fortissima impressione di voler sminuire la responsabilità di chi ha dato un arma letale ad un bambino, non ha controllato assolutamente nè l’arma nè il bambino e poi si è trovato una figlia morta e un figlio irrimediabilmente traumatizzzato.
    Non c’è niente di “fatale” in quello che è successo, e neanche un errore involontario.
    C’è stata una scelta consapevole e volontaria, di far prendere confidenza con le armi ad un bambino, e l’incidente ne è stata una conseguenza che aveva buone possibilità di avverarsi.
    E se nell ‘articolo poteva esserci il tentativo di spacciare tutto come una colpa della destra americana questo non ha nulla a che fare con il tuo desiderio di un titolo che minimizzasse la portata dell’ avvenimento.
    Il titolo mi sembra perfetto, e descrive in modo assolutamente asettico ciò che è successo, tu forse pensi “sono cose che possono succedere”, io penso che possono succedere solo come probabili conseguenze di azioni consapevoli e volontarie.

  8. Vuk ha detto:

    Io non credo che il non aver detto il come si sono svolti gli eventi tolga o aggiunga nulla al dibattito politico.

    Ho sentito la notizia alla radio mentre ero in un locale pubblico (non ricordo dove) e quello che mi ha colpito è stato l’orrore e l’essere tenuto in sospeso per diversi minuti.

    Quando hanno detto “per errore… colpo in canna” eccetera. Ho detto, “ma vaffanculo”, c’era un’altra persona con me che invece ha detto “aah, ma per errore”.
    L’orrore e la malvagità lasciata sottointesa per tutta la narrazione generale dell’evento (hanno specificato SOLO nel riepilogo dei fatti) erano voluti per provocare una reazione emotiva nell’ascoltatore, che comunque dopo pochi minuti ragionando di politica (se qualcuno gli chiedesse cosa ne pensa) risponderebbe in base ai fatti, e non certo in base alla convinzione, durata pochi secondi, della malvagità umana.
    Una morbosità malata per gli abissi della morale umana tanto cara a csi, per dirne una.
    Io credo che qui la spinta per nascondere il fatto della non intenzionalità non sia stata affatto politica, quanto mediatica.
    La voglia di fare audience anche nauseando lo spettatore, anche facendolo stare male.
    Un’arma che, in questo preciso caso, ha fatto capire agli ascoltatori come me, QUANTA sia la bassezza umana di questa gentaglia che si spaccia per giornalista.
    Io direi che tenda ad infinito, la loro meschinità.

    Inoltre.
    Quando si ragiona di politica, anche la persona più emotiva e moralista in un caso come questo (proprio in virtù della sua gravità, paradossalmente) si accorge che l’intenzionalità o meno, trattandosi di un bambino, non conta nulla.
    Se da un lato l’intenzionalità dell’uccisione ha bisogno di un mezzo, dall’altro è irrilevante dato che un bambino che si sbuccia le ginocchia ogni due per tre e non va ancora alle elementari può sparare accidentalmente ogni due per tre. Questo pensiero vale all’incirca per chiunque viva di qua dall’Oceano Atlantico.
    A nessuno passerebbe per la testa di comprare “il mio primo fucile” ad un bambino di cinque anni.
    Insomma i fatti sono talmente chiari (e assurdi) che la propaganda può fare ben poco, in un senso e nell’altro, a mio avviso.

    Non lasciarti accecare dall’irritazione e dal fastidio per certi saputelli odiosi.
    Te lo dico col cuore e per esperienza, si finisce per prendere posizioni che non ci appartengono nemmeno, oltre ad essere oggettivamente brutte.
    Guarda, io non trovo bello definire quello che sono in negativo, mi fa star meglio concentrarmi sui miei pochi principi fondamentali, in positivo, e lasciare agli sciacalli mediatici certi scabrosi argomenti, non mi sporco più nelle lotte nel fango, o almeno lo faccio il meno possibile.

    Non diventare un repubblichino in pectore, sii te stesso, tu te lo puoi permettere, imho, perchè non sei una persona pessima come s***fari e soci.

    E scusa il paternalismo.

  9. vincenzillo ha detto:

    peppone, “Non c’è niente di “fatale” in quello che è successo, e neanche un errore involontario.”

    Ok, niente fato e niente errore. Tutto secondo i piani: i genitori gliel’hanno comprato apposta perché uccidesse la sorellina. Missione compiuta!

  10. vincenzillo ha detto:

    Vuk, “Ho sentito la notizia alla radio mentre ero in un locale pubblico (non ricordo dove) e quello che mi ha colpito è stato l’orrore e l’essere tenuto in sospeso per diversi minuti.
    Quando hanno detto “per errore… colpo in canna” eccetera. Ho detto, “ma vaffanculo”, c’era un’altra persona con me che invece ha detto “aah, ma per errore”.
    L’orrore e la malvagità lasciata sottointesa per tutta la narrazione generale dell’evento (hanno specificato SOLO nel riepilogo dei fatti) erano voluti per provocare una reazione emotiva nell’ascoltatore”

    Questo è l’effetto “mediatico”, come lo chiami giustamente anche tu. Lo abbiamo riscontrato entrambi, e mi fa piacere di non essere stato l’unico a vederla così.
    Ora, ci si può limitare a parlare solo di questo, e riscontrare per l’ennesima volta che al giornalista fa sempre comodo pompare sull’emotività, perché questo, banalmente, fa ascolto. Con i bambini, poi… super-emotivitààà!!!
    Oppure, si può aggiungere un secondo livello: qui c’è un altro ingrediente “esplosivo”, le armi. Come dicevi anche tu, e come ho accennato anch’io nel post, per noi europei le armi sono un tabù. Questo, per il nostro giornalista sensazionalista, è un bell’aiuto, mentre dovrebbe essere uno stimolo a una maggiore prudenza, proprio perché si tratta di un territorio per noi sconosciuto.
    Infine, terzo livello, la politica. Dopo tanto osservare, e dopo tanto conoscere i giornalisti anche di persona, io ho riscontrato che la quasi totalità dei giornalisti italiani simpatizza con i democratici americani (infatti non parlerei di “propaganda”, ma di simpatie e antipatie). Non è una mia impressione, è proprio così. Con delle differenze. Quelli di Repubblica lo fanno a un livello fanatico, come fa notare spesso Christian Rocca. Gli altri, invece, lo fanno per conformismo e sciatteria. Ma lo fanno. E questo, a prescindere dal motivo, ha degli effetti, sulla qualità dell’informazione, perché la distorce. Per i giornalisti, invece, c’è un vantaggio, perché gli semplifica la vita. Se noti, ogni cazzo di volta che si parla di armi, ecco scattare il riflesso di pavlov, e parte il solito commento preconfezionato su Obama bello e pacifista, e i repubblicani brutti e violenti. E anche questa volta, infatti, c’è stato.
    Quindi, per concludere, i tre livelli del discorso si intrecciano, e diventa difficile dire in modo esatto, “scientifico”, PERCHE’ quelle due parolette da me tanto volute (“per errore”) non ci fossero. Avrebbero migliorato un po’ la qualità, depotenziando il lato emotivo, ma non c’erano. E io credo che le antipatie abbiano avuto un loro ruolo. Bambino + armi + repubblicani = BUUUM!

    (Poi, se dicendo questo si rischia di apparire filo-armi, pazienza)

  11. ClaudioLXXXI ha detto:

    “la quasi totalità dei giornalisti italiani simpatizza con i democratici americani […] per conformismo e sciatteria”

    mi ricorda quello che leggevo nel libro L’eskimo in redazione di Brambilla: la quasi totalità dei giornalisti italiani minimizzava la violenza terroristica rossa, alcuni per fanatismo politico, la maggior parte per conformismo e sciatteria. Sempre lì stiamo.

    Ovviamente metto a confronto non l’oggetto simpatetico (manco l’elefantino ;-D paragonerebbe Obama con le BR) ma l’atteggiamento del giornalistume italico, vigliacchetto ieri come oggi.

  12. Vuk ha detto:

    Rimango convinto che non ci sia causa-effeto tra politica e omissione di non intenzionalità (che avrebbe giocato a favore del “bando” delle armi).

    Avevo scritto un commento un po’ più articolato e noioso ma la fottutissima connessione wireless è saltata mentre lo pubblicavo [inserire bestemmie a piacere].

  13. vincenzillo ha detto:

    claudio, “Ovviamente metto a confronto non l’oggetto simpatetico (manco l’elefantino ;-D paragonerebbe Obama con le BR) ma l’atteggiamento del giornalistume italico, vigliacchetto ieri come oggi.”

    Sai, io umanamente li capisco, perché anch’io, nel mio piccolo, specie sul lavoro, compio le mie piccole vigliaccherie, le mie piccole sciatterie, e mi conformo. Quando però arrivano a certi eccessi, mi girano. (Poi, va beh, quelli che credono di essere eroi e invece sono i re del conformismo… ma quello è un altro discorso)

  14. vincenzillo ha detto:

    Vuk, “Rimango convinto che non ci sia causa-effeto tra politica e omissione di non intenzionalità (che avrebbe giocato a favore del “bando” delle armi).”

    Io non so se è vera politica, cioè non so se questi sono così folli da credere che il loro patetico servizio contro le armi confezionato al Tg2 serva davvero ad arginare i produttori di armi negli USA. Più che altro, lo fanno per sentirsi al sicuro dentro la calda corrente del conformismo, la quale è ben farcita di un ben definito colore politico.

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