Il “fascismo buffo”, il Pd e la generazione allo sbando

Silvio Berlusconi, vero vincitore delle politiche 2013, ha definito quello di Beppe Grillo un “fascismo buffo”. Geniale. La buffoneria è indubbiamente il tratto distintivo di chi ha riempito le piazze quotidianamente, prima, durante e dopo le elezioni. Altra differenza: il duce del ventennio, quando riempiva le piazze a comando, lo faceva per acquisire o mantenere il potere, che era potere di decidere, di fare, di agire, mentre il gioco di Grillo è manifestamente l’opposto: intimidire chi deve decidere; disfare tutto; rompere le scatole. Un credo sterile e infantile, ma che fa presa, dentro e fuori il suo movimento, dentro e fuori il Pd. Sì, il Pd. Perché la vera origine dell’umiliazione di Marini è il solito ricatto, formulabile così: o sei “pulito”, “nuovo” e “antiberlusconiano”, o ti scateniamo contro la piazza, su tutti i media.

Un ricatto vecchio come il cucco, nella politica italiana. Grillo è solo l’ultimo arrivato. Prima di lui fu Di Pietro. E prima di Di Pietro, fu il Pci di lotta e di governo. Ovviamente non contro Berlusconi, ma contro Craxi e la Dc. Sì, ragazzi miei, in Italia solo Giuliano Ferrara e Massimo Zamarion (tipo (qui)) hanno il coraggio di dirlo, ma la verità è che questo furore cieco contro la politica, tutta la politica, è l’approdo storico della “questione morale” di Enrico Berlinguer, via mani pulite. Moralismo e populismo insieme, allo stato puro. Disponibile in 2 versioni. Versione becera: ricattare urlando a squarciagola, come fa Grillo e il fu Di Pietro; versione politically correct: ricattare in bello stile, con tanto di citazioni colte, dalla tribuna dei giornaloni con in testa Repubblica, poi Corriere e codazzo di media compiacenti. Apparentemente, la seconda versione si appella alla “buona politica” e si dichiara solo contro Berlusconi, ma, gratta gratta, non è così. Entrambe le versioni finiscono per rinunciare alla politica e si danno anima e corpo al moralismo e all’ideologia del nuovo, della costituzione, della legalità.

Legalità che, oggi, fa rima con Rodotà, o, come scandisce la famosa piazza: “Ro-do-tà Ro-do-tà Ro-do-tà!!” Un arzillo giovincello con 4 legislature alle spalle. Grottesco, per chi ha sempre idolatrato la gioventù e l’essere fuori dalla politica. Eppure, c’è una fetta d’Italia, colta e raffinata, trenta-quarantenni, imprenditori e insegnanti, laureati, informati e informatizzati, che non vede la palese autocontraddizione. Perché? Perché ai loro occhi nulla conta di più del suo essere antiberlusconiano, e per di più approvato da Grillo (vedi zamax (qui)).

In realtà, la vera, unica “buona politica”, per le sinistre di tutta Europa, è l’opzione socialdemocratica. Opzione che fu deliberatamente scartata dal Pd fin dall’origine, e che ancora oggi viene esplicitamente ripudiata dalla presidentessa uscente Rosy Bindi e anche da Matteo Renzi, il “liberal” blairiano che già si vede come futuro segretario. Il quasi ex segretario Bersani, sul tema, ha sempre glissato, lasciando il “lavoro sporco” a Stefano Fassina. Pensateci: solo in Italia accade che il maggiore partito di sinistra consideri l’opzione socialdemocratica come un ferro vecchio del Novecento, o come un tema che “divide” il partito. Pazzesco. E poi ci vengono a dire che l’anomalia è Berlusconi. E nel frattempo cadono tutti, vecchi e giovani, uno dopo l’altro, vittime di se stessi, e cioè di ciò che reputano essere i loro punti di forza: antiberlusconismo, questione morale e “nuovismo”. Contenti loro…

Un’ultima nota su quella fetta della generazione dei trenta-quarantenni, a cui accennavo sopra. Stanno quasi tutti a sinistra, consapevolmente o meno, compresi quelli che si sono fatti abbindolare dalla bubbola del “grande centro” di Monti. Sono politicamente allo sbando, perché sono cresciuti schifando non solo Berlusconi, ma anche la mediazione stessa, incarnata dai partiti. Alcuni vagheggiano la “democrazia diretta” di Grillo, altri la “rottamazione” di Renzi, altri ancora hanno votato Bersani ma sperando che si comportasse come Grillo. Politicamente, è la stessa cosa: anti-politica, anti-democrazia. E’ ciò che, nella realtà degli anni 2000, non si può certo chiamare fascismo ma, come dice Silvio, “fascismo buffo”.

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2 commenti su “Il “fascismo buffo”, il Pd e la generazione allo sbando

  1. Zamax ha detto:

    Sono completamente d’accordo con te, col grande Ferrara e col mitico Zamax. Quest’ultimo lo vedo assai strano, ma anche Ferrara non è mica che sia del tutto a posto. Vincenzillo è sulla brutta strada. Quindi ci siamo. Nessuna contraddizione. Tutti per uno, uno per tutti.

  2. vincenzillo ha detto:

    Che bello essere sulla cattiva strada, e per di più in cattiva compagnia. Di questi tempi, la buona strada e le buone compagnie sono assolutamente da evitare.

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