Il Corriere cambia la sede, ma non il vizio

Sono molto angosciato per i poveri giornalisti del Corriere, che saranno costretti, pare, ad abbandonare la storica sede milanese di via Solferino. Perché? Perché il loro gruppo, Rcs, è in crisi. E perché è in crisi? In parte, perché tutto il mondo lo è. In parte, per gravi errori di gestione, ma ci arriveremo. Cominciamo col dire che i giornalisti puntano i piedi. Sì, perché anche in tempi di crisi sono sempre e solo gli altri, a dover rinunciare ai propri privilegi. Tipo i politici. Anzi, come ci ha insegnato a chiamarli il Corriere stesso, la castaaa!! Loro, invece, mai. Insomma, si profila una tragedia umana, che però ha anche un risvolto positivo: l’emersione della verità. Christian Rocca (qui) segnala un bell’articolo del Foglio con tante belle cosette: gli incredibili privilegi di quei giornalisti e gli errori del famoso “patto di sindacato” Rcs, negli anni dell’infatuazione italiana per la Spagna, e dell'”endorsement” del Corriere per la sinistra (qui). Ma roba tipo “casta”? Esattamente.

certo è che se Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, le due firme del Corriere che hanno partorito e animato l’attacco alla casta che ha tenuto banco negli ultimi anni determinando molti dei fenomeni politici recenti, si fossero applicati ai loro colleghi, avremmo avuto di che divertirci.

A cosa si riferisce? A cose tipo queste:

quei costi, che servono a tenere alta la capacità professionale dei giornalisti e il loro essere o sentirsi il numero uno, sono diventati nei decenni lussi leggendari, liti contrattuali sulla tipologia di monovolume da acquistare, note spese in cui tutto era permesso, e tutto includibile: bollette telefoniche da migliaia di euro per scaricare video e film; corsi di danza, di violino, di taglio e cucito; stage di formazione trascorsi alle Seychelles con tutta la famiglia e corsi di aggiornamento spesi in lavastoviglie e macchine per il caffè nuove.

E veniamo all’origine della crisi di Rcs, secondo i giornalisti. Eh sì, perché oggi, cioè solo dopo che sono stati messi in discussione i loro privilegi, quei giornalisti con la schiena dritta cominciano a diramare comunicati in cui denunciano la cattiva gestione del gruppo editoriale intorno al 2007 (!), strane manovre riconducibili a un certo Luca Cordero di Montezemolo, allora capo di Fiat, pezzo grosso del “patto di sindacato” del Corriere, prima di darsi all’etica nella politica:

attraverso Botín [spagnolo, amico di Luca Cordero, nota di vincenzillo] sono passati molti degli affari finanziari che hanno definito gli assetti bancari e di potere d’Italia, mentre tutti erano impegnati a farsi rimbambire da quella musichetta idilliaca che allora faceva sembrare la Spagna il nostro piccolo grande amore.

E chi era il “pifferaio magico” (copyright Mario Monti), che ci vendeva la musichetta della Spagna “dorada”? Berlusconi? Sbagliato. Il Corriere. E praticamente al completo: firme prestigiose, economisti illuminati, grandi scienziati, rubriche di viaggi & sport. Erano gli anni dell’appoggio del Corriere alla sinistra di Prodi, e del coro unanime della “società civile”: Viva Zapaterooo!! Insomma, dal quadretto emergono alcune piccole verità che sarebbero ovvie, ma che bisogna stamparsi bene nel cervello, ogni volta che al Corrierone vengono i pruriti etici. Primo, l’oggettività è un miraggio:

[il direttore] ha negli anni affinato l’arte di destreggiarsi tra gli interessi dei vari azionisti e la loro volontà di “fare i titoli”, come si dice in gergo, cioè decidere concretamente che cosa viene pubblicato – o è pubblicabile – sul Corriere.

Secondo, la gestione del Corriere è fuori dalle logiche del mercato. Da ricordarsi quando al Corriere viene la smania delle riforme, tutto e subito:

La situazione finanziaria del gruppo dovrebbe rendere l’azienda contendibile, ma il Patto preserva interessi consolidati al di fuori delle logiche di mercato, e questo oltre a disegnare nuovi scenari di fantapolitica e di fantapotere porta a un’unica, grave conseguenza: servono i soldi e nessuno vuole metterli. Di più: molti non ce li hanno più, da mettere. Ma non vogliono nemmeno che li metta qualcun altro, come quelle mogli che sanno tutto delle corna dei loro mariti, ma continuano a portare fiere il cognome da sposate e a ostentare i vantaggi d’immagine correlati.

Infine, la gentilezza e l’eticità del “metodo Corriere” contro chi prova a mettersi di traverso ai progetti dei padroni illuminati:

Come i giornalisti non vogliono rinunciare ai loro integrativi [leggi: privilegi. nota di vincenzillo], così gli azionisti non vogliono rinunciare alle loro rendite di posizione, pure se il danno finale ricade sulla stessa Rcs. Basta ricordare il trattamento riservato a Stefano Ricucci e ad Alessandro Proto quando hanno tentato l’assalto al Corriere per capire che non c’è alcuna volontà di fare un passo indietro.

Gran finale:

questo è l’happy end di una storia fatta di scivoloni, di un mondo che si sfalda, di caste da smantellare, in cui i Padroni dell’Universo del giornalismo non vogliono perdere i loro privilegi e i Padroni dell’Universo della finanza non vogliono perdere le loro rendite di posizione.

Amen.

(Le sottolineature sono di vincenzillo)

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5 commenti su “Il Corriere cambia la sede, ma non il vizio

  1. peppone ha detto:

    Certo che parlare di “logiche di mercato” su una schifezza di giornaletto che vive solo di rapina al contribuente e vende 100 volte meno copie del corriere è una stronzata galattica.
    Ma si sa se un impresa che faceva UTILI e non pesava sul contribuente si permetteva di offrire generosi benefit ai dipendenti si parla di PRIVILEGI, se invece un cretino fallito riesce a guadagnarsi la pagnotta solo grazie alla raccomandazione di padrini di partito merita tutta l’ammirazione e l’approvazione da parte del popolo in festa.
    Il punto rimane che il Corriere vende 400mila copie effettive, il Foglio 3000, posso capire che le mezze seghe del Foglio abbiano un po di invidia.
    Perchè il “mercato” è questo fare qualcosa e riuscire a venderlo , non ricavare lo stipendio sa sovvenzioni statali come il caro Rocca.

  2. vincenzillo ha detto:

    peppone, “Certo che parlare di “logiche di mercato” su una schifezza di giornaletto che vive solo di rapina al contribuente e vende 100 volte meno copie del corriere è una stronzata galattica.”

    Invece, la “casta” editoriale in combutta con un pezzo di “casta” finanziaria, che stanno fuori dalle logiche di mercato, ma si fanno belli ogni giorno invocando riforme, che cos’è? E la “casta” editoriale in combutta con un pezzo di “casta” finanziaria, che fanno partire una crociata contro la “casta” politica, con i begli effetti che vediamo oggi, che cos’è? (perché questi sono i punti del mio post)

  3. […] Sul Foglio online, alla data di oggi 5-4-13, è stata pubblicata questa mia bella letterina (qui), che sintetizza questo mio post sul Corriere della Sera (qui): […]

  4. peppone ha detto:

    Dire che chi controlla il corriere non vuole venderlo sia contro le logiche di mercato è una stupidaggine colossale, in un libero mercato nessuno è obbligato a vender qualcosa se è in grado di tenerselo.
    La logica di mercato è che nesuno può essere obbligato a comperare una cosa e nessuno può essere obbligato a venderla, il resto sono stronzate stataiste tipiche dei peronsti della destra italiana.
    Gli effeti che vediamo oggi non sono causati da chi rende pubblice le porcate dei parassiti di partito, ma dal fatto che nessuna persona dotata di un minimo di intelletto è disposta a sopportarle più.
    Dice il saggio: quando un dito indica la luna lo stupido vede solo il dito.

  5. vincenzillo ha detto:

    peppone, “Dice il saggio: quando un dito indica la luna lo stupido vede solo il dito.”

    Dice il saggio: quando un dito ti entra nel culo, solo lo stupido continua a guardare la luna.

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