Bersani. Come regalare una vittoria

Si tramanda che nella Grecia antica, quando erano gli dèi a fare da giudici, chi vinceva vinceva, e chi perdeva perdeva. Per esempio, quando Paride vinse la famosa gara, lui si tenne la mela d’oro, e tutti gli altri ciccia. Poi, nella penisola dove un tempo era allocata l’ex Magna Grecia, venne l’era della democrazia. E con la democrazia nacque la prassi di negare la sconfitta in guerra, e poi di spacciare tutte le sconfitte elettorali per “vittorie morali”, nella metà della penisola dove era allocata l’ex Unione Sovietica. Poi arrivò l’era delle elezioni 2013, dove il vincitore Bersani apparve fin da subito come il vero e unico sconfitto. E così si credette di avere raggiunto il massimo possibile del rovesciamento. Invece, poi, arrivò l’era del post-elezioni 2013, dove il vincitore Bersani non si accontentò più di essere il vero sconfitto, ma finì per trovarsi molto vicino a regalare involontariamente, ma realmente, la vittoria all’avversario. Lo dice questo bel sondaggio, che se si andasse a votare oggi… (qui).

Sempre il solito Grasso / 3

Concludo la mia trilogia su Pietro Grasso, primi due capitoli (qui) e (qui), con un’ultima considerazione per i pochi amatori che hanno avuto il fegato di seguirmi fino al terzo episodio. Oggi Grasso mostra dello stupore, per gli attacchi che riceve dai giustizialisti. Ma chiunque si trovi a scontrarsi con i fanatici dell'”antimafia” e della “società civile” dovrebbe sempre ricordarsi delle accuse infamanti che tali fanatici lanciarono anche contro Giovanni Falcone, sì, proprio Falcone, quando il giudice era ancora vivo ma non era ancora un santino come oggi, e decise di lavorare a stretto contatto con l’allora ministro della giustizia Claudio Martelli, il politico Martelli, il socialista Martelli. Falcone venduto! Falcone inciucio! Certo, se Grasso le avesse già rinfacciate ai fanatici, forse non avrebbe fatto molta carriera, ma almeno oggi non si meraviglierebbe troppo di ciò che sta accadendo a lui.