Solo una su 10 si realizzerà dopo le politiche. Quale?

1. Benedetto XVI viene eletto Papa per la seconda volta.

2. La grande stampa nazionale e internazionale si ricorda le balle astronomiche dette in campagna elettorale dal nuovo capo del governo Pierluigi Bersani, e gliene chiede conto.

3. Con qualche anno di ritardo, i nostri comici si accorgono che al governo non c’è più Berlusconi, e rinnovano il loro repertorio.

4. Una tra l’Inter, il Torino o il Pescara vince il campionato di calcio.

5. La grande stampa nazionale e internazionale si accorge che Vendola e la CGIL sono un muro di mattoni su cui si sfracella qualsiasi riforma, e ne chiede conto al capo del governo.

6. Mario Monti e Beppe Grillo la piantano con le loro fregnacce sulla morte della destra e della sinistra.

7. Antonio Ingroia si scusa pubblicamente, perché la trattativa stato-mafia è solo una fregnaccia propagandistica.

8. Il Pdl non si fa prendere dall’isteria, accetta il turno di riposo e si prepara con pazienza a raccogliere i frutti delle pessime figure rimediate dal governo Bersani.

9. Oscar Giannino si laurea a Chicago, e/o vince lo Zecchino d’Oro.

10. Il tempo migliora su gran parte della penisola.

Via al televoto!

Annunci

Bersani il mago

Bersani toglierà il ticket sanitario! Bersani farà assumere tutti i precari! Bersani darà pensione anticipata a tutti gli esodati! Bersani sfamerà i poveri! Eppure, chissà perché, se chiedi in giro chi è che fa promesse “irresponsabili”, ti rispondono tutti quell’altro.

(Sintesi di un bell’editoriale del Foglio di oggi)

Upgrade h. 16.46: editoriale (qui).

Oscar Giannino, genio e dilettante

Prima ancora che aprisse bocca, la prima volta che lo vidi, il suo stile da liberale aristocratico vittoriano-sabauda mi fece capire che in lui c’era del genio. Ora so che ha qualcosa in più: è pure dilettante!

(Quanto ai suoi veri errori – se proprio dobbiamo parlarne – sono due: non essere entrato nel Pdl ed essersi lasciato usare come un pollo dalla propaganda de sinistra (qui).)

(Meravigliosa descrizione di vincino, in “Giannino rockstar” (qui).)

Sillabario delle politiche 2013

Poche cose al mondo sono volatili come il lessico della politica italiana, dove le parole sono totalmente disancorate da qualsiasi riferimento saldo. Ecco alcune di quelle che sentirete pronunciare fino a domenica 25, in ordine sparso, corredate del loro vero significato.

Credibilità. E’ una questione di vita o di morte. E’ la questione delle questioni. O dentro o fuori. O la va o la spacca. E chi più ne ha, più ne metta. Credibile fu Monti, e solo Monti, ma ora non più, perché è un politico, e ormai la politica nel suo insieme non lo è più. A certificarlo è la sinistra, pur essendo in palese conflitto di interessi. Ma anche i giornalisti. Quelli che la sera di lunedì 4 febbraio gridarono al disastro, spread alle stelle, la borsa crolla, e tutto per colpa del ritorno in politica di Berlusconi, lo dice il Financial Times!! La sera dopo, 5 febbraio, tutto torna a posto: borsa su, spread giù. Cosa è cambiato? Nulla di nulla. Nemmeno la faccia di bronzo dei giornalisti. Loro sì, che sono credibili.

Presentabilità. E’ una questione di vita o di morte. E’ la questione delle questioni. O dentro o fuori. O la va o la spacca. E chi più ne ha, più ne metta. Meglio nota per via del suo opposto: l’impresentabilità. Il ragionamento è questo: per essere votabile, devi essere perlomeno candidato, ma per essere candidato, devi essere perlomeno presentabile. Quindi, chi conferisce la patente di “impresentabile” si illude di avere in mano i giochi. Peccato che Silvio Berlusconi, l’”impresentabile” per eccellenza, abbia sempre preso voti a carrettate. Ma voti impresentabili, eh.

Questione morale. All’occorrenza, è stata una questione di vita o di morte. La questione delle questioni. O dentro o fuori. O la va o la spacca. E chi più ne ha, più ne metta. Da pochi giorni, invece, è diventato un argomento un po’ spuntato, a cui crede forse solo il 5% di Ingroia. Cosa è accaduto di tanto epocale? E’ bastato che le liste di quegli sporcaccioni del Pdl si dessero una ripulita. Ennesima prova che non c’entra tanto con la politica, quanto piuttosto con l’igiene. Non quella personale, ma quella pubblica.

Sistema paese. Non basta dire “sistema”, che fa un po’ anni 70. Non basta dire “paese”, che mantiene ancora un guizzo di vitalità. Molto meglio dire “sistema paese”. Espressione che succhia via ogni goccia di vita, di imprevedibilità, di genio, di cuore, e consegna l’Italia alla sterile fissità di un computer. Non è un caso, che questo “sistema paese” sia sempre bloccato, paralizzato, incriccato. E qual è la soluzione? Più politiche industriali, ovviamente. Cioè, più dirigismo. Più stato. Più tasse, più burocrazia. Sistema paese: un sistema infallibile, per far fallire il paese.

Populisti. Sono il vero cancro. Il peso morto. La palla al piede. Se non ci fossero loro, la politica sarebbe sana, buona, e potrebbe volare alto, altissimo. Come collocazione, sono tutti a destra. O, al massimo, all’estrema sinistra. A sinistra, invece, non ve n’è traccia. Al centro, men che meno. Nei giornali e in tv, zero totale. Ah, che bello sarebbe, se in Italia ci fosse solo la sinistra, solo editorialisti di Repubblica, solo pensieri di Gad Lerner!

Europeisti. Sono gli unici “credibili” (vedi sopra). Sono tutti “presentabili” (vedi sopra). Hanno tutti a cuore il “sistema paese” (vedi sopra). Tanto che ti viene il dubbio che, sotto sotto, sia la solita contrapposizione manichea tra italiani migliori e italiani peggiori, e che l’Europa, in realtà, non c’entri proprio un cazzo.

Moderati. Parola rifugio della destra, ma usata anche al centro e a sinistra. La destra assediata, sbeffeggiata, trasformata in caricatura, non ha ancora avuto la forza di fare tesoro delle proprie vittorie elettorali e della tradizione degli altri paesi europei. Non ha ancora trovato di meglio che definire se stessa e il proprio elettore “moderati”. Uno dei tanti falsi storici, a cui solo la storia, piano piano, potrà porre rimedio.

Serietà. Vedi credibilità.

Destra e sinistra. Schema classico della politica democratica, che in tutti gli altri paesi d’Europa funziona benissimo. Da noi, invece, probabilmente per via del sole e del mare, esso è dato per vecchio, superato, obsoleto, anacronistico. I più illuminati, da Monti a Grillo, lo hanno già abbandonato. Ci fosse un giornalista, in tutta Italia, a parte Giuliano Ferrara, disposto a giocarsi il posto dicendo la verità in proposito.

Centristi. Abbandonato il “bipolarismo muscolare”, non resta che un’unica opzione degna: buttarsi al centro. I più illuminati lo hanno già fatto. Fatelo anche voi, vi conviene. I voti scarseggeranno sempre, ma la compagnia è ottima e abbondante. Avrete più partiti che idee, più alleati che voti, ma vi sentirete taaanto nobili!

Conservatori. Esistono, eccome, ma solo nella vita reale. Nel dibattito pubblico, invece, non pervenuti. Vale solo come insulto.

Liberali. Quelli laureati sono intorno al 4%, da decenni, e si tengono ben stretto il loro malloppo, affinché resti infruttuoso, vedi Oscar Giannino. Invece, quelli “veri” sono a sinistra. Come tutti i “veri”: i “veri” democratici, i “veri” patrioti, i “veri” europeisti etc. E come la “vera” destra.

Socialdemocratici. Anch’essi esistono, ma se ne stanno ben nascosti, nel Pd. La parola, invece, è totalmente assente dal dibattito. Forse perché rimanda alla tradizione e alla normale prassi europea. E a noi, che ci frega di come vanno davvero le cose in Europa? Tanto, siamo già “europeisti”! (vedi sopra)

Bersani, dal macellaio, è sincero

Ieri mi ha colpito una frasetta buttata lì da Pierluigi Bersani, e lasciata lì in sospeso, col suo solito tono popolaresco, come se fosse dal macellaio e parlasse di politica con la sciura* Maria:

Con tutto il populismo che c’è in giro…

Ma come, il “populismo” non è la piaga del momento, peggio del nazismo? Detta così, invece, potrebbe quasi sembrare che il “populismo” sia solo una banale influenza di stagione, che i figli della sciura Maria devono stare attenti, se no se la beccano anche loro.

Ah, signora mia, con tutto il populismo che c’è in giro…

Lo ha detto per difendere Vendola dagli attacchi di Monti. Come a dire: pensi alle cose serie, quel Monti lì. Sì, lo so, è solo una frasetta, una quisquilia, ma credo che in essa Bersani sia stato sincero, per una volta. Avrebbe voluto dire che il populismo è una cosa seria, ma il tono con cui lo ha detto lo ha tradito, e ha fatto trasparire la verità. Che poi, signora mia, Vendola non è forse un populista di prima classe? Classe operaia, naturalmente.

*in dialetto milanese: signora.

Dimesso un Papa… si fa un sonetto

Non è proprio un sonetto, il mio, piuttosto due quartine zoppicanti nello spirito dissacratorio del Belli. Le ho scritte per gioco, raccogliendo lo stimolo di Giuliano Ferrara l’altra sera, a Porta a Porta, per fare da contraltare a qualche eccesso di retorica e di seriosità.

Già l’Urbe è orba de’r piccolo gigante:

er crucco c’ha mollato, s’è dimesso!

Ma il soglio non può star così vacante:

un altro ne verrà, subito appresso.

Da quale continente, e qual sembiante?

E quando fumerà il camin di gesso,

faranno il titolone sull’istante.

E poi diventerà carta da cesso.