L’intellettuale mortifero / 2

Quando ho scritto di Buttafuoco (qui), ignoravo che avesse già annunciato la morte della destra per colpa di Berlusconi. Dove? Ovviamente, su Repubblica (qui). Un giornale che, da anni, campa sugli introiti dei necrologi della destra. Uno al giorno, anzi uno a pagina. Questa fascinazione dell’intellettuale per Repubblica – giornale di cui “si nutre”, parole sue (qui) – è significativa. Non è un caso, infatti, che sia la fotocopia della triste parabola politica di Gianfranco Fini. Un altro che si è consegnato mani e piedi all’avversario, senza capire che il vero motivo di un’accoglienza tanto festosa è proprio la sua resa incondizionata. Tra i due, però, c’è una differenza: il politico si è arreso per pochezza, mentre l’intellettuale lo ha fatto per difendere l'”identità”. Povero illuso. Vorrebbe salvarsi l’anima, mantenere la purezza, la fedeltà al vero spirito della destra. Ma, come il politico, non ha colto il punto fondamentale: l’unica destra che piace, da quelle parti, è la destra morta. E loro, al contrario di Berlusconi e del berlusconismo, gliela servono su un piatto d’argento.

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L’intellettuale mortifero / 1

Una delle specialità dell’intellettuale italiano medio è redigere certificati di morte. Metà burocrate, metà becchino, non passa giorno che non annunci la fine di qualcosa: politica, valori, calcio, legalità, ambiente, etica, pomodorino di Pachino, Berlusconi e il berlusconismo (notare che il berlusconismo, dal giorno della sua nascita, non avrebbe fatto altro che morire), partecipazione, famiglia, religione… Salvo poi essere puntualmente smentito. Su tutto. Pietrangelo Buttafuoco non fa eccezione. Ieri l’ho sentito al tg: “L’esito definitivo del berlusconismo è la consegna all’antifascismo della morte definitiva della destra.” Lascio a voi districare la matassa, se ce la fate. Per me, a essere morta è solo l’idea nostalgica che Buttafuoco ha della destra, ma questo è affar suo, non della destra. Ma soprattutto, applico anche con lui la mia linea editoriale: più roboante, più inappellabile, più assoluta è la sentenza, più roboante, più inappellabile, più assoluta sarà la mia pernacchia. Quindi, caro Buttafuoco: PRRRRRRRRRR.