Ma quale terza repubblica

Ogni tanto, nelle discussioni tra i meglio giornalisti, si sente parlare di terza repubblica. Suona figo, mi son detto, ma che significa? Allora ho preso esempio da Beppe Severgnini e ho fatto un bel paragone con l’estero. Ma non con l’America, bensì con la Francia, più vicina a noi. E mi sono accorto che lì sono già alla quinta. Quinta? E noi solo seconda? Ma come siamo indietro, c’ha proprio ragione Severgnini! Poi, come fa lui, sono andato su wikipedia, che è una cosa da gggiovani, e ho scoperto un piccolo dettaglio: nella terra dello champagne, prima di brindare al cambio del nome, si aspetta che cambi davvero la sostanza, cioè le istituzioni. Da noi, invece, di punto in bianco, si sentì l’esigenza di una novità, ed ecco, in una magica notte stellata, nacque la “seconda” repubblica. E oggi non si vede l’ora che arrivi la “terza”. Chi la auspica, chi la invoca, chi la esige. Ma, mi chiedo: cosa è cambiato, davvero, tra la “prima” e la “seconda”? E cosa cambierebbe, ora, con la “terza”?

Tra la “prima” e la “seconda”, perfino un Paolo Mieli risponderebbe: bipolarismo e legge elettorale. Giusto. Ma c’è qualche piccolo ma. Primo: il bipolarismo, pur essendo già nella testa degli elettori, finora non è stato sorretto da altro che una misera legge elettorale, per l’appunto. Ma, nella sostanza, chi governa si ritrova impantanato nella stessa identica palude della “prima” repubblica. Secondo: oggi il fior fiore della politica vorrebbe eliminarlo, il bipolarismo. Monti, Casini e Grillo vagheggiano, unico caso in Europa, l’eliminazione della destra e della sinistra. Monopolarismo? No, grazie. Altra nota. La storia dice che tale bipolarismo nacque su idea di Silvio Berlusconi. Poi, nel 2006, con soli 12 anni di ritardo, fu rilanciato dal nascente Pd, e infine, nel 2008, ri-rilanciato da Berlusconi, con il predellino. Da questo punto di vista, il “berlusconismo” è stato il solo, vero fattore di modernizzazione e di europeizzazione della politica italiana. Checché ne dicano i Beppe Severgnini.

Ed eccoci alla “terza”. E qui si ride, perché a livello istituzionale sarebbe identica alla “seconda”, assolutamente identica. E’ a livello politico, invece, che i meglio giornalisti si auspicano una differenza: la sparizione dell’odiato (e mai capito) “berlusconismo”. Uno potrebbe chiedere: ma basta solo questo, per farli cianciare tanto di “terza” repubblica? Risposta: sì. Notare che, in questo modo, sono loro stessi a conferire un’importanza enorme a Berlusconi e, da veri fessi quali sono, ad omaggiarlo indirettamente. Ultima nota. Oggi, l’unico politico che parla di cambiare davvero la costituzione in senso moderno, per dare più poteri al capo del governo, è il vecchio Berlusconi. E l’unico giornalista a fargli la domanda giusta – e cioè: “sarebbe disposto ad arrivare a un accordo con il Pd?” – è il vecchio Bruno Vespa. Tutti gli altri gggiovani d’Italia, o sono rimasti nella “prima” repubblica, o sono già nella “quarta”, chissà.

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9 commenti su “Ma quale terza repubblica

  1. Frank77 ha detto:

    “La storia dice che tale bipolarismo nacque su idea di Silvio Berlusconi”

    Falso il bipolarismo nacque principalmente per la caduta del muro e c’era gia nel 93 alle amministrative.

  2. vincenzillo ha detto:

    frank77, “il bipolarismo nacque principalmente per la caduta del muro”

    In Italia, no. Prima che Berlusconi si mettesse con Fini (e Bossi, e poi pure Casini, remember Casa delle libertà?), come si fa a parlare di due poli? Anche alle amministrative del 93, era un tutti contro tutti, in perfetta tradizione italica.

  3. Frank77 ha detto:

    I due poli c’erano gia,visto che i rappresentanti del centro vennero sconfitti in tutte le città.

  4. Frank77 ha detto:

    Per gli Italiani al Nord la destra era rappresentata dalla Lega e al centrosud da AN.

  5. vincenzillo ha detto:

    frank, “I due poli c’erano gia,visto che i rappresentanti del centro vennero sconfitti in tutte le città.”

    Da un lato condivido che la logica bipolare potesse essere “nell’aria”, specie dopo il referendum sulla legge elettorale, ma dall’altro lato sarebbe troppo facile: mancava ancora il passo decisivo per uscire dal marasma assoluto. Infatti la Dc, pur rappresentando ancora, di fatto, la maggioranza dell’elettorato “conservatore”, non ebbe nemmeno nel 1994 il coraggio di fare la mossa più logica, in ottica bipolare: apparentarsi con la “destra nazionale” (ai tempi ancora MSI). Mossa che, invece, fu l’uovo di Colombo, cioè di Silvio. E’ con questo spostamento di baricentro, che il bipolarismo prese sostanza. Fu il primo vero scossone politico al “grumo” storico di potere formato dall’ala sinistra della Dc e dal Pci (dopo quello giudiziario). A sinistra, dopo la sconfitta, si dovettero adeguare, e così due anni dopo implorarono Prodi, il noto social-democratico (!) di tenerli insieme, e cioè di mitigare con il suo bel faccione stile vecchia Dc la presenza ingombrante dei comunisti mangia-bambini. Va beh, mi sto già dilungando inutilmente. Purtroppo, la mancanza di una riforma costituzionale e i fatti di questo ultimo mese dimostrano che la lezione non è ancora stata digerita bene. Nemmeno a destra, dove chiamano se stessi “moderati”, invece che “conservatori”. Bah.

  6. peppone ha detto:

    Il bipolarismo in Italia non esiste neanche nell’elettorato, perchè dove funziona lo fa indipendentemente dalla legge elettorale o dalla costituzione,
    Nessuna legge elettorale, nessuna riforma costituzionale , nessun potere al governo può creare ciò che non esiste nella testa dei cittadini.
    Berlusconi ha sempre dovuto creare coalizioni raffazzonate incoerenti e ingovernabili, e questo è stata la causa di tutti i suoi numerosi fallimenti, non ha mai potuto contare su una massa critica omogenea dell’elettorato, ma solo su interessi coprorativi da bilanciare, non lo chiarei proprio bipolarismo.
    L’idea che le seghe mentali politico-filosofiche richiedano una legge per essere digerite dopo essere fallite nel mondo reale e che sia necessario “più potere al governo” è una posizione rispettabile per quanto opinabile, ma almeno non tentate di spacciarla per liberalismo, il liberlailsmo è ben descritto nella frase di Reagan : “il governo non è la soluzione ma il problema” QUALSIASI GOVERNO.
    Ricordati di Thoreau:
    «Il governo migliore è quello che meno governa;” e vorrei che fosse attuato il più rapidamente e sistematicamente possibile. Messo in pratica, si riduce, in ultima istanza, a questa affermazione, nella quale ugualmente credo – “Il governo migliore è quello che non governa affatto”

  7. vincenzillo ha detto:

    peppone, ““più potere al governo” è una posizione rispettabile per quanto opinabile, ma almeno non tentate di spacciarla per liberalismo”

    Intendo maggiore potere decisionale, maggiore efficacia, maggiore rapidità. Le quali non sono affatto sinonimi di invasione della società e della vita privata, legiferazione spropositata, vessazione, oppressione. Anzi. Per me, in Italia, è proprio la debolezza cronica del potere esecutivo, unita alla mancanza di vera alternanza tra istanze liberal-conservatrici e social-democratiche, che sta alla base di una legiferazione folle e di una burocratizzazione folle. E’ una legge “naturale”: il vuoto di potere è stato riempito dalla burocrazia. Il liberalismo, invece, vuole un governo forte, non debole, purché le leggi siano poche, chiare e bene applicate. Il pensiero liberale dice che “tutto ciò che non è espressamente vietato è consentito”, mentre da noi, a furia di governi deboli e di una giungla di leggi, siamo arrivati, in linea di principio, all’opposto: tutto ciò che non è espressamente consentito è vietato.

  8. Il solito ha detto:

    Intendo maggiore potere decisionale, maggiore efficacia, maggiore rapidità. Le quali non sono affatto sinonimi di invasione della società e della vita privata, legiferazione spropositata, vessazione, oppressione. Anzi. Per me, in Italia, è proprio la debolezza cronica del potere esecutivo, unita alla mancanza di vera alternanza tra istanze liberal-conservatrici e social-democratiche, che sta alla base di una legiferazione folle e di una burocratizzazione folle. E’ una legge “naturale”: il vuoto di potere è stato riempito dalla burocrazia. Il liberalismo, invece, vuole un governo forte, non debole, purché le leggi siano poche, chiare e bene applicate. Il pensiero liberale dice che “tutto ciò che non è espressamente vietato è consentito”, mentre da noi, a furia di governi deboli e di una giungla di leggi, siamo arrivati, in linea di principio, all’opposto: tutto ciò che non è espressamente consentito è vietato.

    Ehi ehi, sta attento.
    Stai dicendo cose pratiche e verificabili, ovvero fuori dal mondo.

    Dal mondo di _pura fantasia_ di chi dice stronzate tipo:

    “Il governo migliore è quello che non governa affatto”

    Tant’evvero che romani, egiziani, persiani, cinesi, inglesi ad un certo punto decisero di smettere di coniare moenta, perchè sai, governando troppo rischiavano di distruggere il mondo perfetto del non-governo (leggasi “foresta”).
    Cazzo se solo avessero evitato di governare!
    Ah, che bel mondo sarebbe stato senza una maledetta legge a sancire che se evadevi le tasse (= usavi i servizi dello stato, tipo l’esercito) finivi in galera.
    Maledetti, non capivano mica la bellezza del buon selvaggio loro.

    MA sì, a che cazzo servono gli accordi internazionali sulle norme di sicurezza dei prodotti?

    Tanto ci pensa la mano invisibile, che assieme al fantasma formaggino e a topo gigio sistema tutto.

    Alla fine a che serve un esercito nazionale?

    Tanto grazie ai libertarian il lupo pascerà con l’agnello…

  9. vincenzillo ha detto:

    il solito, “Ehi ehi, sta attento. Stai dicendo cose pratiche e verificabili”

    A me, la cosa che sconvolge di più è la totale assenza di “sensibilizzazione” sul tema, da parte dei media. Chi per ignoranza, chi per pigrizia, chi per sciatteria, chi per convenienza politica. Il massimo del discorso pubblico è una lamentela su cui tutti sono d’accordo, per carità: “Cavoli, ci sono troppe leggi, troppa burocrazia, troppe tasse. Bisogna fare qualcosa!” Ma và, che scoperta! E allora, periodicamente, parte il mantra “Fare qualcosa, fare qualcosa, fare qualcosa!” e pare che ci si aspetti che le parole possano risolvere tutto da sole. Bah. E mi raccomando, tutti ad applaudire Benigni, perché la costituzione è la più bella del mondo, e non si tocca, e morte al fascio, e bella ciao.

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