Statistiche e disinformazione

Prendo a esempio solo Repubblica, che considero il faro della disinformazione, ma il Corriere segue a ruota, e tutti gli altri giornali e telegiornali non sono da meno. E’ da più di un anno, che una volta ogni tre mesi dobbiamo sorbirci questo allarme della disoccupazione giovanile. Una boiata pazzesca!!, direbbe il rag. Ugo Fantozzi. Il titolone ci dice che un giovane su tre non ha lavoro. Repubblica ci attacca pure il monito dell’Unione Europea, che non usciremo mai più dalla povertà (qui). Gosh, direbbe Paperino. Poi vai a leggere come viene calcolato, e scopri che l’età va dai 15 anni, dico 15 anni, ai 24. Ora, fino ai 19 anni sono tutti, e dico tutti, a scuola. Quindi già metà del campione salta. Fino ai 24, tanti sono all’università, perfettamente in corso. Moltissimi dei quali, a paghetta dai genitori. Quindi salta anche un bel pezzo dell’altra metà del campione. A conti fatti, è demenza totale, puro allarmismo. Con l’aggravante che non c’è più nemmeno la scusa dell’antiberlusconismo. Penosi.

Sinistra ed establishment, l’amore continua

Appurato che Monti, pur rimanendo il pupillo della finanza europea, non è più nel cuore della finanza e dell’imprenditoria associata nostrana, ci si può chiedere il perché. Non sarà mica che Monti insidia il legame ormai consolidato tra la sinistra e quello che si può definire “establishment”? Cioè, quel bel mondo formato da confindustria e da bei pezzi di finanza, con relativi giornaloni a libro paga. Che questo legame sia contronatura, lo sottolinea praticamente il solo zamax (qui). Bersani, intanto, lo sta rinforzando. Come? Candidando nel Pd un ex presidente di Confindustria e attirando nella propria rete, tramite Renzi, anche il banchiere Passera. Ora, i soldi servono a tutti, perfino alla nostra sinistra, formata solo da fraticelli questuanti e da ricconi che adorano pagare le tasse, patrimoniale inclusa. E il finanziere di sinistra, alla Strauss-Kahn, esiste anche nella vicina Francia (oltre che nella lontana America). Ma il presidente di Confindustria, dai. Nel partito della CGIL, dai. Praticamente, la concertazione, invece di essere limitata, in futuro verrà praticata direttamente nelle riunioni di partito. Bah.

La vera “salita” fu il predellino

Prima delle elezioni del 2008, Berlusconi salì sul famoso predellino. Il suo fu un passo verso la modernizzazione ed europeizzazione del paese. La quale non consiste in altro che in questo: avere anche noi, finalmente, un grande partito liberal-conservatore a destra e un grande partito social-democratico-progressista a sinistra. Come Silvio, anche il consenso salì, e portò il Pdl alla vittoria. Oggi, invece, Monti “sale” in politica, ma il suo non è un altro passo verso la modernizzazione e l’europeizzazione. Lo sarebbe stato se si fosse candidato per il centro-destra, ma il professore ha preferito alimentare la bubbola del grande centro, dando per morte sia la destra sia la sinistra, un po’ alla Grillo. Una bubbola che venerdì scorso ho sentito dare al 25% (Lilli Gruber). Risultato che sarebbe epocale (ancorché inutile), ma che invece, essendo sovradimensionato, lungi dal salire, non farà che scendere da qui alle elezioni, anche grazie al gelo sepolcrale trasmesso dal suo leader. Mi sbilancio: Monti, alla fine, “salirà” su una poltrona di ministro, ma lui e Bersani insieme non potranno fare altro che una bella patrimoniale e poi andare a casa. Intanto, tra i primi a “scendere” dal carro del perdente Monti, in questo inizio di campagna elettorale, il suo Corriere, che oggi sta con Passera (qui). I più maliziosi hanno già fatto la lista dei contrari, dei freddi e degli ammutoliti. Se si fa il confronto con un anno fa, è spaventoso. Andare sul Foglio e cliccare sul riquadro in basso a sinistra (qui).