Il potere, il cinema e noi

L’altra sera ho visto “Tutti gli uomini del presidente“, bel film americano di impronta pazzescamente “liberal”. Il grande mito del giornalista buono che trionfa contro il potente corrotto. E come mille altre volte mi sono chiesto perché noi italiani non siamo in grado di fare film così. Cioè, perché i film “civili” USA suonano onesti, mentre i nostri suonano irrimediabilmente falsi? La prima risposta è che il nostro cinema è incapace di raccontare certe cose. Vero. Siamo bravi solo a fare altri generi. Ma perché è così? Il motivo di fondo, per me, è culturale: noi abbiamo grossi problemi con il potere e con la sua rappresentazione. Allo stesso modo, abbiamo grossi problemi a parlare pubblicamente di soldi. Mi spiego meglio.

Da noi il potere politico non ha una vera gerarchia, con precise responsabilità individuali. Il presidente è un vecchietto insipido, gusto naftalina, e il parlamento è una grande palude, dove il governo annega impotente. La miriade di poteri locali complica il tutto. Ma soprattutto, a farla da padrona è la burocrazia: funzionari di ogni ordine e grado, procedure complicatissime, carte, bolli, magistrati, avvocati, notai – notai! Per noi, il potere non è la Casa Bianca con il suo occupante, da cui tutto discende con ordine, bensì una quantità di Palazzi Grigi, brulicanti di figure grigie e anonime, alle dipendenze di altre figure grigie e anonime. Un luogo opaco che sembra fatto apposta per ispirare la massima sfiducia e diffidenza, nel normale cittadino, ma un vero paradiso, per chi ha l’agio di gestire la sua fetta di potere nell’ombra e nell’anonimato.

Si aggiungano altri dati storici. La scomunica, nel dopoguerra, per la cultura di destra, che ha trasformato la cultura in una conventicola di sinistra. La gestione consociativa del potere, cioè il mostruoso accrocchio tra la “sinistra Dc” e la “destra Pci”, che falsava il normale rapporto tra elettore ed eletto. Il sistema giudiziario più scandaloso dell’occidente. Altro fattore che accresce l’opacità: i soldi, o meglio l’ipocrisia sui soldi. La gente ignora chi siano i proprietari dei giornali, così come ignora chi appoggia e finanzia i politici. La grande occasione offerta da Craxi con il suo celebre discorso è andata perduta, alimentando le furberie dei politici e il giustizialismo dei media.

Tutto questo ha favorito la fioritura indisturbata di tutta una sottocultura del “contropotere”, di ascendenza leninista, che ancora oggi, due decenni dopo il crollo del comunismo, domina il cinema “civile” e il giornalismo “impegnato”. Che sguazzano nel torbido esattamente come fanno i politici da essi stigmatizzati. Film, giornali e programmi tv fatti apposta per suscitare nello spettatore lo sdegno, l’indignazione a comando: indignatevi, masse ignoranti, ve lo ordina l’intellettuale impegnato! E vai di “stragi di stato”, politici mafiosi, corruzione, poliziotti cattivi etc… Paccottiglia nei contenuti, e spesso anche nella forma. Ma la sto facendo troppo lunga, per oggi chiudo qui.

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2 commenti su “Il potere, il cinema e noi

  1. pierino60 ha detto:

    Sarà, ma di film “civili” che suonano onesti ce ne sono stati anche in Italia, come “le mani sulla città” ma si sa, negare l’esistenza di certe cose è una moda, i politici non sono MAI responsabili, è sempre colpa di oscure trame, di grigi burocrati che applicano le leggi imbecilli che qualche cretino in malafede ha scritto e votato…..
    Si sa le regole edilizie sono superflui orpelli che intralciano lo sviluppo, se poi le scuole costruite senza criterio crollano in testa ai bambini la colpa è del teremoto, le costruzioni erano a norma di legge è il terremoto che se n’è fregato.
    I film civili in Italia danno fastidio perchè descrivono la realtà, in Italia non esiste il giornalista o il poliziotto onesto che riesce a vincere contro il politico corrotto, al massimo può esistere il magistrato che di fronte al dilemma tra la giustizia e la punizione del marcio decide per la seconda possibilità, non so se hai mai visto “in nome del popolo italiano”.
    Che poi in Italia ci sia stata una “scomunica” della cultura di destra è una scemenza bella e buona, semplicemente la “cultura” di destra in Italia semplicemente non esisteva, è stata boicottata per prima dai politici, dagli editori, dai produttori cinematografici di destra, perchè uno scrittore, un poeta, un musicista, un regista di sinsitra che criticava senza pietà le schifezze della sinistra veniva “rispettato” anche a sinistra, mentre dato che i liberali e i libertari nella destra italiana sono sempre stati irrilevanti per i militanti i politici e tutta la destra maggioritaria nei centri di potere politico ed economico chi si pemretteva di criticare il manovratore o di “mostare i panni sporchi” come diceva Andreotti andava censurato e distrutto con tutti i mezzi possibili.
    Il risultato è che gli artisti di Destra italiani sono sul livello di Massimo Boldi quindi non potete lamentarvi di non avere spazi, il fatto che gli spazi che avete li riempite di spazzatura.

  2. vincenzillo ha detto:

    pierino, “di film “civili” che suonano onesti ce ne sono stati anche in Italia, come “le mani sulla città””

    L’ho visto troppo tempo fa, ed è stato girato ancora più tempo prima. Ma se devo sintetizzarlo, userei una formula che si adatterebbe perfettamente alla nostra bella cultura del sospetto: “Corruzione senza redenzione.”

    “le costruzioni erano a norma di legge è il terremoto che se n’è fregato.”

    Beh, alla faccia dei politici e dei magistrati, mi sa che il terremoto se ne frega davvero di tante cose, comprese le leggi.

    “in Italia non esiste il giornalista o il poliziotto onesto che riesce a vincere contro il politico corrotto, al massimo può esistere il magistrato che di fronte al dilemma tra la giustizia e la punizione del marcio decide per la seconda possibilità, non so se hai mai visto “in nome del popolo italiano”.”

    No, ma, per l’angoscia, non sono riuscito nemmeno a vedere tutto “Detenuto in attesa di giudizio”:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Detenuto_in_attesa_di_giudizio

    “uno scrittore, un poeta, un musicista, un regista di sinsitra che criticava senza pietà le schifezze della sinistra veniva “rispettato” anche a sinistra”

    Ma per favore. Solo dopo morti, e solo quando si capiva che il loro pensiero poteva essere sfruttato a proprio vataggio. Vedi l’orrendo “Io so” di Pasolini, divenuto l’emblema della cultura del sospetto. La quale, in realtà, è puro veleno per la politica, sia di destra che di sinistra. Ma la nostra sinistra sta ancora facendo finta di non accorgersene.

    “Che poi in Italia ci sia stata una “scomunica” della cultura di destra è una scemenza bella e buona”

    Eccome se c’è stata. E qualche ragione c’era pure, ovviamente, visto da dove si usciva. Il problema è che, per “rimediare” a un ventennio di fascismo, si è passati a tre ventenni di propaganda di regime.

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